Filosofia (art. La filosofia della morte – seconda parte)

La filosofia della morte – seconda parte 

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“Questi che esaltano tanto l’incorruttibilità, l’inalterabilità, etc, credo che si riduchino a dir queste cose per il desiderio grande di campare assai e per il terrore che hanno della morte; e non considerano che quando gli uomini fussero immortali, a loro non toccava a venire al mondo.” (Galileo Galilei)

Con l’avvento dell’Umanesimo ed il Rinascimento terminò l’epoca medioevale con la sua visione macabra della morte ed iniziò un processo di cambiamento radicale dell’intera cultura occidentale. L’Umanesimo, introdusse nell’intera Europa uno studio rinnovato del mondo classico rivalutando la figura dell’Uomo in polemica con la dimensione religiosa oltremondana tipica del medioevo. Esso operò una rivoluzione filologica che non solo ebbe il merito straordinario di recuperare molti testi della classicità considerati ormai perduti, ma anche di condurre in tal modo ad una lettura critica degli stessi Testi Sacri. Questo fu il fondamento sul quale si basò, non solo il Rinascimento, ma anche la rivoluzione scientifica dei secoli successivi. Il Rinascimento fu così definito proprio per il suo programmatico recupero e rinnovamento della classicità (anche nella sua dimensione scientifica) e segnò in tal modo l’inizio della civiltà moderna. In tale contesto rinacque anche una spiritualità di tipo universalistico che trovò le sue salde fondamenta nella tradizione platonico-plotiniana. Pensatori come Marsilio Ficino, Giordano Bruno e Tommaso Campanella dietro forme cristiane ripropongono l’idea di unaprisca theologia cioè di una verità religiosa già presente tra gli uomini quando Gesù comparve in Galilea, minando così, ‘di fatto’, l’esclusivismo dogmatico cristiano e cattolico in particolare. Un cambiamento altrettanto radicale nell’ambito della cultura occidentale fu quello operato dalla cosiddetta ‘rivoluzione scientifica’, il cui ambito cronologico si pone tra il 1543, data di pubblicazione del capolavoro di Copernico intitolato La rivoluzione degli astri celesti ed il 1687, anno in cui Newton pubblicò l’opera su I principi matematici di filosofia naturale. Con Cartesio la filosofia stessa iniziò a considerare l’uomo in maniera ‘meccanicistica’ e a considerare come ‘superstiziosa’ e ‘non scientifica’ ogni visione ‘vitalistica’ dell’uomo. L’energia vitale e la coscienza stessa finiscono così in occidente per essere considerati come ‘epifenomeni del corpo’, cioè come sue manifestazioni secondarie e dipendenti. Con ciò era aperta la strada la materialismo moderno. L’esito naturale di tali cambiamenti fu il sorgere e l’affermarsi nel Settecento dell’Illuminismo, cioè di una filosofia che, assumendo come unica guida la Ragione, proponeva un cambiamento radicale e definitivo di tutto il sapere. Tali mutazioni nel quadro culturale determinarono un duplice orientamento: da un lato il razionalismo sviluppò in modo straordinario le scienze della natura, dall’altro l’esigenza di introdurre la ragione nel campo religioso e metafisico condusse a vari tentativi di cambiamento e ‘modernizzazione’ delle credenze e strutture religiose tradizionali. Per il primo aspetto si determinò in modo sempre più netto un indirizzo culturale ‘sensista’, ‘materialistico’, ‘positivistico’, ateo o agnostico in materia religiosa. In tale contesto il tema della morte viene ricondotto e volutamente limitato all’ambito biologico o, tutt’al più, psicologico e sociale. Per il secondo aspetto l’istanza umanistica di libertà critica anche nel campo religioso e l’ideale di una fratellanza universale che eliminasse una volta per tutte le cause delle guerre di religione, indusse molti pensatori ad elaborare la dottrina del ‘deismo’. Si tenta di affrontare il tema della morte in modo molto diverso da quello ortodosso cattolico o protestante che fosse, cercando sia di ‘sdrammatizzarlo’ che di ‘razionalizzarlo’; infatti i deisti pur ammettendo l’esistenza di un’anima e quindi una sua sopravvivenza alla morte, affermano con nettezza che il giudizio oltremondano di Dio non può che tener conto delle azioni dell’individuo e non delle sue credenze. Solo con la fine delle terribili guerre di religione tra cattolici e protestanti iniziò così a manifestarsi sempre più apertamente una spiritualità non confessionale e quindi anche un diverso modo di approcciarsi al tema della morte. Nel Settecento Voltaire e Kant posero con nettezza il problema di una nuova religiosità compatibile con il libero esercizio ed i principi della ragione: il filosofo francese affermò la necessità di giungere al concetto di un Dio unico per tutti gli esseri umani, superando così ogni appartenenza confessionale collegata ad una qualche rivelazione storica per sua stessa natura limitata, esclusivista ed intollerante, il pensatore tedesco, a sua volta, pose a fondamento universale della religiosità il principio etico della fratellanza tra tutti gli esseri umani. Questo si traduce nell’imperativo categorico, cioè un comando interiore che prescrive di fare il bene per il bene stesso, senza finalità di natura egoistica, foss’anche la salvezza dell’anima.

Il teista – non sa in qual modo Iddio punisce, né come egli premia, né come perdona; perché egli non è tanto temerario da lusingarsi di conoscere in qual modo può agire Iddio: egli sa che Dio agisce, e che è giusto…Concordando in questo principio col resto dell’universo, egli non appartiene però a nessuna di quelle sette che si contraddicono tutte. La sua religione è la più antica e la più estesa, perché la semplice adorazione di un Dio ha preceduto tutte le dottrine del mondo… Egli ha dei fratelli da Pechino alla Cajenna, e stima tutti i saggi suoi fratelli. Egli è persuaso che la religione non consiste né nelle opinioni di una metafisica incomprensibile né in vane cerimonie, ma nell’adorazione e nella giustizia. Fare il bene è il suo culto; obbedire a Dio, è la sua dottrina. Il maometto gli grida: “Bada a te se non fai il pellegrinaggio alla Mecca!” “Sventura a te,” gli dice un colletto bianco, “se non fai un viaggio a Nostra Signora di Loreto!” Egli sorride di Loreto e della Mecca, ma soccorre il misero e difende l’oppresso.” (Voltaire)

Con l’Ottocento ed il Novecento il tema della morte considerato nella sua dimensione metafisica è progressivamente scomparso dal dibattito intellettuale, essendo di fatto sorta in Europa una nuova ‘fede laica’ nella Scienza e nel Progresso tutta intenta a costruire una migliore condizione per gli esseri umani di ‘questo’ mondo. Eccezione a tale orientamento è stato l’esistenzialismo, corrente filosofica sorta in Europa nel periodo collocato tra le due guerre mondiali. Essa ha sottolineato, proprio contro il trionfante ed onnipervadente pensiero ‘oggettivistico’ della scienza, la irriducibilità dell’uomo a ‘cosa’, in quanto egli è ente consapevole e libero; inoltre, contro la tradizione metafisica occidentale (culminata nel sistema hegeliano) ha fatto valere il principio della coscienza ‘individuale’ in polemica con ogni prospettiva ‘totalizzante’ (si chiami questa: Dio, Assoluto, Spirito o quant’altro) che conduce alla svalorizzazione dell’esistente concreto, cioè la singola persona storicamente esistente. Per l’esistenzialismo l’uomo, anche dopo la caduta delle tradizionali certezze religiose o metafisiche, non può fare a meno di confrontarsi con la ineluttabilità della sua stessa morte e con il relativo sentimento di angoscia. Su questa linea di pensiero si collocano pensatori come Karl Jaspers, Martin Heidegger (nel suo testo fondamentale Essere e Tempo del 1927) e Jean Paul Sartre ( la cui opera fondamentale L’Essere e il Nulla data al 1943) i quali concordano, al di là delle diversità prospettiche individuali, sul fatto che la morte sia comunque ed irriducibilmente il termine ultimo (e dunque fondamentale in quanto imprescindibile) di ogni libertà umana e di ogni progettualità individuale. In Heidegger è proprio la morte la ‘possibilità’ più propria dell’Esserci (cioè dell’individuo concretamente esistente) e quindi quella più “propria, incondizionata, certa, e come tale, indeterminata ed insuperabile” (Sein und Zeit, 52). In conseguenza di ciò per il pensatore tedesco solo il costante confronto con la morte può salvare l’uomo da una esistenza in autentica: “Il filosofo – progetta la sua esistenza autentica come un essere per la morte” (Heidegger). L’esistenza ‘inautentica’, per contro, è quella dei più, definibile come banale, convenzionale, insignificante, meccanica, omologata all’opinione comune, passiva, priva di una vera consapevolezza. Per una civiltà come quella contemporanea ormai universalmente improntata ai valori effimeri del consumismo edonista la morte è sostanzialmente un tabù ma per gli antichi, come s’è visto era la Maestra del Vivere tanto che uno dei precetti più ricorrenti della saggezza tradizionale invitava a vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo della vita, quindi non solo con intensità e piena consapevolezza ma anche con senso di responsabilità nei riguardi di se stessi e degli altri, dunque con eticità, con la buona coscienza di chi si sforza di compiere il proprio dovere. La filosofia ‘accademica’ contemporanea, ha rinunciato del tutto a svolgere la sua originaria funzione di ricerca ‘metafisica’, operando ‘socialmente’ quasi esclusivamente nell’ambito delle problematiche della bioetica. Paradossalmente a tale rinuncia si contrappongono vari studiosi, soprattutto dell’antica storia e scritture, che tendono a rivalutare la metapsichica o parapsicologica,che proprio sul piano ‘empirico’ ha evidenziato l’esistenza di una serie di ‘fenomeni’ di chiara origine psichica i quali risultano inesplicabili da una scienza ‘materialistica’. A ciò si aggiunga la nascita della psicanalisi la quale ha ‘scoperto’ qualcosa che era in realtà ben noto nell’antichità cioè il fatto che eventi psichici (consci o inconsci) possono determinare cambiamenti somatici nell’uomo e ciò contro l’assunto positivistico di un’origine biologica di tutte le patologie psichiche. Ciò implica, naturalmente, l’esistenza di un’anima quantomeno nel senso dell’anima ‘inferiore’ platonica, cioè di forze non meccaniche (percepite dall’uomo come emozioni, passioni, stati d’animo) che ‘scorrono’ più o meno perviamente nel corpo determinando salute e malattia. Com’è noto la tecnica ipnotica usata da Breuer e Freud era ben nota alle culture più antiche che la usavano consapevolmente a fini terapeutici suggestionando l’anima per guarire con essa il corpo (del resto, come ben sapeva l’illustre padre della psicanalisi, nulla di diverso facevano Paracelso, Mesmer e Cagliostro…). Lo stesso meccanismo dell’abreazione era noto e indicato, propriamente, col termine ‘catarsi’ giacché l’anima in quel modo si liberava di influenze sottili nocive che nell’immaginario icastico antico era personificato dai demòni che cercano di entrare nello spazio della coscienza umana. L’anima in tal modo, liberata da fobie, ossessioni, rimorsi, ansie, sensi di colpa, angosce e quant’altro, ritornava ‘pura’ perché, si diceva, ‘una cosa è pura solo quando è se stessa’. Attualmente una serie di correnti di pensiero sta rivalutando o comunque riconsiderando le dottrine antiche sulla struttura ‘sottile’ dell’uomo e sulla morte anche alla luce delle scoperte scientifiche contemporanee ed in particolar modo della fisica quantistica.

La civiltà moderna appare nella storia come una vera e propria anomalia: fra tutte quelle che conosciamo essa è la sola che si sia sviluppata in un senso puramente materiale, la sola altresì che non si fondi su alcun principio d’ordine superiore. Tale sviluppo materiale, che prosegue ormai da parecchi secoli e va accelerandosi sempre più, è stato accompagnato da un regresso intellettuale che esso è del tutto incapace di compensare. Intendiamo qui, beninteso, parlare della vera e pura intellettualità, che si potrebbe anche chiamare spiritualità, e ci rifiutiamo di dare questo nome a ciò a cui si sono specialmente applicati i moderni: la cultura delle scienze sperimentali, in vista delle applicazioni pratiche alle quali esse sono suscettibili di dar luogo”. (René Guénon)

Negli ultimi due o tre decenni del secolo scorso l’idea della morte nei paesi ad alto sviluppo industriale è stata largamente rimossa: la crescita generalizzata del livello di vita e le scoperte della medicina hanno prodotto un aumento dell’aspettativa di vita del singolo, riducendo drasticamente, nello stesso tempo, l’esperienza diretta della morte come avvenimento di cui noi siamo testimoni. D’altro canto l’immagine dell’uomo moderno, nel fiore dell’età, nel pieno del vigore fisico e della bellezza, diffusa dai media, hanno confinato la malattia e la morte in uno spazio molto marginale, di cui in una certa misura bisogna vergognarsi. La morte, per questa strada, non solo si caratterizza esclusivamente come ‘morte dell’altro’, nel senso che la ‘mia’ morte non è un evento contemplato o contemplabile nell’universo in cui vivo; ma la stessa parola ‘morte’ diventa qualcosa di sconveniente e che è opportuno sostituire con perifrasi: semplicemente non esiste più, al punto che può addirittura essere ‘sospesa’, in attesa che la scienza metta a disposizione strumenti per sconfiggerla definitivamente. La criogenetica va proprio in questo senso, cioè mettere in stand-by, congelare il proprio corpo nell’attesa che la scienza progredisca a tal punto da far morire la morte stessa, creando l’immortalità umana.

PENSIERI SULLA MORTE DI FILOSOFI E PENSATORI:

Michel Eyquem de Montaigne: Per dare un senso alla propria vita, quindi per abituarsi al pensiero della morte: “portarlo sulla spalla come i signori del suo tempo portavano sulla spalla il falcone quando andavano a caccia nei boschi e sulle rive della Dordogna” per abituare se stessi e l’uccello cacciatore a stare insieme e prender confidenza l’uno dell’altro. “Se segui quel consiglio, lei ti diventa amica. In fondo fa parte della tua vita che avrebbe tutt’altro sapore se tu non sapessi di quell’appuntamento finale.”

Tommaso Moro: Su suicidio ed eutanasia affermò: “se qualcuno non solo è incurabile ma anche oppresso da continue sofferenze, i sacerdoti e i magistrati, poiché non è più in grado di rendersi utile e la sua esistenza, gravosa pe gli altri, è per lui solo fonte di dolore (e quindi non fa che sopravvivere alla propria morte), lo esortano a non prolungare quel male pestilenziale…In questo modo li convincono a porre fine alla propria vita digiunando o facendosi addormentare, così da non accorgersi nemmeno di morire. Ma non obbligano comunque nessuno ad uccidersi contro la propria volontà, né gli rivolgono meno cure… Chi invece si toglie la vita senza aver ricevuto prima il permesso dei magistrati e dei sacerdoti è considerato indegno.”

Blaise Pascal: Per lui, coloro che “giudicano assai poco ragionevole che la gente passi l’intera giornata a correr dietro a una lepre che non si vorrebbe aver comperato, non capiscono nulla della nostra natura. Quella lepre non ci impedirebbe la vista della morte e delle altre miserie, ma la caccia che ce ne distrae può farlo.” “ Il fine psicologico della distrazione è l’oblio della morte”. “un uomo libero pensa alla propria morte meno che a qualsiasi altra cosa; e la sua saggezza è una meditazione non sulla morte, ma sulla vita.”

Giordano Bruno: “onde non è maraviglia se fanno tanto e prendono tanto spavento per la morte e dissoluzione come quelli ai quali è imminente la iattura dell’essere…contro la qual pazzia grida ad alta voce la natura, assicurandoci che non i corpi né l’anima deve temere la morte perché tanto la materia, quanto la forma sono principi costantissimi.”

Ludwig Andreas Feuerbach: “Se fossi un facitore di libri, farei un registro commentato delle diverse morti. Chi insegnasse agli uomini a morire, insegnerebbe loro a vivere.” Ed ancora: “sarà di noi dopo la nostra morte lo stesso che già è stato prima della nostra nascita” poiché “la morte non è una fine parziale, ma totale.” “La morte non è un annientamento positivo, bensì un annientamento che annienta se stesso, un annientamento che di per se stesso è niente, nulla. La morte è di per se stessa la morte della morte; col finire della vita finisce ella stessa, muore per la sua propria mancanza di senso e contenuto.” “Ciò che nega l’esistenza stessa non ha di per se stesso esistenza» «Solo per gli altri l’individuo cessa di essere, non per se stesso; la morte è morte solo per coloro che vivono, non per coloro che muoiono.” E, riguardo al suicidio afferma: “Se la vita non è più che un male, la morte non è un male, anzi un diritto, il sacro diritto naturale di chi soffre a liberarsi dal male”. “Io voglio anche la mia morte; ma solo se è l’ultimo ed unico mezzo di rendermi libero dalle miserie della vita umana.”

Carlo Michelstaedter: Per lui chi vive temendo la morte sta già morendo: “Chi vuole avere un attimo solo la sua vita, essere un attimo solo persuaso di ciò che fa, deve impossessarsi del presente, vedere ogni presente come l’ultimo, come se dopo fosse certa solo la morte: e nell’oscurità crearsi da sé la vita. A chi ha la sua vita nel presente la morte nulla toglie; poiché niente in lui chiede più di continuare; niente è in lui per la paura della morte; niente è così perché così è dato a lui dalla nascita come necessario alla vita. E la morte non toglie che ciò che è nato. Non toglie che quello che ha già preso dal dì che uno è nato, che perché nato vive della paura della morte, che vive per vivere, vive perché vive – perché è nato. Ma chi vuol avere la sua vita non deve credersi nato, e vivo, soltanto perché è nato, né sufficiente la sua vita, da esser così continuata e difesa dalla morte.”

Artur Schopenhauer: “Ad eccezione dell’uomo, nessun essere si meraviglia della propria esistenza. La meraviglia filosofica è viceversa condizionata da un più elevato sviluppo dell’intelligenza individuale, tale condizione però non è certamente l’unica, ma è invece la cognizione della morte, insieme con la vista del dolore e della miseria della vita, che ha senza dubbio dato l’impulso più forte alla riflessione filosofica e alle spiegazioni metafisiche del mondo. Se la nostra vita fosse senza fine e senza dolore, a nessuno forse verrebbe in mente di domandarsi perché il mondo esista e perché sia fatto proprio così, ma tutto ciò sarebbe ovvio.”

Henri Bergson: “Se la natura non ha dotato l’uomo di un istinto in modo di avvertirlo della data e dell’ora esatta della propria morte è perché ciò avrebbe come risultato la nascita di un sentimento di depressione suscettibile di annichilire ogni volontà d’azione e ogni desiderio elementare di sopravvivenza.”

Martin Heidegger: “La morte sovrasta l’esserci. La morte non è affatto una semplice presenza non ancora attuatasi, non è un mancare ultimo ridotto ad minimum, ma è, prima di tutto, un’imminenza che sovrasta. Ma all’esserci, come essere-nel-mondo, sovrastano molte cose. Il carattere d’imminenza sovrastante non è esclusivo della morte. Un’interpretazione del genere potrebbe far credere che la morte sia un evento che s’incontra nel mondo, minaccioso nella sua imminenza. Un temporale può sovrastare come imminente; la riparazione d’una casa, l’arrivo d’un amico, possono essere imminenti; tutte cose, queste, che sono semplici-presenze o utilizzabili o compresenze. Il sovrastare della morte non ha un essere di questo genere. […] La morte è una possibilità di essere che l’esserci stesso deve sempre assumersi da sé. Nella morte l’esserci sovrasta se stesso nel suo poter-essere più proprio. In questa possibilità ne va per l’esserci puramente e semplicemente del suo essere-nel-mondo. La morte è per l’esserci la possibilità di non-poter-più-esserci. Poiché in questa possibilità l’esserci sovrasta se stesso, esso viene completamente rimandato al proprio poter-essere più proprio. In questo sovrastare dell’esserci a se stesso, dileguano tutti i rapporti con gli altri esserci. Questa possibilità assolutamente propria e incondizionata è, nel contempo, l’estrema. Nella sua qualità di poter-essere, l’esserci non può superare la possibilità della morte. La morte è la possibilità della pura e semplice impossibilità dell’esserci. Così la morte si rivela come la possibilità più propria, incondizionata e insuperabile. Come tale è un’imminenza sovrastante specifica. […] Questa possibilità più propria, incondizionata e insuperabile, l’esserci non se la crea accessoriamente e occasionalmente nel corso del suo essere. Se l’esserci esiste, è anche già gettato in questa possibilità. […]. L’esser-gettato nella morte gli si rivela nel modo più originario e penetrante nella situazione emotiva dell’angoscia. Un’angoscia davanti alla morte è angoscia davanti al poter-essere più proprio, incondizionato e insuperabile. […] L’angoscia non dev’essere confusa con la paura davanti al decesso. Essa non è affatto una tonalità emotiva di ‘depressione’, contingente, casuale, alla mercé dell’individuo; in quanto situazione emotiva fondamentale dell’esserci, essa costituisce l’apertura dell’esserci al suo esistere come esser-gettato per la propria fine. Si fa così chiaro il concetto esistenziale dei morire come esser-gettato nel poter-essere più proprio, incondizionato e insuperabile, e si approfondisce la differenza rispetto al semplice scomparire, al puro cessare di vivere e all’esperienza vissuta dei decesso. […] Un’interpretazione pubblica dell’esserci dice: “Si muore”; ma poiché si allude sempre a ognuno degli Altri e a noi nella forma dei Si anonimo, si sottintende: di volta in volta non sono io. Infatti il Si è il nessuno. […] Il morire, che è mio in modo assolutamente insostituibile, è confuso con un fatto di comune accadimento che capita al Si. Questo tipico discorso parla della morte come di un “caso” che ha luogo continuamente. Esso fa passare la morte come qualcosa che è sempre già “accaduto”, coprendone il carattere di possibilità e quindi le caratteristiche di incondizionatezza e di insuperabilità. Con quest’equivoco l’esserci si pone nella condizione di perdersi nel Si proprio rispetto al poter-essere che più di ogni altro costituisce il suo se-Stesso più proprio. Il Si fonda e approfondisce la tentazione di coprire a se stesso l’essere-per-la-morte più proprio. Questo movimento di diversione dalla morte coprendola domina a tal punto la quotidianità che, nell’essere-assieme, “i parenti più prossimi” vanno sovente ripetendo al “morente” che egli sfuggirà certamente alla morte e potrà far ritorno alla tranquilla quotidianità del mondo di cui si prendeva cura. Questo “aver cura” vuol così “consolare il morente”. Ci si preoccupa di riportarlo nell’esserci, aiutandolo a nascondersi la possibilità del suo essere più propria, incondizionata e insuperabile. Il Si si prende cura di una costante tranquillizzazione nei confronti della morte. In realtà ciò non vale solo per il “morente” ma altrettanto per i consolanti. […] Il Si non ha il coraggio dell’angoscia davanti alla morte. […] Nell’angoscia davanti alla morte, l’esserci è condotto davanti a se stesso in quanto rimesso alla sua possibilità insuperabile. Il Si si prende cura di trasformare quest’angoscia in paura di fronte a un evento che sopravverrà. Un’angoscia, banalizzata equivocamente in paura, è presentata come una debolezza che un esserci sicuro di sé non deve conoscere. […] Un essere-per-la-morte è l’anticipazione di un poter-essere di quell’ente il cui modo dì essere è l’anticiparsi stesso. Nella scoperta anticipante di questo poter-essere, l’esserci si apre a se stesso nei confronti della sua possibilità estrema. Ma progettarsi sul poter essere più proprio significa poter comprendere se stesso entro l’essere dell’ente così svelato: l’anticipazione dischiude all’esistenza, come sua estrema possibilità, la rinuncia a se stessa, dissolvendo in tal modo ogni solidificazione su posizioni esistenziali raggiunte”.

Friedrich Nietzsche: Molti muoiono troppo tardi, e alcuni troppo presto. Ancora suona insolita questa dottrina: Muori al momento giusto! Muori al momento giusto: Così insegna Zarathustra. Certo, colui che mai vive al momento giusto, come potrebbe morire al momento giusto? Non fosse mai nato! – Questo consiglio io do ai superflui. Ma anche i superflui si danno grande importanza quando muoiono, e anche la più vuota delle noci vuol essere schiacciata. Per tutti, morire è una cosa importante: ma la morte non è ancora una festa. Gli uomini non hanno ancora imparato come si consacrano le feste più belle. Io vi mostro la morte come adempimento, la morte che per i vivi diventa uno stimolo e una promessa. Colui che adempie la sua vita, morrà la sua morte da vittorioso, circondato dalla speranza e dalle promesse di altri. Così si dovrebbe imparare a morire: e non vi dovrebbe essere festa alcuna, senza che un tal morente non consacrasse i giuramenti dei vivi! Questa è la morte migliore; quindi viene: morire in battaglia e profondere un’anima grande. Ma la vostra morte ghignante, che si avvicina furtiva come un ladro, e tuttavia viene come una padrona, – è odiosa tanto al combattente quanto al vincitore. Vi faccio l’elogio della mia morte, la libera morte, che viene a me, perché io voglio. E quando vorrò? – Colui che ha una meta e un erede, vuole la morte al momento giusto, per la sua meta, il suo erede. Mosso dal venerante rispetto per la sua meta e il suo erede, egli non appenderà più corone rinsecchite nel santuario della vita. In verità, non voglio fare come i funaioli, che tirano in lungo la corda e intanto vanno sempre più indietro. Certi invecchiano troppo, anche per le proprie verità e vittorie; una bocca sdentata non ha più diritto a ogni verità. E chiunque vuole avere la gloria, deve prender per tempo congedo dagli onori e applicare l’arte difficile di andar via al momento giusto. Proprio quando si è più saporosi, bisogna smettere di lasciarsi mangiare: ciò sanno coloro che vogliono essere amati a lungo. Certo, vi sono mele acerbe, la cui sorte è di attendere fino all’ultimo giorno d’autunno: esse diventano al tempo stesso mature, gialle e grinzose. In alcuni è il cuore che invecchia per primo, in altri la mente. E certi sono vecchi da giovani: ma una tarda giovinezza è lunga giovinezza. Per molti la vita è un fallimento: un verme velenoso li rode nel cuore. Proprio per questo dovrebbero fare in modo di riuscire tanto meglio a morire. Altri non diventano mai dolci, già destate marciscono. La viltà li tiene attaccati al ramo. Fin troppi vivono, e troppo a lungo restano appesi ai loro rami. Venisse una tempesta a scuotere giù dall’albero tutti questi marci e bacati! Venissero predicatori della rapida morte! Questi sarebbero per me le tempeste squassanti, che devono investire gli alberi della vita! Ma io sento predicare solamente la lenta morte e la pazienza per tutte le cose terrene. Voi predicate la pazienza per le cose terrene? Ma sono le cose terrene ad avere troppa pazienza con voi, detrattori! Davvero troppo presto morì quell’Ebreo, che i predicatori della lenta morte onorano: e per molti da allora è stata una disgrazia che egli morisse troppo presto. Non conosceva che le lacrime e la melanconia dell’Ebreo, insieme all’odio dei buoni e giusti – l’Ebreo Gesù: ed ecco lo assalse il desiderio di morire. Fosse rimasto nel deserto e lontano dai buoni e giusti! Forse avrebbe imparato a vivere e ad amare la vita – e anche a ridere. Credetemi fratelli! Egli morì troppo presto; egli stesso avrebbe ritrattato la sua dottrina, fosse giunto alla mia età! Egli era tanto nobile da ritrattare! Ma era ancora immaturo. Il giovinetto è immaturo nel suo amore, e immaturo, odia gli uomini e la terra. L’animo e le ali dello spirito sono in lui ancora grevi e impacciati. Ma è più bambino nell’uomo che nel giovinetto, e meno melanconia: egli si intende meglio di morte e di vita. Il vostro morire non sia una calunnia contro gli uomini e la terra, amici: questo io pretendo dal miele della vostra anima. Nel vostro morire deve ardere ancora il vostro spirito e la vostra virtù, come un vespero sulla terra: altrimenti il morire vi è riuscito male. Così voglio morire anche io, affinché voi, amici, amiate la terra ancor più, per amor mio; e voglio tornare a essere terra, per aver pace in colei che mi ha generato. Davvero, una meta aveva Zarathustra, egli ha gettato la sua palla: ora siete voi, amici, a voi getto la palla d’oro. Ciò che più volentieri contemplo, è vedervi gettare la palla d’oro, amici miei! Per questo mi trattengo ancora un po’ sulla terra: perdonatemelo! Così parlò Zarathustra. (F. Nietzsche, Così parlò Zarathustra)

Hans Georg Gadamer: “C’è in noi un’evidente tendenza a scartare la morte, a eliminarla dalla vita. Abbiamo messo a tacere il pensiero (…) Insistiamo in genere sulla causa accidentale della morte: incidente, malattia, infezione, tarda età rivelando così una tendenza ad abbassare la morte da fatto necessario a fatto casuale.”

Edgar Morin: “Come ogni essere vivente, l’uomo subisce la morte, ma a differenza di tutti gli altri la nega con le sue credenze nell’aldilà. La morte è infatti l’avvenimento più naturalmente biologico ma anche il più culturale, quello da cui nascono la maggior parte dei miti, dei riti e delle religioni.”

Pierre Chaunu: “Ci è capitata una curiosa avventura, abbiamo dimenticato che si deve morire. È ciò che gli storici concluderanno dopo aver esaminato l’insieme delle fonti scritte della nostra epoca. Una indagine sui centomila libri di saggistica usciti negli ultimi venti anni mostrerà che solo duecento (una percentuale dello 0.2%) affrontavano il tempo della morte. Libri di medicina inclusi.”

Jacques Derrida: “Filosofeggiare è imparare a morire. Ma posso dire che non ho ancora imparato a morire”.

Tercespot Navi

Filosofia (art. La filosofia della morte – prima parte)

La filosofia della morte – prima parte

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Sembra che ci sia un sentiero (quello filosofico) che ci porti, mediante il ragionamento, direttamente a questa considerazione: che, cioè, fino a quando noi possediamo il corpo e la nostra anima resta invischiata in un male siffatto, noi non raggiungeremo mai in modo adeguato ciò che ardentemente desideriamo, vale a dire la verità. Infatti il corpo ci procura innumerevoli preoccupazioni per la necessità del nutrimento; e poi le malattie, quando ci piombano addosso, ci impediscono la ricerca dell’essere. Inoltre, esso ci riempie di amori, di passioni, di paure, di fantasmi di ogni genere e di molte vanità, in modo che, come suol dirsi, veramente per colpa sua, non ci è neppure possibile fermare il nostro pensiero su alcuna cosa. Infatti guerre, tumulti e battaglie non sono prodotti da null’altro se non dal corpo e dalle sue passioni. Tutte le guerre nascono per brama di ricchezze, e le ricchezze noi dobbiamo di necessità procacciarcele a causa del corpo, essendo asserviti ai bisogni del corpo. E così noi siamo distolti dalla filosofia, per tutte queste ragioni. E la cosa peggiore di tutte è che, se riusciamo ad avere dal corpo un momento di tregua e riusciamo a rivolgerci alla ricerca di qualche cosa, ecco che, improvvisamente, esso si caccia in mezzo alle nostre ricerche e, dovunque, provoca turbamento e confusione e ci stordisce, sì che, per colpa sua, noi non possiamo vedere il vero. Ma risulta veramente chiaro che, se mai vogliamo vedere qualcosa nella sua purezza, dobbiamo staccarci dal corpo e guardare con la sola anima le cose in se medesime. E allora soltanto, come sembra, ci sarà dato di raggiungere ciò che vivamente desideriamo e di cui ci diciamo amanti, vale a dire la conoscenza suprema: cioè quando noi saremo morti, come dimostra il ragionamento, mentre, fin che si è vivi, non è possibile…E nel tempo in cui siamo in vita, come sembra, noi ci avvicineremo tanto più al sapere quanto meno avremo relazioni col corpo e comunione con esso, se non nella misura in cui vi sia imprescindibile necessità, e non ci lasceremo contaminare dalla natura del corpo… Se queste cose sono vere grande speranza ha colui che giunge là dove io sto per andare, di venire in possesso, là appunto e pienamente, se mai in qualche luogo è possibile, di ciò per cui ci siamo dati tanto da fare nella vita passata; così che questo viaggio nell’al di là, che mi viene ora comandato, si compie con buona speranza, e per me e per chiunque altro ritenga di aver preparato la sua mente a questo in modo da averla purificata…” (Socrate)

Con la dignità di queste parole Socrate s’apprestò al proprio nuovo viaggio ed alla morte terrena bevendo cicuta. Quelli riportati sopra rappresentano i valori dello spirito di Socrate; enunciati e rivolti appartatamente, nel carcere, ai suoi discepoli poche ore prima della sua morte. Esso concerne il significato occulto della filosofia e della morte, evento a cui lui stesso si era preparato in vita con la costante ricerca del Bello, del Bene e del Vero.

Originariamente, la filosofia, non pretendeva,di risolvere razionalmente gli enigmi dell’Essere, ma solo di preparare l’individuo a trascendere la mente, ad operare una catarsi che gli rendesse possibile l’illuminazione mistica, cioè il penetrare oltre il sensibile, contemplare il Vero oltre tutti gli schemi razionali, entrare ‘ intuitivamente’ nel Mistero ineffabile. Il logos di cui parla gran parte della filosofia degli inizi,non è solo l’attività di rigoroso pensiero applicata ai dati della sensibilità e quindi matrice del pensiero scientifico, ma è anche e soprattutto ‘consapevolezza’, ‘autoconsapevolezza’, intuizione ‘intellettuale’ (cioè ontologica, metafisica, non solo affettiva, emotiva, estetica).Si riteneva che la pratica ‘filosofica’ della concentrazione, dell’astrazione, della meditazione, dell’azione razionalmente ponderata , allenano l’anima a distaccarsi dal mondo materiale e quindi sono pratiche catartiche, con intrinseche finalità metafisiche. Anche la filosofia voleva arrivare, come i misteri, alla illuminazione, al risveglio mistico, alla epopteia. Anzi, sembrerebbe che la filosofia si sia posta come l’essenza della prassi iniziatica, capace per questo di fare a meno dei gesti e delle pratiche religiose formali. E tale essenza è vista, individuata nella pratica introspettiva: l’uomo che cerca di conoscere se stesso, la sua ‘anima’, il suo ‘io invisibile’ è filosofo e mistico nel contempo, perché proprio nella interiorità separata dal sensibile l’individuo può trovare la sua divina essenza e attuare la sua ‘somiglianza con Dio’ (è il famoso tema della homoíosis theô): In effetti il Socrate platonico nel dialogo intitolato Alcibiade primo dice molto esplicitamente: Colui che ammonisce di conoscere se stessi (cioè Apollo, il dio simbolo della conoscenza spirituale) ci ordina di conoscere la nostra anima…Possiamo noi indicare nell’anima una parte più divina di quella ove risiedono la conoscenza ed il pensiero? Questa parte dell’anima è simile al divino e, se la si fissa, s’impara a conoscere tutto ciò che vi è di divino, intelletto e pensiero, si ha la possibilità di conoscere se stessi nel modo migliore”. Ciò spiega come Socrate pronunzi, durante la sua reclusione, sul tema della morte, due discorsi apparentemente divergenti. Difatti, il filosofo ateniese, espresse considerazioni sulla morte, sia “essoteriche” (cioè pubbliche e meramente razionali) che “esoteriche” (cioè interne, personali ed intime). Nelle sue pubbliche considerazioni a conclusione del processo, raccontate dal suo discepolo Platone nell’opera intitolata Apologia, egli affermò:

Il morire è una di queste due cose: o uno stato per cui il morto non è più nulla e non ha più sensazione di nulla, oppure è, come dicono certi, una sorta di cambiamento o di migrazione dell’anima da questo luogo terreno ad un altro. Dunque, se il morire vuol dire davvero assenza di percezione ed è paragonabile ad un sonno all’interno del quale non si vede più nulla neanche in sogno, è allora un guadagno meraviglioso. Penso che se qualcuno dovesse, dopo aver scelto nella sua mente tale notte in cui si è addormentato tanto profondamente da non sognare neanche e poi, dopo aver confrontato a questa notte i giorni e le altre notti della sua vita, dovesse, con ponderazione, dire quanti giorni e notti egli per tutta la vita ha trascorso più felicemente di quella, allora penso che questi, sia un uomo qualsiasi o addirittura il Gran Re di Persia, ben poche anche lui ne troverebbe di questi giorni e queste notti. Se allora questa è la morte, io posso serenamente affermare che è un guadagno, anche perché l’eternità della morte non appare per nulla più lunga di un’unica notte. Del resto, se morire vuol dire andare da un luogo ad un altro, ed è vero quello che si dice, cioè che là si ritrovano effettivamente tutti i defunti, qual bene maggiore di questo potrà esserci o giudici?… Ad un uomo perbene non può capitare alcun male né da vivo né da morto… Ma è ormai tempo di andare via, io a morire e voi a vivere: chi di noi vada verso la miglior sorte è oscuro a tutti, tranne che al dio.”

Questo fu l’ultimo messaggio che Socrate affida ai suoi discepoli: l’uomo virtuoso e saggio, avendo già conosciuto il Dio in vita non teme neanche la morte; la sua è, come quella degli eroi una mors triumphalis.

L’eredità del pensiero di Socrate colpì molto Platone che, teorizzò e sottolineò, successivamente, nel Repubblica (VI, 511c-511e), quattro gradi della conoscenza umana che sono anche quattro gradi dell’evoluzione spirituale. Essi sono divisi in due gruppi:

Il primo, indicato col termine doxa (opinione), si articola in due gradi ascensivi:

  • la eikasίa (immaginazione), livello in cui non si sa distinguere la propria produzione immaginativa dalla realtà sensibile del mondo;

  • la pistis (credenza), livello in cui si “crede” che il mondo sensibile sia l’unico possibile e articolato così come i sensi ce lo presentano.

Il secondo gruppo, indicato con il termine epistéme, indica invece i livelli superiori della conoscenza, quelli di un sapere già ‘illuminato’, in quanto svincolato dal mero dato sensibile, esso è definibile come ‘razionale’ o ‘scientifico’. L’epistéme si articola in diánoia e nόesis:

  • la diánoia (da diá, ‘attraverso’ e nous, ‘pensiero’) è quel grado della conoscenza che si ottiene ‘attraverso’ i procedimenti della logica discorsiva ( e che produce la scienza come conoscenza razionale del mondo);

  • la nόesis è invece quel grado metafisico in cui lo spirito “intuisce” direttamente le idee, cioè le strutture sottili, invisibili della realtà, in particolar modo le idee-valori del Vero, del Bene e del Bello.

