La Voce di Leonardo

“Qui ed ora”, nel terzo mese d’anno bisesto, nasce “La voce di Leonardo”. Essa è e sarà più precisamente una rivista web d’ispirazione filosofico- letteraria, nel quale verranno trattati temi e concetti elevati da un punto di vista personale e generale e non d’attualità quotidiana. Sarà uno spazio aperto a chiunque voglia scrivere un proprio articolo (con temi di filosofia,letteratura,società,cultura,arte), storia o racconto, a patto, che esso rispecchi i principi d’ispirazione di questo spazio, non sia volgare, né lesivo e soprattutto venga firmato con pseudonimo. Per contattarci, andate e visualizzate l’apposita pagina contatti dalla sezione menù. Non vi sarà possibilità di commentar direttamente l’articolo sul blog, non v’è alcun bisogno di farlo. Il compito del lettore, dovrebbe esser quello di portar l’articolo stesso nella vita reale, riflettendo, ponendosi domande, creandosi una propria verità, confrontandosi “face to face” con chi gli sta intorno. Solo così si potrà arrivare al fine ultimo di questo spazio; cioè la crescita della propria sfera individuale e personale, in senso stretto e la crescita collettiva e d’unione verso un obbiettivo comune, sia esso di carattere politico, sociale o culturale.
Perché “La voce di Leonardo”?
La voce di Leonardo, vuol essere il punto d’incontro di due liberi quotidiani nati nei primi anni dello scorso secolo: “Leonardo” e “La voce”.
Leonardo (1903-1907) – Fin dal suo primo apparire, il Leonardo vuole essere antico e prezioso, ma soprattutto combattivo. La testata, infatti, disegnata da Adolfo De Carolis, raffigura un’aquila in volo, con il motto vinciano Non si volge chi a stella è fisso, subito sotto si trova un cavaliere con lancia in resta. Le otto pagine della rivista sono di grande formato, in carta a mano, impreziosite da xilografie; gli articoli sono firmati con pseudonimi incisi dagli stessi autori su cartigli: nomi come Gian Falco (Giovanni Papini) e Giuliano il Sofista (Giuseppe Prezzolini) si apprestano a trovare posto nella storia della letteratura del Novecento. Per cinque anni, la rivista presenterà filosofi e idee provocando polemiche e suscitando dibattiti, porterà la filosofia fuori «dai circoli ristretti dei competenti».

Ogni volta che una generazione s’affaccia alla terrazza della vita pare che la sinfonia del mondo debba attaccare un tempo nuovo. Sogni, speranze, piani di attacco, estasi delle scoperte, scalate, sfide, superbie – e un giornale. […] questo giornale assolutamente necessario che dev’esser come lo stiramento de’ muscoli di un prigione appena desto e disciolto, come il primo canto spiegato di una bocca che dovette fin’oggi mormorare soltanto; questo giornale che doveva essere, che voleva essere e poteva essere la prima vendetta di tutte le malinconie, lo sfogo invocato di tutti gli sdegni, l’arma di tutte le sfide, il diario dei nostri sogni, la cartuccia delle troppo attese demolizioni, il getto e lo zampillo arcobalenante dei pensieri più temerari – questo famoso giornale finalmente si fece.

G. Papini, Un uomo finito

Molti letterati, filosofi, artisti si formano alla scuola del «Leonardo» oppure offrono entusiasticamente il loro intervento nel dibattito culturale del primo Novecento. Oltre agli episodici scritti di personalità note come Benedetto Croce, Gabriele D’Annunzio, William James, Miguel de Unamuno, Ferdinand C. S. Schiller e artisti come Adolfo De Karolis e Giovanni Costetti, contribuiscono alla scrittura del «Leonardo» tra il 1903 e il 1907 nelle sue tre serie, insieme a Papini e Prezzolini i filosofi Giovanni Vailati, Mario Calderoni, Piero Marrucchi, Roberto Grego Assagioli, Giovanni Amendola e i letterati Giuseppe Antonio Borgese, Emilio Cecchi, Francesco Gaeta, Ardengo Soffici. In “Leonardo”, Papini e Prezzolini prefigurano la dissoluzione di ogni filosofia a favore della vita: «Molti problemi metafisici non si risolvono che con l’azione -scrive nel 1903 Papini- …per farsi una filosofia è bene farla adatta al nostro io». La nuova filosofia diventa mito letterario nei racconti metafisici del Papini scrittore, dallo Specchio che fugge al Pilota cieco. Qui viene affrontato il tema del tempo e l’inquieto uomo che, per tollerare la vita, deve mirarsi nello “Specchio che fugge” cioè nel futuro in fuga. In modo complementare Prezzolini, nelle prose metafisiche del Sarto spirituale, introduceva il tema dell’inganno e della maschera, in un itinerario che inaugura da moralista e conclude come ambiguo personaggio della propria “commedia”.
In Leonardo vien vissuta a pieno la cultura italiana di quel periodo; cioè cultura d’una nazione giovane alla ricerca della propria identità.
La voce (1908-1916) – «Usciremo il 20 dicembre»: così scriveva Giuseppe Prezzolini, dopo la conclusione e la chiusura “per troppo successo” della rivista «Il Leonardo», a Benedetto Croce riferendosi a «La Voce» in una lettera datata 20 novembre 1908. L’impegno assunto un mese prima divenne realtà. Il primo numero di una tra le più importanti riviste letterarie del Novecento uscì proprio nella data prevista a Firenze. Il settimanale, in caratteri aldini e carta color avorio, era composto di quattro pagine e disposto su quattro colonne; la testata fu disegnata da Ardengo Soffici, uno sconosciuto artista reduce da Parigi, che qualche tempo dopo affiancò al titolo una vignetta raffigurante un contadino che vanga e il motto «Non si distrae chi è intento ad un lavoro». Essa pubblicherà non soltanto novelle, racconti, versi, non soltanto disegni originali e riproduzioni di quadri e di sculture, ma ogni forma di lirica, dal diario al frammento, dallo schizzo all’impressione. Purché ci sia vita». Egli stesso introdusse qualche articolo sul cinema, una forma espressiva di cui a quel tempo quasi nessun giornale scriveva, ma di cui intuì la portata rivoluzionaria e culturale. L’obiettivo era quello di conquistare uno spazio di critica nel panorama politico e culturale dell’Italia giolittiana. Nel primo Novecento la cultura fiorentina trovò nei periodici letterari uno strumento ideale per «la presa di coscienza di un’inquietudine e la ricerca di vie nuove, […] la dichiarazione di un’insoddisfazione e l’apertura a possibilità molteplici», come ha scritto lo storico Eugenio Garin.Prezzolini riuscì a far collaborare alla sua rivista quasi tutti i migliori ingegni dell’Italia d’allora: dall’amico scrittore Giovanni Papini, già coinvolto nella precedente esperienza de «Il Leonardo», a Gaetano Salvemini, a Luigi Einaudi, a Giovanni Amendola, a Romolo Murri, a Emilio Cecchi e a molti altri.

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