L’ambiguità nell’uso del termine lόgos, nell’antica Grecia, può dunque essere ‘superata’ ed in qualche modo ‘spiegata’ -quantomeno nel contesto platonico – se si considera come si possa ritenere, col filosofo ateniese, che la facoltà del pensiero attraverso cui costruiamo la scienza del sensibile è la medesima che per suo intimo sviluppo può ‘maturare’ in una capacità ‘intuitiva’, ‘contemplativa’, cioè ‘teoretica’ in senso proprio in quanto capace di ‘vedere il divino’ (theόs – oráo). E’ evidente infatti che i ‘gradi’ del conoscere implicano la possibilità di un graduale evolversi della facoltà conoscitiva umana generalmente intesa. Dunque, se il lόgos ad un livello ‘inferiore’ s’identifica con la procedura razionale attraverso cui comprendiamo il mondo sensibile, il lόgos a livello ‘superiore’ sarebbe la ‘pura coscienza’ che è qualificabile come ‘superiore’ in quanto può essere anche coscienza del pensiero e delle sue procedure e pertanto ‘trascendente’ rispetto ad esso. E’ solo tale ‘pura coscienza’ dotata di una capacità conoscitiva non mediata dai sensi che ha la capacità di conoscere le idee, gli archetipi del mondo sovrasensibile è cioè quel lόgos che si manifesta come “intuizione intellettuale pura”. E’ bene ricordare che il termine italiano ‘intuizione’ deriva appunto dal latino in-tueri che significa appunto ‘osservare dentro’ e dunque indica opportunamente la facoltà umana di una realtà senza la mediazione di una procedura logica. La convinzione di fondo della tradizione filosofica greca di orientamento metafisico (ed è la medesima che si riscontra nella tradizione speculativa indiana) è che nell’uomo la ‘potenza dello spirito’, nel momento in cui sia svincolata dai suoi processi ‘ordinari’ relativi al mondo sensibile, acquisisce tutta la sua capacità ‘originaria’ d’intuire il sovrasensibile. Di conseguenza ne proviene che, per arrivare a tale meta, la prassi, la ‘tecnica’, non può consistere in altro che nell’allenarsi a svincolare la consapevolezza dal mondo ‘esteriore’ ed abituarla a ‘sussistere’, a rimanere ‘unificata’, ‘concentrata’ senza dipendere più da ‘dati’ percepiti o pensati. Di fatto è la stessa tecnica dello yoga orientale che per essere attuata più efficacemente va accompagnata dalla più rigorosa immobilità fisica, così come era solito fare Socrate, il quale, stando alle fonti, era capace di rimanere vigile ma insensibile al mondo esterno ed immobile per una intera giornata. Non altro vuol dire quindi l’ammonimento socratico-platonico aseparare l’anima dalle cosesensibili e dal corpo perisolarla e farla cosìvolgere verso il mondo intellegibile’. Nel Fedone (67 c-d) si dice che con tale prassi si opera unacatarsiche èla stessa dell’antica dottrina (chiaro riferimento alla sapienza sacra ed in particolare, forse, a quella misterica e orfico-pitagorica) e consiste appunto nel separare il più possibile l’anima dal corpo e nell’abituarla (e ciò presuppone una costante prassi meditativa) a raccogliersi e a restare sola in se stessa (la ‘con-centrazione’) e a rimanere per il tempo presente (nella vita ‘terrena) e futuro (dopo la morte) sola in se medesima, sciolta dal corpo come da catene. Tale condizione infatti è importante mantenerla anche dopo il decesso poiché l’anima di chi rimane ‘attaccato’ al corpo, dice Platone, non riesce ad allontanarsi dal piano di esistenza da cui è appena ‘uscita’ e precipita in una condizione di angoscia e di turbamento. In un altro passo dello stesso dialogo (79 d) è altrettanto chiara la natura di quel processo attraverso cui l’anima s’innalza al sovrasensibile:Quando l’anima, restando in sé sola, volge la sua ricerca (cioè alimenta la sua ‘aspirazione’ conoscitiva senza più legarla al sensibile) allora si eleva (per un suo autonomo, spontaneo ed ‘ontologico’ processo di liberazione) a ciò che è puro, eterno ed immortale” (cioè al ‘divino’) e avendo natura affine a quello (c’è dunque una identità sostanziale tra lo spirito umano e quello di Dio), rimane sempre con quello ogni volta che le riesca essere in sé e per sé sola…e questo stato dell’anima si chiama ‘sapienza’ (frόnesis, sinonimo di sofίa)”. La sofίa è dunque l’intuizione mistica del divino ed a tale esperienza è naturalmente funzionale la filo-sofίa. Per acquisire la sofίa bisogna che la coscienza raggiunga (attraverso una catarsi dialettica) una condizione ‘estatica’ che cioè sappia ‘separarsi’ dal sensibile ed il primo ‘grado’ di tale separazione è proprio la vita morale la quale comporta un effettivo distacco dalle pulsioni e dagli istinti del corpo/materia. In tal modo essa può provare quella ‘divina ebbrezza’ che la tradizione misterica indicava come ‘manìa’, ‘entusiasmo’ e conseguire quella conoscenza illuminativa che la stessa tradizione indicava come ‘epopteia’. Ed anche Plotino, seguace di Platone e senz’altro il più grande metafisico d’ Occidente, capace di raggiungere l’estasi attraverso una concentrazione meditativa diverse volte nella vita, pochi istanti prima della morte espresse un’analoga convinzione. Egli infatti descrisse al suo discepolo Eustochio quale operazione interiore stesse facendo in quell’esatto momento:

Io mi sforzo di ricondurre il divino ch’è in me al divino che è nell’universo” (Porfirio, Vita di Plotino, 2)

Per quanto detto, quindi, la filosofia è, per i greci, una preparazione alla morte attuata in vita attraverso una trasformazione interiore. Per capire ancor meglio tale prospettiva si deve tener presente il fatto che nella tradizione filosofica greca l’uomo si compone di tre elementi: il corpo (soma), l’anima (psychè) e lo spirito (nous). L’io ordinario dell’individuo nella vita in questo piano di esistenza è fissato nel corporeo e dipende totalmente da esso sia perché percepisce della realtà solo ciò che è corporeo sia perché, nella prassi esso si orienta sulla base del principio materiale del piacere che vede come ‘bene’ e del dis-piacere che vede come ‘male’. Altra è la vita del filosofo e dell’iniziato poiché in essi il principio dell’io tende a fissarsi, ad identificarsi con gli elementi più sottili ed invisibili della sua anima: da qui l’aspirazione al Bello (e dunque l’Arte), l’aspirazione al Bene (e dunque l’Etica) e infine quella più elevata perché onnicomprensiva, al Vero (e dunque la Filosofia). Il Bello, il Bene ed il Vero sono tre aspetti dell’Uno, cioè del Principio primo (Dio, l’Assoluto, l’Essere o comunque lo si voglia chiamare). Dunque ogni individuo per Platone è strutturalmente orientato verso la dimensione spirituale, l’uomo, diceva Schopenhauer è un animale ‘metafisico’. Però dei tre elementi (corpo, anima e spirito) solo il primo è percepibile dai sensi ‘esterni’, gli altri due possono essere percepiti solo dal ‘senso interno’ attraverso la pratica della introspezione attraverso la quale l’io si volge verso l’interno. Se l’anima nella sua essenza è ‘divina’ cioè di natura metafisica (e questa è quell’anima che la filosofia greca definisce correntemente nous e che considera per sua natura ‘separata’, naturalmente ‘dal corpo’) esiste però un’altra dimensione ‘inferiore’ dell’anima, un tipo di anima (sarebbe più propriamente la psychè) più ‘somatica’, più connessa, cioè, al corpo, alle sue pulsioni, ai suoi bisogni. L’essenza di tale anima inferiore non è la consapevolezza, l’autocoscienza che appartengono al nous ma la vitalità, la quale è presente anche negli altri esseri viventi. Questa va intesa come dýnamis, enérgheia cioè come una energia sottile che collega la coscienza al corpo denso, quella che gli indiani chiamano prana, i cinesi chi, i giapponesi ki. Questa energia permea tutto l’organismo ed il suo scompenso determina le malattie ‘endogene’ che non hanno cioè una causa fisica esterna. Per questo non si può veramente curare il corpo se non si cura anche l’anima nella sua duplice dimensione vitale e coscienziale: ogni pensiero, ogni emozione modificano il corpo ed altrettanto ogni modifica di questo comporta una qualche cambiamento nell’ anima, cioè, appunto, sia della sua vitalità che della sua coscienza. E poiché l’uomo ‘incarnato’ si compone di quelle tre dimensioni (la somatica, la vitale, la coscienziale) e queste sono organiche ed unitarie, correlate cioè tra di loro, non si può guarire realmente un singolo organo se non si guarisce l’individuo (termine che vuol dire appunto indivisibile) nel suo intero. Se il medico vuole dunque curare il corpo, deve saper curare anche l’anima nella sua duplice dimensione di pensiero ed emozione: chi è capace di questo è il vero sofós. Poiché però nella Grecia del periodo classico filosofia e medicina vennero sempre più distinte disciplinarmente (il che, da un punto di vista tradizionale è già sostanzialmente, per quanto detto, una involuzione) è chiaro che si riconobbe alla filosofia il compito ‘specifico’ di curare l’anima così come alla medicina il corpo. I principi della iatréia (se vogliamo usare i termini greci) ‘olistica’ (ólos in quella lingua significa appunto ‘intero’) sono chiaramente espressi da Platone nel dialogo intitolato Carmide.

E’da notare che tale convinzione che noi giudichiamo così moderna (in base alla quale l’organismo deve essere studiato in quanto totalità organizzata e non semplice somma di parti) viene riferita dal filosofo ateniese ad uno sciamano della Tracia, Zalmosside, un uomo ‘divino’ vissuto appunto in un’epoca ‘prefilosofica’ e dunque, a rigore, ‘prescientifica’:

A Socrate che si poneva il problema di come curare un forte mal di testa un medico trace infatti disse:

Il nostro Zalmosside, che è un dio, vuole che come non si deve tener conto del capo, né il capo senza il corpo, così neppure si deve cominciare a sanare il corpo senza tener conto dell’anima, anzi questa sarebbe proprio la ragione per cui tante malattie la fan franca ai medici greci, perché essi trascurano il tutto ( oti tou olou ameloeien) di cui invece dovrebbero prendersi cura, quel tutto che è malato e dunque non può guarire in una parte. In realtà” soggiungeva “ogni cosa, il male o il bene, non irrompe nel corpo e in tutto l’uomo se non dall’anima, dalla quale tutto proviene, come dalla testa proviene tutto ciò che corre agli occhi; così che si deve cominciare a curare soprattutto quella, se si vuole che la testa e le altre parti del corpo stiano bene. L’anima, o beato” continuava “si cura con certi carmi magici che sono poi i belli discorsi, dai quali cresce nelle anime la saggezza. Quando questa sia cresciuta e sia là presente, allora è facile dare salute al capo e al resto del corpo”. E mentre il Tracio m’insegnava i rimedi e le parole magiche, soggiungeva: “che nessuno ti convinca a curare la propria testa con questa medicina, se prima non avrà affidato la sua anima alla cura dell’incantamento. Perciò anche ora” continuava “si fa questo sbaglio fra gli uomini che taluni cercano d’essere medici dell’uno o dell’altra cosa separatamente, o della saggezza o della salute”. (Carmide, 156e-157c)

E’ evidente dunque che , nel suo procedere storico, la filosofia ha smarrito del tutto tale prospettiva metafisica, magica, mistica, iniziatica, vitalistica, ma così facendo ha smarrito, per così dire, la sua ‘vocazione’, la sua funzione, com’è del tutto palese nel contesto contemporaneo, ma anche la medicina, analogamente, ha smarrito le sue basi sapienziali. Già negli straordinari racconti mitologici vi sono chiari riferimenti verso tematiche sulla morte. Ad esempio si fa riferimento alla convinzione che l’anima dell’uomo possa distaccarsi dal corpo già nella vita terrena è al fondamento della religiosità arcaica pre-filosofica dell’Ellade, cioè a quel periodo che gli studiosi indicano come caratterizzato dallo ‘sciamanesimo’. Con tale termine, originario della lingua tungusa siberiana, si fa riferimento ad un’epoca remota in cui vissero in Grecia alcuni ‘sciamani’, cioè veggenti, sacerdoti, maghi, guaritori che svolgevano il compito di fare da intermediari tra il mondo materiale e quello spirituale. Si tratta di straordinari personaggi, a metà strada tra la storia ed il mito, che si dimostrarono dotati di poteri sovrumani, divini, come quello della telepatia, dell’ubiquità, della preveggenza, della guarigione psichica, dell’estasi, della resurrezione ed apparizione post-mortem ed altri ancora. E’ molto significativo il fatto che le cronache che a distanza di tempo ne raccontarono le straordinarie imprese li abbiano appellati come sofoi, cioè sapienti, saggi, oltre che ‘filosofi’ e ‘teologi’: si tratta di ‘uomini divini’ (così, per lo più, venivano appellati) come Aristea, Epimenide, Abaris, Ermotimo ed altri. E’ fondamentale ricordare che alcuni dei principali filosofi del periodo pre-socratico ebbero la stessa fama di maghi ed iniziati: ad esempio Empedocle e persino Pitagora, colui che, secondo alcuni, inventò lo stesso termine ‘filosofia’. La convinzione mistica, cioè misterica, circa l’esistenza di un’anima capace di separarsi coscientemente dal corpo ancor prima della morte è dunque alla base della forma religiosa greca che più di tutte ha influenzato la nascita della filosofia. I Misteri (mysteria) erano basati su una cerimonia, l’iniziazione (myesisin latino initiatio, initiationis), attraverso la quale si riteneva che gli ierofanti (il termine ierophàntes vuol dire ‘colui che mostra il sacro’) riuscissero a portare l’anima degli iniziati (dopo una adeguata purificazione, kátharsis) ai piani spirituali più elevati. In tal modo davano agli iniziati la certezza inoppugnabile dell’esistenza di un altro mondo, dissolvendo così nell’adepto il terrore ancestrale della morte. L’iniziato (il mýstes, da cui deriva appunto il termine mystikós’) conoscendo la propria occulta natura ‘divina’ conseguiva l’illuminazione (epopteia), raggiungeva l’ékstasis, si liberava dal ciclo della metempsýcosis, scopriva di essere parte della imperitura Coscienza Universale.

L’anima al momento della morte, prova la medesima impressione provata da coloro che sono iniziati ai Grandi Misteri. La parola e la cosa si somigliano: si dice ‘teleutàn’ (morire) e teléisthai (essere iniziato). Prima vi sono delle cose a caso, penosi ritorni, inquietanti cammini interminati attraverso le tenebre. Poi, prima del termine, il fragore è al colmo, il brivido, il tremito, il sudore freddo, lo spavento. Ma poi una meravigliosa luce si offre agli occhi, si passa in puri luoghi e in praterie, dove risuonano voci e danze. Parole sacre e divine apparizioni ispirano un religioso rispetto. Allora l’uomo, perfetto ed iniziato, divenuto libero e passeggiando senza costrizione, celebra i Misteri con una corona sul capo, vive con gli uomini puri e santi, vede sulla terra la folla di quelli che non sono iniziati e purificati schiacciarsi e pressarsi nella palude e nelle tenebre e, per timore della morte, attardarsi nei mali, per l’errore di credere nella felicità di laggiù”. (Plutarco)

Nel mito si nasconde un’altra e terribile verità (si pensi a Chrónos – cioè il Tempo – che divora i suoi figli): ogni ente per sopravvivere è costretto a nutrirsi del corpo di altri enti in una incessante e tragica lotta per la sopravvivenza; ogni essere vivente si nutre persino di quelli che lo hanno preceduto giacché essi, morendo sono ritornati ad essere Natura, cioè terra, acqua, aria e fuoco che in quanto cibo diventano il suo stesso corpo. Il corpo con la morte si scompone nei quattro Elementi: la densa materia ritorna polvere, i fluidi del corpo ritornano acqua, l’aria dei polmoni si espande di nuovo nell’etere e il calore vitale ritorna al fuoco cosmico. Una sola Forza, quindi, genera e distrugge, dà la vita e la toglie. Tale Forza (variamente personificata nella mitologia religiosa) è, propriamente la Potenza (dynamis, enérgheia) della Natura e quest’ultima era chiamata dai greci Physis, con un sostantivo correlato al verbo phyo che vuol dire proprio ‘generare’. Analogamente i latini indicarono tale ‘Forza generante’ come Natura, dal verbo nasci che vuol dire ‘nascere’. Il mito ‘insegna’, insomma, che la Natura è regolata da leggi inesorabili e da una successione ciclica degli eventi, essa è il Regno della Morte ma insegna anche che l’Uomo, pur soggetto alle leggi della Natura in quanto dotato di un corpo, ha nella propria coscienza un principio sovrannaturale che sopravvive alla sua dissoluzione e che appartiene quindi al Regno dell’Immortalità.

Insomma, se, il Mito ha tentato di affrontare il tema della natura vera dell’Uomo, della Vita e della Morte nascondendo i grandi interrogatovi esistenziali dietro fantastici racconti, si può dire che anche la filosofia è sorta nello stesso modo, cioè dal confronto con la Morte. La filosofia, dunque, abbandonando la forma del mito si pone sin dall’inizio gli stessi interrogativi e spesso ha dato nella sostanza le stesse risposte.

Eraclito, ad esempio, parlando degli esseri viventi e del loro destino sottolineò il nesso inscindibile tra la Vita e la Morte: “L’uno vive la morte dell’altro come l’altro muore la vita del primo”. Per lui tutta le realtà che è in un continuo divenire (panta rei, cioè ‘tutto scorre’) nasce da un conflitto universale (usa il termine polemos che significa ‘guerra’) tra gli opposti; egli infatti afferma: “La stessa cosa sono il vivente ed il morto, lo sveglio ed il dormiente, il giovane ed il vecchio: questi infatti mutando son quelli e quelli di nuovo mutando son questi”. In realtà per Eraclito tutti gli opposti sono più propriamente, cioè razionalmente, solo ‘complementari’, parti, aspetti di un’unica inscindibile Suprema Realtà. Infatti dice: “Una e la stessa è la via all’in su e la via all’in giù”. E questa – della unità dialettica degli opposti – è una verità universale, che tutti gli uomini dotati di ragione non possono che condividere: “Ascoltando non me ma il logos, è saggio convenire che tutto è Uno”.

Anche per Parmenide Morte e Vita non sono scindibili, sono solo due aspetti del mondo delle forme sensibili, mondo irreale perché impermalente e transeunte. Se le forme, gli enti individuali nascono e muoiono non nasce né muore l’Essere, cioè la Vita. La morte dunque non esiste se non dal punto di vista del relativo, del singolo, ma il filosofo cogliendo con la ragione la Totalità capisce che l’Universo, il Divino, è indistruttibile.

Ma la filosofia greca conobbe su questi temi anche una visione di tipo ‘materialistico’, come quella di Democrito per il quale il mondo è fatto solo di particelle indivisibili, ‘atomi’, che si aggregano e si disgregano dando luogo alla comparsa e alla scomparsa di tutti gli esseri. Nel solco di tale tesi si posero sia il grande poeta latino Lucrezio che il filosofo dell’età ellenistica Epicuro. Per quest’ultimo l’uomo, per essere felice, deve allontanarsi dalla superstizione religiosa poiché gli dei o non esistono o, se esistono, sono del tutto indifferenti alle vicende umane, sia dal timore della morte perché se questa disgrega quel composto che è il corpo, impedisce al morto di avere qualsiasi sensazione, di provare quindi qualsiasi male. Nella sua celebre Lettera a Meneceo egli così ammonì il suo discepolo: «Abìtuati a pensare che nulla è per noi la morte poiché ogni bene e ogni male è nella sensazione e la morte è privazione di questa. Per cui la retta conoscenza è che per noi la morte rende gioiosa la mortalità della vita, non aggiungendo infinito tempo, ma togliendo il desiderio dell’immortalità. Niente c’è infatti di temibile nella vita per chi è veramente convinto che niente di temibile c’è nel non vivere più. Perciò stolto è colui che dice di temere la morte non perché quando c’è sia dolorosa, ma perché addolora l’attenderla: ciò che infatti è presente non ci turba, stoltamente ci addolora quando è atteso. Il più terribile dunque dei mali la morte non è nulla per noi perché quando ci siamo noi non c’è la morte, quando c’è la morte noi non ci siamo più…il saggio né rifiuta la vita né teme la morte perché né è contrario alla vita, né reputa un male il non vivere».

Nello stoicismo il tema della morte è affrontato alla luce del concetto di virtù, per cui la morte in sé non è un male ma diventa addirittura un bene se la si affronta con virile coraggio e piena consapevolezza. Così la pensava il filosofo romano Lucio Anneo Seneca che in una delle sue Lettere a Lucilio scrisse:

La morte non è in sé né un male né un bene. Catone se ne servì per uno scopo nobilissimo, Bruto ne fece una cosa vergognosa. Ogni cosa che non ha in sé la bellezza, diventa bella se è accompagnata dalla virtù…La morte ci spaventa perché, mentre sappiamo che cosa c’è nella vita, ignoriamo quello che ci attende nell’al di là e abbiamo orrore dell’ignoto…Bisogna disprezzare la morte più di quanto si è soliti fare, perché su di essa abbiamo credenze molto errate…Ma anche quando ti sarai convinto che codeste sono favole…subentra un’altra paura: si ha paura del nulla non meno degli inferi. Con questi timori, che una lunga tradizione ci ha posto dinnanzi, affrontare la morte con coraggio non sarà una fra le azioni più gloriose che possa concepire la mente umana?” (Lettere a Lucilio, X, 82)

In casi estremi il saggio stoico doveva dare dimostrazione della propria spirituale superiorità rispetto al timore della morte preferendo il suicidio alla privazione della libertà per opera di un qualche tiranno o se lo si fosse costretto a fare cose contrarie alla propria coscienza, come accadde proprio a Seneca venuto in contrasto con Nerone.

Con il prevalere del cristianesimo nel medioevo il tema della morte ritornerà centrale poiché quella religione vedrà proprio nella costante riflessione su di essa lo stimolo ad una vita tutta orientata verso il Regno dei Cieli. Con la meditatio mortis l’uomo è indotto ad allontanarsi dai ‘beni di questo mondo’, a fuggire da questa ‘valle di lacrime’ ed aprirsi così alla Grazia di Dio. Inoltre, nel credo cristiano, proprio il momento della morte è decisivo per il destino oltremondano perché la persona, che vive una sola vita, può spirare in una condizione di peccato mortale ed essere così dannato eternamente. L’angoscia del morire e del giudizio di Dio diventano centrali a tal punto che nella stessa arte medievale diventano ricorrenti (e a volte quasi ossessivi) temi come quelli del Trionfo della Morte e della Danza macabra. Il cristianesimo però attende anche l’Apocalisse, cioè la fine dei tempi, la Resurrezione dei morti ed il trionfo definitivo di Dio con il ritorno sulla Terra del Cristo giudice, evento questo che venne ritenuto imminente dalla prima generazione cristiana. Da ricordare è che uno dei principali motivi per cui i filosofi ‘pagani’, come Celso e Porfirio, si opposero alla nuova fede venuta dalla Palestina fu proprio la credenza cristiana della resurrezione ‘corporale’ dei morti da loro ritenuta assurda e rozzamente ‘materialistica’. Ad essa contrapposero la credenza tradizionale del trasferimento della coscienza in un corpo ‘sottile’ (quello che Plutarco chiama l’augoidès, cioè il corpo ‘di luce’) a conclusione del processo di morte.

Nel mondo antico, ancor prima dei grandi filosofi greci, vi fu un’intera civiltà che fece della morte e del suo culto elemento fondamentale d’evoluzione ed illuminazione; l’antico Egitto. Qui le credenze, l’arte d’imbalsamazione ed i rituali religiosi furono normale attività quotidiana. Soffermiamoci invece su un libro; il libro fondamentale di questa “dottrina egizia”: “Il Libro dei morti”. Il “Libro dei Morti” è una raccolta di formule magiche, preghiere e incantesimi. Veniva deposto nella tomba come viatico per l’aldilà. Questo nome al libro venne dato da Richard Lepsius, a Torino, nel 1842. Gli egizi, invece, lo chiamavano “Formule dell’uscire al giorno”, poter ritornare a vedere la luce del giorno fuori dalle tenebre del sepolcro era la massima aspirazione, per loro. Del resto il nome dato dagli arabi in Egitto a qualsiasi rotolo di papiro rinvenuto nelle tombe era “Kitab el-Mayytun”, che letteralmente significa proprio “Libro dei Morti”, quindi questo epiteto era piuttosto comune. Il “Libro dei Morti” fu redatto a Tebe all’inizio del Nuovo Regno (XVIII dinastia, 1540 a.C.) e divenne un simbolo di questo periodo della storia egiziana. Il rituale ebbe fortuna tra diversi strati sociali, trasferito su rotoli di papiro o di cuoio, ma anche sulle pareti delle tombe e sugli stessi sarcofaghi. Il “Libro” è composto di 192 capitoli. I vari documenti magici sono accompagnati anche da illustrazioni. Le formule non hanno una coesione logica, forse perché di provenienza diversa e raccolte senza tener conto di una consequenzialità. Gli egiziani, però, contrariamente, in questo, a noi, non badavano tanto alla consequenzialità, quanto al valore ed all’efficacia delle formule. Quest’efficacia era data dalla forza immediata della parola, del testo. Una semplice conoscenza della formula, la rendeva reale. Gli studiosi hanno diviso convenzionalmente “Libro dei Morti” in cinque parti. La prima grande sezione, chiamata “il cammino verso la necropoli”, presenta il cammino del corteo funebre verso la necropoli. Il capitolo più importante di questa sezione è il primo, nel quale si possono leggere le preghiere alle divinità dell’aldilà (gli egiziani lo chiamavano “duat”), affinché il defunto potesse avere una buona accoglienza. Certamente la parte più raffigurata e riprodotta (e per questo più conosciuta) è, nell’ambito della terza sezione (Uscita al giorno: la trasfigurazione) il momento in cui il defunto, accompagnato dalla sua guida Anubi, entrava nella “sala delle due Maat” del tribunale di Osiride, per affrontare, alla presenza di 42 giudici, la “psicostasia”, la pesatura del cuore. Il cuore, infatti, per gli antichi Egizi era il luogo in cui si concentravano tutte le facoltà intellettive e di coscienza (infatti, quando si svolgeva la mummificazione, il cervello veniva “scartato” perché ritenuto inutile). Ciascuno dei 42 giudici aveva il compito di punire una data colpa (o peccato). Anubi, che fino a quel momento aveva fatto da guida e “consigliere” al defunto, poneva su un piatto della bilancia il cuore del defunto, mentre sull’altro veniva posta un’immagine di Maat, dea della rettitudine, o la piuma di struzzo che ne era il simbolo. Il dio Thot, con la testa di Ibis (Anubi aveva la testa di cane), sorvegliava la pesatura e registrava, al pari di un cancelliere, il risultato del giudizio. Nel frattempo il defunto recitava una lunga confessione negativa, assicurando i presenti di non aver commesso, in vita, alcun peccato (di solito li enumerava tutti con la formula “non ho peccato di…”). Viene identificata “negativa”, in quanto svolta sulla negazione d’aver commesso ingiustizie o atti malvagi. È ormai largamente accettato il fatto che i dieci comandamenti di Mosè provengano dal libro dei morti egizio per via dell’influenza che la cultura egizia ebbe sugli ebrei durante la loro permanenza in Egitto.

DICHIARAZIONE NEGATIVA

Non ho detto il falso.

Non ho commesso razzie.

Non ho rubato.

Non ho ucciso uomini.

Non ho commesso slealtà.

Non ho sottratto le offerte al dio.

Non ho detto bugie.

Non ho sottratto cibo.

Non ho disonorato la mia reputazione.

Non ho commesso trasgressioni.

Non ho ucciso tori sacri.

Non ho commesso spergiuro.

Non ho rubato il pane.

Non ho origliato.

Non ho parlato male di altri.

Non ho litigato se non per cose giuste.

Non ho commesso atti omosessuali.

Non ho avuto comportamenti riprovevoli.

Non ho spaventato nessuno.

Non ho ceduto all’ira.

Non sono stato sordo alle parole di verità.

Non ho arrecato disturbo.

Non ho compiuto inganni.

Non ho avuto una condotta cattiva.

Non mi sono accoppiato (con un ragazzo).

Non sono stato negligente.

Non sono stato litigioso.

Non sono stato esageratamente attivo.

Non sono stato impaziente.

Non ho commesso affronti contro l’immagine di un dio.

Non ho mancato alla mia parola.

Non ho commesso cose malvagie.

Non ho avuto visioni di demoni.

Non ho congiurato contro il re.

Non ho proceduto a stento nell’acqua.

Non ho alzato la voce.

Non ho ingiuriato dio.

Non ho avuto dei privilegi a mio vantaggio.

Non sono ricco se non grazie a ciò che mi appartiene.

Non ho bestemmiato il nome del Dio della città.

Se dopo la confessione negativa il cuore era puro, non pesava, e la bilancia rimaneva in equilibrio. Il defunto veniva, a questo punto, proclamato da Osiride “retto” o “giusto di voce” e poteva accedere ai “Campi dei Giunchi”. Se, malauguratamente, il cuore era più pesante perché carico di peccati, la bilancia mostrava un peso maggiore dalla parte del cuore. Il defunto, allora, veniva divorato da un mostro ibrido, annullato per sempre egli cade nel “Luogo dell’annientamento”. Il capitolo più importante della quinta parte (Capitoli Supplementari) è quello che contiene la “formula per non morire di nuovo”, che implica la distruzione delle stesse divinità, tranne Osiride ed Atum, il creatore. In questo capitolo compare per la prima volta “il peccato” commesso dai figli di Nut (Osiride, Seth, Iside e Nephti che insieme ad Horus furono in lotta costantemente). Proprio per questo Osiride era stato relegato nel duat, che era una sorta di purgatorio. In questo capitolo è riportato un monologo di Atum, in cui si allude alla fine del mondo. La terra, dopo milioni e milioni di anni, a seguito di un diluvio universale, diverrà nuovamente come in origine, un oceano primordiale, un’enorme distesa d’acqua. Vi rimarrà solo il dio Atum, il creatore, che si muterà poi in un serpente, che gli uomini non possono conoscere e gli dei non possono vedere. Questo serpente, come un tempo, si muoverà nel magma liquido. Atum tornerà ad essere l’increato, il caos.

Tercespot Navi

Società (art. Eutanasia, la “dolce morte”)

Eutanasia, la “dolce morte”

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“Se abbiamo un diritto alla vita, abbiamo anche un diritto alla morte! Sta a noi, deve essere riconosciuto a noi, il poter decidere del quando e del come della nostra morte”. (Indro Montanelli)

Il termine eutanasia viene dal greco e letteralmente sta a significare ‘dolce morte’: con questa parola si intende il procurare intenzionalmente la morte di un paziente la cui vita è ormai definitivamente compromessa da una malattia per la quale non esiste cura alcuna. Il tutto quindi, nell’interesse del paziente stesso che, per i fautori dell’eutanasia, porrebbe fine alle proprie sofferenze dato che per lui non ci sarebbe speranza di guarigione. Il primo ad introdurre il termine “eutanasia” nelle lingue moderne occidentali, fu Francis Bacon nel saggio Progresso della conoscenza (Of the Proficience and Advancement of Learning, 1605. In questo testo, Bacon invitava i medici a non abbandonare i malati inguaribili, e ad aiutarli a soffrire il meno possibile. Non vi era però, nell’idea di Bacon, il concetto esplicito di dare la morte. Allo stesso termine “eutanasia” Bacon attribuiva solo il significato etimologico di “buona morte” (morte non dolorosa); lo scopo del medico doveva essere quello di far sì che la morte (comunque sopraggiunta in modo “naturale”) fosse non dolorosa. Il termine iniziò ad avere corso comune a partire dalla fine del XIX secolo, a indicare un intervento medico tendente a porre fine alle sofferenze di una persona malata. In tale periodo emerse esplicitamente il concetto di “uccisione per pietà” (talora – anche se non sempre – identificabile con la fattispecie dell’omicidio del consenziente) come pratica non riprovevole in linea di principio. La questione della correttezza morale della somministrazione della morte è un tema controverso fin dagli albori della medicina. Nel Giuramento di Ippocrate (circa 420 a.C.) si legge: Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo. D’altra parte, nel mondo classico, in determinate condizioni, il suicidio (e l’assistenza allo stesso) era spesso considerato con rispetto. Simili indicazioni etiche e deontologiche si possono rintracciare nel primo corpus legislativo della storia, il Codice di Hammurabi. Nell’Antico Testamento viene citato il caso di un suicidio assistito: quello di Saul (2 Samuele 1,6-10): un soldato uccide Saul su sua richiesta; ma David in seguito condanna quel soldato a morte per omicidio. Le correnti di pensiero nell’ambito della filosofia morale più diffuse in epoca classica pre-cristiana, cioè l’epicureismo e lo stoicismo, consideravano il suicidio in linea di massima come un atto eticamente accettabile e degno di rispetto, in determinati contesti, senza trattare l’eutanasia medica come tipologia specifica. Un esempio di suicidio citato tra quelli ritenuti ammirevoli era quello di Seneca, assistito dal proprio medico e dai servitori, anche se in realtà fu condannato al suicidio da Nerone, come forma di condanna a morte “onorevole”. Comunque, dipendeva molto dalle idee dell’imperatore regnante o dalla sua simpatia per colui che aveva effettuato l’eutanasia: ad esempio Domiziano condannò il ricco liberto Tiberio Claudio Epafrodito per aver aiutato Nerone a suicidarsi, mentre lecito, in passato, era stato considerato l’aiuto per compiere l’atto dato a Marco Giunio Bruto o Gaio Sempronio Gracco.

Ulteriormente, va ricordato, nella recente storia passata, Il programma eugenetico nazista Aktion T4 fu anche chiamato «programma eutanasia», espressione che venne utilizzata allora da molti di coloro che erano coinvolti in quest’operazione, ma non può essere considerata a tutti gli effetti eutanasia: non prevedeva infatti il consenso dei pazienti, ma la soppressione contro la loro volontà. Il programma non era poi motivato da preoccupazione per il benessere dell’ammalato, come il desiderio di liberarlo dalla sofferenza, l’Aktion T4 veniva invece portato avanti principalmente a scopo eugenetico, per migliorare l’«igiene razziale» secondo l’ottica dell’ideologia nazista allora imperante. Mirava inoltre a diminuire le spese sanitarie ed assistenziali statali, considerando che le priorità economiche erano rivolte ad altre voci come il riarmo militare. Il programma fu definito dai contemporanei come una «eutanasia sociale». A fronte di una grande opposizione interna il programma fu ufficialmente abbandonato nell’estate del 1941. L’idea di ricorrere all’eugenetica si ripropose già all’inizio dell’anno successivo, con l’insuccesso dell’Operazione Barbarossa, questa volta in un contesto militare. Le notevoli difficoltà che la Wehrmacht incontrava durante la campagna sul fronte orientale indusse i comandi a prevedere dei «gruppi di eutanasia» il cui compito era «aiutare i soldati feriti». Anche su questo programma i vertici nazisti cercarono di stendere il velo della segretezza. Nelle ultime fasi del Terzo Reich testimonianze dirette riportano addirittura, che nella propaganda fosse prevista una sorta di eutanasia di stato, chiamata dai burocrati del regime «morte indolore mediante gas», da preferirsi nettamente al cadere in mano sovietica. In Unione Sovietica a partire dalla promulgazione del codice penale del 1922, l’eutanasia e il suicidio assistito erano leciti e depenalizzati, se richiesti esplicitamente da una persona sofferente

Ognuno di noi, chi più chi meno, si è posto nella propria esistenza il quesito dell’eutanasia, cambiando probabilmente spesso idea. Da un lato troviamo lo stato immutabile degli eventi, che portano alla morte con eventi a volte di dolore e sofferenza, con il suo defluire naturale, dall’altra troviamo l’uomo stesso che, per porre rimedio alle proprie sofferenze è disposto a porre fine anticipata e con propria volontà, alla propria esistenza. La seconda si scontra con le visioni dogmatiche delle religioni che richiamano al solo Dio, il compito di scegliere il momento in cui porre fine ad una vita. La Chiesa cattolica è contraria ad ogni forma d’eutanasia, attiva od omissiva, mentre incoraggia il ricorso alle cure palliative e ritiene moralmente accettabile l’uso di analgesici, per trattare il dolore, anche qualora comportino − come effetto secondario e non desiderato − l’accorciamento della vita del paziente. Consente invece di sospendere, dietro richiesta del paziente, procedure mediche che risultino onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi; vale a dire che configurino accanimento terapeutico. La Chiesa insegna inoltre che le cure che d’ordinario sono dovute all’ammalato, come l’idratazione e la nutrizione artificiale, non possono essere sospese qualora si preveda come conseguenza la morte del paziente per fame e per sete. Si configurerebbe, in questo caso, una vera e propria eutanasia per omissione. Le Chiese riformate, anche a causa della loro particolare struttura gerarchica, hanno spesso posizioni interne più variegate ed elastiche.

Ma, vediamo ora come viene affrontato tale questione negli Stati europei e nel resto del mondo. In Europa a parte il Lussemburgo ove troviamo “Eutanasia attiva”, abbiamo per lo più, per gli Stati che lo hanno legiferato, “Eutanasia passiva” o anche suicidio assistito dove è il paziente che agisce direttamente con l’aiuto dei medici per la formulazione dei farmaci, per mettere fine alla propria vita. Sono Belgio e Paesi Bassi gli unici paesi europei che hanno autorizzato l’eutanasia anche sui minori di 18 anni, con i secondi che però l’ammettono solo per i neonati e i maggiori di 12 anni.

OLANDA – La prima legge che legalizza l’eutanasia è stata approvata nell’aprile del 2001 in Olanda, che diventa il primo paese al mondo a consentire eutanasia e suicidio assistito. Nel giugno 2015 l’associazione dei pediatri olandesi ha chiesto di rimuovere il limite dei 12 anni, ma ancora non c’è stata nessuna modifica in questo senso.

PAESI BASSI – Dal 1994 l’eutanasia cessò di essere perseguita penalmente, pur rimanendo un reato. Nel 2000 i Paesi Bassi divennero il primo Paese al mondo a dotarsi di una legge che regolamentava l’eutanasia e dal 1º aprile 2002 la legge è in vigore.

LUSSEMBURGO – Il 19 febbraio 2008 il parlamento del Granducato di Lussemburgo ha approvato una proposta di legge che prevede l’eliminazione delle sanzioni penali contro i medici che mettono fine, su richiesta, alla vita dei malati. In particolare, il provvedimento prevede che l’eutanasia venga autorizzata per i malati terminali e coloro che soffrono di malattie incurabili, solo su richiesta ripetuta e col consenso di due medici e una commissione di esperti. A questa data il Lussemburgo si colloca terzo, dopo Paesi Bassi e Belgio, ad aver legalizzato l’eutanasia. Prevede inoltre che non venga sanzionato penalmente e non possa dar luogo ad un’azione civile per danni «il fatto che un medico risponda ad una richiesta di eutanasia».

SVIZZERA – Nel Paese elvetico la legge consente l’aiuto al suicidio se prestato senza motivi egoistici. Una prestazione garantita anche ai cittadini stranieri.

GERMANIA – Nel 2015 il Parlamento ha ammesso l’eutanasia passiva, a patto che non ci sia dietro “uno scambio commerciale”. Pur non essendoci una legge specifica anche l’eutanasia attiva è ammessa se è chiara la volontà del paziente.

SPAGNA – Sono ammessi eutanasia passiva e suicidio assistito, ma non l’eutanasia attiva.

DANIMARCA – In Danimarca è ammesso solo il testamento biologico: ovvero si lasciano dichiarazioni sulla terapia cui ci si vuole sottoporre nel caso che ci si trovi nella condizione di incapacità di esprimersi.

FRANCIA L’eutanasia attiva è vietata, mentre è parzialmente ammessa quella passiva, in presenza dell’autorizzazione di due medici.

GRAN BRETAGNA Anche l’aiuto al suicidio è perseguito per legge, come ogni forma di eutanasia, ma un giudice può autorizzarlo in casi estremi.

SVEZIA – Nell’aprile 2010 l’autorità nazionale dà il via libera all’eutanasia passiva (con interruzione o omissione di trattamenti medici). L’eutanasia attiva è proibita.

PAESI PIÙ SEVERI Tra i paesi più severi nel punire qualunque forma di assistenza al suicidio ci sono l’Irlanda, che ha pene fino a 14 anni, la Grecia e la Romania, che le hanno di sette.

In ITALIA, ancora non si è proceduto a legiferare su questo tema. Ad oggi l’eutanasia è un reato, sia quella attiva che quella passiva:

  • L’eutanasia attiva è espressione della diretta richiesta del paziente di farla finita. La morte è indotta tramite la somministrazione di farmaci. La legge italiana assimila questa procedura all’omicidio volontario (art. 575 codice penale). In caso di consenso del malato si configura la fattispecie prevista dall’art. 579 c.p. (Omicidio del consenziente), punito con reclusione da 6 a 15 anni. Anche il suicidio assistito è un reato, giusta art. 580 c.p. (Istigazione o aiuto al suicidio), punito con reclusione da 5 a 12 anni, anche per condotta omissiva rispetto ad obblighi di legge. Seguendo la sentenza Cass. Civile Sez. I n. 21748/07, il giudice, su richiesta del tutore legale e sentito un curatore speciale, può autorizzare la disattivazione dei presidi sanitari che tengano artificialmente in vita un paziente ormai in stato vegetativo (nel caso di specie, con sondino naso-gastrico), <> (non è richiesto che si sia espresso esplicitamente contro, ma che sia ricostruibile anche indirettamente la sua volontà contraria), purtuttavia il <> (Cass. civile, sez. III n. 23676/ 2008)

  • L’eutanasia passiva è la mancata somministrazione di cure necessarie per mantenere in vita un paziente. Anche in questo caso ovviamente per la legislazione italiana si parla di reato.

In riferimento a quanto detto sopra, la metà degli italiani che decidono di ricorrere alla dolce morte si recano Svizzera, dove vengono accettati anche stranieri.

Ma cosa accade a quei malati terminali che scelgono l’eutanasia? “La Dignitas (associazione che pratica eutanasia in Svizzera) – spiega Coveri (Presidente Exit Italia) riportando un esempio concreto – ha una graziosa casa immersa nel verde, nelle campagne di Pfaffikon. Qui si arriva solo dopo aver avuto l’ok alla propria richiesta di suicidio assistito e dopo aver stabilito il giorno. A questo punto, si giunge nella struttura e ci si confronta con medici e volontari. I camici bianchi, per legge, sono tenuti a convincerti di non farlo, tentano in ogni modo di farti desistere. Ma se il paziente è deciso a farla finita, dopo varie visite che ne attestano le condizioni, si procede con l’eutanasia”.

“Il posto è confortevole – assicura il presidente di Exit Italia – si sceglie la musica che deve accompagnare alla fine, si sta con i propri cari, si ha il conforto dei medici e dei volontari”. Materialmente, invece, “si prendono due pasticche anti-vomito – prosegue Coveri – Dopo 10 minuti, se si è ancora convinti, viene somministrato un composto chimico contenente un barbiturico e un sonnifero potentissimo che addormenta profondamente. Impiega 3 minuti a far chiudere gli occhi, nei successivi 5 sopraggiunge l’arresto cardiaco. Non si prova alcun dolore naturalmente”, assicura.

Sono circa 200 gli italiani che ogni anno decidono di emigrare verso il territorio elvetico per ottenere il suicidio assistito. A rendere noto tale dato è stata l’associazione Exit Italia che dal 1996 lotta per vedere riconosciuto il diritto a una morte dignitosa. A fronte di questo, sempre secondo i dati Exit, da segnalare che ci sono circa 20mila casi di eutanasia cosiddetta clandestina negli ospedali; e circa 1.000 suicidi ogni anno tra i pazienti terminali che decidono di farla finita. Per quanto riguarda l’accesso all’eutanasia invece, circa il 40% di coloro che fanno richiesta finisce poi per ripensarci. Da un sondaggio dell’aprile 2006, pubblicato anche su Torino medica, l’organo ufficiale dell’Ordine provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Torino, e avente come target infermieri (in maggioranza tra i 30 e i 40 anni, impiegati in reparti di terapia intensiva, lungo-degenza e chirurgia), è emerso che:

  • il 74% degli infermieri interpellati è favorevole alla “dolce morte” passiva di cui l’83% anche a quella attiva

  • il 44% ha avuto diverse esperienze di pazienti che hanno chiesto espressamente e ripetutamente di morire perché venisse posto fine alle loro sofferenze atroci e senza speranza.

  • il 76% invoca il testamento biologico;

  • l’8% si dichiara disposto a praticare l’eutanasia anche illegalmente, senza richiesta esplicita del paziente

  • il 37% si dice disposto ad aiutare i pazienti a mettere fine a un calvario, anche ricorrendo al suicidio assistito.

  • il 76% degli infermieri credenti è favorevole all’eutanasia volontaria.

I risultati del sondaggio torinese confermano quelli emersi da un’indagine del Centro di Bioetica dell’Università cattolica di Milano, e di altri sondaggi:

  • il 4% dei rianimatori interpellati ha ammesso di praticare l'”iniezione letale” (illegalmente, sulla base di quello che dice loro la coscienza).

  • Il 92% degli italiani interpellati ritiene che sia necessario superare l’attuale normativa repressiva;

  • il restante 8% si dice contrario all’eutanasia.

Al riguardo, bisogna dire che vi sono differenze di posizione anche in seno ai favorevoli all’eutanasia: vi è infatti chi ne propone la legalizzazione, altri che invece parlano di depenalizzazione. Cinzia Caporale, del Comitato nazionale di Bioetica e fautrice della depenalizzazione, commentando i risultati dei sondaggi, lamentò il fatto che i medici considerino più importante la legalizzazione – con conseguente regolamentazione – dell’eutanasia piuttosto che la sua depenalizzazione, a motivo del fatto che la legalizzazione darebbe loro una protezione legale, lasciandoli invece esposti in caso di semplice depenalizzazione, laddove essi avrebbero potere discrezionale. In definitiva, secondo Cinzia Caporale, la legalizzazione sarebbe più un paravento per i medici che un aiuto per i malati. Questa riflessione sul caso specifico si spiega meglio chiarendo la posizione più ampia della Caporale in merito alla dicotomia diritto-morale.

Da un sondaggio promosso dal quotidiano “la Repubblica” e condotto dalla rivista “MicroMega” emerse che 64% degli intervistati si dichiarò favorevole all’interruzione delle cure mediche per Piergiorgio Welby, come da lui richiesto, contro il 20% contrari. Anche il 50% dei cattolici praticanti risultò favorevole all’eutanasia, in netta controtendenza rispetto a quanto previsto dal magistero cattolico.

Tra il 24 settembre e il 9 ottobre 2012 l’azienda svizzera Isopublic ha condotto un sondaggio on line per vagliare il consenso ad eutanasia, dichiarazione anticipata di trattamento, assistenza medica e legiferazione in merito alle politiche di fine vita. Dalla ricerca è emerso come la maggioranza degli europei sia favorevole all’autodeterminazione e, in caso di malattia incurabile, di una grave invalidità oppure di dolori non dominabili, prenderebbe in considerazione l’idea di ricorrere all’eutanasia. La maggioranza degli intervistati si è inoltre detta favorevole alla depenalizzazione dell’attività di assistenza professionale nel campo del fine vita.

In altri paesi del mondo invece:

ARGENTINA – L’eutanasia attiva è proibita e punita penalmente al pari dell’omicidio, l’eutanasia passiva è invece ammessa e prevista legalmente nei casi di “malattie irreversibili e incurabili o che sono allo stadio terminale”.

CANADA – Negli Stati di Manitoba e Ontario le direttive anticipate hanno valore legale.

COLOMBIA – Non esiste una legge specifica sull’eutanasia. Tuttavia, in seguito a un pronunciamento della Corte Costituzionale, la pratica è permessa.

STATI UNITI – La normativa varia a seconda degli Stati. Le direttive anticipate hanno generalmente valore legale. Nello Stato dell’Oregon è possibile, da parte del malato, richiedere farmaci letali. Una regolamentazione specifica di tale materia è tuttavia bloccata per opposizione di un tribunale federale.

AUSTRALIA – In alcuni Stati le cosiddette “direttive anticipate” hanno valore legale. Il Territorio del Nord legalizzò (1996) l’eutanasia attiva volontaria, ma il parlamento federale annullò tale provvedimento nel 1998.

CINA – Una legge del 1998 autorizza gli ospedali a praticare l’eutanasia ai malati terminali.

THAILANDIA – E’ legale l’eutanasia passiva ed è permessa a cittadini stranieri.

Ragioni a favore dell’eutanasia volontaria

  • Libera scelta: la scelta è un fondamentale principio democratico. L’idea che il cittadino sia libero nelle sue opinioni e nel suo voto presuppone che egli sia anche sovrano in una sfera privata, dove i suoi valori di coscienza sono insindacabili.

  • Qualità della vita: il dolore e la sofferenza che si sperimentano durante una malattia possono risultare incomprensibili ed insostenibili, anche se viene messa in atto una terapia contro il dolore. Chi non lo ha provato non può capire, e la decisione pertanto non può spettare ad un terzo. Ignorando poi il dolore fisico, può risultare insostenibile per un individuo far fronte alla sofferenza psichica conseguente alla perdita della propria indipendenza. Per questo la società civile non dovrebbe forzare nessuno a sopportare questa condizione.

  • Dignità: la convinzione profonda di sentirsi senza alcuna possibilità di recuperare ciò che rende la vita degna di essere vissuta, ed anzi di dover pesare sui propri cari sempre di più e per tempi lunghissimi, rendendo pure a loro difficile condurre la loro stessa vita come prima.

Ragioni contro l’eutanasia volontaria

  • Giuramento di Ippocrate: ogni medico deve giurare su qualche variante di esso; la versione originale esclude esplicitamente l’eutanasia.

  • Morale: per le convinzioni personali di alcune persone, l’eutanasia di alcuni o di tutti i tipi può essere moralmente inaccettabile. Questa visione morale di solito vede l’eutanasia come un tipo di omicidio e l’eutanasia volontaria come un tipo di suicidio, la moralità del quale è oggetto di vivo dibattito.

  • Teologica: diverse religioni e moderne interpretazioni religiose considerano sia l’eutanasia che il suicidio come atti “peccaminosi” (Eutanasia e religione).

  • Piena consapevolezza: l’eutanasia può essere considerata “volontaria” soltanto se il paziente è in grado di intendere e di volere affinché possa prendere la decisione, ovvero se ha una comprensione adeguata delle opzioni e delle loro conseguenze. In alcuni casi, tale competenza cognitiva può essere difficile da determinare.

  • Necessità: se vi sono ragioni per supporre che la causa della malattia o della sofferenza di un paziente possa essere presto risolvibile, compatibilmente con la sua situazione clinica, una scelta alternativa all’eutanasia potrebbe essere quella di sperimentare nuovi trattamenti o far ricorso alle cure palliative.

  • Desideri della famiglia: i membri della famiglia potrebbero desiderare di passare più tempo possibile col proprio caro prima che muoia; in alcuni casi, però, questo si può tradurre disfunzionalmente in una forma di incapacità di accettazione dell’inevitabilità del decesso.

La domanda che rimane è:

L’essere umano è abbastanza consapevole di sé, della propria vita e della morte da poter decidere di porre fine alla propria esistenza ed al proprio dolore corporeo per grave malattia?

Tercespot Navi

Arte (art. Trionfo della Morte e Danza Macabra)

Trionfo della Morte e Danza Macabra

Nell’età medioevale il male fisico, la morte, è strettamente connessa al peccato, il male morale, la morte “seconda”, quella dello spirito: la liberazione dal peccato, tramite la fede, implica il superamento della morte e del dolore e il passaggio alla vera vita con Dio. Fu proprio in tale periodo che presero albore iconografie riguardanti “Il trionfo della morte” e la “Danza macabra”. Tali iconografie si ispirarono a quel senso di caducità umana diffuso in Europa al termine di secoli di guerre, carestie e pestilenze. Diffuse soprattutto in Italia, Francia e Germania, in esse si ritrova quell’incontro dei Tre Vivi e dei Tre Morti e costituisce un tema pittorico a se stante.
La vita concepita solo naturalisticamente porta con sé lo spettro della fine del piacere della vita. La morte appare ora come fine naturale di una vita tutta naturale. Nasce così negli uomini di questa età un’angoscia che il mondo medioevale risolveva religiosamente: svalutando la vita corporea in vista dell’al di là, si svalutava anche la morte che diveniva un passaggio ad una vita migliore. Per i “moderni” la morte è invece la fine di tutto e la stessa vita diviene un non senso. È questo il significato che ritroviamo nelle raffigurazioni pittoriche rinascimentali delle danze macabre dove sono rappresentate tutte le classi sociali, dall’imperatore al contadino, che al di là di ogni ordine gerarchico, danzano in cerchio dando la mano a uno scheletro. La simbologia non solo esprime che la morte eguaglia tutti gli uomini senza tener conto della loro condizione sociale, ma anche vuole far intendere, soprattutto, che la vita è sullo stesso piano della morte. La vita e la morte si danno la mano e insieme ballano perché tutto è futile e senza senso come in una danza dove si procede senza una meta precisa, senza uno scopo se non quello di danzare. Tale tema è rappresentato anche in altre forme d’arte; basti pensare a Francesco Petrarca che negli anni immediatamente successivi alla Grande Peste del 1348, aveva realizzato il suo proprio Trionfo della Morte, nel suo poema allegorico chiamato I Trionfi. L’apparizione della Morte in Petrarca non è qualcosa di apocalittico o inquietante, ma lirico e malinconico, eppure i successivi affreschi del Trionfi della Morte avranno ben altre caratteristiche, rappresentando piuttosto la fine del mondo, il crollo dei regni degli uomini e l’anticamera del giudizio universale. Anche più recentemente possiamo ritrovare tale tema – nell’opera moderna la Ballata in fa diesis minore di Angelo Branduardi:

Sono io la morte e porto corona,
io son di tutti voi signora e padrona
e davanti alla mia falce il capo tu dovrai chinare
e dell’oscura morte al passo andare.


Sono io la morte e porto corona,
io son di tutti voi signora e padrona
e così sono crudele, così forte sono e dura
che non mi fermeranno le tue mura.

La canzone si rifà a una ballata più antica e in particolare all’iscrizione correlata alla Danza Macabra di San Vigilio a Pinzolo:

Io sonte la Morte
che porto corona
sonte signora
de ognia persona…

Originariamente i Trionfi erano processioni festose e dirompenti dedicate a Dioniso, basate su canti, litanie e processioni. Nel mondo romano, il Trionfo divenne essenzialmente la marcia celebrativa degli imperatori che ritornavano a Roma vittoriosi, assisi su un carro (il carro dei vincitori, appunto) e circondati dai simboli delle loro imprese vincenti: lo scettro e la corona d’alloro, sfilate dei legionari coinvolti nelle campagne militari in questione, prigionieri incatenati, spoglie rubate durante i saccheggi, insegne, trombettieri e sacerdoti. Basandosi su queste due tradizioni, nell’Italia medievale i Trionfi si trasformarono in processioni laiche e popolari di carri allegorici che si svolgevano durante le feste di carnevale. Come succede ancora oggi, si realizzavano carri imponenti di tema carnascialesco o satirico e li si facevano sfilare per le vie principali delle città, circondati di figuranti mascherati. È in questo contesto quindi che un carro raffigurante il Trionfo della Morte viene descritto da Giorgio Vasari, come una delle attrazioni del carnevale di Firenze del 1511:
Fra questi (Trionfi), che assai furono et ingegnosi mi piace toccare brevemente d’uno, che fu principale invenzione di Piero già maturo di anni, e non come molti piacevole per la sua vaghezza, ma per il contrario per una strana et orribile et inaspettata invenzione (…): questo fu il carro della morte da lui segretissimamente lavorato alla sala del papa, che mai se ne potette spiare cosa alcuna ma fu veduto e saputo in un medesimo punto. Era il trionfo un carro grandissimo tirato da bufoli tutto nero e dipinto di ossa di morti, e di croci bianche, e sopra il carro era una morte grandissima in cima con la falce in mano, et aveva in giro al carro molti sepolcri col coperchio, et in tutti que’ luoghi che il trionfo si fermava a cantare s’aprivano et uscivano alcuni vestiti di tela nera, sopra la quale erano dipinte tutte le ossature di morto nelle braccia, petto, rene e gambe, che il bianco sopra quel nero, et aparendo di lontano alcune di quelle torcie con maschere che pigliavano col teschio di morto il dinanzi e ’l dirieto e parimente la gola, oltra al parere cosa naturalissima era orribile e spaventosa a vedere. E questi morti al suono di certe trombe sorde, e con suon roco e morto, uscivano mezzi di que’ sepolcri, e sedendovi sopra cantavano in musica piena di malenconia quella oggi nobilissima canzone:

(…) Morti siam come vedete,
così morti vedrem voi.
Fummo già come voi siete,
vo’ sarete come noi…

L’oscura cappa di morte e il senso di caducità medievale avevano avuto la meglio. Non era più Dioniso, non era più l’Imperatore che avanzavano in pompa magna, ostentando la loro grandezza.
Era la Morte.

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Un esempio perfetto di Trionfo della Morte in pittura è quello dell’Oratorio dei Disciplini di Clusone. La Morte è al centro della scena, con mantello e corona. I cartigli che regge ne sono l’ovvia didascalia e sono molto simili all’iscrizione di Pinzolo:

Gionto per nome chiamata Morte ferischo a chi tocharà la sorte;
non è homo così forte
che da mì non po’ schapare (…)
Gionto la Morte piena de equalenza
solo voi voglio e vostra richeza
e digna sono da portar corona
perché signorezi ognia persona


Ai suoi piedi giacciono prostrati ricchi e notabili, il papa e l’imperatore, un vescovo, un re e un cardinale, mentre ai suoi fianchi i suoi scheletri servitori bersagliano gli uomini senza pietà, uno con arco e frecce e l’altro con un archibugio. Invano i supplici tentano di corrompere la nera signora e i suoi aiutanti, chi con corone, chi con monete, chi con anelli: la Morte Sovrana non si lascia tentare dalle ricchezze terrene e non accetta prebende:

Voij ve volio e non vostra richeza.

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Un’altra versione interessante è quella di Palermo, datata al 1446 e conservata oggi a Palazzo Abatellis. L’autore è sconosciuto ma potrebbe essere catalano o provenzale e l’affresco rappresenta un florido giardino su cui irrompe la Morte in sella a un cavallo scarnificato e terrificante. La Morte ha la falce legata al fianco e sta usando un arco per scagliare frecce sui personaggi intorno.

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Una figura dunque che irrompe nel mondo e passa sterminando tutti i viventi, inaugurando il suo Regno in terra e il DiesIrae, il Giorno dell’Ira e del giudizio divino, due elementi che sono centrali anche nei “Trionfi della Morte” di Pieter Bruegel il Vecchio (Madrid, Museo del Prado) e di Buffalmacco nel Camposanto di Pisa.

Il Trionfo della Morte rappresenta il finale compimento della vita dell’uomo in quanto singola persona e, per astrazione o richiamo apocalittico, anche la fine dell’umanità nel Giorno dell’Ira.
La Morte Sovrana porta corona, veste mantello, impugna la sua falce e si erge o passa sul mondo, ponendo fine alla vita di ognuno. Sotto di lei i potenti della terra, i re e i facoltosi cercano di corromperla e spingono avanti le proprie ricchezze per ottenerne il favore, ma oro e gioielli sono ormai inutili e la Morte non se ne cura.

Tercespot Navi

Letteratura (Formule per uscire al giorno – Il libro dei Morti degli antichi Egizi – Kitab el-Mayytun)

Formule per uscire al giorno – Il libro dei Morti degli antichi Egizi (Kitab el-Mayytun)

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Inizio delle formule per uscire al giorno, delle parole che conducono alla resurrezione nella Necropoli, pronunciate il giorno dei funerali, arrivando e prima di andar via, dall’Osiride ‘Iw.f-Ankh giutificato, figlio di Ta – sherit- Min (T 3 – srit Mnw) giustificata. [Da questo punto in poi il nome del proprietario sarà reso con N].

CAPITOLO 1

(1) O Osiride, toro dell’Amenti! [Dice ] Thoth, re dell’eternità. Io sono il Dio grande della Barca divina che ha combattuto per te. Io sono uno di quegli dei , i Giudici che operano la giustificazione (2) di Osiride contro i suoi avversari nel giorno in cui vengono pesate le Parole. Io sono un tuo consanguineo, Osiride. Io sono uno di quegli dei nati da Nut che massacrano gli avversari (3) dell'”Essere dal Cuore immobile”, che imprigionano per lui i Sebau. Io sono un tuo consanguineo, Horo! Io ho combattuto per te e ho vinto in nome tuo. Io sono Thoth che opera la giustificazione (4) di Horo contro i suoi avversari in quel giorno del “pesare le Parole”, nella dimora del Capo che Š in On [Heliopolis]. Io sono Djed figlio di Djed concepito e nato (5) in Djedu. Io mi trovo con le due Lamentatrici di Osiride che gemono su Osiride nel Rechit e che operano la giustificazione di Osiride contro i suoi nemici. E` Ra che ha ordinato a Thoth di operare la giustificazione di Osiride contro (6) i suoi nemici e [questo] ordine Š stato eseguito da Thoth. Io sono con Horo nel giorno in cui si avviluppa [nelle bende ] Teshtesh e in cui si schiudono le fonti per rinfrescare il cuore dell'”Essere dal Cuore immobile” (7) e in [in cui ] si occultano i misteri del Ro-stau. Io sono con Horo, mentre afferro questo braccio sinistro di Osiride che si trova a Khem. Esco ed entro nella cisterna delle fiamme, annichilendo i Sebau, (8) i ribelli nel Khem. Io sono con Horo nel giorno della festività giubilare di Osiride Unnofre giustificato e faccio offerte a Ra nella Festa del Sesto Giorno di Denit in Heliopolis. Io sono (9) sacerdote in Djedu, facendo le unzioni a Abydos, innalzando colui che Š sui gradini dell’ascensione. Io sono profeta a Abydos, il giorno in cui la terra viene sollevata. Io vedo i misteri del Ro-stau. Io sono colui che dirige le cerimonie di Mendes di (10) Djedu. Io sono il sacerdote Setem nell’esercizio delle proprie funzioni. Io sono il Maestro dell’Opera che pone la sacra arca sul proprio supporto. Io ricevo il piccone il giorno in cui la terra viene rimossa a Het- nen- nesut. O conduttori (11) delle anime eccellenti nella dimora di Osiride, conducete l’anima dell’Osiride N etc., insieme a voi nella dimora di Osiride. Che egli veda come voi vedete, che egli oda come voi udite, (2) che egli possa tenersi eretto come voi siete eretti, che egli possa assidersi come voi vi sedete. O voi che donate pane e birra alle anime eccellenti nella dimora di Osiride, date pane e birra nel tempo [prescritto] all’Osiride (12) N etc., insieme a voi. Possa egli penetrare con questa formula nella dimora di Osiride, possa entrare coraggiosamente ed uscire in pace, Osiride N giustificato. (15) non venga egli respinto, non venga scartato? Possa egli entrare a suo piacimento ed uscire quando desidera. Essendo stato giustificato, che i suoi ordini siano eseguiti nella dimora di Osiride. Egli cammina, egli parla con voi, egli cammina, l’Osiride N (16) etc., verso l’Amenti in pace. Non Š trovata alcuna sua colpa sulla bilancia. Che non venga fatto conoscere il mio giudizio sulla bocca della moltitudine. Che la [mia ] anima possa sollevarsi davanti (17) [a Osiride ] essendo [io] stato trovato puro di bocca sulla terra. Eccomi di fronte a te, o Signore degli dei! Possa io pervenire al nomo della Verità e giustizia. Possa sorgere come un Dio vivente e splendere nella Compagnia degli dei che sono nel cielo. Ossa io divenire (18) come uno tra voi. Che le mie gambe mi trasportino in Kher- Ahat; possa io vedere la barca Nesektet del sacro Sahu [Orione ] che attraversa il Nu. Che io non sia respinto dalla vista dei signori della Duat, (19) detti anche la Compagnia degli dei e possa sedermi con loro. Che il sacerdote – lettore reciti le invocazioni al mio sarcofago e possa io udire le preghiere propiziatorie. Possa io avanzare (20) nella barca Ceshemet e che n‚ la mia anima, n‚ il suo signore vengano respinti. Salve, o tu che sei a capo dell’Amenti, Osiride di Nif – ur! Fa che io possa arrivare in pace verso l’Amenti e che mi ricevano (21) i Signori di Ta-Djesert dicendomi: Salve! Salve! In pace! Che essi mi approntino il posto a fianco del Capo tra i divini Giudici. Che io sia ricevuto dalle due dee – Nutrici ai tempi [ prescritti ] e che possa uscire [ 22 ] innanzi a Unnofre giustificato. Che io possa seguire Horo nel Ro-Stau e Osiride in Djedu. Possa io compiere tutte le trasformazioni desiderate dal mio cuore in ogni luogo amato dal mio Ka.

RUBRICA

Se questo testo Š conosciuto sulla terra (23) [ o ] lo farà inscrivere sul suo sarcofago, egli potrà uscire ogni giorno che vuole e rientrare nella sua dimora senza impedimenti. Gli saranno dati pani e birra e quantità di (1) carne sull’altare di Ra . Sarà alloggiato nei campi Iaru ove gli sarà dato grano ed orzo: egli sarà fiorente come lo fu sulla terra.

CAPITOLO II

[Titolo:] (1) Formula per uscire al giorno e per vivere dopo la morte. (2) A dirsi dall’Osiride N giustificato: O Unico, splendente dalla Luna? Possa io uscire tra la moltitudine tua. Possa io manifestarmi tra i glorificati (3) e che la Duat sia schiusa a me poich‚ l’Osiride giustificato etc., esce al giorno per compiere quel che mi [ sic ] piace sulla terra tra i viventi.

CAPITOLO III

[Titolo:] (1) Altra Formula simile. A dirsi dall’Osiride N giustificato: O Atum (bis) che provieni dalla “Grande nell’Abisso dell’Acqua”, splendente di radianza come il Duplice Leone e che parli a coloro <che sono in >(2) tua presenza. Venga l’Immakh Osiride N etc., nella loro assemblea [ di coloro che ] hanno compiuto i tuoi ordini. O marinai, di Ra, alla fine della giornata, viva l’Osiride (3) dopo la morte, come Ra , ogni giorno. [ Dice ] il timoniere: Come Ra Š nato da Ieri, cosı Š nato l’Osiride N giustificato, e [ cosı come ] ogni Dio esulta nella vita, [ cosı ] gioisce l’Osiride N giustificato (1) come essi esultano nella vita. Io sono Thoth che proviene dalla dimora nel Capo che Š in Heliopolis.

CAPITOLO IV

[Titolo:] (1) Altra formula per traversare la strada che Š sopra la terra. (2) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Io traverso l’Abisso liquido che divide i due Rehuy. Io sono giunto; che mi vangano dati i campi dell’Osiride N giustificato.

CAPITOLO V

[Titolo:] (1) Formula per far sı che il lavoro non sia fatto fare ad un uomo nella Necropoli. A dirsi dall’Osiride N giustificato: Io cerca l’anima immobile e sorgo nell’ora di vivere con (1) le interiora dei cinocefali, (variante), le salutanti.

CAPITOLO VI

[Titolo:] (1) Formula per far sı che le Ushabtiu compiano i lavori nella Necropoli. A dirsi dall’Osiride N giustificato: (2) O queste Ushabtiu! Se Š chiamato l’Osiride N giustificato [a compiere ] qualsiasi lavoro [ che deve essere ] fatto nella Necropoli, ecco! Ogni opposizione sarà rimossa [ per lui ] ivi (3) da un uomo sotto di lui. [ Dite: ] Eccomi! [ quando ] vi chiamo. Fatte attenzione ad ogni momento per lavorare là, per arare i campi, per riempire con acqua i canali, per trasportare sabbia dall'(1) ovest all’est. [Dite: ] Eccomi! Osiride N giustificato!

CAPITOLO VII

[Titolo:] (1) Formula per passare sul dorso di Apep che Š il Male. (2) A dirsi dall’Osiride N giustificato: O Uno di cera che incateni ed afferri con violenza e vivi di coloro che sono indeboliti! Che io non sia immobile per te, che non penetri (3) il tuo veleno nelle mie membra! E come tu non vuoi essere paralizzato, cosı non sia io paralizzato. Non far penetrare i tuoi dolori in queste mie membra. Io (4) sono l’Uno che presiede l’Abisso primordiale e i miei poteri sono i poteri di tutti gli dei. Io sono l’Essere dai nomi misteriosi che prepara le sedi per i Milioni di anni. Io provengo da Atum. Io ho conoscenza (bis)!

CAPITOLO VIII

[Titolo:] (1) Formula per passare attraverso l’Amenti di giorno. A dirsi da [ sic ] Si chiude l’Ora. Io sigillo la testa di Thoth che rende potente l’Occhio di Horo ed io ho riempito l’Occhio di Horo (2) che splende come un ornamento sulla fronte di Ra , padre degli dei. Io sono questo Osiride Signore dell’Amenti! Osiride che conosce la sua formula. Non esister• io in me? Non esister• (1) in [ sic ] Io sono Set tra gli dei, io non avr• fine. Stai o Horo! Egli Š annoverato tra gli dei.

CAPITOLO IX

[Titolo:] (1) Formula per attraversare l’Amenti di giorno e per passare attraverso la tomba. (2) A dirsi dall’Osiride N giustificato: O anima grande per possanza. Ecco, Osiride N giustificato Š giunto. Egli Š stato visto penetrare nella Duat per vedere suo padre Osiride e (3) per disperdere le tenebre di suo padre Osiride. Egli Š il suo amato. Egli Š venuto per vedere suo padre Osiride. Egli ha perforato il cuore di Set. Egli ha compiuto le cose per suo padre Osiride e ha schiuso ogni via (1) in cielo e in terra al padre. E` un figlio amato da suo padre ed Š giunto come un Sahu; glorioso e ben fornito. O voi tutti, dei e dee! Egli ha fatto la strada.

CAPITOLO X

[Titolo:] A dirsi dall’Osiride giustificato: Io esco giustificato contro i miei avversari. Ho spaccato il cielo, ho aperto la terra, ho viaggiato sulla terra a piedi (3) I glorificati e l’Antico vivono poich‚ io sono fornito di innumerevoli sue [ sic ] formule magiche. Io mangio con la mia bocca e mastico con la mia mascella, poiché‚ io sono realmente il Dio della Duat ed Š (1) dato a me ci• che resta in mezzo allo sconvolgimento.

CAPITOLO XI

[Titolo:] (1) Formula per uscire contro gli avversari nella Necropoli. A dirsi dall’Osiride N giustificato: O Mangiatore del suo braccio, lontano (2) dal suo cammino! Io son Ra che proviene dall’orizzonte contro il suo avversario, che non sfuggirà n‚ sarà salvato da me. Ho steso il mio braccio come il Signore della Corona. Non [ sic ] sollevo al di sopra. (3) (variante) Sollevo le gambe come [ sic] Io sono la dea del Diadema. Che non sia dato me io sia respinto o travolto dal mio avversario: egli mi Š stato consegnato, che non sia strappato a me! Io me tengo eretto (4) come Horo e siedo come Ptah, son forte come Thoth e potente come Atum. Io cammino con le mie gambe, parlo con la mia bocca, cercando colui che Š stato dato (1) a me. Egli non sarà strappato a me!

CAPITOLO XII

[Titolo:] (1) Formula per entrare e per uscire dell’Osiride N giustificato. A dirsi: Sia lode a te o Ra , che possiedi i segreti della Duat su questa dimora (2) di Geb, su questa Bilancia in cui Ra solleva Maat ogni giorno. Eccomi! Ho spaccato la terra, fa che io possa venire e giungere alla vecchiaia.

CAPITOLO XIII

[Titolo:] (1) Formula per entrare dopo essere suscito dall’Osiride N giustificato. A dirsi: Io entro come un sacro Falcone ed esco come Un Bennu all’alba. Io ho fatto la strada per adorare Ra (2) nella buona Amenti e schiudere la capigliatura di Osiride. Possa io condurre i cani di Horo. Io ho fatto la strada per adorare Osiride.

RUBRICA

A dirsi sopra un oriecchino di fiori Ankhamu da porsi sull’orecchio destro (3) del defunto, insieme ad un altro orecchino [ avvolto ] in Lino fine sul quale Š stato messo il nome dell’Osiride N giustificato, il giorno del funerale.

CAPITOLO XIV

[Titolo:] (1) Formula per rimuovere il dispiacere dal cuore dell’Osiride N giustificato, etc. A dirsi: Salute a te, che fai sı che il Momento avanzi e che presiedi a tutti i misteri, che proteggi il pronunciare (2) delle formule per l’Osiride N giustificato. Qui c’Š un Dio scontento contro di lui. Che il male venga rimosso e fatto cadere sulle braccia del Signore della Verità. Vengano rimosse le trasgressioni che sono in lui (auto) e il male e la tenebra. O Signore di Giustizia: rimuovendo ci• che lo divide da te, questo Dio Š in pace. O Signore fa che ti porti le offerte delle quali tu vivi e fai vivere l’Osiride (4) N giustificato, con ci• in pace. Il dispiacere che Š nel tuo cuore contro di lui venga rimosso.

CAPITOLO XV

[Titolo:] Adorazione di Ra- Harakti quando sorge all’orizzonte orientale del cielo. Adorazione di Ra quando tramonta [ dietro] alla Montagna della Vita. Adorazione a Atum [ quando giunge ] in pace alla Montagna della Vita. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: o Ra , Signore della radianza, splendi sulla testa dell’Osiride N giustificato! Egli ti adora all’alba e rende pago (2) te al crepuscolo. Fa sı che l’anima sua venga con te nel cielo, possa egli navigare nella barca Mandjet, compiere il viaggio sulla barca Mesektet e giunga sino alle Stelle tramontanti nel cielo (3) l’Osiride N giustificato. Egli dice mentre adora il Signore dell’Eternità: Salute a te, Horo dei due Orizzonti, Khepra che si Š auto- generato! Bello Š il tuo sorgere all’orizzonte, illuminando (4) le Due Terre dei tuoi raggi! Tutti gli dei giubilano allorchŠ vedono il re del cielo, con l’ureo Unnut posato sulla tua testa: il diadema del sud il diadema del nord posti sulla tua fronte fanno la loro residenza (5) davanti a te, ti acclamano e sono efficienti sulla prua della barca per distruggere per te tutti i tuoi avversari. Gli abitanti della Duat escono per incontrare la tua Maestà e per vedere il sembiante (6) tuo bello. Sono venuto anche io da te per essere con te e vedere il tuo Disco ogni giorno: fa che io non sia trattenuto, fa che io non sia respinto. Che si rinnovino le mie membra (7) nella contemplazione delle tue glorie come ogni tuo favorito, poich‚ io sono uno di quelli che ti hanno onorato sulla terra. Lasciami raggiungere la Terra dell’Eternità e della Perpetuità, poich‚ tu hai ordinato ci• a Ra e ad ogni Dio. (8) L’Osiride N giustificato dice: Omaggio a te che sorgi all’orizzonte di giorno e traversi il cielo in pace giustificato. Tutti i volti gioiscono nel vederti mentre procedi (9) [ e ] dopo esserti nascosto da loro tu ti presenti all’alba di ogni giorno. Fiorente Š la marcia sotto la tua Maestà. I raggi sono sul volto degli uomini, non possono essere conosciute le dorate glorie n‚ essere descritti (10) i tuoi splendori. La terra degli dei: i colori di Punt si vedono, sı che essi [ gli uomini ] possano valutare ci• che Š nascosto al loro volto. Unico sei fatto allorchŠ le tue forme sorgono sul Nu. (11). Lasciami avanzare come tu avanzi senza sosta, cos ı come la tua Maestà, o Ra, che nessuno pu• superare! Potente Š la tua marcia: milioni di leghe e centinaia di migliaia [ di leghe ] sono traversate da te in un momento e ti riposi. (12) Tu completi le ore della notte, i giorni e le notti cosı come tu le hai misurate, tu le completi secondo le tue leggi. Tu illumini la terra con le tue braccia nell’aspetto di Ra allorchŠ sorgi all’orizzonte. (13) L’Osiride N giustificato dice, mentre ti adora al mattino nel tuo splendore. Egli ti dice, mentre sorgi all’alba, esaltando le tue forme: (14) Tu appari (variante) grande in queste tue bellezze, modellando e formando le tue membra, nascendo senza essere concepito all’orizzonte, splendendo dal cielo. Fa che io possa raggiungere il cielo dell’Eternità (15) nella dimora dei tuoi favoriti e che io sia unito ai spiriti augusti ed eccellenti della Necropoli, possa io uscire con essi per vedere le tue glorie al tuo sorgere (16) e alla sera quando ti unisci a tua Madre Nut. AllorchŠ volgi il tuo volto verso l’Occidente le mie mani sono in adorazione mentre cali nella Montagna della Vita, poich‚ in verità (17) sei tu che hai creato l’Eternità e sei adorato in pace nel Nu. Colui che pone te nel suo cuore incessantemente tu lo divinizzi pi— che ogni Dio. (18) L’Osiride N etc., dice: Adorazione per te che sei sorto da Nu [Nun], che illumini le Due Terre il giorno che sei nato. Tua madre ti ha dato nascita sulle sue mani affinchŠ tu illumini [ la terra ] e il tuo rinnovarsi (19) [ la ] illumini. O grande sorto da Nu che mantieni l’esistenza degli uomini mediante il tuo Fiume e poni in festa ogni distretto, ogni città ed ogni tempio e favorisci con le tue bellezze il sorgere delle offerte, delle vivande (20) e delle provvigioni! O Potentissimo Signore dei signori, che difende ogni sua residenza contro il male, grande di gloria nella Barca della Sera, illustre nella Barca del Mattino, glorifica l’Osiride (21) N etc., nella Necropoli, fa che egli sia nell’Amenti, eliminando il male e [ sii ] protettore dietro di lui [ contro ] le sue colpe ponendole tra gli Imachu e i venerabili. (22 ) Fa che egli si unisca alle Anime della Necropoli e navigli pei Campi di laru, dopo aver viaggiato giosamente. (23) L’Osiride N etc., dice: Io esco verso il cielo, viaggio attraverso il firmamento ed entro in contatto con le Stelle. Acclamazioni vengono fatte a me dalla Barca. Io vengo (24) acclamato nella Barca Mandjet e contemplo Ra nel suo naos [ tabernacolo ] rendendo pago il suo Disco ogni giorno. Io vedo il pesce Ant allorchŠ si forma sul (25) fiume ed esce nel colore di smeraldo; vedo il pesce Abdu nelle sue rotazioni. Che il malvagio venga prostrato allorchŠ medita la mia distruzione, mediante colpi sulla [ sua ] spina dorsale. Io ti apro [ la via] (26) o Ra con una favorevole brezza; la Barca si muove veloce e raggiunge il porto. L’equipaggio di Ra giubila nel vederlo e la dama della Vita ha il cuore deliziato per la sconfitta degli (27) avversari del Signore. Io vedo Horo all’asse del timone, Thoth e Maat ai suoi lati. Tutti gli dei esultano nel vederlo arrivare in pace per rendere gloriosi i cuori dei spiriti. (28) L’Osiride N etc., Š con loro nell’Amenti col cuore in gioia. A dirsi dall’Osiride N etc.: (29) Omaggio a te che sei venuto come Atum e che sei stato il creatore della Compagnia degli dei! (30) Omaggio a te che sovrasti gli dei e che illumini la Duat con le sue [ sic ] bellezze! (32) Omaggio a te che arrivi in splendore e procedi in movimento nel suo [ sic ] disco! (33) Omaggio a te, pi— grande degli dei che sei coronato in cielo e sovrano nella Duat!

[ Registri inferiori: ] (29) Omaggio a te che apri la Duat e disponi di tutte le porte! (30) Omaggio a te supremo tra gli dei e pesatore delle parole nella Necropoli! (31) Omaggio a te che sei nel suo [ sic ] nido e smuovi con la sua [ sic ] gloria! (32) Omaggio a te grande e potente, i cui nemici giacciono proni sui ceppi delle loro mannaie! (33) Omaggio a te che sgozzi i Sebau ed annienti Apep!

[ I due gruppi di invocazioni dati dai registri verticali superiori ed inferiori recano entrambi una linea orizzontale:] Dona una dolce brezza del Nord all’Osiride N! (34) Horo apre, il grande e potente che divide la terra, il grande che riposa nella Montagna Occidentale e che illumina la Duat con le sue glorie e le Anime nei loro misteriosi recessi, splendendo nei sepolcri (35) loro. Lanciando il male contro il malvagio hai distrutto in pieno [ ogni ] nemico. (36) L’Osiride N etc., dice mentre adora Ra, Horo dei due Orizzonti che cala nella montagna nella Vita: Adorazione per te, o Ra , adorazione per te, o Atum, al tuo arrivo (37) nella tua bellezza, nella tua bellezza, nella tua apparenza, al tuo arrivo (37) nella tua sovranità. Tu navighi attraverso il cielo, tu viaggi sulla terra e raggiungi il culmine celeste nel tuo splendore; le Due Regioni si inchinano e ti adorano. Gioiscono gli dei (38) dell’Occidente per la tua gloria. Coloro le cui dimore sono misteriose ti adorano e i Capi ti fanno offerta, coloro che per te hanno creato il suolo della terra. Gli abitanti dell’orizzonte ti trainano e ti fanno viaggiare coloro che sono sulla barca (39 della Sera dicendoti: Adorazione al giungere della tua Maestà! Vieni! Vieni! avvicinati in pace, benvenuto Signore cielo, re dell’Akeret! Ti abbraccia tua madre Nut (40) che vede in te suo figlio, Signore del Terrore, l’Onnipotente, mentre va a riposarsi nella montagna della Vita la sera. Tuo padre Tanen ti porta ed egli stende le braccia (41) sue dietro di te essendo avvenuto il tuo rinnovellarsi in terra. Egli ti consegna gli Imakhu davanti all’Osiride N etc., in pace, che Š Ra egli stesso. A dirsi al tramonto di Ra in pace (42 nella Montagna della Vita, con le braccia piegate in basso. (43) L’Osiride N etc., dice, adorando Atum che cala nella Montagna della Vita illuminando la Duat: Omaggio a te che cali nella Montagna della Vita, (v4) padre degli dei, tu raggiungi tua madre in Manu e le sue braccia ti accolgono ogni giorno. La tua Maestà emana dal ritirarsi di Sokar, Si giubila e si ama quando tu schiudi le doppie porte (45) dell’Orizzonte e discendi nella Montagna Occidentale. I tuoi raggi rinvestono la terra per illuminare le Due Terre dell’Amenti e le anime che vi sono ti acclamano, colpite dalla tua vista, ogni giorno. Tu rendi paghi (46) gli dei in terra. Il tu seguace sono io, al tuo seguito, o Anima gloriosa che generi gli dei, munito delle sue forme, lo sconosciuto, il Primogenito, il grande (47) in misteri. Sia propizio il tuo bel volto per l’Osiride N etc., o Khepra, padre degli dei! Non vi Š pi— alcun male da temere in virt— di questo libro ed io sono stato reso stabile per suo mezzo. (48) Colui che lo legge e lo traccia su di s‚ sarà in pace. Si tendano a me le braccia cariche di pani e di birra poich‚ io mi sono unito a questo libro dopo la mia esistenza. (49) Esso Š stato inscritto per la grande pace del cuore.

CAPITOLO XVI

[ Non ha testo. La scena in basso raffigura il defunto e sua moglie seduti mentre un sacerdote funerario versa innanzi a loro sull’altare l’acqua di libazione, bruciando nel contempo l’incenso nell’incensiere che, in forma di “braccio di Horo”, tiene nella sinistra. La scena superiore mostra Shu che solleva il disco solare, mentre quattro coppie di cinocefali sono in adorazione. Di sopra il sole lascia cadere i suoi raggi in basso, tra due divinità simbolizzanti l’Oriente e l’Occidente. Infine sul registro superiore Š rappresentata la barca solare in cui il defunto ha preso posto in atto di adorazione innanzi alle divinità che vi si trovano. Lo stesso avviene nella Redazione Tebano. Cfr. Budge o. c. ]

CAPITOLO XVII

[ Il titolo Š nella linea orizzontale superiore, sopra la scena illustrata: ] Formule della resurrezione degli Akhu dell’uscita della Necropoli, di essere tra i seguaci di Osiride, per nutrirsi dei pani di Unnofre giustificato, per uscire al giorno, per compiere tutte le trasformazioni che egli desidera, per essere nella Tenda divina. Che l’anima vivente dell’Osiride [spazio bianco ] giustificato, figlio di [ spazio bianco ] giustificato sia tra gli Imakhu innanzi alla grande Compagnia degli dei nell’Amenti dopo la sua sepoltura. Reso glorificato per aver compiuto dette [ formule ] sulla terra, le [ sue ] parole si compiono tra gli uomini. (1) A dirsi dall’Osiride [ manca il nome ], giustificato: Io sono colui che chiude e colui che apre ed io non sono che Uno nel Nu. Io sono Ra alla sua prima apparizione, governando ci• che ha fatto. Chi Š questo? [ Cfr. nota 1 ] (2). E` Ra alla sua prima apparizione, che governa ci• che ha fatto. E` il cominciare di Ra quando sorge in Het- nen nesut come l’Essere che si Š dato la forma, quando Shu ha sollevato il cielo tenendosi sulla (3) altura di Khmenu [ lett.: la Città degli Otto]. Egli ha distrutto i “Figli della Rivolta” sull’altura di Khmenu. Io sono il Dio grande che ha dato generazione a se stesso e all’acqua e al Nu padre (4) degli dei. Chi Š questo? E` Ra creatore delle proprie membra che divengono gli dei al seguito di Ra. Io sono colui il quale non Š respinto tra gli dei. Chi Š questo? E` Arum (5) nel suo Disco. (Variante) E` Ra nel suo disco che sorge all’orizzonte orientale del cielo. Io sono Ieri e conosco il Domani. Chi Š questo? Lo Ieri (6) Š

Osiride e il Domani Š Ra questo giorno in cui distrugge gli avversari del Signore dell’infinito e quando consacra suo figlio Horo (variante) il giorno in cui (7) stabiliamo la protezione del sarcofago di Osiride da suo padre Ra che ha combattuto gli dei secondo quanto ordinato da Osiride, signore della Montagna Occidentale. Chi Š questo? E` l’Amenti, (8) la creazione delle Anime degli dei quando Š ordinato da Osiride signore della Montagna Occidentale (variante. E` l’Amenti che Š stata data da Ra. Ogni Dio che vi arriva combatte in essa. Io (9) conosco questo grande Dio che vi risiede. Chi Š questo? E` Osiride (variante) l’Adorazione di Ra Š il suo nome, l’Anima di Ra Š il suo nome. E` il suo “phallus” col quale si Š unito a se stesso. Io (10) sono questo grande Bennu che Š in On [ Heliopolis ]. Io presiedo all’inventario di ci• che Š e di ci• che sarà. Chi Š questo? Il Bennu Š Osiride in Heliopolis. L’inventario (11) di ci• che Š di ci• che sarà Š il suo corpo (variante) Š l’Eternità e la perpetuità. L’Eternità Š il giorno, la Perpetuità Š la notte. Io sono Amsu nella sua manifestazione (quando) gli Š stata posta (12) la duplice piuma sulla testa. Chi Š questo? Amsu Š Horo, vendicatore di suo padre Osiride. Le sue manifestazioni sono le sue nascite. La sua duplice piuma sulla testa Š l’andare di Iside con (13) Neftis: esse si pongono dietro di lui essendo come due gemelle. E` ci• che Š posto sulla sua testa (variante) esse sono le due Dee. Serpenti, grandi sulla fronte di tuo padre Atum. (14) (variante) Sono i suoi due occhi, le sue due piume sulla testa. Io sono sulla terra ed io arrivo alla città. Chi Š questo? E` l’orizzonte di tuo padre Atum che cancella i peccati e distrugge (1 i) le colpe. Chi Š questo? E` l’eliminazione dei difetti dell’Osiride N etc., tutte le deficienze sono rimosse, tutto ci• che Š male Š estirpato. Chi Š questo (6) Si purifica l’Osiride N giustificato, il giorno della sua nascita nel grande nido che Š in Het- nen nesut, il giorno delle offerte dei viventi al grande Dio (17) vi risiede. Chi Š questo? “Traversatore dei milioni di Anni” Š il nome di uno, “Gran Verde” Š il nome dell’altro: Š un lago di natron insieme ad un lago di nitro. (variante) “Generatore dei Milioni di Anni” Š il nome di uno, (18) “Gran Verde” Š il nome dell’altro. Per quanto concerne il grande Dio che vi si trova, Š Ra lui stesso. Io cammino sulla strada che conosco e la mia testa Š sul Lago Maati. Chi Š questo? (19) il Ro – stau, Š la porta a sud di Arutef e l’ingresso a nord della tomba di Osiride. Il lago Maati Š a Abydos. (variante) E` la strada per la quale cammina (20) il padre Atum quando traversa i campi Iaru. Per raggiungere l’orizzonte io passo per la porta di Djesert. Cosa Š questo? I Campi Iaru (21) che producono gli alimenti per gli dei che si trovano dietro il sarcofago. La porta di DjeSert Š quella dei pilastri di Shu. La porta del nord Š la porta (22) della Duat (variante) Sono i due battenti attraverso cui passa il padre Atum per recarsi all’orizzonte orientale del cielo. O voi dei che siete presenti tendetemi le vostre braccia (23) poich‚ io divengo uno di voi. Cosa Š questo? Sono [ le gocce di ] sangue sgorgate dal “phallus” di Ra dopo che si mutil• da se stesso. Esse sono diventate (34) gli dei che si trovano in presenza di Ra, [ cioŠ ] Hu e Sau che sono al seguito del loro padre Atum ogni giorno. Completa l’Osiride N (25) giustificato l’Occhio sacro dopo che aveva oscurato il suo sguardo in quel giorno della lotta dei due Combattenti. Cosa Š questo? E` il giorno del combattimento tra Horo e Set [ quando ] questo lancia (26) le sue sporcizie a Horo mentre Horo stacca i testicoli di Set. Ed Š Thoth che ha messo in ordine [ lett. fatto ] tutto ci• con le sue proprie dita. Solleva l’Osiride N giustificato (27) la sua capigliatura sull’Occhio sacro all’epoca dei disordini. Cosa Š questo? E` l’occhio destro di Ra all’epoca dei disordini quando gli diede libero corso. Ed Š Thoth (28) che, sollevando la sua capigliatura, apporta vita, salute e forza senza interruzione per il suo possessore (variante) Se il suo occhio Š malato e se l’altro occhio piango, allora Thoth (29) lo lava. Vede, l’Osiride N giustificato, Ra nato dall’Ieri al di sotto della Coscia della vacca mehur, che Š l’Occhio dell’Osiride N giustificato (30) e reciprocamente. Cosa Š questo? E` l’Abisso delle Acque celesti (variante) l’immagine dell’occhio di Ra al mattino della sua nascita quotidiana. Ora Mehurt Š l’Occhio (31) di Ra [perci•] io sono uno di questi dei al seguito di Horo. Detto in riferimento [lett.: sopra] a colui il cui signore ama. Cosa Š questo? [Sono] Maesti, Hapi, Duamutef (32) Kebsennuf. Omaggio a voi, Signori di verità e giustizia, divine potenze che siete dietro a Osiride, che portate la distruzione alle menzogne, voi che siete al seguito di Hotepes- kuis (33) fate che io possa giungere a voi! Eliminate il male che Š in me, come avete fatto per i Sette Luminari che vengono al seguito del loro signore, colui che computa (34) e i cui posti sono stati fatti da Anubis il giorno di “Vieni a noi!”. Cosa Š questo? Gli dei signori di Verità e Giustizia sono Thoth Asdes signora [sic] (35) dell’Amenti e i divini Capi dietro a Osiride sono Mesti, Hapi, Duamutef e Kebsennuf e sono coloro che si trovano dietro la costellazione della Coscia del Nord. E coloro (36) che recano ferite alle cattiverie e sono al seguito di Hotepes- kuis sono i coccodrilli che si trovano nell’acqua. E per quanto concerne Hotep- kuis Š quest’occhio di Ra (variante) Š la Fiamma (37) che si trova al seguito di Osiride per bruciare le anime dei suoi avversari. E riguardo al male che Š in lui, Š tutto ci• che ha fatto contro i Signori dell’Eternità da quando Š uscito (38) dal ventre di sua madre. Riguardo ai sette Luminari essi sono Mesti, Hapi, Duamutef, Kebsennuf, Maatef, Kherbekef, Hor- khent- ammati, e li ha posti (39) Anubis come protettori del sarcofago di Osiride (variante) dietro il luogo di purificazione di Osiride (variante). Riguardo ai sette Luminari sono: Hedj-Hedj, Ked-Ked, (40) il “Toro che riceve il fuoco e che vive in mezzo alla sua fiamma”, “Colui che arriva alla sua ora, il Dio dagli Occhi Rossi che risiede nella dimora di velo” (41) “Colui che ha il volto di fuoco che si rivolta all’indietro”, “Colui che vede nella notte e che porta il giorno”, sono i Giudici di Anrudjef la cui grandezza Š quella del padre Ra. Riguardo al giorno (42) del “Vieni a noi!” [Š quello in cui] Osiride ha detto a Ra: Vieni! Io lo vedo incontrare Ra nell’Amenti. Io sono l’anima in mezzo ai suoi gemelli. Cosa Š questo? Osiride entra (43) in Djedu e ha ivi trovato l’anima di Ra: le due anime si abbracciano reciprocamente divenendo le anime gemelle. E` Horo vendicatore di suo padre insieme a Horo [sic] (44) <che si unisce > al Dio cieco (variante). Riguardo all’anima in mezzo ai suoi gemelli Š l’anima di Ra insieme all’anima di Osiride, l’anima di Shu con l’anima di Tefnut: sono le anime che si trovano in (45) Djedu. Io sono questo gran gatto che si trovava al lago dell’albero Persea in Heliopolis quella notte della battaglia in cui fu compiuta la sconfitta dei sebau (46) e quel giorno dello sterminio degli avversari del Signore dell’Universo. Cosa Š questo? Riguardo al gran gatto che Š al (47) lago dell’albero Persea in Heliopolis, Š Ra stesso ed Š stato chiamato gatto [“Maau” ] dal detto di Shu: egli Š simile [“Maa”] a ci• che ha fatto e gli Š venuto cosı il suo nome di (48) gatto (variante). E` Shu che ha fatto nella dimora dei libri di Geb e di Osiride. Riguardo a colui che Š al bacino della Persea in Heliopolis, Š colui che ha [ debellato ] i “Figli della Rivolta” (49) e ci• che hanno fatto. E riguardo alla notte della battaglia Š quando arrivarono all’oriente del cielo e vi fu battaglia in cielo e sulla terra (50) sino ai suoi estremi confini. O Ra nel suo uovo, che splende nel suo Disco e che sorge al suo orizzonte, dorato del suo metallo, che ha orrore del disordine e che naviga sui pilastri di (51) Shu, che non Š secondo tra gli dei, la cui bocca emette venti di fuoco, che illumina le Due Terre con le sue glorie, salva l’Osiride N giustificato, da questo Dio le cui forme sono misteriose (52) e le cui sopracciglia sono le braccia della bilancia nella notte del “Rendiconto della Distruttrice”. Cosa Š questo? Colui che porta il suo braccio. Riguardo alla notte (53) del “rendiconto della Distruttrice” Š la notte del bruciare i dannati, Š l’incatenamento dei malvagi nel luogo loro supplizio e alla distruzione delle anime. (54) Cosa Š questo? E` l’Oppressore, il Boia di Osiride (variante) il duplice serpente che con una testa porta la Verità (variante) Š il Sacro Falco che ha pi—teste (55) delle quali una porta la Verità e l’altra il Male: egli rende il male a colui che l’ha fatto e il bene a colui che segue il <bene>, (variante) E` Horo di Sekhem (variante) E` Thoth, Š Nefer- Tum (56) figlio di Bastet, sono i divini Giudici che resistono agli avversari del Signore dell’Universo. Salvate l’Osiride N etc., da questi Guardiani (57) dei passaggi, dalle mannaie taglienti per il supplizio e la tortura. Non si sfugge alla loro sorveglianza. Essi sono al seguito di Osiride. Che essi non si impadroniscono di me, (58) che io non precipiti nelle loro fornaci, poiché‚ io lo conosco, io conosco il nome di questo Oppressore che Š in mezzo a loro nella Dimora di Osiride, irradiando dalla sua mano senza poter essere visto (59) ma esso agisce [ lett., sanato di bocca ] sulla terra davanti a Ra ed approda felicemente innanzi a Osiride. Che non (60) mi siano negate le loro offerte [ quelle ] di coloro che presiedono sui propri altari, poich‚ io sono un seguace del Signore dell’Universo secondo gli scritti di Chepra. Vola l’Osiride (61) N giustifcato, come un Falco Divino, egli starnazza come l’Oca Semenu. Egli evita la distruzione eternamente come Nehebkau. Cosa Š questo? E` Anubis(62), Š Horo di fronte all’Essere Divino senza Pupille (variante) E` Horo di Shenit (variante) Sono i divini Giudici che respingono gli avversari del Signore dell’Universo (variante) E` il grande in Offerte di (63) Shenit. Che non infieriscano [ contro di me ] che io non vado alle loro mannnaie. Cosa Š questo? Sono Coloro che presiedono sui propri altari, Š l’immagine (64) di Rad unitamente all’immagine dell’Occhio di Horo. O Signore della grande Dimora, Capo degli dei, salva l’Osiride N etc., da questo Dio il cui volto Š simile a quello (65) di un levriero, che ha le sopracciglia come quelle degli umani e che vive di coloro che sono abbattuti. Egli ha un rifugio nel Lago di Fuoco e divora i cadaveri sviscerandoli e vomita (66) cose immonde [ pur ] restando invisibile. Cosa Š questo? Divoratore dei milioni [di anni] Š il suo nome. Egli vive nel lago di Punt. Riguardo al Lago di fuoco che Š nell’Anrutef, verso Shenit (67) chiunque vi arriva impuro cadrà e sarà annichilito (variante) Mades Š il suo nome, Š il Guardiano della Porta dell’Amenti (variante) Baba Š il suo nome: Š lui che sorveglia (68) questo rifugio dell’Amenti (variante) Heri sepef Š il suo nome. O Signore del Terrore sulle Due Terre, Rosso Signore che comandi ai luoghi di supplizio, che vivi delle interiora! Cosa Š questo? (69) E` il cuore di Osiride Š lui che si trova in ogni supplizio. Gli Š stata data con gioia la Grande Corona in Het- nen- nesut. Cosa Š questo? Riguardo a colui cui Š stata data (70) la Grande Corona con gioia in Het- nen- nesut Š Osiride: gli Š stato ordinato di regnare sugli dei il giorno della costituzione delle Due terre alla presenza del Signore dell’Universo. Cosa Š (71) questo? Colui al quale Š stato ordinato di regnare sugli dei Š Horo, figlio di Osiride, che Š stato fatto regnare al posto di suo padre Osiride. Riguardo al giorno della costituzione del mondo [ci• ] Š la riunione delle Due Terre, (72) Š il Sarcofago di Osiride, l’anima eccellente in Het- nen- nesut donatrice di offerte ed eliminante il male mentre percorre la sua strada eterna. Cosa Š questo? E` Altra lui stesso. (73) Salva l’Osiride N etc., da questo Dio che afferra le anime, che ingoia i cuori e vive di cadaveri! Riguardo alla notte nella quale Š Sokari (74) egli crea il terrore nel debole. Cosa Š questo? E` Set (variante) E` lo sgozzatore, Š Hero figlio di geb. O Khepra in mezzo (75) alla tua barca il cui stesso corpo Š la Compagnia degli dei (variante) Š l’Eternità, salva l’Osiride N etc., da questi Guardiani inquisitivi (76) ai quali il Signore delle Formule di glorificazione ha volentieri confidato la sorveglianza degli i suoi avversari e che infliggono la tortura senza che si sfugga alla loro sorveglianza. Possa io non cadere sotto i coltelli (77) loro, possa io non penetrare nei loro luoghi di tortura, che io non mi arresti nelle loro stanze di supplizio, che io non giunga nei loro luoghi di esecuzione, che io non cada nelle caldaie (68) loro, che non vengano fatte a me le cose che sono in abbominazione degli dei, poich‚ io sono un Principe nella Grande Sala, l’Osiride N etc., (89) che ha traversato il luogo di purificazione in mezzo alla Mesket e a cui sono dati i cibi Mesit e Tehenit nel Tanenit. Cosa Š questo? Riguardo a Khepra nella sua barca Š Ra, Horo dei due Orizzonti, in persona. (80) Riguardo ai guardiani Inquisitori sono le due figlie Iside e Neftis; riguardo a ci• che Š detestato dagli dei, Š colui a cui si conta il male. Riguardo (81 mente a chi passa nel luogo di purificazione in mezzo alla Mesket Š Anubis che Š dietro alla cassetta contenente le interiora di Osiride. Riguardo a colui al quale sono stati dati i cibi Mesit e Tehenit nel Tanenit (82) Š Osiride. (variante) Riguardo ai cibi Mesit e Tehenit nel tanenen [sono ] il cielo e la terra (variante) E` il rinforzare [ da parte di] Shu le Due Terre in Het- nen- nesut (83) Riguardo a Tehen Š l’Occhio di Horo, riguardo a Tanenen Š il luogo della riunione di Osiride. Atum ha costruito la tua casa e il Duplice Leone ha fondato il tuo castello. Puntah gira intorno (684) a te (bis). Horo ti offre purificazioni, Set ti rinnova e reciprocamente. E` giunto l’Osiride N etc., su questa terra e ne ha preso possesso con le sue gambe poich‚ egli Š Atum, (85) egli Š nella sua città. Ritirati o leone dalla bocca scintillante e dalla testa in movimento, ritirati dietro all’Osiride N giustificato, (variante) ritirati dall’Osiride che sorveglia senza essere visto (86) dai guardiani! L’Osiride N, egli stesso Š Iside: tu lo hai trovato mentre rialzava la sua capigliatura su di lui. Egli si Š allontanato dall’ingresso della sua strada (variante) dalla sua divisione. (87) Egli Š stato concepito da Iside e generato da Neftis: Iside ha rimosso le sue colpe a Neftis ha eliminato le sue ribellioni. Il terrore lo segue e il potere (88) Š nelle mie [sic] braccia. Milioni di braccia mi toccano: i vivi sono venuti a me ed io sconfiggo gli alleati dei tuoi avversari ed afferro (89) coloro che tengono nascoste le proprie braccia. Mi sono date le Due Sorelle per il piacere. Io ho creato coloro che si trovano in Kher- Aha e coloro che si trovano in Heliopolis. Ogni Dio Š preso da un grande terrore (90) per la mia grandezza e potenza. Io vendico ogni Dio contro colui che lo oltraggia e scaglio le mie frecce al suo apparire. Io vivo a mio piacimento. Io sono Uadjt (91) Dama del Fuoco e male incorra a coloro che insorgono contro di me! Cosa Š questo? Misterioso di forme come Š stato dato da Ammon Š il mio nome, il Testimonio di Ci• che Š portato sulla (92) mia Š il nome mio [sic] del naos (variante) Š il nome del santuario. Il Leone dalla bocca scintillante dalla testa che corre Š il “phallus” di Osiride (variante) Š il phallus di Ra . Riguardo a chi rialza i capelli sopra di s‚ (93) e che si distacca dall’inizio della strada, Š Osiride quando si occulta: essa ha lasciato cadere su di s‚ i suoi capelli. Uadjt nella sua fiamma Š l’Occhio di Ra. E coloro che si ergono (94) contro di me, che mal gliene incolga! Essi sono gli alleati di Set che si avvicinano: la lotta Š la fiamma divorante. Gli Š stato accordato (95) per giudizio di coloro che si trovano in Djedu, di distruggere l’anima dei suoi nemici.

CAPITOLO XVIII

[Non ha titolo] (1) O Thoth che giustifichi Osiride contro i suoi avversari, rendi giustificato l’Osiride N etc., contro i suoi avversari, cosı come tu rendi giustificato Osiride contro i suoi avversari (2) in presenza dei divini grandi Giudici che sono intorno a [lett.: “in” ] Ra e in presenza dei divini grandi Giudici che sono intorno a Osiride e alla presenza dei divini grandi Giudici che sono in Heliopolis [in] quella notte (3) delle “Provvigioni per l’Altare”, in quel giorno della Battaglia e della sconfitta dei sebau, in quel giorno della distruzione degli avversari del Signore dell’Universo. I divini Giudici (4) grandi in Heliopolis sono Atum Shu e Tefnut. E i Sebau che sono stati sconfitti e distrutti sono gli alleati di Set quando rinnovarono l’assalto. (5) o Thoth che rendi giustificato Osiride contro i suoi avversari, rendi giustificato l’Osiride N etc., contro i suoi avversari, cosı come hai (6) reso giustificato Osiride contro i suoi avversari alla presenza dei grandi Divini Giudici che si trovano in Abydos in quella notte della festa Heker (7) del contare i morti e del giudicare gli Spiriti, là ove viene fatto l’appello dei morti. Riguardo ai divini Giudici (8) grandi in Abydos essi sono Osiride, Iside, Neftis e l’apritore dei Cammini. (9) O Thoth che rendi giustificato Osiride contro i suoi avversari rendi giustificato l’Osiride N etc., contro i suoi avversari cosı come hai reso giustificato Osiride contro i suoi avversari alla presenza dei divini grandi Giudici che sono in Djedu in quella notte della erezione del Djedu in Djedu. (11) Riguardo al i grandi Divini Giudici che sono in Djedu, essi sono Osiride, Neftise Horo, vendicatore di suo padre Osiride. L’erezione del Djed in Djedu (12) Š il piegarsi del braccio di Horo di Khem. Essi sono dietro a Osiride avviluppandolo come le bende. (13) O Thoth che rendi giustificato Osiride contro i suoi avversari alla presenza dei divini grandi Giudici che sono nelle strade dei morti quella notte in cui vien fatto il giudizio di coloro che non sono (15) pi—. Riguardo ai Divini grandi Giudici che sono nelle strade dei morti, essi sono Thoth, Osiride, Anubis e Asdes. E riguardo al giudizio di coloro che non sono pi— (16) Š la paralisi delle forze dei “Figli della Rivolta”. (17) O Thoth che rendi giustificato l’Osiride N etc., contro i suoi avversari cosı come tu hai reso giustificato Osiride contro i suoi avversari (18) alla presenza dei divini grandi Giudici che sono in Khem quella notte delle “provvigioni per l’Altare” in Khem. Riguardo ai grandi Divini Giudici che sono in Khem essi sono Horo che Š in Khem (19) e Thoth che fa parte dei divini Giudici di Anrudjef. E per la notte delle “provvigioni per l’Altare” essa Š l’alba sul sarcofago di Osiride, signore dell’Amenti. (20) O Thoth, che rendi giustificato Osiride contro i suoi avversari, rendi giustificato l’Osiride N etc., cosı come tu rendi giustificato Osiride contro i suoi avversari, (21) alla presenza dei divini grandi Giudici che si trovano nella grande festa del “Lavorare la Terra” in Djedu In quella notte della festa del “Lavorare la terra” con il sangue che rende giustificato Osiride contro i suoi avversari. Riguardo (22) ai grandi Divini Giudici che sono nella grande festa del “Lavorare la Terra” in Djedu, essi sono Thoth, Osiride, Anubis e l’Apritore dei cammini. Ed allorchŠ arrivano gli alleati di Set, essi fanno (23) le loro trasformazioni in animali e poi li uccidono alla presenza di questi dei sino a che sgorga il loro sangue. Ci• Š fatto come giudizio di coloro che sono in Djedu. (24) O Thoth che rendi giustificato Osiride contro i suoi avversari rendi

giustificato l’Osiride N etc., contro i suoi avversari, cosı come tu (25) rendi giustificato Osiride contro i suoi avversari, davanti ai divini grandi Giudici che sono in Pi— e in Depu in quella notte della erezione delle aste di Horo e dell’insediamento (26) di Horo quale erede delle proprietà di suo padre. Riguardo ai grandi Divini Giudici che sono in Pi— e in Depu, essi sono Horo, Iside, Mesti e Hapi. L’erezione (27) delle aste di Horo Š la frase di Set ai suoi seguaci: “Si innalzino qui i pilastri”! (28) O Thoth che rendi giustificato Osiride contro i suoi avversari, rendi giustificato l’Osiride N etc., contro i suoi (29) avversari alla presenza dei divini grandi Giudici che sono in Anrudjef in quella notte del grande mistero delle forme. Riguardo ai grandi Divini Giudici che sono (30) in Anrudjef sono Ra, Osiride, Shu. Riguardo alla notte del grande mistero delle forme essa Š l’esistenza nel sarcofago (31) delle cosce, delle gambe e dei talloni di Osiride Unnofre, giustificato in eterno. (32) O Thoth che rendi giustificato Osiride contro i suoi avversari, rendi giustificato l’Osiride N etc., contro i suoi avversari, cosı come tu rendi giustificato l’Osiride N etc., contro i suoi avversari, cosı come tu rendi giustificato Osiride (33) contro i suoi avversari alla presenza dei divini grandi Giudici che sono nel luogo dei due Nidi in quella notte in cui Iside si distese vigilando per fare le lamentazioni sul suo fratello (34) Osiride. Riguardo ai divini Giudici che sono nel luogo dei due Nidi, essi sono Iside, Horo e Mesti. (35) O Thoth che rendi giustificato Osiride contro i suoi avversari, rendi giustificato l’Osiride N etc., contro i suoi avversari, cosı come rendi giustificato (36) Osiride contro i suoi avversari alla presenza dei grandi Divini Giudici che sono nel Ro – stau in quella notte in cui Anubis pone le sue mani sugli oggetti che sono dietro a Osiride, quando rende giustificato Horo (37) contro i suoi avversari. Riguardo ai grandi Divini Giudici che sono nel Rostau essi sono Osiride, Iside e Horo. Il cuore di Osiride gioisce nelle due cappelle e il suo cuore Š in pace al suo arrivo [ quando ] (38) Thoth rende giustificato Osiride contro i suoi avversari alla presenza dei grandi Divini Giudici di ogni Dio e di ogni dea, innanzi al Signore dell’Universo che respinge gli avversari dell’Osiride (39) N etc., che elimina ogni colpa che aveva conservato.

RUBRICA

Essendo stata pronunciata questa formula di purificazione si esce al giorno dopo la sepoltura e si compiono (40) tutte le trasformazioni che il suo [sic ] cuore desidera. Colui che reciterà questo capitolo sopra di s‚ sarà sano sulla terra e potrà avanzare nel fuoco senza che gli capiti alcunchŠ di male, in verità.

CAPITOLO XIX

[Titolo:] Formula della Corona di Giustificazione (1) A dirsi dall’Osiride N etc., Tuo padre Atum ha disposto questa bella corona di giustificazione sulla tua fronte, che gli dei amano, (2) affinch‚ tu viva in eterno. Osiride, residente nell’Amenti, ti rende giustificato contro i tuoi avversari. Tuo padre Geb ti ha trasmesso tutta la sua eredità. Che vi sia esaltazione per te, giustificato, Horo figlio di Iside e di Osiride sul trono (3) di tuo padre Ra, mediante la sconfitta dei tuoi avversari! Atum ti ha decretato le Due Terre (bis). Atum ha decretato ci• e la Compagnia degli dei dei ti ha confermato il bel talismano di giustificazione della parola di Horo, figlio di Iside e di Osiride, per l’eternità. (4) L’Osiride N Š giustificato per l’eternità! Osiride, residente nell’Amenti, ha unito i due santuari e tutti gli dei e tutte le dee che sono in cielo e in terra, per rendere giustificato Horo figlio di Iside e di Osiride contro i suoi avversari alla presenza (5) di Osiride, residente nell’Amenti, per rendere giustificato l’Osiride N contro i suoi avversari alla presenza di Osiride residente nell’Amenti, Unnofre, figlio di Nut, questo giorno in cui Š reso giustificato contro Set e i suoi alleati (6) alla presenza dei grandi Divini Giudici che sono in Helipolis la Notte della Battaglia e della sconfitta dei malvagi, innanzi ai grandi Divini Giudici di Abydos, la notte in cui Š reso giustificato Osiride contro i suoi avversari (7) ed Š reso giustificato l’Osiride N contro i suoi avversari alla presenza di Osiride residente nell’Amenti, Unnofre, figlio di Nut, questo giorno in cui Š reso giustificato contro Set e i suoi alleati (6) alla presenza dei grandi Divini Giudici che sono in Heliopolis la Notte della Battaglia e della sconfitta dei malvagi, innanzi ai grandi Divini Giudici di Abydos, la notte in cui Š reso giustificato Osiride contro i suoi avversari (7) ed Š reso giustificato l’Osiride N contro i suoi avversari alla presenza dei grandi Divini Giudici

che sono nell’orizzonte Occidentale la notte della festa Heker, innanzi ai grandi Divini Giudici che sono in Djedu, la notte (8) dell’erezione del Djed in Djedu alla presenza dei grandi Divini Giudici che sono nella strada dei morti, la notte del giudizio di coloro che non sono pi— innanzi ai grandi Divini Giudici di Khem (9) la notte delle “provvigioni per l’Altare” in Khem alla presenza dei grandi Divini Giudici di Pi— e di Depu, la notte in cui Horo Š stato costituito erede delle cose appartenenti a suo padre Osiride, davanti ai grandi Divini Giudici (10) che sono nella “Festa del Lavorare la Terra” in Djedu (variante) Abydos, la notte del Pesare le Parole (variante) del pesare i capelli alla presenza dei grandi Divini Giudici che sono in Anrudjef sulla sua sede, la notte in cui Horo si impadronisce della Meskenet degli dei (11) alla presenza dei divini grandi Giudici che sono nel Luogo dei due Nidi, la notte in cui Iside si distende vigilando per fare le lamentazioni su suo fratello Osiride, innanzi ai grandi Divini Giudici del Ro – stau, la notte in cui Osiride Š reso giustificato contro i suoi avversari (12) Horo ha ripetuto questa proclamazione quattro volte e tutti i suoi avversari cadono e sono rovesciati e sgozzati. [ Se ] ripete l’Osiride N giustificato questa proclamazione quattro volte, tutti i suoi nemici cadranno, (13) saranno rovesciati e sgozzati. Horo figlio di Iside e di Osiride le ha ripetute milioni di volte e tutti i suoi nemici sono caduti, rovesciati e sgozzati. La loro dimora Š trasferita ai ceppi di tortura dell’oriente. E` tagliata la testa (14) loro, mozzato il loro collo, tagliate le cosce ed essi sono stati dati al Grande Annichilatore che dimora nella Valle delle Tenebre, affinchŠ essi non sfuggano alla sorveglianza di Geb per sempre.

RUBRICA

Questa formula deve essere detta sopra una corona (15) consacrata che deve essere posta sulla testa dell’uomo. Tu devi mettere l’incenso sul fuoco per l’Osiride N etc., e gli sarà [cos ı] dato di essere giustificato contro i suoi nemici (16) morti o viventi e sarà tra i seguaci di Osiride e gli saranno dati cibi e bevande alla presenza di questo Dio. Tu la pronuncierai al mattino due volte: essa Š invero di grande protezione per infinite volte.

CAPITOLO XX

[Titolo (I linea orizz. sup.):] Altra formula per la Corona di Giustificazione. [Il linea orizzontale superiore] O Thoth, rendi giustificato l’Osiride N giustificato contro i suoi nemici [III linea orizz. sup.] come tu hai reso giustificato Osiride contro i suoi nemici. [I registro superiore] (1) Alla presenza dei divini grandi giudici che sono in On, la notte della Battaglia e della sconfitta degli avversari. (2) Davanti ai divini grandi Giudici che sono in Djedu la notte di cui viene eretto il Djed in Djedu. (3) Davanti ai divini grandi Giudici che sono in Khem, la notte delle “provvigioni per l’Altare” in Khem. (4) Davanti ai grandi divini Giudici che sono in Pi— e in Depu, la notte in cui Horo viene costituito erede di tutte le cose di suo padre Osiride. (5) Davanti ai divini grandi Giudici di Anrudjef, la notte in cui Horo prende possesso della Meskhenet. (6) Davanti ai divini grandi Giudici che sono nel luogo dei due Nidi, la notte delle lamentazioni di Iside su suo fratello Osiride. (7) Davanti ai divini grandi Giudici che sono nel Ro – stau, la notte in cui Osiride viene giustificato contro i suoi avversari. [NB. Le due linee orizzontali mediane sono identiche a quelle superiori] [I registro inferiore] (1) Davanti ai divini grandi Giudici che sono in Abydos, la notte del fare l’appello dei morti. (2) Davanti ai divini grandi Giudici che sono nella Strada morti la notte in cui vengono giudicati coloro che non sono pi—. (3) Davanti ai divini grandi Giudici che sono nella “Festa del Lavorare la Terra” in Djedu, la notte che rende paghi per essa [sic]. (4) Davanti ai divini grandi Giudici che sono non Kher- Aha. (5) Davanti ai divini grandi Giudici che sono con Osiride. (6) Davanti ai divini grandi Giudici che sono nel cielo e nella terra (7). Davanti ai divini grandi Giudici di tutti gli dei e di tutte le dee.

RUBRICA

(8) Questa formula sia pronunciata da un uomo che si Š purificato con l’acqua di natron: egli potrà uscire al giorno dopo la sepoltura e potrà fare tutte le trasformazioni che il suo cuore vuole e potrà passare sul fuoco, in verità, infinite volte.

CAPITOLO XXI

[Titolo (Prima metà del registro orizz. sup.):] Formula con la quale viene restituita la bocca a una persona nella Necropoli. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Salute a te, Osiride, signore della luce, a capo della Grande Dimora, nel mezzo delle tenebre e della oscurità. Io sono venuto a te come uno Spirito glorioso e purificato. Le mie mani (2) sono dietro di te. Io sono come te, guardiano della tua testa. Dai a lui [sic] la sua bocca cosı che egli possa parlare con essa e guida il suo cuore nella sua ora di tenebra e di oscurità.

CAPITOLO XXII

[Titolo (Seconda metà del registro orizz. sup.):] Un’altra Formula con la quale viene restituita la bocca a una persona nella Necropoli. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Io sorgo fuori uovo che Š nella Terra dei misteri. Che mi sia data la mia bocca, affinchŠ io possa parlare allorchŠ sono innanzi a divini grandi Giudici (2) ed innanzi al Dio grande signore della Duat. Che il mio braccio non sia respinto davanti alla Divina Assemblea di tutti gli dei e di tutte le dee. Io sono Osiride, signore del Ro – stau, lo stesso che Š in capo alla scala. Io sono arrivato (3) per fare ci• che Š desiderato dal mio cuore, nel giorno [sic] del Fuoco e ho spento la fiamma al suo apparire.

CAPITOLO XXIII

[Titolo:] Formula per aprire <la bocca di > una persona nella Necropoli. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Che la mia bocca sia aperta da Ptah e che Ammon, Dio della mia città, disserri le pastoie della mia bocca da quando sono uscito dal ventre di mia madre. Venga a lui [sic] Thoth munito delle (2) sue Parole Magiche e Atum disserri le pastoie messe da Set che Š venuto contro di me [sic]. Atum si Š opposto gettando le pastoie dei miei assalitori. Che la mia bocca possa venire aperta da Ptah con questo strumento di ferro (3) del quale si serve per aprire la bocca agli dei. Io sono Sekhmet e siedo al grande lato del cielo. La mia bocca Š quella di Osiride, Capo dell’Amenti; io sono Orione grande in mezzo alle Anime di Heriopolis. Riguardo a tutti gli Incantesimi e a tutte le parole (4) che sono dette contro di me, che la Compagnia degli dei vi si opponga ed apporti gli Incantesimi uniti contro di esse.

CAPITOLO XXIV

[Titolo:] Formule <con le quali >le Parole Magiche sono portane a una persona nella Necropoli. A dirsi dall’Osiride N giustificato: Io sono Khepra autogeneratosi sulla coscia di sua madre. La velocità del levriero Š data a coloro che sono nel Ha e l’ardore della iena a coloro che fanno parte dei giudici (2) divini. Ecco! Io raccolgo questo mio incantesimo da ogni luogo ove si trova e da ogni uomo con cui sta, pi— rapidamente dei levrieri e pi— presto della luce. (3) O tu che dirigi la barca vigorosamente in piena acqua sul Lago di Fuoco nella Necropoli, ecco! Riunisce questo incantesimo l’Osiride N giustificato, (4) irradiante in ogni luogo ove si trova, dall’uomo con la quale sta, pi— rapidamente dei levrieri, pi— velocemente della luce, lo stesso che ha creato gli dei dal Silenzio (5) e li riduce all’inattività, lo stesso che dà il colore agli dei. Sono dati all’Osiride N giustificato i suoi incantesimi dall’uomo presso cui sono, pi— rapidamente dei levrieri e pi— velocemente della luce, (variante) che la Maestà di Shu.

CAPITOLO XXV

[Titolo:] Per dare ad un uomo la sua memoria nella Necropoli. (1) A dirsi dall’Osiride N etc., Io faccio che l’uomo si ricordi il suo nome [ lett.: bocca ] nella Grande Dimora e che si ricordi il suo nome nella (2) Dimora del Fuoco in mezzo alla Compagnia degli dei, la notte in cui sono contati gli anni e i mesi nella dimora che ho costruito. Io sono assiso nel grande luogo (3) del cielo e se vi Š un qualsiasi Dio che non viene dietro di lui, l’Osiride N etc., dice subito il suo nome.

CAPITOLO XXVI

[Titolo:] Formula per dare ad un uomo il suo cuore nella Necropoli. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Che il mio cuore [ “jb” ] sia a me nella Dimora dei cuori [“jb”]! Che il mio cuore [“haty”] sia a me nella Dimora dei cuori [“Haty”]! Che mi sia dato il mio cuore affinché‚ possa riposare in me. Non devo mangiare (2) i cibi di Osiride nel lato orientale del prato di fiori amarantini? Che io possa avere una barca per discendere e una per risalire il fiume. Io discendo con la barca ove tu sei. Che sia data a me la mia bocca per parlare (3) e le mie gambe per camminare; che mi siano date le braccia per rovesciare i miei avversari. Io schiudo le porte del cielo, che Geb, principe degli dei schiuda le mie mascelle ed apra (4) i miei due occhi che son chiusi e metta in movimento le mie braccia immobilizzate e che Anubis renda vigorose le mie gambe perché‚ io possa alzarmi. Che io sia alzato della dea Sekhmet. (5) Io apro il cielo e do ordini a Menfi. Io ho la conoscenza mediante il mio cuore. Io ho il potere sul mio cuore, ho potere sulla mia braccia, ho potere sulle mie gambe. Io faccio ci• che il mio ka ama. Non Š imprigionata (6) la mia anima nel mio corpo alle porte dell’Amenti.

CAPITOLO XXVII

[Titolo:] Formula perché‚ il cuore di una persona non le sia tolto nella <Necropoli >. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: O voi che strappate i cuori [“jb”], che vi impossessate dei cuori [“haty”] e che con le vostre [lett.: loro] mani trasformate il cuore [“jb”] dell’Osiride [il testo erroneamente dà solo il nome della madre di N] giustificato, secondo ci• che ha fatto, ecco! (2) che ci• sia ignorato da voi. Salute a voi, Signori dell’Eternità, possessori della perpetuità! Che il mio cuore non mi venga strappato da voi in questo anno e in questo mese. (3) non strappate questo cuore! Non trasformare il [mio] cuore secondo tutto il male detto contro di me! Poiché‚ questo cuore Š il cuore del grande Signore della Città dei otto, il Dio grande (4) le cui parole sono nelle sue membra e che dà libero corso al suo cuore che Š nel suo corpo. Si rinnovi il mio cuore al cospetto degli dei. Il mio cuore Š a me! Io sono in suo possesso per l’eternità. Io sono il tuo Signore e tu sei nel (5) mio corpo. Non ti separare pi— da me! Io dar• degli ordini che saranno ascoltati da lui [sic, cioŠ dal cuore] nella Necropoli.

CAPITOLO XXVIII

[Titolo:] Formula perch‚ il cuore di una persona non le venga tolto nella Necropoli. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Io sono Unbu e ci• che io odio Š il ceppo di esecuzione. Che il mio cuore [“jb”] non sia strappato a me dai divini Combattenti nella festa <in Heliopolis >. Thoth riveste [con bende] Osiride, capo dell’Amenti. (2) Egli ha visto Set e lo ha colpito (variante) torna indietro dopo averlo colpito e completato la sconfitta. Il mio cuore [“haty”] resta piangente su se stesso alla presenza di Osiride, (3) poich‚ la sua forza proviene da lui e l’ha ottenuta da lui con la preghiera. E` stato dato a me come giudice di Osiride capo dell’Amenti e dell’Osiride N giustificato. Brucia il cuore nella sede del Dio Usekh – her [ dalla Larga Faccia ]. Ha (4) offerto la sabbia all’ingresso di Hermopolis. Che questo mio cuore [“jb”] non mi venga strappato! Sono io che vi [sic] pongo sul suo posto: non agitate i cuori [“Haty”] contro di lui nei campi Hotep [con] An4ni di Forza che (5) egli odia, traendo le offerte dalle tue cose, dalla tua mano, per mezzo della tua forza. Le tue braccia sono dietro di te. E questo mio cuore [“haty”] Š dato a causa dei decreti del padre Atum che lo conduce attraverso la caverna (6) di Set, ma che non venga dato a lui dall’Osiride Capo dell’Amenti l’Osiride N giustificato e questo cuore [“Haty”] per essere strappato! (variante) Ha compiuto la sua volontà davanti ai divini Giudici della Necropoli. [L’ultima frase in questa versione Š estremamente corrotta. Il senso originario Š: La coscia sacrificale e l’abbigliamento funebre siano seppelliti da coloro che li trovano.]

CAPITOLO XXIX

[Titolo:] Formula per non far togliere a una persona il suo cuore nella Necropoli. (1) A dirsi dall’Osiride N, etc.: O mio cuore [ “Jb” ] di [mia ] madre! (bis) O mio cuore [“haty”] per il quale esisto sulla terra! Non sorgere contro di me a testimonio! Non creare opposizione contro di me tra i Giudici! (2) non essere contro di me innanzi agli dei! Non essere pesante contro di me innanzi al grande Dio Signore dell’Amenti! Salute a te, o cuore dell’Osiride Capo dell’Amenti! Salute a te o viscere! Salute a voi o dei (3) dalla Treccia, potenti per i vostri [lett. loro] scettri! Annunciate il bene dell’Osiride N giustificato e fatelo prosperare da Nehabkau. Ed ecco! Anche se mi sono unito (4) alla terra e sono nella pi— grande e profonda parte del cielo ed anche [se] giaccio sulla terra, io non sono morto nell’amenti poich‚ io sono uno Spirito glorificato per l’eternità.

RUBRICA

A dirsi sopra uno scarabeo in pietra dura inciso e rivestito (5) d’oro da porsi al posto del cuore della persona. Esso farà per lui l'” Apertura della Bocca” dopo che sarà stato unto con unguento fine. E deve essere detto su di lui [ questo ] Incantesimo: O mio cuore [“Jb”] di mia madre! (bis) O mio cuore [“Haty”] di tutte le mie forme.

CAPITOLO XXXI

[ Titolo: ] Formula per respingere i coccodrilli che vengono per togliere gli Incantesimi a una persona nella <Necropoli >. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Arretra, ritirati, arretra! O coccodrillo Shui ! Non venire contro di me poich‚ io conosco gli incantesimi! Tu non puoi pronunciare il nome di (2) quel grande Dio che fa giungere due suoi Messaggeri: il nome di uno Š Benet e quello dell’altro “Il tuo Volto Š la Legge”. Il cielo determina la strada (variante) Il cielo determina la sua ora e i miei Incantesimi determinano (3) ci• che lo concerne [ mentre ] la mia bocca determina gli Incantesimi. Io mangio e i miei denti sono duri come schisto e le mie mascelle sono come “La sua collina”. O tu che siedi con occhio vigilante contro questo mio Incantesimo (4) non lo portare via: o coccodrillo [lett. “coccodrilli”] che vivi mediante il tuo Incantesimo! Io sono il Signore del Campo. Io, proprio io sono Osiride che ha rinchiuso suo padre Shu con sua madre Nut (5) il giorno della grande catastrofe. Mio padre Š Geb e mia madre Š Nut. Io sono Horo, il primogenito di Ra incoronato. Io sono Anubis il giorno della <resa dei >conti. Io, proprio io, sono Osiride (6) il Capo che penetra e dichiara le offerte che sono scritte. Io sono il Guardiano della Porta di Osiride. Io sono giunto, io sono diventato uno Spirito glorioso, io sono stato contato, io sono forte, io sono venuto e mi sono vendicato da me. (7) Mi sono seduto sulla Meskhenet di Osiride e sono rinato con lui e mi sono rinnovato con lui. Mi sono impadronito [ dello strumento a forma] di coscia che Š presso di Osiride (8) e che esso no aperto la bocca agli dei. Mi son seduto al suo fianco come scriba la [cui ] bocca soddisfa il cuore. Migliaia di pani, migliaia di bevande [lett.: giare di birra] sugli altari di suo padre Osiride [migliaia ] di sciacalli e di lui, (9) di buoi, di volatili rossi e di oche. Horo ha rimosso le faccende di Thoth. Mi stabilisco in cielo [ come ] scriba dal cuore in pace. (10) Io faccio offerte sugli altari del Signore di Djedu e traggo l’esistenza attraverso le sue offerte. Io respiro le brezze orientali sulla sua testa, e mi sono impossessato ivi dei venti Occidentali. (11) Io percorro il cielo nelle sue quattro parti e m’impossesso della brezza del sud che Š sui suoi capelli. Io dono l’aria agli Imakhu e a coloro che mangiano il pane.

RUBRICA

Se conosce questa formula potrà (12) uscire al giorno. Egli sarà [ capace ] di camminare sulla terra tra i viventi e non avrà alcun male per l’eternità, in verità, infinite volte.

CAPITOLO XXXII

[ Titolo: ] Formula per non far togliere dai coccodrilli allo Spirito glorioso i suoi Incantesimi nella Necropoli.

(1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Il Grande Š caduto sul suo fianco (variante) [sul] suo corpo e la compagnia degli dei lo ha ricostituito. Giunge l’anima e parla con suo padre che protegge questo Grande (2) contro gli otto coccodrilli. Io li Conosco per i loro nomi unitamente alla loro vita e sono io che protegge suo [sic] padre contro di loro. Arresta, coccodrillo dell’Occidente che vivi delle Infaticabili Stelle (3) poich‚ ci• che tu odii Š nel mio ventre: io ho mangiato il collo di Osiride, io sono Set. Arretra, coccodrillo dell’Occidente, poich‚ il serpente Naiu Š nel mio ventre ed io lo dar• a te. Che la tua fiamma non sia contro di me. Arretra! (4) coccodrillo dell’Est che vivi di coloro che si cibano delle loro sporcizie. Ci• che tu odi Š nel mio ventre. Io avanzo, io sono Osiride. Arretra! Coccodrillo del Sud che vivi nelle impurità: ci• che tu detesti Š nel mio ventre. Che la rossa [fiamma] sia su di te [lett.: “mano”], poich‚ io sono Septu. (6) Arretra! Coccodrillo del Sud: io sono salvo e il mio ombelico Š tra i fiori. Io hanno ti sar• dato! Arretra(4) coccodrillo

dell’Est che vivi di coloro che si cibano delle loro sporcizie. Ci• che tu odi Š nel mio ventre. Io avanzo, io sono Osiride. Arretra! Coccodrillo dell’Est, il serpente Naiu Š (5) nel mio ventre. Che io non ti venga dato! Che la tua fiamma non sia contro di me! Arretra! Coccodrillo del Sud: io sono salvo e il mio ombelico Š tra i fiori. Io non ti sar• dato! Arretra! Coccodrillo del Nord che vivi di ci• che giace tra le ore (7) poich‚ ci• che tu detesti Š nel mio ventre. Che il tuo veleno <non >sia su di me [ lett. “nella mia testa” ] poich‚ io son Atum. Arretra! Coccodrillo nel nord, poich‚ la dea Serket Š nel mio ventre e non le ho ancora dato nascita. (8) Io sono Uadj – irty [“I due occhi sani” ] Ci• che esiste Š nel mio pugno e ci• che non esiste [ancora] Š nel mio ventre. Io sono rivestito e munito dei tuoi incantesimi, o Ra, con ci• che Š sopra e ci• che Š al di sotto di me. Ho ottenuto maggior (9) altezza e maggiore estensione e traggo pieno respiro nella dimora di mio padre il Grande. Egli mi ha donato il bell’Amenti dove sono distrutti i viventi, ma forte Š il suo signore [dopo essere stato] indebolito (10) (variante) essere esausto (bis) ogni giorno. Il mio volto Š aperto, il mio cuore [“jb”] Š al suo posto e il sacro Ureo Š su di me ogni giorno. Io sono Ra che protegge se stesso e nessun male potrà rovesciarmi. [Sotto la riga 10, fuori dal margine Š aggiunto: Khet nebet nekhet wr(t). = “Cose tutte assai potenti”].

CAPITOLO XXXIII

[ Titolo: ] Formula per respingere ogni rettile (1) A dirsi dall’Osiride N etc.: O serpente Rere <k>! non ti avanzare. Davanti a te Š Geb e Shu. Arrestati o mangerai (2) il topo esecrato da Ra e masticherai le ossa del gatto impuro!

CAPITOLO XXXIV

[ Titolo: ] Formula per non lasciar divorare l’uomo nella Necropoli da colui che mangia <la Mano > dietro (1) A dirsi: O Ureo! Principio solare! L’Osiride N etc., con una testa di Fuoco splende e schiude l’Eternità [lett.: “i metalmeccanici di anni”]: gli stendardi di Tenpua (variante) gli stendardi dei fiori in boccio. (2) Allontanata dall’Osiride N etc., poich‚ egli Š la divina Lince.

CAPITOLO XXXV

[ Titolo: ] Formula per non far divorare l’uomo <dai rettili> nella <Necropoli >. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato. O Shu! Qui Š Dadu e reciprocamente, sotto l’acconciatura di Hathor. Essi allevano Osiride. [Ecco] chi mangia (bis) (2) le sue offerte [Essi] portano via il male (bis) dell’Osiride N etc.. Gli sia concesso di passare attraverso l’ingresso per il quale Š passato il serpente Sek [ – Sek? ] I fiori Sam () sono curati e i fiori Aker. E` proprio Osiride che implora per la sepoltura. Gli occhi del Grande sono abbassati ed egli compie per te la sua distribuzione di giustizia mettendo in equilibrio gli ordini.

CAPITOLO XXXVI

[ Titolo: ] Formula per respingere la blatta. (1) A dirsi dall’Osiride N etc.: Salute a voi, o due dee Rehehit, sorelle Merti! Io vi annuncio i miei incantesimi. (2) Io sorgo nella Barca Mesekter. Io sono Horo, figlio di Osiride ed io sono venuto per vedere mio padre Osiride.

CAPITOLO XXXVII

[ Titolo: ] Formula per respingere le due dee Merti. (1) A dirsi dall’Osiride N etc.: Salute a voi, o due dee Rehehit, sorelle Merti. Io vi annuncio i miei incantesimi. (2) Io sorgo nella Barca Mesektet. Io sono Horo, figlio di Osiride ed io sono venuto per vedere mio padre Osiride.

CAPITOLO XXXVIII

[ Titolo: ] Formula per vivere con l’aria nella Necropoli, pronunciata per respingere le due dee Merti. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Io sono il Duplice Leone, primogenito di Ra, Atum in Khemmis, che sono nei loro santuari. Mi guidano quelli che sono nei ricettacoli (2) loro. Io ho fatto la mia strada e ho girato per l’Abisso liquido sulla strada della barca di Atum, tenendomi sulle assi della barca di Ra. Io pronuncio le sue parole (3) ai viventi ed io ripeto le sue parole a colui che Š privato del respiro. Io scruto mio padre la sera, comprimendo la mia bocca e cibandomi della vita. (4) Io vivo in Dedu ed io ripeto la mia vita dopo la morte, come Ra , giornalmente.

CAPITOLO XXXIX

[ Titolo: ] Formula per respingere il serpente Refref nella Necropoli. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Arretra! Camminatore che viene respinto, proveniente da Apep! Sii sommerso nel Lago del Ha, nel luogo stabilito da tuo padre per la tua distruzione. Allontanati (2) dalla Meskhenet di Ra, poich‚ in essi [stt ] Š il terrore. Io sono Ra [ in cui Š ] il terrore. Arretra! Si distrugge il tuo veleno! [ Frase corrotta. Altri testi:” tu e la tua spada scintillante” ] Ra ti ha abbattuto e la tua testa Š rovesciata dagli dei. Il tuo cuore Š straziato (auto) dalla Lince e lo Scorpione ti ha incatenato, mentre Maat ha ordinato la tua distruzione. Coloro che sono sulla strada [ti] rovesciano, o Apep il Camminatore! Nemico di Ra ! (4) O tu che rimuovi il chiavistello dell’oriente del cielo, dalla voce tempestosa di ruggiti e schiudi le porte dell’orizzonte davanti a Ra : egli [ apep ] vien fuori indebolito per (5) le ferite. Io sono uno che compie la tua volontà! (bis) Io sono uno che compie il bene! Io sono uno che Š in pace! (bis) Io sono uno che ha levato grida di giubilo per l’incatenamento [ fatto da ] Ra. Apep Š rovesciato ed Š in ceppi. (6) Gli dei del Sud, del nord, dell’ovest e dell’est lo incatenano, i loro lacci sono su di lui. Egli Š rovesciato da Aker e il Signore della Porta dell’abisso lo incatena. Ra Š soddisfatto! (bis) Egli avanza in pace [poich‚] (7) Apep, il nemico di Altra Š abbattuto, rovesciato. Apep fugge! Pi— grande Š la pena [lett. : “il sapore”] per te che non il sapore del pungiglione che Š nella dea serpente. Essa ha stabilito contro di te che le sue pene (8) durino in eterno. Tu passi, ma il tuo “phallus” non funziona per l’eternità! Horo, il tuo “phallus” Š eterno: esso allontana da te i nemici di Ra. O detestato da Altra, guarda dietro a te: una mannaia Š sopra la tua testa per dividerla in due parti (9) e coloro che sono sulla tua testa l’assaltano. Le tue ossa sono rotte, smembrate le tue carni da Osiride sotto il controllo di Aker. Apep, nemico di Ra! (variante) Giunge Sekhmet la dea [ lett.: “il Dio” ] del rendiconto [ Altra vers.: “I tuoi marinai tengono i conti” ] ed Š appagata con il portare (10) ivi la tua offerta. E` un progredire che tu hai fatto verso la tua dimora, un progredire (bis) che tu hai fatto verso la dimora, un progredire (bis) propizio! Non provenga alcuna cattiveria contro di me dalla tua bocca [ in ] ci• che tu fai a me. Io sono Set, capo dei ribelli, la cui parola esce in mezzo all’orizzonte del (11) cielo simile ad un essere dal cuore malvagio. Atum dice: Sorgete e che i vostri volti splendano, poich‚ il malvagio Š stato respinto dai divini Giudici! Geb dice: Rendete stabili i vostri seggi nel mezzo della barca di Khepra. Afferrate i vostri scudi, afferrate (12) i vostri pugnali e teneteli nelle vostre mani. Hathor dice: Ra sta uscendo, afferrate dunque le vostre armi! Nut dice: Venite e respingete questo malvagio che si avanza contro colui che Š nel (13) tuo tabernacolo e che viaggia solo (variante) Unico dalle grandi braccia, Signore dell’Universo, che non pu• essere respinto tra gli dei. O dei che abitate la vostra divina Compagnia, che circolate nel Lago di smeraldo, venite a colui che Š nel suo naos (14) e da cui proviene la Compagnia degli dei, siano recitate [ lett. “fatte” ] a lui le formule di glorificazione, date a lui adorazione e proclamatelo dunque! Dice Nut, madre degli dei: egli esce e trova la sua strada e fa prigionieri tra gli dei e si Š impossessato (15) di Nut. Geb sorge, la Grande Compagnia degli dei Š in terrore mentre egli Š in marcia (bis). Hathor Š nella Compagnia degli dei in terrore. La parola di Ra Š verità contro Apep (quattro volte).

CAPITOLO XL

[Titolo: ] Formula per respingere il Mangiatore d’Asino (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: [Gi—] sulla tua faccia! [Tu] che mangi [lett.: “mangio”] nel mio santuario! Io sono la stagione (variante) l’anno che viene egli stesso [di sua volontà]. Non venire contro di me: io sono colui che viene [Pap. T. 5 Leida: “tu che vieni”] (2) senza essere chiamato (variante) tu sei sconosciuto. Io sono signore della tua formula, [lett.: “bocca”] colui che fa arretrare il tuo orgoglio. O khas <le cui corna Horo ha tagliato >. Tu sei diviso (3) dal tuo rifugio [? ] e reciprocamente. La Compagnia degli dei [ Š ] in Pi— e in Depu, e il suo Fanciullo che lo taglia, Š nell’Occhio di Horo [? ]: tu sei respinto ed assalito ed arrestato dal soffio (4) della mia formula. O Colui che divora il male e le colpe che sono sulla tavoletta divina, e che strappi con violenza, non vi Š male, n‚ colpa sulla tavoletta divina: le tavolette sono esenti da male. Che non soffra violenza (5) tra i divini grandi Giudici (variante) sono levati (bis), sono strappati gli aliti che erano nella tua bocca! O Colui che divora il male [ripetiz. Della linea 4] (6)… [Continua la ripetiz. di concetti della linea 4 in forma corr. ed interpol.] Io sono uno che dà [7] e che prende a sua volontà (ripetuto). Che l’Osiride N giustificato non venga afferrato, n‚ divorato, poich‚ egli Š il Signore della Vita, il sovrano dell’Orizzonte!

CAPITOLO XLI

[ Titolo: ] Formula per evitare lo sgozzatore che porta via l’uomo nella Necropoli. (I) a dirsi dall’Osiride N giustificato: Osiride Unnofre, Atum lo rende glorioso alla presenza del Duplice Leone e gli schiude le porte dell’orizzonte. Egli respira al passaggio. (2) O Guardiano della porta dell’Amenti, possa egli cibarsi e vivere del soffio di aria ed accompagni il Dio della Barca di Khepra e possa parlare alla Compagnia degli dei alla sera. Che io possa entrare e uscire, vedere [chi vi Š], che io possa alzar<lo >, che () io possa pronunciare [a lui] le mie parole. O Essere senza Respiro, lasciami vivere e essere salvo dopo la morte! O tu portatore di offerte che apre la sua [sic] bocca per la presentazione delle scritture, (4) per l’accettazione delle offerte e per stabilire Maat [Forma corrotta “il braccio destro”] ed invia il messaggio dei capi ai divini Giudici (variante) il braccio [ ? ] dei capi lo invia ai divini Giudici.

CAPITOLO XLII

[ Titolo: ] Formula per respingere ogni male e per respingere le ferite che vengono fatte nella Necropoli. (1) A dirsi dall’Osiride N etc.: Terra dello Scettro, della Bianca Corona, della immagine dello stendardo di Osiride Unnofre, giustificato! Io sono il Fanciullo! (quattro volte). O Ab- ur! O Tu che parli [“giornalmente”] come Ra. (2) (bis) e il cui ceppo di esecuzione Š approntato per colui che ignora il tuo nome. Stai arrivando a causa delle mie grandi colpe? Io sono Ra, beneficiente per i favoriti. Io sono il Dio grande nel tamarisco, che integra il sole (variante) [ il sole ] di oggi (3) con quello di ieri. (quattro volte). Io rendo stabili i favoriti, [ io sono] il Legame, il Dio nel tamarisco. [Se] io sono salvo, Ra Š salvo e reciprocamente! [I registri verticali da 4 a 10 sono attraversati da tre linee orizzontali in cui sono trascritte le generalità del defunto. Ci• ha evitato, ai redattori del papiro, di ripetere il suo nome per ognuna delle affermazioni. Abbiamo indicato con “prima sezione” il gruppo dei registri attraversati dalla linea orizzontale superiore, seconda e terza “sezione” le restanti. Ogni “sezione” consta di registri superiori in cui Š indicata una specifica parte del corpo del defunto, assimilata, nei registri inferiori, a singole divinità]. [“Prima sezione”] (4) I capelli, dell’Osiride N sono quelli di Nut. (5) Il volto dell’Osiride N Š il volto di Ra. (6) Gli occhi dell’Osiride N sono quelli di Hathor. (7) Le orecchie dell’Osiride N sono quelle dell’Apritore dei cammini. (8) Il naso dell’Osiride N Š il naso di Khenti – khas. (9) Le labbra dell’Osiride N sono quelle di Anubis. (10) I denti dell’Osiride N sono quelli di Serket. [“Seconda sezione”] (4) Il collo dell’Osiride N Š quello di Iside. (5) le braccia dell’Osiride N sono quelle della Possente Anima, Signore di Djedet. (6) Le spalle dell’Osiride N sono quelle di Neith, Signora di Sais. (7) il torace [ var. La gola ] dell’Osiride N Š quello di Kher- Aha. (8) Il ventre e la schiena [variante colonna vertebrale] dell’Osiride Š quella di Set [var. di Thoth]. (9) La schiena dell’Osiride N Š quella di Sekhmet. [“Terza sezione”] (4) Il “Phallus” dell’Osiride N Š quello di Osiride. (5) Le natiche dell’Osiride N sono quelle dell’Occhio di Horo. (6) Le gambe dell’Osiride N sono quelle di Nut. (7) I piedi dell’Osiride N sono quelli di Ptah. (8) Le braccia dell’Osiride N sono quelle di Hershef. (9) Le dita e le ossa dell’Osiride N sono quelle degli Urei Viventi. (10) [al di sotto dell’ultimo registro della “prima sezione”] Non vi Š alcun suo membro che sia privato di un Dio. Thoth Š la protezione quotidiana del suo corpo. Egli non sarà trascinato via per le sue braccia, non (11) sarà afferrato per le sue mani. Non gli sarà fatta violenza dagli dei, dai glorificati, da alcun morto, da nessuna categoria di viventi [ lett.: dai “Pait” e dai “Rekhit”), da nessun “Hennemet”. Egli Š colui che vien fuori e procede salvo e di cui ignorano (12) gli uomini il nome. Egli Š lo Ieri e il suo nome Š “Il testimonio dei milioni di Anni”, il camminatore delle Celesti Vie sorvegliate dall’Osiride N giustificato, Signore dell’Eternità. Egli Š considerato come Khepra e come il Signore della Grande Corona (13) l’abitante dell’Occhio sacro e dell’uovo e gli Š consentito di vivere in essi. (variante) in voi. Egli Š colui che Š nell’Occhio sacro: la sua sede e sul suo trono ed egli vi siede sopra [ostentamente]. Egli Š Horo a capo dei milioni di Anni (variante) che traversa. (14) Egli ha istituito il trono di cui Š signore. E la sua bocca, sia che parli o che sia silente, Š in equilibrio. Ecco, le sue forme sono capovolte! L’Osiride N Giustificato, Unnofre, da stagione a stagione le sue [ funzioni ] (15) sono in lui. [ Egli Š ] l’Uno che procede dall’Uno. Egli Š nel sacro Occhio. Non pu• avvenire alcuna cosa cattiva o malvagia contro lui. Non si troverà [altro] apritore delle Porte del cielo, Sovrano del trono, colui che apre [ la serie ] delle nascite odierne. (16) Egli Š il Fanciullo che passa sulla strada di Ieri. Egli Š l'”Oggi” per generazioni e generazioni. Egli Š colui che dà stabilità per i milioni di anni, sia che voi siate in cielo o in terra, a Sud, a Nord, o ovest o ad est, e il timore di lui (17) Š in voi [ lett.: nel vostro corpo ]. Egli vi ha modellato con le sue mani ed egli non muore una seconda volta. Un istante di lui Š in voi, ma le sue forme sono [esclusivamente ] in lui e non lo si pu• conoscere. Gli esseri del volto rosso gli appartengono. Egli Š [ Forma corr., var.: “il contento”, l'”Essere dal velo non tolto”]. Non si conosce [ lett. trova ] (18) il tempo in cui ha creato per s‚ il cielo, che ha completata la terra, propagate le nascite. Ma [ essi ] caddero e non si uniscono [ pi— ]. Viene diviso il suo nome [lett. “bocca” ] da ogni cosa malvagia secondo le parole che ha pronunciato (19) l’Osiride N giustificato a voi. Egli Š colui che sorge a splende, la forza [ lett.: “La muraglia” ] che procede dalla forza, l’Uno che procede dall’Uno. Non vi Š giorno [ lett. “Ra ” ] privato di ci• che gli spetta, per sempre e sempre. Ecco! Ti dice l’Osiride N giustificato. (20 ) Egli Š Unbu, che procede dal Ha e sua madre Š Nut. O tu che lo hai determinato [ poich‚ ] non era in moto, il grande Legame con Ieri, la sua attività Š un legamento nella chiusura della sua mano. Non Š conosciuto l’Osiride N (21) giustificato, ma questi conosce lui. Egli non pu• essere afferrato, ma <egli Š uno che pu• afferrarlo>. O essere che sei nell’Uovo! Egli Š Horo, a capo dei milioni di Anni, la Famma che Š su di loro e che accende i loro cuori per l’Osiride N giustificato. (22) Signore del suo trono, che procede oltre: egli apre la strada del Tempo e si Š liberato da ogni cosa cattiva. Egli Š il Cinocefalo d’oro degli dei senza braccia e senza gambe nel Santuario di PtAh e egli [il defunto] procede (23) come procede il Cinocefalo nel Santuario di Ptah. Parole da pronunciarsi: Ababak- Rerek (variante) Sererek.

CAPITOLO XLIII

[ Titolo: ] Formula per non far togliere la testa di un uomo nella Necropoli. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Io sono il Grande [wr] figlio del Grande, la Fiamma figlia della Fiamma, la cui testa gli Š restituita dopo che questa Š stata tagliata. [ Come ] non (2) viene tagliata da lui la testa di Osiride, [ cosı ] non viene tagliata da me la mia testa. Per merito di Osiride Unnofre io mi sono riunito insieme, mi son reso integro per lui (3) mi sono integrato e rinnovellato. Io sono Osiride, io, l’Osiride N etc..

CAPITOLO XLIV

[ Titolo: ] Formula per non morire una seconda volta nella Necropoli. (1) A Dirsi dall’Osiride N giustificato: Che la Caverna venga aperta (bis) là dove gli Spiriti cadono nelle tenebre, ma l’Occhio colui horo mi rafforza e “l’Apritore dei cammini” mi ha allevato. (2) Io mi nascondo a voi, Stelle Intramontabili. Il mio collo Š quello di Ra. La mia faccia Š (variante) il mio cuore [“jb ” ] Š aperto. Il mio cuore [ “Haty” ] Š nella sua sede (3) (variante) Io ho conoscenza nella mia bocca. Io sono Ra che protegge se stesso. Io non sono ignorato, io non ricevo violenza. Tuo padre vive per te, o figlio di Nut! Io sono (4) tuo figlio, il possente, ho visto i tuoi misteri e sono stato coronato come Re. Io non muoio una seconda volta nella Necropoli. Colui che risiede nell’Amenti odia pronunciare il nome di lui.

CAPITOLO XLV

[ Titolo: ] Formula per non soffrire corruzione nella Necropoli. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Immobile (bis) come Osiride, le membra immobili come quelle di Osiride, non sia pi— immobile! (variante) non si corrompa! Non (2) passi via! (variante) il suo “Phallus” non ha pi— efficienza! (variante) Agite per l’Osiride N giustificato come se egli fosse Osiride.

RUBRICA

Se Conosce questa formula non soffre corruzione nella <Necropoli >.

CAPITOLO XLVI

[ Titolo: ] Formula per non far perire colui che Š vivente nella Necropoli (variante) per non danneggiare l’Ora della Vita nella Necropoli. (1) A dirsi dall’Osiride N etc.: O nuovi nati (variante) figli di Shu! (bis) (variante) il quale ogni alba Š possessore (2) della sua corona tra gli uomini [ “henmemet” ], mi sia accordato di sorgere! Il mio sorgere Š il sorgere <di Osiride >.

CAPITOLO XLVII

[ Titolo: ] Formula per evitare che la sede di un uomo gli venga tolta nella Necropoli. (1) A dirsi dall’Osiride N etc.: Voi, sede e trono, venite a me! (variante) venite e circolate intorno a me! Io sono (2) il vostro Signore. O dei venite a me come i miei seguaci! Io sono il figlio del vostro Signore. Voi mi appartenete per mio padre. Fate che io sia tra i seguaci di (3) Hathor. Che io sia suo sacerdote purificatore e suonatore di sistro. Possa io essere tra i seguaci di Hathor!

CAPITOLO XLVIII

[Titolo: ] Formula per uscire giustificato. [ Ripete la Formula del Cap. X ]

CAPITOLO XLIX

[ Titolo ]: Formula per uscire contro il proprio avversario nella Necropoli. [ Ripete la Formula del Cap. XI ].

CAPITOLO L

[ TITOLO: ] Formula per non giungere alla divina Mannaia. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: I legamenti della mia testa [ vertebre cervicali ] sono stati riuniti. La Compagnia degli dei ha rafforzato i legamenti della mia testa (bis) in cielo (2 sopra e Ra in terra, nel giorno in cui vengono rinforzati [ lett. resi stabili ] i legamenti di quelli che sono deboli di gambe, quel giorno del “mozzare le teste”. La riunione (3) dei legamenti Š fatta da Set nella sua forza di testa. Che non vi sia alcun disastro! Preservatelo contro lui che ha ucciso mio padre. Io mi impadronisco delle Due Terre. La riunione Š operata da Nut (4) la prima volta che ha visto la Verità quando ancora non vi era nascita (variante) quando ancora non esistevano gli dei. Io sono questo Dio [ che Š ] in loro, germe dei grandi dei.

CAPITOLO LI

[ Titolo: ] Formula per non camminare capovolto nella Necropoli. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Ci• che per me Š abominevole (bis) io non lo mangio! Ci• che Š abominevole Š la sporcizia, che io non la mangi al posto delle mie offerte funebri (variante) vostre. (2) Non fatemi cadere là dentro, che io non debba avvicinarmi a ci• con le mie braccia, che io non debba camminarvi sopra con i miei sandali.

CAPITOLO LII

[ Titolo: ] Formula per non dover mangiare sporcizie nella Necropoli. [ La linea (1) Š identica alla linea (1) del Cap. LI con l’aggiunta di:… “me cadono sul ventre (2) mio. Che io non debba avvicinarmi a ci•”… (v. Cap. LI, linea (2) sino a “sandali” ] Che io possa vivere di “grano” alla vostra [lett. “loro” ] presenza, o dei, e lasciare venire qualcuno (3) che porti [ci• di cui] io possa vivere: [cioŠ] quei sette pani che ha portato per Horo e i cibi per Thoth. Che cosa vuoi mangiare? Gli chiedono gli dei. (4) L’Osiride N giustificato possa cibarsi sotto il Sicomoro della dea Hathor e mi [ sic ] sia dato il turno tra coloro che vi riposano [ sotto ]. Che io possa dirigere i campi in Dedu, prosperare (5) in Heliopolis. E possa io vivere con il pane di grano bianco e la birra di orzo rosso. E che le forme di mio padre e di mia madre siano date a me come guardiani delle porte del Canale. Che mi venga dato posto [ lett. “aperto lo spazio” ] e sia fatta per me una strada. Che io possa sedermi ovunque io voglia.

CAPITOLO LIII

[ Titolo: ] Formula per non mangiare immondizia e bere acqua sporca nella Necropoli. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Io sono il toro dalle corna affilate, che attraversa il cielo. Signore del sorgere in cielo, grande Illuminatore uscito dalla Fiamma, il <datore di Anni >, il Dio Leone (2) il cui cammino Š di gloria. Ci• che io detesto sono le sporcizie. Che io non debba bere cose fetide, che io non debba avanzare capovolto! Io sono possessore del pane in Heliopolis, che ha il cibo in cielo con Ra e cibo (3) sulla terra con Geb. E` la Barca della Sera che mi ha portato nella dimora del Dio grande in Heliopolis. Io sono contento nelle mie interiora e mi sono unito ai divini nocchieri. Io navigo nell’Oriente del cielo e mangio ci• che mangiano (4) essi. Io vivo con ci• di cui essi vivono. Io mangio il pane nella dimora del Signore delle Offerte. Ci• che detesto sono le immondizie: che io non debba mai cibarmene!

CAPITOLO LIV

[Titolo:] Formula per dare l’aria all’uomo nella Necropoli. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: O Atum! Accordami il dolce soffio che n‚ nelle tue nari. Io sono l’Uovo del Gran Starnazzatore (2) ed io sorveglio questo grande Uovo che Geb ha separato dalla terra. [ Se ] io prospero esso prospetto e reciprocamente; [ se ] io vivo, esso vive e reciprocamente. Io raggiungo un’età avanzata e respiro l’aria. Io sono il Dio che mantiene le opposizioni in equilibrio (3) mentre il Suo Uovo circola. Albeggia al momento del potente Dio Set. O voi che siete nelle [ alterne ] fasi della terra, nelle provvigioni, [ che vivete ] nei lapislazuli di Ra, montate la guardia su colui che Š nel suo Nido, il fanciullo che uscirà verso di voi.

CAPITOLO LV

[Titolo:] Altra Formula. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Io sono lo Sciacallo. [ il segno del plurale indica l’abbreviazione del prototipo “sciacallo degli sciacalli”. ] Io sono Shu, l’apportatore di brezze alla presenza del Glorificato sino ai limiti estremi del cielo e ai limiti estremi della terra, (2) ai limiti estremi dei filamenti [ = le nubi ] di Nehebet. Mi venga data l’aria da quei giovani, mentre io apro la bocca e guardo coi miei occhi!

CAPITOLO LVI

[Titolo:] Altra Formula (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: O Atum! Accordami il dolce soffio che Š nelle tue nari. Io sono l’Erede nella sua ora. Io sono il Guardiano (2) del grande Uovo del gran Starnazzatore: [ se] esso Š rafforzato, io sono rafforzato e reciprocamente, [ se ] esso respiro il soffio io respiro il soffio e reciprocamente.

CAPITOLO LVII

[Titolo:] Altra Formula (1) a dirsi dall’Osiride N giustificato: O Atum! Accordami il dolce soffio che Š nelle tue nari. Io sono l’Erede nella sua ora. Io sono il Guardiano (2) del grande Uovo del Gran Starnazzatore: [ se ] esso Š rafforzato, io sono rafforzato e reciprocamente, [ se ] esso respira il soffio io respiro il soffio e reciprocamente.

CAPITOLO LVII

[Titolo:] Formula per respirare l’aria e avere dominio sull’acqua nella Necropoli. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: O grande Hapi celeste nel tuo nome di “Fenditore del Cielo”, fa che abbia potere l’Osiride N, giustificato <sull’acqua > come Sekhmet (2) ha la forza dell’Osiride N giustificato nella notte del gran Disastro. Fa che l’Osiride N giustificato possa prevalere (3) su coloro che presiedono alla Inondazione, cosı come ha prevalso su loro questo Venerabile il cui nome non Š a loro noto. Possa l’Osiride N giustificato prevalere su loro. La [ sua narice (4) Š aperta in Djedu (variante) la bocca dell’Osiride N giustificato e le sue nari sono aperte in Djedu. Egli riposa in Heliopolis, la sua dimora [ Š ] costruita (5) per lui dalla dea Seshat e le cui fondamenta sono erette da Khnum. Se il Cielo viene [ dal lato ] del vento di Nord, egli siede a Sud, se il Cielo viene [dal lato] del vento di Sud egli siede a Nord, se il Cielo viene [ dal lato] del (6) vento d’Occidente, egli si siede a Ad oriente, se il Cielo viene [ dal lato ] del vento dell’Est, egli si siede a Ovest. E sollevando le sopracciglia sulle sue nari [ cioŠ con un’aria sdegnosa ], l’Osiride N giustificato penetra in ogni luogo che vuole e vi si siede.

CAPITOLO LVIII

[Titolo:] Formula per respirare l’aria ed avere dominio sull’acqua nella Necropoli. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato. Apritemi! Chi sei tu? (variante) Io sono uno (2) di voi! Chi Š con te? Le due dee Merti. Separati da esse [ lett. “egli” ], testa da testa, allorchŠ penetri nella Meskhet. Mi va navigare verso la Dimora di Coloro che hanno trovato i loro volti. (3) “Assembratore d’Anime” Š il nome della Barca [ I nomi, come il testo stesso, sono assai corrotti ]. “Colui che fa rizzare i Capelli” Š il nome dei remi “, Pungolo” Š il nome del boccaporto “, Dritto e giusto” Š il nome del timone. (4) [ Testo corrotto ed abbrev. La sua ricostruzione comparativa Š: L’immagine di ci• Š la rappresentazione del mio glorioso viaggio sul Canale. Che io sia posto a sud se il cielo Š della parte del vento del Nord ] (variante) Io navigo e controllo il Guardiano dell’Inondazione. Fornitemi di latte e di vino, (5) di pani, di cibi e di carne in abbondanza nel tempio di Anubis.

RUBRICA

Se conosce questa formula, egli potrà entrare dopo essere uscito nella Necropoli.

CAPITOLO LIX

[Titolo:] Formula per bere l’acqua nella Necropoli. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: O Sicomoro di Nut, dammi l’acqua che Š in te! Io abbraccio questa residenza che Š in Unnut e monto la guardia (2) su questo grande Uovo del Gran Starnazzatore. [ Se ] esso prospera, io prospero e reciprocamente, [ se ] esso vive io vivo e reciprocamente, e [se] esso respira l’aria, io respiro l’aria.

CAPITOLO LX

[Titolo:] Altra Formula (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Che le porte del Cielo siano schiuse a me, siano spalancate a me le porte della Terra di Libazione dal Dio [ Thoth ] e da Hapi, il grande [Inondatore] del Cielo (variante) (2) all’alba. Fate che io abbia potere sull’acqua cosı come il potente Set ebbe il comando sui suoi nemici il giorno del disastro della Terra. Che io possa prevalere sui grandi (3) Esseri dalle lunghe braccia sulle loro grandi spalle, cosı come ha prevalso su loro questo Dio glorioso e munito di cui non Š conosciuto il nome. Io ho oltrepassato gli Esseri dalle lunghe braccia!

CAPITOLO LXI

[Titolo:] Altra Formula. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Me si apra Heliopolis! (variante) grande! Io sono Atum. Si schiuda la libazione di Thoth- Hapi, Signore dell’orizzonte in questo suo nome di (2) Fenditore della Terra. Che mi sia dato potere sull’acqua come le braccia di Set. Io attraverso il cielo, io sono il Dio Leone, io sono Ra , io sono Aam, io ho mangiato il Femore (3) e no perforato la coscia. Io sono andato in giro nei campi Iaru e mi Š stata assegnata l’Eternità senza fine [ sic ]. Ed ecco! Io sono l’erede dell’Eternità, io sono Atum! [ Al di sotto della linea (3): ] e <mi > Š stata data l’Eternità.

CAPITOLO LXIII

[Titolo:] Formula per bere l’acqua e per non essere bruciato dal fuoco. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: O toro dell’Amenti! Io sono portato a te! Io sono il remo di Altra, con il quale egli ha fatto navigare gli Antichi (variante) (2) Che io non sia bruciato, che io non venga consumato dal fuoco! Io sono Babai, il primogenito di Osiride, che colpisce ogni Dio nel proprio occhio in On [ Heliopolis ]. Io sono l’Erede, il primo potere (3) del movimento e della pausa. Osiride ha reso stabile il suo nome e le ha preservato perch‚ tu vivi in esso. (variante) Io sono il pronto remo col quale Altra ha guidato gli Antichi e ho sollevato le (4) impurità di Osiride… sul Lago di Fuoco senza che egli fosse bruciato. Io giaccio come un glorificato, [come ]

Khnum residente in Smikesh… che sconfigge il boia.. seguendo la strada dalla quale sono uscito.

CAPITOLO LXIV

[Titolo:] Formula per uscire al giorno [ riassunta ] in una sola Formula. (1) A dirsi dall’Osiride N <giustificato >: Io sono lo Ieri, [ var. Oggi ] e conosco <il Domani > poich‚ io sono rinato un’altra volta, [ io sono ] l’Anima occulta (2) che crea gli dei e che produce le offerte per coloro che abitano l’Amenti. Io sono il remo orientale, <il Signore dai due Volti > che vede in virt— della propria luce, Signore della Resurrezione che proviene dalle tenebre. O voi due, divini Falchi, sopra (3) i vostri [ lett. “loro” ] angoli, che ascoltate attentamente le cose dette: la Coscia sacrificata Š legata al collo e le natiche [ sono messe ] sulla sommità dell’Amenti. Voi guidate i morti verso il luogo misterioso [ la tomba ] e conducete (4) Ra seguendolo nel posto pi— alto del naos [ tabernacolo ] in Cielo: il Signore del naos che sorge nel mezzo della Terra! Egli Š me ed io sono Lui. Io ho fatto la “radianza” con la quale (5) pTah ha rivestito il suo firmamento. O Ra , tu sorridi soddisfatto per il perfetto funzionamento di questo giorno, mentre entri in cielo ed esci a Oriente. Ti acclamano gli Antichi e chi (6) Š in tua presenza. Siano piacevoli per me le tue strade, che le tue strade si allarghino per me per attraversare la terra ed espandermi in cielo. Splendi su di me o Anima, io sono interdetto, mentre (7) mi avvicino alle Divine Parole che le mie orecchie ascolteranno nella Duat. Che nessun male (variante) impurità di mia madre sia su di voi. Che io sia liberato e protetto contro colui che chiude i suoi occhi la sera e che conduce (8) a una fine nelle tenebre. Io sono l’Inondatore. Sedjem- Ur [ altre vers.: Kem- ur ] Š il tuo [ sic ] nome: io porto a compiutezza l’anima che Š in esso [sic ]! Prototipo: “che Š in me” ]. Ecco! La Coscia sacrificale Š legata al collo e le natiche [ sono ] sulla sommità dell’Amenti. O Voi, Grandi che siete senza il Lago! (9) Che Le Due Grandi dee mi diano [offerte ] quando le lacrime sgorgano da me per ci• di cui io sono testimonio, viaggiando verso la festa Denait in Abydos [ mentre ] i chiavistelli che chiudono i battenti (10 ) sulle vostre immagini sono a portata delle tue mani e presso di te. Il tuo volto Š quello di un levriero che fiuta con le sue narici il nascondiglio dove i miei passi mi conducono. Anubis Š colui che mi porta e colui che mi culla Š Tatenen (11) nella forma del Duplice Leone. Io sono salvo! Io sono colui che esce rompendo la porta e la luce che ha creato Š eterna. “Conoscitore dei abissi” Š il mio nome. Io soddisfo i desideri dei glorificati: quattro milioni e quattro centinaia di migliaia… (12) le cose. Io sono il Guardiano delle loro cose, lavorando nelle ore del giorno ed aggiustando le spalle della costellazione Sahu: sono ventiquattro [ altri testi: dodici ] che passano tenendosi unite per mano, una a una, ma la sesta che Š nella DuatŠ: l’Ora (13) notturna che rovescia i Sebau” mediante la giustificazione. Coloro che devono attraversare la Duat sono come essa stessa. Shu impone che io splenda come Signore di Vita, vero e bello, e che io faccia uscire la settima [ ora ] e gli amuleti (14) sono per i suoi Glorificati. Il sangue e l’acqua dei massacrati fanno l’unione della Terra. Io separo le corna da coloro che si uniscono per resistermi, gli esseri misteriosi che sorgono contro di me, coloro che sono (15) sul proprio ventre. Io son venuto come Messaggero del Signore di [ tutte ] le cose, per vendicare gli eventi di Osiride in questo [ luogo ]. Che l’Occhio non consumi le mie lacrime! Io sono la Guida della Dimora di colui che risiede nei suoi possedimenti. Io son venuto da Khem a Heliopolis (16) per far conoscere al Bennu gli affari della Duat. O Essere che nascondi i misteri che sono in te [ Il testo specifica “essa”, riferendosi alla dea Akeret = l’Oltretomba ] ma che produci le forme come Khepra, fa che io esca come il Disco sul raggio di sole. Io sono stato concepito nell’Occidente del cielo illuminando i Glorificati nei loro (17) sigilli. Io splendo sugli abbandonati (variante) coloro che sono sorvegliati nelle loro caverne. Io traverso il cielo ed oltrepasso il firmamento [ Testo corr. ed abbrev. Integraz. comparat.: ] Io produco una fiamma con la luce che proviene dal mio occhio e mi dirigo verso gli splendori dei glorificati (18) le cui forme provengono da Ra , dando vita agli uomini che camminano sul suolo della terra. O tu che balzi fuori e che conduci le Ombre e i Glorificati [ dalla terra ] fa che la bella strada alle porte della Duat sia approntata per me, fatta per coloro che sono (19) affievoliti e per confortare coloro che soffrono. E` salvo chi tra gli Occidentali Š come me, nella forma della dea Akeret e del Dio Aker. Io apro e chiudo [ lett. “sigillo” ] [ secondo quanto ] mi ha accordato il Buon Signore. (20) Io attraverso. “Chi sei tu che divori nell’Amenti”? Io sono colui che presiede al Ro- stau. “Colui che entra nel suo nome ed esce tra i favoriti, Signore dell’Eternità della Terra” Š il suo nome. Colui che ha concepito (21) ha depositato il suo peso che si volta e capovolge la chiusura dell’uscio della muraglia: il muro Š rovesciato! Si addolcisce la sventura cadendo sul dorso del Bennu per unirsi (22) ai complici. [? ]. Horo gli ha dato l’Occhio per illuminare la terra. Il mio nome Š il suo nome. Non vi Š grandezza al di sopra di me nella forma del Dio Leone e i fiori di Shu sono per me. Sono io che lo integro. Benedetto colui che vede la Barca funeraria dell'”Essere dal Cuore immobile” che causa (23) la sosta dell’Inondazione. Ecco! Io esco: io sono il Signore della Vita. Io adoro il Nu, io sono venuto da questo [luogo ], Io esco dalla grande dimora di Osiride e sono protetto contro coloro che fanno prosperare il male. (24) Io abbraccio il Sicomoro e faccio la mia dimora nel Sicomoro [ altre vers.: “mi unisco al” ]. Io apro l’uscio della Duat [ altra vers.: “Io divido le due divinità del mattino”] pevenire a sostenere [ lett. “abbracciare” il sacro Occhio ]. [ Testo corr. e interpolato ]… signore del cadavere silenzioso. Io son venuto (25) per vedere colui che Š nel suo Ureo, faccia a faccia, occhio ad occhio, e tiro [a me ] i venti allorchŠ egli esce…. ci• che Š sul suo braccio…. Datemi le vostre braccia, o nati che siete usciti dalla bocca. Il loro sorgere (26) Š [ proprio ] dell’Occhio di Ra. Io mi sono ricostituito! Io volo al cielo e discendo sulla terra quotidianamente. Il mio occhio si volge [lett. “Abbraccia” ] verso le mie orme. Io sono il nato di Ieri, e sono stato fatto entrare in essere (27) dagli dei Aker della Terra. Io sono rivelato al momento [ giusto ]. Possa essere sotto la difesa del Dio guerriero che viene dietro a me. Che i miei Incantesimi facciano prosperare il mio corpo. Le mie formule magiche (28) siano una protezione per le mie braccia al momento di arrestarsi per prendere consiglio. Possa la Compagnia degli dei ascoltare ci• che ho detto. Il Duplice Leone di Ra solleva le braccia in Ta-Djeser: tu sei in me ed io sono in te (29) e le tue forme <sono le mie >. Io sono l’Inondatore “, Colui che arresta l’Inondazione”] Š il mio nome. Le trasformazioni di Atum (variante) di Khepra [ sono ] i capelli della terra di Atum per me. Io sono entrato come un uomo ignorante e ne esco come un Glorificato. Io, l’Osiride (30) N giustificato ed io vedr• le [mie ] immagini umane, per l’eternità.

RUBRICA

Se conosce questa formula sarà giustificato sulla terra e nella Necropoli e potrà assumere tutte le forme dei viventi: Š una protezione del grande Dio. E` stata trovata (31) questa formula a Hermopolis sopra un blocco di bronzo di Ksi, scritta in azzurro [ lett. “Lapislazuli” ] sotto i piedi del Dio. Fu trovata al tempo del Re dell’Alto e del Basso Egitto, Men- kau – ra [Micerino ] dal principe Hordedef in quel luogo mentre (32) viaggiava per compiere l’ispezione dei templi. <ritrov• con lui > un inno che lo mand• in estasi. [ Var.: “Un Nekhet era con lui” etc. ] Egli lo port• al carro del re che vide ci• che era [inciso sul blocco ]: un gran mistero (33) mai visto n‚ udito [ var. che non deve essere n‚ visto, etc. ] Questa formula deve essere pronunciata da un uomo ritualmente puro e mondo, che non abbia relazioni con donne e che non mangi n‚ carne n‚ pesce. Se verrà modellato uno scarabeo in pietra dura, rivestito d’oro e sarà messo al posto del cuore di un uomo, esso opererà per lui (34) l'”Apertura della Bocca”. Deve essere unto con un unguento fine e su di lui deve essere recitato l’incantesimo: [ segue il testo del Cap. XXX che comprende le linee 35 e 36 ].

CAPITOLO LXV

[Titolo:] Formula per uscire al giorno e per avere il potere contro i propri avversari. (1) O tu che splendi dalla Luna e che dalla Luna invii luce, lascia che io esca tra la tua moltitudine, lascia che io circoli e mi alzi (variante) lascia che io sia portato tra i Glorificati. Fa che la Duat sia schiusa a me. (2) Eccomi! Fa che io possa uscire in questo giorno e essere glorificato. Concedimi che i Glorificati mi facciano vivere e che i miei avversari siano portati a me in ceppi, innanzi ai divini Giudici. Che il ka di mia madre sia in pace (3) per questo. Che io possa alzarmi sui miei piedi tenendo uno scettro d’oro (variante) una canna d’oro in mano e tagliando le carni. Che io viva, sorgendo [ dai ] ginocchi di Sothis, come un fanciullo, mentre li serra.

CAPITOLO LXVI

[Titolo:] Formula per uscire al giorno. (1) Io ha conoscenza di essere stato concepito da Sekhet e di essere nato da Neith. Io sono Horo che proviene dall’Occhio di Horo. Io sono Uadjt. Io esco () come il sacro Falco che prende il volo e si riposa sulla fronte di Ra , sulla prua della Barca del Nu.

CAPITOLO LXVII

[Titolo:] formula per aprire ci• che Š dietro (variante) per uscire da ci• che Š dietro. [ Var.: “Formula per aprire le porte della Duat” ]. (1) Si aprano le caverne che sono nel Nu e si lascino liberi i piedi di coloro che sono tra i Beati. Si aprano le grotte di Shu, cosı che io [ Altri testi indicano “egli” ] possa uscire fuori. Che io possa uscire ed arrivare al naos nella barca di Ra.

CAPITOLO LXVIII

[Titolo:] Formula per uscire al giorno. (1) L’Osiride N giustificato apre le porte del Cielo. Che siano aperte a me le porte della Terra, che si aprano a lui [sic ] i chiavistelli di Geb. Che si apra a lui la Prima Dimora (variante) dal (2) momento che arriva l’Osiride N giustificato. Io sono colui che si libera dal Dio dal braccio legato che Š in lui e che lo ha dardeggiato sulla terra. [ Altra vers.: “Che io sia liberato da chi ha avvinto il suo braccio attorno a me e ha avvinto le sue braccia su di me, sulla terra” ]. Che si apra all’Osiride [lo spazio per il nome Š stato lasciato in bianco per dimenticanza] (3) giustificato il Ro- hunit, possa attraversare il Ro- hunit, possa uscire l’Osiride N giustificato in ogni luogo che il suo cuore desidera. Egli ha potere sul suo cuore [ “haty” ], egli ha potere sulle sue membra, egli ha potere sulle (4) offerte funebri, egli ha potere sull’acqua, egli ha potere sui canali, egli ha potere sulle rive, egli ha potere su ci• che viene fatto a lui nella Necropoli. Egli ha potere su ci• che ha ordinato sia fatto per lui sulla terra, secondo la implorazione pronunciata [ per ] l’Osiride N (5) giustificato: “Che egli viva del pane di Geb!”. Ci• che detesta, egli non lo mangia! Possa cibarsi del pane di grano rosso del Nilo in un luogo puro. Possa sedersi, l’Osiride N giustificato [ Testo corr. Con interpolaz.: “Al disopra dei Eliopolitani” etc. “sotto i rami della palma da datteri della Dea Hathor” con anteposiz. alla linea (6) di: “al seguito” ] sotto i rami della palma di Hathor quando il Disco solare si amplia, mentre essa procede verso Heliopolis con gli scritti delle Divine Parole del Libro di Thoth. Che l’Osiride N giustificato abbia potere sul suo cuore [“jb” ]. Abbia potere (7) sul suo cuore [ “haty” ], abbia potere sulla sua bocca, abbia potere sulle sue membra, abbia potere sulle sue gambe, abbia potere sull'”Uscita alla Voce”, abbia potere sull’acqua, abbia potere sulla corrente, abbia potere sull’aria, abbia potere sul fiume, (8) abbia potere sulle rive, abbia potere su ci• che viene fatto per lui nella Necropoli, abbia potere su ci• che ha ordinato che sia fatto per lui sulla terra. Che sia sollevato l’Osiride N giustificato a sinistra e a destra e rispettivamente [ a destra e a sinistra ], possa sedersi e tenersi eretto [ Testo corr. Restituz. comparat.: “saggiare la brezza con la lingua come un esperto pilota” ], l’Osiride… [ nome non trascritto ].

CAPITOLO LXIX

[Titolo:] Altra Formula. (1) Osiride Unnofre Š il Dio Fiammeggiante e il fratello del Dio Fiammeggiante Š Osiride, fratello di Iside. Il vendicatore Š il figlio di Iside, che con sua madre Iside [ lo ha vendicato ] contro i suoi avversari di tutto il male che hanno fatto. (2) Egli Š Osiride il primogenito dei cinque dei, l’erede di suo padre Geb. Egli Š Osiride, Signore delle teste vive, forte davanti e dietro e il cui “Phallus” si estende ai limiti della razza umana. L’Osiride N Š Orione (3) che percorre le Due Terre mentre viaggia [ nel ] suo disco (variante) le stelle del cielo che sono in sua madre Nut. Che ha concepito Osiride Unnofre giustificato a sua volontà ed ogni nascita Š data da essa. Egli Š Anubis il giorno della [ resa dei ] conti (4) Egli Š il Toro nel Campo. Lui proprio Š Osiride, che ha rinchiuso suo padre e sua madre Nut il giorno in cui avvenne lo spargimento di sangue. Suo padre Š Geb e sua madre Š Nut. L’Osiride N (5) Š Horo, l’antico, mentre sorge. Egli Š Anubis il giorno della [ resa dei ] conti, lui, proprio lui Š Osiride. O Grande che entri e parli a colui che presenta le tavolette da scriba e sorveglia la porta di Osiride, fa che l’Osiride N giustificato sia giudicato e che possa rinnovarsi (6) e essere forte, cosı che possa venire a vendicarsi. [ Altra vers.: “a rendere omaggio” ] al suo stesso corpo sulla Meskhet di Osiride mettendo una fine alle sue pene e alle sue sofferenze. Possa essere forte e vigoroso, l’Osiride N giustificato. Egli si rinnova sulla Meskhet di Osiride (7) rinascendo con lui e rinnovandosi. Che egli prenda possesso della Coscia che Š sotto il luogo di Osiride e con la quale egli apre la bocca degli dei e possa sedere difficile a Thoth, dal cuore sano, con migliaia di pani e di [ giare ] di birra sulla tavola (8) di suo padre Osiride e con bestiame, con animali dalle [ piume ] rossicce e volatili di ogni tipo, consacrati a Horo ed offerti a Thoth e faccia sacrifici al Signore del Cielo.

CAPITOLO LXX

[Titolo:] Altra Formula (1) (variante) Non giunge a una fine, l’Osiride N giustificato [testo corr. Compar.: “per il Signore del Cielo” ] Si registra la sua integrità di Osiride, si trascrive la sua integrità di cuore e riposa [alla tavola ] di Osiride Unnofre, sovrano di Dedu. Egli Š sul (2) suo terreno e respira la brezza orientale dalla sua testa e si Š impossessato della brezza del Nord sugli i suoi capelli, ha preso possesso della brezza dell’ovest sulla sua pelle allorchŠ percorre il cielo a sud. [Testo corr. Ed abbrev. Comparat.: “percorre il cielo ai suoi quattro punti e si impadronisce del vento del sud sul suo occhio”] che sia dato (3) all’Osiride N giustificato il soffio degli Imakhu tra coloro che si cibano di pani e di birra e che sono al seguito di Ra .

RUBRICA

Se conosce questo testo, egli potrà uscire al giorno e camminare sulla terra tra i viventi e il suo nome non perirà.

CAPITOLO LXXI

[Titolo:] formula per uscire al giorno e per respingere la forza brutale perch‚ un uomo non sia afferrato nella Necropoli e per rendere salva la sua anima in Ta- Djesert. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: O Falco divino che esci dal Nu, Signore della dea Mehurit! Rendimi sano cosı come hai reso sano te stesso. Che io mi riveli, (2) che io mi liberi, che io sia posto sulla terra, che io sia amato dal mio Signore che ha un unico volto per me. [ Var.: “Che la mia volontà sia fatta per me dal Signore dall’Unico Volto” ]. Io sono il sacro Falco nel naos e passo attraverso le due Terre [ sollevando ] il Velo. (auto) (variante) Ecco Horo figlio di Iside! Rendimi sano cosı come tu hai reso sano te stesso, che io mi riveli e mi liberi, che io sia posto sulla terra. Che la mia (4) volontà sia fatta dal Signore dall’Unico Volto per me. Io sono il sacro Falco del Cielo del Sud e Thoth del Cielo del Nord, che calma la Fiamma quando infuria e che dirige la Legge al Dio della Verità. (I) Ecco Thoth: rendimi sano [ l’invocaz. Š identica alla preced. ] (6) per me. Io sono Unbu di Anrudjef il Fiore dell’occulta dimora. Ecco Osiride [ segue la stessa invocaz. che include una parte della linea (7) ] per me. O terribile sulle sue [ sic ] gambe gambe al suo [ sic ] momento, che possiedi le (8) due Anime Gemelle e che [ vive ] nelle sue due Anime Gemelle: rendimi sano [ stessa invocaz. che include una parte della linea (9) ]… per me. O Ra : [ stessa invocaz. che include parte della linea (10)]… per me. Sebek si tiene eretto sulla sua altura e Neith si tiene eretta nel mezzo del suo terreno inondato [ segue l’invocazione che include parte della linea (11) ].. per me. O voi sette divine Entità che siete le braccia della Bilancia il giorno in cui l’Occhio sacro Š fissato, voi che mozzate le teste, che tagliate (12) i coi , che strappate i cuori e sventrate le interiora e completate le torture nel Lago di Fuoco: io vi conosco e conosco i vostri nomi, conoscetemi [ quindi ] cosı come io vi conosco e vi distinguo. Come io vengo a voi, cosı venite voi a (13) me. Io vivo in voi e voi vivete in me. Fatemi avere il simbolo di Vita che Š nelle vostre mani e lo scettro di potenza che tenete stretto, rinnovate la [ mia ] vita con le vostre parole, datemi numerosi anni in aggiunta dei miei anni di vita (14) che egli [ sic ] mi dia innumerevole tempo in aggiunta ai miei giorni di vita, innumerevoli notti in aggiunta alle mie notti di vita, affinch‚ io sia salvo e splenda sulle mie immagini, che il respiro sia alle mie nari e e che i miei occhi vedano tra coloro che sono nell’orizzonte, in quel giorno in cui viene giudicata [ lett. “contata” ] la forza dell’asservimento.

CAPITOLO LXXII

[Titolo:] Formula per uscire al giorno e per passare attraverso l’Ammehit. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Omaggio a voi, signori della Giustizia, privi di male, viventi per sempre e i cui periodi sono l’Eternità. Fatemi penetrare (2) in questa terra, che io sia glorificato attraverso le vostre forme, che io abbia potere mediante i vostri Incantesimi, che io sia giudicato dal vostro giudizio. Salvatemi dal coccodrillo di questa terra (auto) di Giustizia. Datemi la mia bocca per parlare, datemi le oblazioni alla vostra presenza, poich‚ io conosco i vostri nomi e conosco il nome del Dio (4) grande alle cui nari voi porgete cibo celeste: “Tekem” Š il suo nome e sia che passi attraverso l’orizzonte orientale del cielo o passi attraverso l’orizzonte Occidentale del cielo, che (5) la mia partenza sia la sua partenza e reciprocamente. Non ponete una fine a me sulla Meskat, che i Sebau non abbiano potere su di me, che io non sia respinto (6) alle vostre porte, che le vostre porte non siano chiuse a me poich‚ io ho pani a Pi— e birra a Depu (variante) che io possa congiungere le mie mani nella divina dimora che mio padre Atum mi ha dato, stabilendo (7) per me la mia abitazione sulla terra in cui vi Š grano ed orzo in quantità incalcolabile. Che io possa celebrare ivi i giubilei con le [ offerte ] portate dal figlio del mio stesso corpo, che io possa celebrare ivi i giubilei di Atum col (8) figlio del mio stesso corpo. Concedetemi le offerte funerarie in pani, bevande, buoi, oche, stoffe, incenso, oli ed ogni cosa buona e pura di cui vivono gli dei. E che io esista confermato per l’eternità in tutte le trasformazioni da me volute. Che io possa discendere (9) o risalire la corrente negli i Campi laru e giungere ai campi Hotep e possa io unirmi a Maati. Io sono il Duplice Leone.

RUBRICA

Se conosce questo testo sulla terra o se sarà trascritta sul suo sarcofago (10) questa formula, egli potrà uscire al giorno in tutte le forme volute e potrà penetrare nella sua dimora senza essere respinto. E gli sarà dato pane, birra, abbondanza di carne, sull’altare di Osiride. Potrà recarsi ai campi Iaru (11) dove gli sarà dato grano ed orzo. Egli sarà ivi prospero come lo fu in terra e potrà fare tutto ci• che vuole come quegli dei che vi sono, in verità, all’infinito.

CAPITOLO LXXIII

[Titolo:] Formula per attraversare l’Amenti di giorno e per attraversare l’Ammahit. [ Riporta la Formula del Cap. IX a partire dalla linea (2) ]

CAPITOLO LXXIV

[Titolo:] Formula per muovere [ lett. “aprire” ] le gambe ed uscire sulla terra. (1) A dirsi dall'<Osiride > N giustificato: Tu hai fatto ci• che devi fare per Sokar! (bis) nella sua caverna tra le gambe della Necropoli. L’Osiride N giustificato splende sulla celeste Coscia del (2) Cielo. Io esco sul Cielo e mi siedo come un Glorioso. Ahi! Mi sento indebolito (bis) mentre avanzo, io l’Osiride N giustificato, mi sento indebolito (bis) mentre avanzo, io l’Osiride N giustificato mi sento indebolito nella (3) Necropoli, innanzi ai denti di coloro la cui bocca <Š vorace> nella Necropoli. L’Osiride N etc. Š Atum, Signore di Heliopolis.

CAPITOLO LXXV

[Titolo:] Formula per recarsi a e per ricevervi una sede. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Io sono uscito dalla Duat e sono arrivato ai confini della Terra illuminando il Lago (variante) no ricevuto <il cambio (?) > per la interiora (2) del Cinocefalo. Io prendo la via per la nobile dimora di Remrem e raggiungo (3) la dimora di Akhsesef. Io sono introdotto nel bastione (variante) io penetro nell’ambulacro (variante) nei corridoi < della stanza da letto > che Thoth ha percorso per pacificare i Combattenti, camminando verso Pi— e recandosi a Depu.

CAPITOLO LXXVI

[Titolo:] Formula per compiere tutte le trasformazioni che [ si] desidera. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Io mi sono recato nel Palazzo Reale ed Š stato l’uccellatore [ altra vers. “l’uccello – Mosca” ] che mi ci ha condotto. Omaggio a te che voli al cielo per illuminare la stella (variante) le stelle. (2) <Tuo figlio Š Horo > [? ] [ Var.: “che protegge” ] la Corona Bianca, egli esiste in te. Il Dio grande si unisce a te. Io ho fatto la mia strada e vi ho camminato sopra.

CAPITOLO LXXVII

[Titolo:] Formula per compiere le trasformazioni in Falco d’Oro. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Io sono sorto come il grande Falco che proviene dal suo Uovo. Io ho preso il volo come il Falco il cui dorso misura quattro cubiti (2) e le cui ali sono di malachite del Sud. Io esco dalla cabina della Barca Mesektet e la mia intelligenza [ lett.: il mio cuore “Jb” ] mi porta nella Montagna orientale. Mi riposo nella Barca Mandjet. Io sono venuto e sono portato tra coloro che sono nella loro divina Assemblea [lett. “cerchio” ] (3) e che si inchinano a terra innanzi a me. Adoratemi poich‚ sono sorto e mi sono riunito come un bel Falco d’Oro dalla testa di Bennu. Raggiunge all’ascoltare le sue [sic] parole [ ogni giorno]. Io seggo (4) tra i grandi dei, i primogeniti di Nut. Si stende un Campo del a Pace [ var.: “giace”] innanzi a me” ] [ Var: “la produzione della terra Š innanzi a me” ]: io ne mangio, io ne vengo favorito, io ne ho l’abbondanza e ricevo (i) il mio cuore [“jb” ] [ Var.:” a mio piacimento” ] Nepri mi ha dato la mia gola ed io posseggo ci• che mi appartiene [ lett. : “che la mia testa controlla].

CAPITOLO LXXVIII

[Titolo:] Formula per compiere le trasformazioni nel Falco divinamente giovane. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: O grande! Viene a Dedu e rendi agevoli per me le strade e [ aiutami ] a circolare intorno alla mia residenza. Guardami (2) ed esaltami [ lett. “esaltalo), concedimi il Terrore e provoca in me la Potenza cosı che gli dei della Duat abbiano timore di me, che i loro portali combattano per me (variante) perch‚ lo stesso sia fatto da essi [bastioni ] per me. (3) Colui che mi ha fatto del male non si avvicini [ a me ] n‚ mi veda nella Dimora delle Tenebre e scopra la [ mia ] debolezza che Š nascosta a lui. Che ci• sia fatto! [dicono ] gli dei (4) che ascoltano la voce dei esseri eminenti che sono al seguito di Osiride. Tacete! O dei e lasciate che un Dio parli con un Dio. Lasciatelo ascoltare la sua verità (variante) la giustificazione (5) (variante) la verità che gli ha detto, l’Osiride giustificato e le sue parole siano per te, Osiride. Concedigli quel [cambiamento di esistenza] che Š stato decretato dalla tua bocca in suo favore, sı che egli possa vedere le tue forme e sorvegli le tue Potenze. Concedi che io possa uscire e abbia potere sulle (6) mie gambe. L’Osiride giustificato sia simile al Signore dell’Universo al disopra della sua residenza e che gli dei, che sono nella Duat, lo temano e i loro portali combattano per lui. Possa correre, l’Osiride… [nome non trascritto ] (7) giustificato ivi, vivendo insieme ai camminatori (variante) insieme a te. Stabiliscano questi dei l’Osiride N giustificato sul suo stendardo come il Signore della vita celeste e che sia unito con Iside la divina [ nel testo Š al masch. ] (8) Che le loro bocche lo proteggano da colui che lo vuole scannare: impediscano la venuta di colui che guarda la morte. (variante) Possa avanzare, l’Osiride N giustificato possa parlare, possa venire verso i confini del Cielo per reclamare.. <parole > (9) l’Osiride.. [ nome non trascritto ] giustificato da Geb e per chiedere l’alimentazione del Signore dell’Universo. Allora gli dei della Duat lo temono e i loro portali combattono per lui vedendo ancora che tu lo hai i provvisto. (10 ) Io sono uno di quei glorificati nello splendore: che le mie forme vengano modellate come le sue forme. Tu hai detto le mie faccende. Concedi il Terrore all’Osiride N giustificato [ Viene ripetuta l’invocaz. della linea (2) alla terza pers. sing. masch. ]… (11)… poich‚ egli Š veramente uno dei glorificati nello splendore le cui forme sono create con le carni del Dio. Egli Š uno di quei (12) Glorificati che sono nello splendore che Atum stesso ha creato e le [ cui forme ] sono quelle di Unbu. Il suo occhio lo fa essere, lo glorifica e li [ sic ] crea perch‚ siano con lui. Egli Š l’unico (13) che essi venerano allorchŠ esce all’orizzonte insieme a a loro. Essi comunicano il suo Terrore agli dei e ai glorificati e alle Forme che sono con lui. Unico tra le centinaia di migliaia, egli Š il Creatore e il fattore, Signore Uno. E il divenire di Osiride Š la nascita di Horo. (14) Osiride si rinnova in lui e la sua vecchiaia si prolunga per coloro che sono tra i Glorificati che entrano in essere insieme a lui. Osiride sorge come un Falco divino che Horo ha reso Sahu (15) nella sua anima per impadronirsi della sua eredità da Osiride nella Duat. Il Duplice Leone, Osiride che presiede al Tempio della corona Nemes che Š nella sua caverna, dice: “Ritorna ai confini del Cielo, poich‚ se anche similmente (16) sei stato mummificato [ lett. “Sahu” ] nella forma di un Falco divinamente giovane, essa [ la Nemes] non Š per te! Ma [ tuttavia ] puoi parlare anche sino ai confini del Cielo guardiani di Osiride. Horo si impadronı dell’eredità di Osiride per la Duat. (17) Che egli ripeta a me [determinativo “Dio”] ci• che gli aveva detto il padre Osiride nelle epoche (variante) nei giorni <primevi >: [Allora ] la nemes ti verrà donata [ disse ] il Duplice Leone, cos ı che tu possa avanzare e camminare sulle vie celesti, affinchŠ coloro che sono ai confini dell’orizzonte possano vederti (18) e gli dei della Duat ti temano e i loro portali combattano contro colui che si Š separato contro di me. A queste divine parole tutti gli dei si sono inchinati sino agli estremi confini. Il Guardiano della tomba del Signore Uno si Š elevato sul (19) suo piedistallo e ha ivi afferrato la Nemes per decreto del Duplice Leone e il Duplice Leone ha consegnato la sua Nemes a me… io no fatto la strada, io ha la conoscenza. (20) (variante) Io sono elevato sul piedistallo e il Duplice Leone mi ha consegnato la Nemes e mi ha dato le sue acconciature. Egli ma ha reso stabile con ci•, mediante la sua spina dorsale, e con il suo collo, (21) (variante) mediante la sua grande potenza cosı che non

debba cadere il cielo, reso stabile dal passaggio (variante) del bel Signore dell’Ureo, che io adoro. Io, proprio io, conosco i cammini del Nu [ var.: Nut ] e la brezza Š nel mio corpo. Non sono respinto (22) dal Toro terribile mentre avanzo [dove ] giace un naufrago sul bordo del Campo <del Tempo Illimitato >e guido me stesso tra le tenebre dei occidentali di Osiride. Io vengo ogni giorno alla dimora del Duplice Leone (23) ed esco da questa per [ recarmi ] alla dimora di Iside, la divina, affinchŠ io possa vedere le cose gloriose e misteriose mentre traverso le cose sacre ed occulte, poich‚ essa mi ha accordato di [ vedere ] la nascita del Dio sommo. Io sono reso Sahu nella (24) sua anima, cosı che posso vedere ci• che Š in esso e quando parlo forte alle Porte di Shu esse rispondono all’istante. Sono io il guardiano della “presa di possesso” dell’eredità di Horo da Osiride per la Duat. Io, proprio io, sono Horo glorificato [ sahu ], (25) Io posseggo il [ suo ] diadema, io posseggo la sua luce e ed io avanzo verso la fine del cielo. Horo Š sul seggio di suo padre, Horo Š sul suo trono! Il mio volto Š quello del Falco divinamente (26) giovane, la mia schiena Š quella di un falco: io sono munito come il suo Signore. Io esco verso la Duat (variante) verso Dedu per vedere Osiride. Io mi inchino innanzi a lui, io mi inchino innanzi a Nut. Essi mi guardano, e mi guardano (7) gli dei, l’Occhio di Horo e l’Eternità [ Testo corr. per “la Fiamma che Š nei due Occhi” ] (variante) Da dirsi in Khem affinchŠ essi tendano a me le loro braccia. Ed io mi tengo eretto e respingo il male. Essi mi schiudono i sacri cammini, essi vedono le mie forme (28) ed ascoltano le mie parole, faccia a faccia. O voi, dei della Duat, dal volto respingente ed aggressivo che trainate le Infaticabili Stelle, io ho spianato la strada per vedere il volto di Ra, anima grande (29) ed invincibile: Horo [ ha ordinato ] che voi solleviate il vostro volto [ a me ]. Io vi osservo, io sono sorto come il Falco divinamente giovane, io ho reso Sahu Horo nella sua anima per prendere possesso della sua eredità da Osiride (30) per la Duat. Io dirigo i Sekhemi e passo in rivista i Guardiani delle loro Camere che sono ai miei lati. Io ho fatto la mia strada e ho proseguito sino a raggiungere coloro che presidiano le loro caverne, (31) i Guardiani della Dimora di Osiride e parlo loro facendo riconoscere loro la mia forza come il grande armato (variante) Horo armato delle corna contro Set. Io faccio che essi riconoscano che Š colui che ha afferrato gli alimenti (32) e si Š munito dei poteri di Atum. Un [ buon ] passaggio mi venga dato dagli dei della Duat, numerosi come quelli che presidiano le loro caverne, i Guardiani nella Dimora di Osiride. Ecco! Io son venuto a voi, io ho ricollegato e connesso (33) i poteri di Kes – nedjem… ho santificato i poteri delle strade dei guardiani alle strade dell’orizzonte di Hemait in Cielo. Io ho reso stabili le loro porte per Osiride e ho spianato la strada per me [ var.:”per Osiride” ]. Io ho (34) agito secondo l’ordine di uscire verso Dedu per vedere Osiride, per narrare a lui gli eventi di suo figlio [ Il testo erroneamente riporta “anima” ] primogenito, l’amato, che ha perforato il cuore di Set. Io ho visto il Signore (35) della Morte. Sı! Io dico loro piani divini che Horo ha eseguito in assenza di suo padre Osiride. O Ra ! Grande Anima invincibile, ecco, io sono giunto: deh, guardami, (3 circa) elevami, affinchŠ io possa penetrare nella Duat! Siano schiusi a me i sentieri sorvegliati del cielo e quelli della terra e non vi siano opposizioni contro di me! Sii esaltato sul tuo trono, Osiride! Buono Š il tuo udito, Osiride, forte la tua schiena, Osiride! Ben connessa (37) [ interpolaz. “io ho connesso a te” ] la tua testa! Io ho reso stabile per te la tua gola! Il tuo cuore Š contento! La confidenza [ var. pot “implorazione” ] (variante) Tu sei confidente nella forza e nel coraggio dei grandi che ti circondano (variante) muniti. Pi— sei stabilito come Toro dell’Amenti. (38) Tuo figlio Horo sorge sul tuo trono e tu vivi per lui. Generazioni senza fine lo servono e la Compagnia degli dei lo teme, n‚ pu• essere modificato ci• che egli ha detto. Alimento e [ tavola di ] offerta (39) Š Horo io passo per congiungermi a suo padre [ Var.: “E` Horo che ha ricostituito suo padre” ] Horo Š il

padre, [ var.: “cognato” ] Horo Š la madre [Interpolaz.: “mia” ], Horo Š il fratello, Horo Š il consanguineo, Horo procede sulle acque di suo padre (40 ) e nella corruzione. Egli Š a capo di Kemet e gli dei sono al suo servizio. Egli ha prodotto generazioni infinite [ il testo Š qui abbrev. ] con il suo Occhio, l’Unico del Signore dell’Universo.

CAPITOLO LXXIX

[Titolo:] Formula per fare la trasformazione in Capo dei divini Giudici. (1) A dirsi dell’Osiride N giustificato, Io sono Atum, Fattore del Cielo, Creatore di tutto ci• che esiste, uscito dalla Terra, Creatore ovunque si attua la generazione, Datore di nascita agli dei, autogeneratosi, Signore della vita (2) che dà vigore alla Compagnia degli dei. Omaggio a voi, Signori delle pure cose e dalle dimore occulte! Omaggio a voi, Signori dell’Eternità, voi che occultate le vostre immagini e i cuoi luoghi di residenza (3) sono ignoti. Omaggio a voi, Signori dei campi degli dei, che fate scorrere le acque dell’Inondazione [Var.: “in Kebu” ] voi che siete nell’Amenti e voi che siete nel Cielo! Lasciate che io venga (4) a voi, fate che io sia purificato e rinnovellato, che io sia glorificato e dotato di forza, che io abbia gloria e potere. Vi ho portato in offerta incenso e natron. Arrestate (5) il riversarsi delle vostre bocche contro di me: io sono venuto a porre una fine a tutto il male che Š nei vostri cuori e per sciogliere le falsità che conservate in voi. Io vi ho portato il Bene e faccio risalire a voi la Verità. Io (6) vi conosco, conosco i vostri nomi e conosco le vostre immagini, per quanto non si sappia ci• che di male <pu• avvenire>. Io mi trasformo in voi, io sorgo come quel Dio nella forma degli uomini viventi che gli dei vedono. Io sono potente (7) innanzi a voi come quel Dio che si sollev• sul suo stendardo, al quale gli dei vengono con acclamazioni e le dee con giubilazioni, allorchŠ lo vedono. Io vengo innanzi a voi ed appaio sul trono (8) vostro e mi assido sul seggio dell’orizzonte afferrando le offerte sugli altari. Io bevo il sacro nettare ogni sera. Il mio arrivo tra coloro che abitano l’orizzonte Š <salutato >da grido (9) di giubilo e mi vengono date lodi da coloro che abitano nella Duat in questa forma di mummia [“Sah”], meraviglia degli umani. Io mi elevo come Dio venerabile, Signore della Grande Dimora, alla cui vista gli dei si rallegrano mentre esce in bellezza dal ventre di [ Al di sotto della linea (9):] sua madre Nut.

CAPITOLO LXXX

[Titolo:] Formula per fare la trasformazione nel Dio che dà luce sulla via delle tenebre. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Io sono colui che completa la vestizione di Nu, la Luce che splende innanzi [ a lui] illuminando la strada delle tenebre. Si uniscono le tenebre (2) ai due Combattenti (variante) Rehehuit, che sono nel mio corpo, mediante i grandi incantesimi della mia bocca. Io rialzo il caduto che viene dietro di me e scendo con lui nella valle (3) di Abydos allorchŠ vado a riposarmi. Io mi ricordo di avere strappato il Dio Hu dal luogo in cui lo avevo trovato e di aver portato via le tenebre mediante la mia forza. Io sono (4) la Donna, Luce delle Tenebre e vengo a illuminare le tenebre che [divengono] luce. Io ho salvato l’Occhio della sua eclisse alla venuta del Quindicesimo Giorno. Io sono la Donna, luce delle Tenebre (5) e sono venuta [sic] a illuminare le tenebre che [divengono] luce. Io mi unisco a Set nelle dimore superiori contro l’Antico, che Š con lui. Io sono la Donna, Luce delle Tenebre e son venuta a illuminare le tenebre che [divengono] luce. Io ho munito (6) Thoth [ della luce ] nella dimora della Luna. Io afferro la Corona Grande. Io sono la Donna [segue c. s.]… il suo campo Š di lapislazuli nella sua festa. Io sono la Donna (7) [segue c. ss.]… Maati Š nel mio corpo: smeraldi e cristalli per pei suoi mesi. Io sono la Donna [c. s. inclusa parte della linea (8)]… io rovescio i mostri distruttori. Coloro che sono nelle tenebre mi adorano e sorgono a me, coprendo il loro volto: guardatemi! Non vi ho forse fatto intendere cosa vi Š là?

CAPITOLO LXXXI

[Titolo:] Formula per fare la trasformazione nel fiore di Loto. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: io sono il puro fiore di Loto, che proviene dallo splendore [interpolaz.: “Che sorveglia”] le nari di Ra, che sorveglia le nari di Hathor e compio (2) il mio viaggio e lo proseguo [ in cerca di ] Horo. Io sono il puro fiore di Loto, spuntato dal Campo di Ra.

CAPITOLO LXXXII

[Titolo:] Formula per compiere la trasformazione in Ptah, per mangiare i pani, bere la birra [testo abbrev. Comparat.: “di liberare i passi e divenire un vivente in Heliopolis”]. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Io volo come il Falco (variante) come Horo. In starnazzo come l’oca Smen e mi poso su questa strada dell’Amenti (2) alla festa del Grande. Ci• che io detesto (bis) io non lo mangio! Ci• che il mio ka detesta, non entra nel mio corpo! Che io possa quindi vivere su ci• che Š posto innanzi a loro, gli dei (auto) e e i glorificati, possa io vivere ed aver potere sui pani… Possa mangiarli alla presenza dei glorificati. Che io abbia il potere di mangiarne sotto il fogliame della palma di Hathor, mia Sovrana. Io faccio (4) le offerte, io faccio il pane e la birra in Djedu e vasi di bevante in Heliopolis. Che la mia veste sia posta [ lett. “allacciata” ] su di me dalla dea Tait. Possa io sedermi in ogni luogo che voglio, La mia testa Š quella di Ra ed io sono connesso insieme come Atum. Quattro (5) volte la lunghezza delle braccia di Ra, quattro volte la larghezza della Terra. Io sono uscito con il corpo [ var.: “la lingua” ] di Ptah e la gola di Hathor, affinchŠ io ricordi le parole di mio padre Atum nella mia bocca. Egri ha tirato a s‚ la sposa di Geb: le teste si abbassano innanzi a lui e il terrore si spande innanzi a lui. Egli ripete (6) le acclamazioni per essere stato dichiarato erede del Signore della Terra, Geb che ne ha determinato il sorgere. Gli abitanti di Heliopolis abbassano le teste [ innanzi a me ] poich‚ io sono il loro Signore. Io sono il loro Toro. Io sono pi— potente dell’Eternit… poich‚ io sono il Generatore e il Possessore [al di sotto della linea:] dei milioni [ di anni ].

CAPITOLO LXXXII

[Titolo:] Formula per compiere la trasformazione in Bennu. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Io volo tra i Divini, io mi trasformo in Khepra, io germino come una pianta, io sono misterioso come i misteri () (variante) [ come ] la Tartaruga, io sono il grano di ogni Dio e so ci• che Š nel loro corpo. Io sono i quattro Ieri di questi sette urei che hanno preso forma nell’Amenti. [ Io sono] il Grande che emette luce dal proprio corpo (3) come il Dio che Š [ contro ] set quando Thoth Š tra loro, come in quella disputa del Capo di Khem con gli Spiriti di Heliopolis e il fiume in mezzo a loro. Io arrivo di giorno (4) e mi manifesto come Capo degli dei, poich‚ io sono Khonsu che pone fine ad ogni vanagloria!

CAPITOLO LXXXIV

[Titolo:] Formula per compiere la trasformazione in Airone. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Tu che hai potere sui sacrifici, coltelli sulla loro testa e sulle acconciature…, voi Grandi Spiriti Glorificati (2) [che presiedete ] al momento [fatale]: Io sono in Cielo e batto sulla Terra e reciprocamente. E` la mia forza che produce la vittoria e solleva il Cielo [ mentre ] io compio [ i riti ] lustrali, che ampliano la Terra (3) sotto i miei piedi contro le citt… colpevoli, mentre avanzo e sgozzo i ribelli [ lett.: “Coloro che sono in ribellione”] Io pongo gli dei sulle loro sedi ed abbraccio [ quelli ] della Terra (variante) (4) dei sicomori, quelli che sono nei loro tabernacoli. Io non conosco il Nu, io non conosco il Dio Ta <te > nen, io non conosco i Rossi quando essi mi portano l’opposizione. (5) Io non conosco incantesimo di cui [ io] ascolti il pronunciamento. Io sono il Vitello Rosso che si trova negli scritti. Dicono gli dei che hanno concepito lo Ieri: [Siano accoglienti] i vostri volti per colui che viene (6) a me. L’alba Š indipendente da voi, poich‚ le epoche sono nel mio corpo ed io non dico il falso al posto del vero. Giorno per giorno si svolge il vero (7) sulle mie sopracciglia. Alla sera Š l’inizio del mio viaggio per celebrare la Festività del riposo e dell’abbraccio dell’Antico che [sorveglia] la Terra.

RUBRICA

Se conosce questa formula egli sarà nello stato di Glorificato, eccellente nella Necropoli. (8) nessuna cosa cattiva potrà distruggerlo.

CAPITOLO LXXXV

[Titolo:] Formula per trasformarsi in Anima [ “Ba” ] e per evitare di entrare nella Sala di Tortura. Non perisce colui che la conosce. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Io sono Ra che esce dal Nu e la mia anima Š divina. Io sono colui che produce gli alimenti e detesta il male: io non lo guardo. (2) Io sono Signore della verità e vivo per mezzo di essa. Io sono il Cibo divino che non perisce, nel mio nome di Anima autogeneratomi col Nu [Interpolaz.: “porta del cielo” ] nel (3) mio nome di Trasformazioni [ var.: “Khepra”] per le quali io entro in essere quotidianamente. Io sono la Luce e ci• che detesto Š la Morte. Che io non debba entrare nella Sala di Tortura della Duat e che non vengano fatte a me le cose che (4) gli dei detestano, poich‚ sono io che ho dato gloria a Osiride e ho pacificato i cuori dei signori delle cose [ da cui sono ] amato. Che essi mi diano il Terrore e propaghino la mia venerazione tra (5) coloro che sono nella loro essenza divina. Ed ecco! Io mi sono elevato sul mio stendardo e su questo trono. Io sono Nu: essi non mi rovesceranno, quelli che compiono il male! Io sono (6) il primogenito dei esseri di essenza divina: le anime degli dei sono Anime eterne. Io sono colui che ha creato le tenebre che hanno eletto dimora ai confini del Cielo. La [ mia ] anima Š giunta, avanzata in età, per fare le tenebre ai confini (7) del Cielo a mia volontà. Io raggiungo gli estremi limiti e procedo sugli I miei piedi. Prendo possesso del mio stendardo e attraverso il firmamento che fa una cortina. Io pongo fine alle tenebre e ai rettili (8) io, il cui nome Š occulto! Io allontano l’aggressione dal Signore dalle Due Mani, che Š la mia stessa anima [ mentre ] gli Urei sono questo mio corpo. La mia Forma Š eterna [ var.: “Il mio divenire Š per l’eternità” ], Signora dei anni, Sovrana della Perpetuità. Io sono esaltato come Signore della terra di Debu. “Il Giovane (9) nella città, il Fanciullo nel Campo” Š il mio nome, e il mio nome Š imperituro. Io sono lo Spirito creatore del Nu, che ha eletto dimora nella Necropoli: non si vede il mio nido, non si rompe il mio uovo! Io sono il Signore [ nel testo Š al fem. ] (10) dell’Altura e ho fatto il mio nido al i confini del Cielo e discendo sulla terra di Geb per porre fine al male [ interpolaz.: “mio” ] (variante) il Signore della Sera. Respira l’Osiride N giustificato e il suo corpo Š in Heliopolis. Io vado (11) tra i Glorificati nella regione Occidentale dell’Ibis.

CAPITOLO LXXXVI

[Titolo:] Formula per trasformarsi in Rondine. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: io sono la Rondine (bis). Io sono la dea Scorpione, figlia di Ra. O voi degli il cui profumo Š dolce, Fiamma che proviene dall’orizzonte! O tu che sei nel luogo (2) dove ho portato il Guardiano della Cinta, fammi avere la tua mano sı che io possa vegliare al Lago di fuoco ed avanzare come un messaggero e giungere portando il rapporto. Che mi si (3) apra affinchŠ io possa riportare ci• che vi ho visto! Horo Š al comando della Barca e gli Š stato consegnato il trono di suo padre. Set, figlio di Nut Š [avvinto ] nei ceppi che sono stati approntati per lui. Io ho controllato (4) ci• che Š in Khem e ho toccato con le mie due mani [Omiss.: “il cuore”] di Osiride. E ci• per cui io sono andato ad accertarmi, io sono venuto a dire. Che mi si lasci passare e fare il mio rapporto. Ed io mirando e rendendomi conto di (5) chi esce da quella porta del Signore dell’Universo, mi purifico [testo corr. Comparat.: “al grande fiume”] ove le mie colpe sono condotte a una fine: ho eliminato le menzogne e il male (6) che conservavo [in me] in terra [var. comparat.: “e le macchie che erano sul mio corpo in terra, sono state cancellate”]. O guardiano delle Porte, io ho fatto la [ mia ] strada, io sono uno di voi! [ Compar.: “fai per me la strada perch‚…”]. Lascia che io esca al giorno e cammini sulle mie gambe. Lascia che io possegga l’incedere dei glorificati, poich‚ io conosco (7) le strade misteriose e le porte dei campi Iaru dai quali provengo. Eccomi! Ed io giungo a rovesciare i miei avversari sulla terra [anche se] il mio cadavere Š sepolto.

RUBRICA

(8) Se conosce questo testo, egli pu• uscire al giorno nella Necropoli ed entrare dopo essere uscito. Colui che ignora questa formula non pu• entrare dopo essere uscito, n‚ pu• uscire al giorno.

CAPITOLO LXXXVII

[Titolo:] Formula per compiere la trasformazione nel serpente sa- ta [= figlio della Terra]. (1) A dirsi dall’Osiride N etc.: Io sono Sa- ta, ampliato dagli anni. Io mi distendo e rinasco ogni giorno. Io sono Sa- ta, che Š ai confini (2) della terra. Io mi distendo, io rinasco, mi rinnovo e ringiovanisco ogni giorno.

CAPITOLO LXXXVIII

[Titolo:] Formula, per compiere la trasformazione in Coccodrillo. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Io sono il Coccodrillo nel mezzo del suo Terrore! Io sono il Dio Coccodrillo all’arrivo della sua Anima tra gli umani [Compar.: “nella forma degli uomini” ]. Io sono il Dio Coccodrillo, che strappa con violenza! (2) Io sono il grande e potente pesce in Khem- urit (variante) Khem. Io sono colui al quale ci si prostra in Khem.

CAPITOLO LXXXIX

[Titolo:] Formula per riunire la propria Anima [ “Ba” ] al proprio cadavere nella Necropoli. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: O tu, Dio, che porti! O tu, Dio, che corri nella tua cappella! [ lett. “suo” ] O Dio grande! Concedi che la mia anima possa venire a me da qualsiasi luogo in cui si trovi! Ma se vi Š un ritardo (2) nella venuta [ lett. “nel portare” ] della mia anima a me da qualsiasi luogo in cui si trovi, tu troverai l’Occhio di Horo ergersi contro di te, come quelle divinità vigilanti, che giacciono in Heliopolis, la terra dove milioni (3) si riuniscono. Fa che la mia anima [ “Ba” ] sia afferrata, insieme all’Akh che Š con lei, da ogni luogo in cui si trovi. Rintraccia in cielo [ omiss.: “e in terra” ] la mia Anima. Ma se vi Š (4) ritardo nel farmi vedere la mia Anima [insieme al ] al mio corpo, tu troverai l’Occhio di Horo ergersi contro di te! [ Testo abbrv. c. s. ] O voi, dei che trainate la Barca del Signore dei milioni di Anni, voi che [ la ] portate al disopra della Duat e la fate viaggiare (5) [ sulla ] strada di Nut, voi che consentite alle Anime di entrare nei corpi mummificati, e le cui mani afferrano le loro corde, tenete ben saldi i vostri scettri e respingete gli avversari affinchŠ sia in letizia (6) la Barca e il Dio grande possa procedere in pace. Ed ora concedete che la mia Anima possa [ giungere ] al vostro seguito dall’orizzonte orientale del Cielo, e l’Anima possa seguire dietro lo Ieri in pace! (bis) verso l’Amenti per vedere il suo cadavere ed unirsi (7) al suo corpo mummificato. Che non perisca e non soffra corruzione, per l’eternità!

RUBRICA

Se conosce questa formula, il corpo non si corromperà e l’anima non sarà separata dal suo corpo, in verità, per sempre.

CAPITOLO XC

[Titolo:] Formula per rendere la Memoria a una persona. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: O tu che mozzi le teste e che sgozzi, ma che rendi la memoria ai glorificati mediante gli incantesimi che possiedono in s‚ [ lett. “nel loro corpo” ] tu non vedi l’Osiride (2) N giustificato con i tuoi occhi, tu non puoi renderti contro [ di lui ] con le tue gambe, poich‚ hai la testa rivolta all’indietro! Tu non ti accorgi dei boia di Shu, che vengono dietro a te (3) per mozzarti la testa e sgozzarti, per il distruttivo messaggio del suo Signore… Rendi la memoria alla mia bocca mediante gli incantesimi che sono nella mia bocca (4) e per me (lett. “Nel mio corpo”) cosı come tu hai fatto ai glorificati, con gli incantesimi che sono in loro (Dice Iside quando tu vieni a restituire la memoria alla bocca di Osiride. Il tuo cuore Š Set, i suoi [ sic ] nemici, dicendo:) A te i tuoi (5) testicoli: non guardare quel volto che proviene dalla fiamma dell’Occhio di Horo contro di te, contro di te, dall’interno dell’Occhio di Atum e la sventura di quella notte che [ti] distruggerà! E Osiride arretra poich‚ la sua abbominazione Š in lui e reciprocamente, io arretro (6) poich‚ la tua abbominazione Š in me e reciprocamente. Tu vorresti venire contro di me, ma non pu• venire contro di me poich‚ io ti ho detto di arretrare, adoratore di Shu!

CAPITOLO XCI

[Titolo:] formula per evitare che l’Anima di una persona sia imprigionata nella Necropoli. (1) A dirsi dall’Osiride N etc.: O tu che sei esaltato ed adorato, grande di poteri, anima grande ed invincibile, che trasmetti il tuo Terrore agli dei e che apparı sul suo trono (2) di grandezza! Che una strada sia fatta per la mia Anima [ “Ba” ] [ omis.: “Per il mio akh” ] o per l’Ombra che Š in me. Fà che io sia ben munito. Io sono un Glorioso ben munito: che una strada sia fatta a me verso il luogo dove Š Ra, Atum, Khepra e Hathor.

RUBRICA

(3) Se conosce questa formula, egli sarà trasformato in “Akh” ben munito nella Necropoli.

CAPITOLO XCII

[Titolo:] Formula per schiudere la tomba all’Anima e all’Ombra onde uscire al giorno e per aver potere sulla gambe. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: E` aperto ci• che io ] altri testi: “tu” ] ho aperto, Š chiuso ci• che [ io ] ho chiuso, giacente. Io ho aperto ci• che Š stato aperto alla mia anima al comando dell’Occhio di Horo, che ha liberato (2) Osiride Unnofre giustificato e che ha stabilito le glorie sulla fronte di Ra, il Dio dai luoghi passi e dal rapido incedere, che fa per me una larga strada e rinforza le mia membra. Io sono Horo, vendicatore di suo padre che ha portato (3) la Corona Grande alla sua voce (variante) per il suo volto. Sia schiusa strada alla mia Anima poich‚ ho il potere sulle mie gambe, per vedere il Dio grande che Š nella Barca di Ra, nel giorno del Giudizio delle Anime: la mia Anima Š (4) alla testa durante il Computo degli Anni. Che l’Occhio di Ra [altri testi: “Horo”] liberi la mia Anima e stabilisca il suo splendore mentre l’ombra del crepuscolo Š sul volto di coloro che sono nelle mani di Osiride. Non imprigionate (5) la mia Anima e non incarcerate la mia Ombra! Che una strada scia schiusa per la mia Anima, per la mia Ombra e per il mio Akh, affinchŠ io veda il Dio grande nel suo santuario, il giorno del Giudizio delle Anime, e che io possa ripetere le parole di Osiride, la cui dimora Š occulta. O voi che sorvegliate (6) le braccia e che avete la custodia delle Anime e dei degli Akh chiudete [ omis.: “le ombre” ] dei morti che vorrebbero farmi del male! Che essi non mi facciano del male e che venga aperta una via al tuo [ sic ] ka , insieme alla tua Anima, (7) o Glorificato ben munito insieme a coloro che ti conducono! Siediti alla testa dei grandi nelle [ loro ] dimore. Tu non sarai imprigionato da coloro che hanno la custodia di Osiride e che sorvegliano le anime e rinchiudono le Ombre dei morti. Chi ti conterrà (8) sarà il Cielo.

RUBRICA

Se conosce questa formula, potrà uscire al giorno e la sua Anima non sarà imprigionata nella Necropoli. [Titolo:] Formula per evitare che una persona debba salpare verso l’Est nella Necropoli. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: o “Phallus” di Ra, sfuggito alla sventura, l’impotenza per i milioni [ di anni ] proviene da (2) Baba, che ha usato contro di me forza al di sopra della forza e potenza al disopra della potenza. [ Corr.: “Io sono forte per lui al disopra delle forze etc..” ] Se io passo [ in barca ] e son portato via verso Est, se vengono conosciute tutte le cose cattive (3) [fatte ] alla Festa dei avversari [ “Sebau”] contro di me, al tentennare delle corna di Khepra, allora il “phallus” di Ra e la testa di Osiride saranno divorati! E se dovessi essere (4) condotto ai campi [omissis: “Dove gli dei distruggono chi”] risponde loro [testo corr. Compar.: “Allora saranno distorte le corna di Khepra”] Š la cecità sarà nell’Occhio di Atum(5) e distruzione, [sia] per essere stato afferrato e portato verso l’est [ che ] per la Festa dei avversari contro di me e per tutte le

malvagità dolorose contro di me (6) e il male (variante) Se vengono fatte tutte le azioni cattive contro di me nel giorno della Festa dei avversari, allora saranno distorte le corna di Khepra [ segue la formula riport. che include la linea 7 e comprende la frase preced. omessa: “dove gli dei distruggono chi” ] (8)… Io non sar• afferrato! Io non dovr• salpare verso per vedere [ o fare ] la Festività degli i Ribelli contro [ lett. “in” ] me e il male; non pi—malvagità dolorose in me: io non salper• verso l’est.

CAPITOLO XCIV

[Titolo:] Formula per invocare una paletta [ da scriba ] e un calamaio da Thoth. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: O grande Veggente, che vedi tuo padre e che vigili sul Libro dei scritti di Thoth! Eccomi, io son venuto: io ho il mio Akh, io ho la mia Anima, io ho (2) il mio potere e sono munito dei scritti di Thoth per passare [ attraverso ] il Dio Aker, che Š in Set. Io porto la paletta e porto il calamaio, gli strumenti [ lett. “le cose che sono sulle mani” ] di Thoth, i segreti (3) misteriosi e divini. Eccomi! Io sono lo Scriba in virt— dei miei scritti e porto le impurità di Osiride. Gli scritti che ho fatto sono dichiarati da Thoth (4) essere buoni libri, ogni giorno. Io sono buono per le mie qualità buone. Tu hai stabilito, Horo dai due Orizzonti, che io compia la verità e la porga quotidianamente a Ra.

CAPITOLO XCV

[Titolo:] Formula per aprire il luogo ove Thoth <si riposa>. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Io sono proprio colui che manda il Terrore nella Bufera, che sorveglia la Grande Corona contro gli assalti. Io colpisco (2) come il Dio della Lama e faccio libazioni come il Dio aash. Io ho difeso [ interpol.: “Iside” ] la Grande Serpe contro gli attacchi e dono vigore alla spada con la spada (bis) (3) che Š nella mano di khepra nella Bufera.

CAPITOLO XCVI

[Titolo:] Formula per schiudere il luogo ove Š Thoth e per dare l’Akh nella Necropoli. (1) A dirsi dall’Osiride N etc.: Io sono colui che risiede nel mezzo del suo Occhio. Io sono giunto per dare la verità a Ra. Possa propiziare Thoth (variante) (2) Set con le libazioni per Aker e con le rosse [ vittime ] dell’Imakh di Geb.

CAPITOLO XCVII

[Senza Titolo] (1) A dirsi sulla Barca della Mesektet: O scettro di Anubis, possa io propiziare quei quattro Glorificati che seguono il Signore delle cose. Io sono il Campo, io sono il padre della Inondazione quando ha sete (2) il Guardiano del Lago [ var.: “Dei canali” ]. Guardate dunque su di me, o voi sommi degli a capo dei spiriti di Heliopolis: concedete che io sia esaltato al disopra di voi! Io sono beneficiente per il vostro cuore. Eccomi! Io grande figlio del Sommo. Che non mi venga fatto (3) ancora del male! Io esco a voi: possa io traversare e circolare come un essere purificato il Lago della pacificazione e dell’Uguaglianza: [ Rest. Compar.: “e possa bagnarmi nel divino Lago” ] sotto i Sicomori del Cielo [ e della Terra. [ Interpolaz.: “le vostre offerte divine” ]. E [ io ] proprio mi sono rinfrescato per tutte le giustificazioni prima di (4) arrivare. Io sono nella verità difficile al Dio della Terra, io mi unisco (variante) l’altura (variante) il suo trono, potente per il Signore Uno, Ra, grande di vita per la Verità. Che non mi vengano inflitte ferite da colui che volge la testa. La mia bocca Š innanzi a tutte le cose.

CAPITOLO XCVIII

[Titolo:] Formula per condurre una imbarcazione nella Necropoli. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Omaggio a te, Gamba del Cielo del nord, nel grande Lago visibile ma inaccessibile! Io sorgo ed appaio come un Dio. (2) Io guardo ma non accedo, [testo interpol.] io sorgo, io vivo, io appaio come un Dio e starnazzo come l’oca Smen e volo come il Falco al disopra delle reti (3) del Grande uccellatore. Io viaggio per la Terra verso il Cielo e mi tengo eretto come Shu. Il Dio Akhekhu [Testo corr. Var.: “le stelle Akmiu sono attive al momento di drizzare la scala che innalza le stelle Imperiture (4) lontano dalla distruzione” ] Io ho portato ci• che respinge le sventure e compio il mio viaggio sulla Gamba di Ptah. Io giungo al Lago venerato. O tu, Dio kaa, che porti quelle cose che sono nella Barca del Duplice Lago delle Capigliature e del Fuoco! (6) io mi tengo eretto nella Barca che conduco. Io mi tengo eretto nella Barca che il Dio conduce [ var.: “e conduco il Dio” ]. Io mi tengo eretto ed esco…. Io ho aperto (7) le porte che sono in Khem. Mi vengono divisi i campi in Unnu [ Testo erron.: “wnnwt” = ora ] e mi vengono dati… (variante) offerte di pani e di carni.

CAPITOLO XCIX

[Titolo:] Formula per condurre l’imbarcazione nella Necropoli. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: O tu che conduci la Barca di Nu su questo dorso funesto: lasciami condurre la Barca, lascia che io riunisca i paranchi in pace (bis) Vieni! (bis) (2) Affrettati! (bis) io sono venuto per vedere mio padre Osiride. O tu, Signore delle bende, lascia che io goda la felicità! (variante) respingi i divoratori del cuore. O Signore delle Nubi, navigatore, Maschio, tu che navigli su quel dorso (3) di Apep! O Essere dalla testa salda e dal collo solido quando esci fuori dai duri colpi! O guardiano della Barca misteriosa! Guardiano di Apep: lascia che io conduca la Barca, lascia che io riunisca i paranchi e venga (4) fuori in essa! Questa terra Š funesta, in cui gli Astri perdono l’equilibrio e si capovolgono sui loro volti e non possono trovare nulla che li aiuti a rialzarsi. Il passaggio Š stretto come la lingua di Ra. … che guidano le Due Terre. Geb Š stabile (5) per i loro remi. “Il Potente del Cielo che fa essere il Disco” “, Colui che Š a capo dei Rossi”. Che io sia condotto come un naufrago e che questo Akh venga e si rechi al luogo in cui tu vivi (variante) e conducilo verso il luogo che tu conosci. [ le linee da (6) e (27) sono attraversate da una linea orizzontale: “Parole a dirsi dall’Osiride N etc., innanzi a Osiride, a Capo dell’Amenti” ] (6) Dimmi il mio nome! [ Questa richiesta Š ripetuta all’inizio di ogni linea da (6) a (27) e viene qui omessa, sostituita dall’abbreviaz. D ] – dice il Bastone d’Ormeggio. “Signore delle Due Terre nella Capella” Š il tuo nome! (7) D – Dice il Mazzuolo. “Incedere di Hapi” Š il tuo nome!; (8) D – dice la Prua. “La Treccia che Anubis ha legato nei suoi lavori di mummificazione” Š il tuo nome!; (9) D – dice il Sostegno dei remi. “Pilastri della Necropoli” Š il tuo nome!; (10) D- dice il Sostegno. “Il Tenebre” [Var.: “Aker” ] Š il tuo nome!; (11) D – dice l’Albero delle Vele. “Colui che porta il Grande [Var.:

“La Grande Signora” ] dopo che Š andato via” Š il tuo nome!; (12) D dice la Cabina. “Dimora dell’Apritore dei cammini” Š il tuo nome!; (13) D – dice l’Albero di gabbia. “Gola di Mesti” Š il tuo nome!; (14) D – dice la Vela. “Nut” Š il tuo nome!; (15 ) D – dicono i Cuoi. “Fatti della pelle del grande Toro [ di Mnevis ] (variante) che Set ha bruciato” sono i vostri nomi!; (16 ) D – dicono i Pali. “Dita di Horo l’Antico” Š il vostro nome!; (17) D – dice il Mestolo per svuotar l’acqua. “La Mano di Iside che arresta il sangue dell’Occhio di Horo (variante) per arrestare la suppurazione dell’Occhio di Horo “Š il tuo nome!; (18) D – dice il Fasciame. “Mesti, Hapi, Duamutef, Kebsennuf, Colui che prende prigioniero, Colui che afferra con forza, Colui che vede suo padre e Colui che fa se stesso” Š il vostro nome!; (19) D – dice il Punto di guardia [? ] “Colui che Š a capo delle sue divisioni” Š il tuo nome!; (20) D – dice Il Banco dei rematori. “Merit” Š il tuo nome!; (21) D – dice il Timone. “L’Equilibratore splendente sulle acque, Bastone misterioso” Š il tuo nome!; (22) D – dice la Chiglia. “La Gamba di Hathor che Ra ha ferito nel suo passaggio, allorchŠ si Š fatto condurre nella Barca della Sera” Š il tuo nome!; (23 ) D – dice il Marinaio. “Viaggiatore” Š il tuo nome!; (24) D – dice il Vento, dato che Š esso a spingerti. “La brezza del Nord che proviene da Atum verso le nari di Colui che Š a capo dell’Amenti” Š Š il tuo nome!; (24) D – dice il Vento, dato che Š esso a a spingerti. “La brezza del Nord che proviene da Atum verso le nari di Colui che Š a capo dell’Amenti” Š il tuo nome!; (25) D – dice il Fiume, dato che navighi su di me. “Il loro Specchio” Š il tuo nome!; (26) D – dice la Sponda. “Distruttore del Largo di braccia nel luogo di Purificazione” Š il tuo nome!; (27) D – dice la Terraferma, dato che cammini sopra di me. “Avanguardia del cielo, l’Uscita dalle fasciature nei campi di Iaru e l’Uscita in giubilazione di là (variante) suo padre” Š il tuo nome!; (28 ) Da dirsi di fronte a loro: Omaggio a voi, il cui Ka Š bello, Signori di giustizia che siete viventi per l’Eternità, sino alla fine della Perpetuità, io mi sono fatto strada sino a voi [ Testo corr. Comparat.: “Porgetemi le vostre braccia” ] datemi cibi ed offerte (29) per la bocca con la quale parlo, che io possa mangiare il pane Shensu e quello Kefen, (variante) [ Testo corr. Comparat.: “Porgetemi le vostre braccia”] datemi cibi ed offerte (29) per la bocca con la quale parlo, che io possa mangiare il pane Shensu e quello Kefen, (variante) [ Testo corr. Comparat.: “e che la mia sede sia nella Grande Sala alla presenza del Dio Grande” ]. Io conosco il vostro Dio innanzi alle cuoi nari voi presentate delicatezze: Tenem (30) (variante) Rekem Š il suo nome e sia che egli passi all’orizzonte orientale del Cielo e percorra l’orizzonte

Occidentale del cielo, Cekem [ Testo corr. Comparat.: “che il suo andare sia il mio andare” ] Che io non sia fermato sulla Mesket (31) e che i Sebau non abbiano potere sulle mie membra. Io ho pane in Pi— e birra in Depu. Siano per me le offerte di grano e di orzo, offerte di “Anti” [ unguento ], di stoffe (32), di volatili, offerte per la vita, offerte per uscire al giorno in tutte le forme volute.

RUBRICA

Se conosce questa a Formula egri potrà uscire nei campi Iaru e gli saranno dati pani Shensu, misure [ di bevande ] (33) E pani Persen, campi di grano e di orzo di sette cubiti che saranno lavorati dai servitori di Horo, affinchŠ egli vi mangi del grano e dell’orzo come offerte per quel giorno. (34) Le sue membra saranno sanate e le sue membra saranno come quelle degli dei che vi sono. Ed egli potrà uscire nei campi Iaru in tutte le forme volute per uscirne.

CAPITOLO C

[Titolo:] Formula per perfezionare il Glorioso [ “Akh” ] e per farlo uscire sulla Barca di Rad unitamente al suo seguito. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Possa io dirigere il Bennu verso l’oriente e Osiride verso Djedu. Possa aprire le Caverne di Hapi, spianare la via (2) al Disco solare e rimorchiare Sokar sul suo traino. Che la Grande mi dia forza al suo momento. Io saluto ed adoro il Disco Solare e mi associo a coloro che lo adorano (3), io, uno di essi! Che io sia secondo a Iside, terzo a Neftis e che le loro formule glorificanti [ Var.: gli “Akh” ] mi diano la forza. Che io possa riunire i paranchi, arrestando Apep (4), obbligandolo a tornare sui suoi passi. Che Ra mi tenda le braccia e che il suo equipaggio non mi respinga: che la mia forza sia quella dell’Occhio sacro e reciprocamente. E se vi sarà separazione (5) dell’Osiride N giustificato dalla Barca Ra, che tale separazione sia quella dell’Uovo e della Tartaruga.

RUBRICA

A dirsi sulle figure che sono nel testo, scritte (6) su papiro su cui non vi sia stato scritto [ prima ] e con inchiostro d’artista, fresco e mescolato ad essenza di “Anti”. Fa che il defunto lo abbia sul suo corpo, ma senza essere posto a contatto (7) del suo corpo (variante) delle sue membra. Ci• renderà perfetto l’Akh e causerà la sua unione alla Compagnia degli dei tra coloro che sono al seguito di Ra, [ egli ] potrà illuminare le Due Terre in loro presenza e potrà s alire sulla barca di Ra (8) quotidianamente poich‚ Š stato Thoth ad avvolgerlo nelle bende, in verità, all’infinito.

CAPITOLO CI

[Titolo:] Formula per proteggere la Barca di Ra. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: O tu che fendi le acque provenendo dall’Abisso liquido e che ti riposi sul ponte della tua [ lett. “sua” ] Barca, mentre procedi in direzione di Ieri e ti riposi sul (2) ponte della tua Barca, lascia che io mi unisca al tuo equipaggio! Io sono un Akh eccellente. O Ra, nel tuo nome di Ra, poich‚ tu traversi il sacro Occhio di sette cubiti, la cui pupilla (3) Š di tre [cubiti ], sanami! Io sono un Akh eccellente, che la tua integrazione sia la mia. O Ra nel tuo nome di Ra, poich‚ tu passi tra coloro che stanno morendo (4) capovolti, fa che io mi tenga eretto sui miei piedi: io sono un Akh eccellente, che la tua integrazione sia la mia. O Ra nel tuo nome di Ra, poich‚ tu apri i segreti (5) dell’ammahit, che rallegrano il cuore della Compagnia degli dei, dammi allora il mio cuore: io sono un Akh [etc., c. s.] e le tue membra e le mie [siano rese] stabili mediante [questa] formula. [Var.: “e la <integrazione > delle tue membra sia quella delle mie membra. Stabilità ottenuta con la formula”… segue la Rubr].

RUBRICA

Scritti dall’Osiride N giustificato: O grande che sei nella sua [ sic ] Barca, fà che io sia portato nella tua Barca. Fà che io sia alla testa della tua scala. Che io abbia il comando di coloro che ti guidano come tuoi sorveglianti (2) e che sono le Stelle intramontabili. Ci• che io detesto, io, non lo mangio. E ci• che io detesto sono le impurità ed io non ne mangio, bens ı [mangio ] l’offerta per il mio Ka , che non (3) mi rivolta [Lett.: “Io non sono rivoltato per mezzo suo” ]. Che io non debba alzare le mie braccia verso ci• [ che Š impuro ], che non debba camminarvi sopra con i miei sandali, poich‚ il mio pane Š di grano bianco e la mia birra di orzo (4) rosso del Nilo. Dalla Barca Mesektet e da quella Mandjet io sono condotto verso i vegetali e i cibi che sono sull’altare dei spiriti di Heliopolis. Omaggio a te (5) [ Testo corr. “Ur- IRI set” ] nel viaggio celeste [Testo corr.: “E nel disastro in Tennu e quando quei cani si riunirono insieme…” ] Io stesso sono venuto e no liberato il Dio dal (6) dolore e dalla sofferenza. Io sono venuto e ho risanato il corpo, rimesse insieme le spalle e rafforzata la gamba. O io mi imbarco per il viaggio di Ra.

CAPITOLO CIII

[Titolo:] Formula per aprire il luogo ove Š Hathor. (1) A dirsi dall’Osiride N etc.: Io sono innanzi a Ra , Signore degli dei. Io sono un viaggiatore puro. O Guardiano! (2) O Ihj! [ Suonatore di sistro” ] (bis): possa divenire uno dei seguaci di Hathor!

CAPITOLO CIV

[Titolo:] Formula per sedersi tra i grandi dei. (1) A dirsi dall’Osiride N etc. possa io assidermi tra i grandi dei! Possa io passare nel recesso della Barca Mesektet (2) attraversandolo. Io conduco Horo figlio di Osiride. Io sono giunto come messaggero di Ra ripartitore delle offerte funebri per la [ loro ] sede e per l’alimentazione divina della Compagnia degli dei grandi. (3) Ro- By lo porta.

RUBRICA

Se conosce questa Formula egli potrà assidersi tra i grandi dei.

CAPITOLO CV

[Titolo:] Formula per propiziare il Ka di una persona nella Necropoli. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Omaggio a te, o mio Ka , mio sostentamento! Possa io venire a te, manifestarmi, essere glorioso, forte (2) e possa introdurmi. Io ti porto grani d’incenso con i quali io posso purificare me e il tuo flusso. Le cattive dichiarazioni da me pronunciate e (3) l’opposizione cattiva da me fatta, non mi siano imputate! Poich‚ io sono l’amuleto verde [ Var.: “la gemma verde ] che rinfresca la gola di Ra, datomi da coloro che sono nell’orizzonte: la loro freschezza Š la mia, (4) la loro freschezza Š quella del mio Ka, la loro freschezza Š quella del mio sostentamento e le loro delicatezze sono simili a quelle del mio Ka. [ Tu ] che sollevi il braccio alla Bilancia e sollevi la Giustizia alle nari di (5) Ra nel giorno del mio Ka, non porre la mia testa lontano da me! Poich‚ io sono l’Occhio che vede e le Orecchie che intendono e non sono il Toro del bestiame da sacrificio, [ non sono ] le offerte dell'”Uscita dalla Voce”: io sono al disopra di Nut!

CAPITOLO CVI

[Titolo:] Formula per dare la gioia in Het- ka – Ptah. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: O Grande, Signore degli alimenti, o Grande a capo delle dimore celesti, o voi che date pane al Dio PTah, datemi del pane, (2) datemi della birra, che io mi purifichi [ con un vaso ] in lapislazulo per le purificazioni quotidiane. O Tu Barca dell’Osiride N nei campi Iaru, (3) che [ io ] sia portato a quel pane del Guardiano dei tuoi Canali [ o “Acqua” ] come tuo padre, il Grande [ Var.: “Tua madre, la Grande” ] che passa nella Barca sacra ed esce il giorno dopo la sepoltura.

CAPITOLO CVII

[Titolo:] Formula per entrare e per uscire dalla Porta degli Occidentali, tra i seguaci di Ra e per conoscere gli Spiriti Occidentali. [ E` costituita dalle prime due linee del Cap. CIX ]

CAPITOLO CVIII

[Titolo:] formula per conoscere gli Spiriti dell’Amenti. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Riguardo alla Montagna di Bekau sulla quale il Cielo si sostiene, essa si presenta all’orizzonte orientale del Cielo, 370 Cubiti in lunghezza e (2) 140 in larghezza. Sebek, signore di Bekau Š all’oriente di questa Montagna nel suo tempio al disopra [testo corr. Comparat.: “di essa” ]. Vi Š un serpente sul vertice di questa Montagna lungo 30 cubiti (3) e largo 10. Tre cubiti della sua parte anteriore hanno coltelli. Io conosco il nome di questo serpente che Š sulla Montagna: “Colui che risiede nella sua Fiamma” Š il suo nome. Ora, alla fine del giorno (4) egli rivolge gli occhi [ lett.: “abbassa, rovescia” ] a Ra ed avviene una sosta [“alzata immobile”] nella Barca e un sonno profondo tra l’equipaggio ed egli trangugia sette cubiti dell’Acqua. Allora Set Š posto nella (5) sua prigione e una catena di ferro Š posta sul collo ed Š obbligato a vomitare tutto ci• che aveva ingoiato.

A dirsi di fronte a lui come incantesimo: (6) Arretra! Ferro che ti appuntisci sulla mia mano nella tua prigione, in verità, l’equipaggio della Barca conduce Ra, ma i tuoi occhi sono chiusi, la tua testa velata, mentre viaggia: Arretra! Davanti all’Osiride N (7) giustificato poich‚ egli Š un maschio nel ventre di sua madre! Io ho velato la tua testa e [ ti ho fatto ] la libazione che ricevi. La mia integrità Š la tua integrità. Io sono il Grande Incantatore figlio di Nut e ho ricevuto queste formule gloriose contro di te. (8) [ Comparat.: “Chi Š questo che mi Š stato dato”? Var.: “Chi Š questo Akh venerabile?” ] che avanza sul suo ventre sulle sue parti posteriori. Le tue giunture non possono nulla.] Var.: “sulle giunture della sua schiena” ] L’Osiride N giustificato cammina veramente su di te e il tuo potere Š preso da lui, poich‚ egli Š colui che strappa la forza. Io vengo e mi libero (9) dal serpente Aker di Ra, che Š unito a lui al crepuscolo mentre va in giro per il cielo. Tu sei in ceppi [ Var.: “perforato da arpioni” ] (variante) come Š stato ordinato contro di te alla presenza di Ra. E Ra riposa nella montagna della Vita al suo orizzonte. Io conosco (10 ) come guidare [ var.: “le rappresentazioni” ] delle cose con cui si respinge Apep. Io conosco gli spiriti Occidentali, che sono Atum, Sebek, Signore della montagna Bekau e Hathor, la Signora del Crepuscolo, nominata per Iside.

CAPITOLO CIX

[Titolo:] Formula per conoscere gli Spiriti dell’Oriente. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Io conosco quella Montagna all’oriente del Cielo il cui lato sud Š dal Lago di Kharu e quello nord dal fiume Rou (2) da cui Ra naviga contro venti burrascosi [ Gli altri testi portano “con brezze propizie”]. Io sono il Parlatore nella Barca divina, L’instancabile nocchiero nella Barca di Ra. Io (3) conosco il Sicomoro [ Var.: “I due Sicomori” ] di Smeraldo tra cui Rad esce mentre procede verso i pilastri alzati da Shu. Io conosco tutte le porte da cui esce Ra. (4) Io conosco i Campi Iaru il cui muro di cinta Š in ferro: il suo grano Š alto sette cubiti, le sue spighe tre cubiti, (5) il suo stelo quattro cubiti. Sono i Glorificati, alti ciascuno otto cubiti, che lo mietono a fianco dei spiriti orientali. Io conosco (6) Gli Spiriti orientali: Horo dai due Orizzonti, [ Var.: “del Monte Solare” ], il Vitello alla Presenza del Dio e la stella dell’Alba. E` stato costruito [Omiss.: “un possedimento divino” <” Nuit” >] per l’Osiride N giustificato. Tu passi come (7) dice il Dio Hai [ tutto il testo signor. Š una interpolaz. ]. Il peso della Bilancia Š in forma di toro per ci• che riguarda la tua lingua, l’Anima ma capo dei esseri suoi. La pesatura delle tue intenzioni [avviene ] in Hat- Abtj da parte degli esecutori (8) che si basano sui libri [ lett.: “rotoli di papiro”]. [Viene fatta ] una libazione perch‚ venga mostrata [ lett. “proclamata”] l’affezione che tutti gli uomini hanno per te. Il Falco divinamente giovane con l’occhio sinistro nero e le piume degli avambracci parimenti [ nere ] esce verso il cielo come gli astri. Chi Š nel sepolcro (9) viaggia sulle vie…. Degli scritti sono con te per la distribuzione dei donativi di campi di grano in cui germina grano dalle emanazioni (10) del Dio Ut eb. L’altezza del grano Š di sette cubiti, le spighe di due cubiti e tu lo mieterai con i Glorificati a fianco degli Spiriti orientali. Tu entrerai coraggiosamente nei (11) portali misteriosi e sarai purificato da coloro che vi sono. Tu raggiungerai la tua dimora aiutato dai Ka che vi sono. E` felice il cuore [ Testo corr.: se “Pawty” = “del Dio primordiale”]. Ci• che tu detesti Š la Seconda Morte. L’Eternità Š per te come durata (12) e della ricompensa, data come gratificazione, per rendere pi— grande ed ampliare l’Osiride N.

CAPITOLO CX

[ Titolo: manca ] [ restit. Comparat.: “Inizio delle Formule dei campi Hotep e delle formule per uscire al giorno, per entrare ed uscire nella Necropoli e per giungere ai campi Iaru, per essere nei campi Hotep e nel Gran possedimento, favorito dalle brezze; per prendere ivi possesso e essere un Glorificato, poter arare e mietere, mangiare e bere e compiere tutte le cose che si fanno in terra”] (1) A dirsi dall’Osiride N etc.: Gran Possedimento! Io arrivo in esso e misuro l’abbondanza mentre passo in Uakh. Io sono il Toro (2) elevato in altezza nel Blu, il Signore del Campo del Toro, che Sothis descrive alle sue ore successive. L’Osiride Netc. dice: Uakh! Io arrivo (3) in esso, io mangio i miei cibi e prendo possesso delle carni scelte di bestiame e di volatili. I miei ka seguono l’Osiride N etc. che dice: Tut! [ Var.: Tefait ] (4) Io vi arrivo, mi pongo la stola e mi stringo addosso la cintura di Ra, mentre Š in Cielo. Gli dei che sono in Cielo seguono Ra. L’Osiride N dice: (5) Userit! [io arrivo ] di fronte alla dimora dove viene prodotto il cibo per me! [“Hu” con det. divino ]

Dice l’Osiride N: [ Isola ] di Grano e di Orzo (6) Distretto divino! Io arrivo in te. Io porto via ci• che proviene dalla testa [ di Ra ], le due corna, Signore (7) della purificazione. Io ho ormeggiato [la mia Barca ] al paletto di ormeggio nel Lago celeste e compio l’adorazione (8) alla Barca della Sera e ai loro [ sic ] Glorificati, l’Osiride N giustificato davanti al Dio grande (9) arriva in pace, prende la buona rotta verso i Campi Hotep. Dice l’Osiride N: io vi sono, simile al Dio che vi Š, (con) abbondanza di acqua: io vi (10) mangio i pani ed arrivo sulla terra. Io navigo nella Barca sacra e faccio conoscenza con gli abitanti dei distretti, che vi si trovano per arare, per mietere il grano e per raccogliere i vegetali quotidianamente. Dice l’Osiride N (11) etc.: Horo Š afferrato da Set che guarda come uno che si rivolge verso i Campi Hotep. Ma set libera per me Horo e il sentiero che porta in Cielo Š aperto [ da set ]. Ecco! [ io ] faccio navigare la Barca del Dio Hotep. (12) Io la prendo come dimora colui shu. Io navigo nel suo Lago [ per prendere possesso ] delle località che vi sono. Io taglio la capigliatura dei suoi Combattenti. La mia bocca Š potente Š affilata contro i Glorificati cosı che essi non abbiano potere su di me. Io (13) conosco i Canali [o Laghi] dei campi Hotep, che la mia bocca sia potente ivi, per esservi glorificato, per zapparvi, ararvi, battervi ed amarvi. (14) Che io vi possa remare sui canali e raggiungere le località. Io sono nei campi Hotep e mentre cammino la mia anima mi segue. Alimenti sono sulle mie mani come il Signore delle Due Terre. I misteriosi incantesimi (15) miei mi danno il ricordo di ci• che ivi non sapevo. Io vivo e mi viene data la gioia e la pace. Tu [ sic ] sei soddisfatto. Io ricevo le brezze e sono in pace come Signore delle Brezze, io vi arrivo, (16) io scopro la mia testa: Ra dorme, ma si sveglia per me e Hesit splende (17) [ su di me ]. Io sono nel mio Possedimento. Io ho compiuto la verità, io non ho fatto il male. (18) Io approdo al momento [ giusto ] sulla Terra, all’epoca stabilita, (19) secondo tutti gli scritti della Terra, da quando la Terra Š esistita e secondo quanto ordinato (20) da [spazio bianco ] venerabile.

CAPITOLO CXI

[Titolo:] Formula per conoscere gli Spiriti di Pu. [ Riporta la Formula del Cap. CVIII).

CAPITOLO CXII

[Titolo:] Formula per conoscere gli Spiriti di Pu. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: O essere cadaverico che sei in Khait e in Anpit, Tu o Sekheti che sei in Pu, Semesu [ “L’antico” ], Khemeniu (2)… Sapete perch‚ Pu Š stato dato ma horo? Io lo so <se voi non lo sapete >. E` stato Ra che lo ha dato a lui in compenso della cecità nel suo Occhio, a seguito di che (3) Ra disse a Horo: Lasciami vedere ci• che avviene nel tuo occhio [oggi ]. Ed egli lo guard• (4) e un grave malanno afflisse il suo occhio. Horo disse a Ra: Ecco! Il mio occhio Š come se Anubis [ Gli altri testi: “Set” ] abbia inferto una ferita nel mio occhio! E l’ira divor• il suo cuore. [ Allora] Ra disse (5) a quegli dei: il maiale Š una abbominazione per Horo. Che [il suo occhio ] possa migliorare. E il porco divenne una grande abominazione. O Horo disse a quegli dei, che gli venivano appresso allorchŠ Horo venne a essere (6) nell’aspetto di fanciullo: Che si facciano sacrifici agli dei coi suoi buoi, capre e maiali e riguardo ma mesti, Hapi, Duamutef e Kebsennuf, Horo Š il loro padre me Iside la loro madre. (7) E Horo disse a Ra: Dammi un fratello in Pu e un fratello in Cekhen, dal mio stesso corpo e che essi siano con me come giudici per l’eternità e [ che siano ] un rinnovamento per me. [ Comparat.: “mediante

cui la terra fiorisce e le bufere vengono calmate”. Nel testo vi Š il deter. del fuoco ] E il suo nome fu (8) Horo sulla sua Colonnetta [ o “stelo” ]. Io conosco gli Spiriti di Pu: sono Horo, Mesti e Hapi. Il suo peso Š su di voi, o dei che siete nella (9) Duat, per l’Osiride N etc. Che egli divenga un Dio grande!

CAPITOLO CXIII

[Titolo:] Formula per conoscere gli Spiriti colui Nekhen. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Io conosco i Misteri di Nekhen, Horo, e ci• che sua madre ha fatto per lui quando ha gridato: Si porti a noi (2) Sebek, Signore dei pantani! Egli li [ sic] pesc• e li trov• e sua madre li imprigion• nelle loro sedi. Disse Sebek, Signore dei pantani: Io ho cercato e ho trovato le tracce (auto) loro sotto le mie dita sul bordo dell’acqua. Io li ho pescati in una rete, una ottima rete come ha provato di essere. E Ra disse: Vi sono dunque dei pesci sulle mani di (4 ) Sebek, che inoltre ha trovato le braccia di Horo per lui sulla terra come dei pesci. Ra disse: Un mistero, un mistero in questa rete! E gli vennero portate le mani di Horo ed aperte innanzi (5) alla sua faccia, nella Festa del XV giorno del mese nella Terra dei Pesci [ Interpol. Var.: “allorchŠ i pesci furono generati” ]. Disse allora Ra: Io consegno Nekhen a Horo al posto delle sue braccia, e che le sue due mani siano schiuse innanzi alla sua faccia in Nekhen (6) e gli consegno ogni avversario che si trovi nella Festa del XV giorno del mese. Disse Horo: Mi sia concesso che Duamutef e Kebsennuf siano con me come guardie del corpo. E che essi siano (7) sotto il Dio di Nekhen. E Ra disse: Che ci• ti sia concesso, ivi e in Sati e che sia fatto per loro ci• che Š fatto a quelli che sono in Nekhen. Essi chiedono di stare con te!. E Horo disse: Stiano essi (8) con te, cosı che possano essere con me ed ascoltare Set, che implora gli Spiriti di Nekhen! Mi sia concesso [Omiss.: “che io possa fare il mio ingresso tra gli Spiriti di Nekhen” ]. Io conosco gli Spiriti colui Nekhen: Essi sono Horo, Duamutef e Kebsennuf.

CAPITOLO CXIV

[Titolo:] Formula per conoscere gli Spiriti di Hermopolis. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: [ Maat ] Š nata sulle braccia allo splendore di Neith nella fortezza e l’occhio Š illuminato da chi rettifica la bilancia. Io sono introdotto (2) da lei e conosco ci• che porta ma kasu, ma non lo dico agli uomini n‚ lo ripeto agli dei. Io sono venuto come messaggero di Ra per rendere salda Maat [Omiss.: “sulle braccia ] per lo splendore di Neith (3) Nella Fortezza [ Omiss.:” e per restaurare l’Occhio a colui che” ] computa ivi. Io sono venuto come un dominatore per la conoscenza dei spiriti di Hermopolis. [ Testo corr.: “che amano gli Spiriti che voi amate” ] Io ho conoscenza di Maat [ Testo corr. comp.: “resa stabile e duratura e giudicata (4) ed io mi diletto nel giudicare ci• che Š giudicato” ]. Omaggio a voi, Spiriti di Hermopolis cosı come vi conosco: voi siete Thoth, Sa e Atum.

CAPITOLO CXV

[Titolo:] Formula per uscire in Cielo, per penetrare l’Ammahit e per conoscere gli Spiriti di Heliopolis. (1) Dira si dall’Osiride N giustificato: Io sono cresciuto da ieri. Io divengo un Grande tra coloro che divengono. Io scopro il volto dell’Occhio dell’Uno (2) e il cerchio delle tenebre Š squarciato. Io sono uno di voi. Io conosco gli Spiriti di Heliopolis. Non proviene forse l’Onnipotente di lı, come uno che distende le braccia [ a noi ]? Ed Š riguardo a me (3) che gli dei dicono: Ecco! Il derelitto Š l’erede di Heliopolis! Io so in quale circostanza la Treccia del Fanciullo venne fatta. Ra stava parlando con Set Imihauf (4) e venne ferito [ Interpolaz.: “una mutilazione al mese” ]. Disse allora Ra a Imihauf: Prendi la lancia, [ Interpolaz. “contro” ] erede degli uomini! Ecco (5) la lancia, disse Imihauf. Due fratelli entrarono in essere e fecero una Festa per Ra [ Testo corr. Comparat.: “essi furono Heb- Ra”) e Sedjemines, il cui braccio non sta fermo, ed assunse la forma (6) di una Donna con una Treccia, che divenne la Treccia in Heliopolis. Attivo e potente Š l’erede del tempio, l’attivo in Heliopolis l’erede dell’erede Š l’onniveggente, poich‚ egli ha (7) la potenza divina come il Figlio generato dal padre. E la sua volontà Š quella del Potente in Heliopolis. Io conosco gli Spiriti colui Heliopolis che sono Ra, Shu e Tefnut.

CAPITOLO CXVI

[Titolo:] formula per conoscere gli Spiriti di Heliopolis. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: <Neith > splende in Mathait e <Maat > Š condotta sulle braccia del Divoratore dell’Occhio, da colui che giudica. Io vi (2) sono introdotto dal Sacerdote Sem. Io non lo dico agli uomini, io non lo ripeto agli dei e reciprocamente. O penetro come uno che non ha conoscenza e che non vede i misteri. Omaggio a voi, o dei (3) che siete nella “Città degli otto”, grandi all’inizio del mese e che diminuiscono [ sic ] il quindicesimo giorno. Esso sono Thoth, il Misterioso [Var.: “colui che non Š visto” ] Sa e Atum.

CAPITOLO CXVII

[Titolo:] Formula per prendere la strada del Ro- stau (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: o strade che siete al disopra di me per il Ro- stau: io sono il munito di stola e il potente [ Interpolaz. e Comparat..: “che esce fuori trionfalmente” oppure “che proviene dalla Corona” ] Io sono venuto (bis) per rendere stabili le cose in Abydos (2) e per aprire una strada al Ro- Stau. Che le mie cose siano rese piacevoli da Osiride. Sono io che ho prodotto l’acqua che tiene in equilibrio il trono dell’Occhio di Horo [ Omiss.: “e che fa la sua strada” ] nella Valle del Lago (3) grande. L’occhio di Horo, la sua immagine, sono io!

CAPITOLO CXVIII

[Titolo:] Formula per raggiungere il Ro- stau. (1) A dirsi dall’Osiride N etc.: Io sono colui che Š nato in Ro- stau. Mi viene data la gloria da coloro che si trovano mummificati nel Santuario (2) di Osiride che i Guardiani ricevono al Ro- stau quando mi conducono attraverso le dimore di Osiride. [ Interpolaz. e ripetiz. ] Io, la strada sulla quale mi fanno camminare per le dimore di Osiride.

CAPITOLO CXIX

[Titolo:] formula per uscire dal Ro- stau. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Io sono il Grande che crea la sua luce. Io vengo a te [Osiride ] e [ ti ] adoro i tuoi effluvi sono la mia purificazione, (2) costituiscono il mio nome in Rostau. [Omiss.: “Osiride ti innalza nel suo potere in Ro- stau e nella tua potenza in Abydos” ] affinchŠ tu possa andare in giro per il Cielo con Ra, ed osservare i viventi (“Rekhit” ]. L’Uno che circola (b) in Ra. E veramente egli ha detto a te, Osiride N etc., che Š un Dio mummificato. Egli dice che si trasformerà e che non sarà respinto da te, Osiride.

CAPITOLO CXX

[Titolo:] Formula entrare e per uscire. [ Contiene la Formula del cap. XII ]

CAPITOLO CXXI

[Titolo:] Formula per entrare dopo essere uscito. [ Contiene la Formula del Cap. XIII ]

CAPITOLO CXXIII

[Titolo:] Altra formula. (1) A Dirsi dall’Osiride N: Omaggio a Te, Atum! Io sono Thoth. Io ho posto l’equilibrio tra i due Combattenti, ho posto fine alla loro contesa e ho (2) fatto cessare le loro lamentele. Ho liberato il pesce Adu dal suo viaggio all’indietro e ho fatto ci• che tu hai ordinato per lui. Ed io riposo da allora entro il mio stesso occhio. Io sono libero da impedimenti e vengo.

CAPITOLO CXXIV

[Titolo:] Formula per entrare dai divini Giudici di Osiride. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: La mia anima ha costruito [ una sala ] in Djedu ed io mi rinnovo in Pu. I miei campi sono lavorati dai miei servi [ “Irw” ] (2) e per tale ragione la mia palla Š come Min. Abbominazione! (bis) Io non ne mangio! Ci• che io detesto sono le sporcizie: io non ne mangio! Le offerte funebri sono il mio cibo, dal quale non vengo disturbato. Contro io non debba alzare (3) verso ci• [ che detesto ] le mie mani, n‚ camminarvi sopra i sandali, perch‚ il mio pane Š di grano bianco e la mia birra di orzo rosso del Nilo. E` la Barca Mesektet (4), Š la Barca Mandjet che mi portano ci• ed io mi cibo sotto le foglie del Tamarisco. Io so quanto siano belle le braccia che annunciano splendore per me e la Corona Bianca che Š sollevata (5) dai sacri Urei. O Tu Guardiano di colui che pacifica la terra, fà che sia portato a me ci• di cui viene fatta offerta e concedi che i pavimenti siano un sostegno per me e che il Dio glorioso schiuda a me le braccia e che taccia (6) la Compagnia degli dei mentre gli Hammemit parlano con l’Osiride N giustificato. O tu che guidi i cuori [ “haty” e “jb”] degli dei, proteggimi e dammi forza in cielo tra gli Akhemu (7) O dei costruttori! Che ogni Dio ed ogni dea che si presenta a me sia giudicato di fronte a Ra, sia giudicato di fronte al Signore della Luce e ai glorificati che rivestono il Cielo tra gli dei. Possa io avere in pi— per (8) me [ sostentamento ] in pani [ e birra ] degli dei, possa io entrare in virt— del Disco solare ed uscire in virt— di Atum (variante) in virt— di Hu, e gli dei che lo seguono parlino a me e le tenebre e la notte si uniscano [Var.: “abbiano terrore” ] (9) a me in Mehurt a fianco di colui che Š nel suo giorno. Ed ecco! Io son qui con Osiride. La mia misura [ Omiss.: “Š la sua misura tra gli esseri possenti” ]. Io parlo con lui e le parole degli uomini e gli ripeto le parole divine. Io arrivo come un Glorificato eccellente (10) che porta Maat a coloro che la amano. Io sono un Glorificato ben munito, e sono pi— munito di ogni altro defunto in Heliopolis, Mendes, Herakleopolis. Abydos, Panopolis e Sennu. Ed Š giustificato (11) l’Osiride N etc. con ogni Dio ed ogni dea che si occulta nella Necropoli.

CAPITOLO CXXV

[Titolo:] Testo per entrare nella Sala della Verità e giustizia e per separare la persona dai peccati commessi e per vedere il volto degli dei. (1) A dirsi: Omaggio a voi, Signori della Verità e della Giustizia, omaggio a te, Dio grande, Signore di verità e di Giustizia. Io son venuto a te, mio Signore. Io ho portato me stesso per contemplare le tue glorie. Io ti conosco, conosco il tuo nome e (2) conosco il nome di questi Quarantadue dei che sono con te nella Sala della Verità e Giustizia, vivendo di coloro che albergano il male ed abbeverandosi del loro sangue nel giorno del contar le parole (3) alla presenza di Unnofre. Veramente “Anima gemella Signora di verità e Giustizia” Š il tuo nome. Eccomi! Io vi conosco, Signori di Verità e Giustizia! Io vi porto il Giusto e ho posto fine al male [ Interpolaz. “voi ]. Io non ho fatto del male, (4) nei confronti degli uomini. Io non ho oppresso i miei consanguinei (variante) il mio prossimo. Io non sono stato menzognero anzichŠ veritiero. Io non sono stato a conoscenza di tradimenti. Io non sono stato malvagio. Io non ho, (5) come Capo di uomini, fatto lavorare nessuno ogni giorno pi— del dovuto. Il mio nome Š giunto alla Barca della Supremazia, il mio nome Š pervenuto alle dignità della Supremazia, delle donazioni e del comando. [ Il presente tratto Š interpol. ]. Non vi sono stati disgraziati (6) per mia colpa, n‚ poveri, s‚ sofferenti, n‚ derelitti. Io non ho fatto ci• che gli dei aborrono. Io non ho fatto maltrattare il servo dal suo padrone. Io non sono stato causa di fame. Io non ho causato lacrime. (7) Io non ho assassinato n‚ ho ordinato di uccidere a tradimento. Io non ho fatto soffrire gli uomini. Io non ho rubato le offerte destinate al tempio n‚ ho ridotto i cibi consacrati (8) per gli dei. Io non ho derubato i defunti delle loro bende [ Var. “cibo” ]. Io non ho fornicato n‚ ho commesso atti impuri nel santuario del mio distretto. Io non ho aumentato n‚ diminuito le misure di grano. Io non ho esercitato pressione (9) sull’asse della bilancia. Io non in ho frodato col contrappeso della bilancia. Io non ho strappato il latte dalla bocca degli infanti. Io non ho condotto via gli armamenti dalle loro pasture. Io non ho preso (10) alla rete i volatili delle riserve divine. Io non ho pescato pesci [ Testo corr. Comparat.: “dai loro stessi stagni” ]. Io non ho arrestato l’acqua [ irrigua ] al tempo stabilito. Io non ho deviato il corso di un canale. Io non ho spento la fiamma al suo momento. Io non (11) ho frodato gli i dei delle loro offerte scelte. Io non ho respinto gli armenti della proprietà divina. Io non ho ostacolato un Dio allorchŠ Š uscito [ in processione ]. Io sono puro (quattro volte). La mia purità Š quella del Gran Bennu che Š a Herakleopolis (1)) poich‚ io sono le nari del Signore del soffio che fa vivere gli uomini, il giorno in cui l’Occhio si riempie in Heliopolis, nell’ultimo giorno del mese di Mechir, alla presenza del Signore di questa terra. Ed io sono uno che vede la compiutezza dell’Occhio in Heliopolis: che non avvenga alcun male contro di me (13) in questa terra di Verità e Giustizia poich‚ io conosco i nomi di quegli dei che sono con te nella Sala della Verità e Giustizia. Salvami allora da essi! [I registi da (14) a (34) sono divisi in due parti, una superiore a una inferiore, comprendente ciascuna 21 linee, riferentesi ognuna ad un Giudice dei Morti e preceduta dalla invocazione: “O” seguita dal nome del Giudice. Una linea tracciata in ciascuna delle due parti divide l’invocazione dalla dichiarazione negativa del defunto].

[Parte superiore:] (14). O tu dai larghi passi che appari a HElipolis! /Io non hanno fatto il male! (15) O tu che apri la bocca e che appari in Kher- Aha! /Io non ho commesso volenza! (16) O tu Narice che appari a Hermopolis /Io non sono stato invidioso! (17) O Divoratore di Ombre che appari a Kerty! /Io non sono stato rapace! (18) O tu che Guardi indietro, che appari nel Ro- stau! /Io non ho ucciso [ alcun ] uomo a tradimento! (19) O Doppio Leone che appari nel cielo! /Io non ho frodato le misure di grano! (20) O tu dagli Occhi di fuoco, che appari in Khem! /Io non ho frodato! (21) O tu dal Volto di fuoco che procedi all’indietro e che appari a Heliopolis! /Io non ho rubato gli appannaggi divini! (22) O frantumatore di Ossa, che appari in Hetnen- nesut! Io non sono stato un mentitore! (23) O vento di fuoco che appari a Menfi! /Io non ho rubato cibo! (24) O Bastet che appari in Shetait! /Io non ho causato lacrime! (25) O tu dalla Faccia all’indietro, che appari nella Caverna! /Io non ho commesso atti contro natura! (26) O tu delle Cataratte che appari nell’Amenti! /Io non sono stato indolente! (27) O tu dalle Gambe di Fuoco che appari la notte! / Io non sono stato collerico! (28) O tu dai Denti smaglianti, che appari in Ta – Sheta [Fayum ]! /Io non sono stato un trasgressore! (29) O Divoratore di Sangue che appari sul Ceppo della Mannaia! /Io non ho sgozzato i sacri animali! (30) O Divoratore di interiora, che appari nella Dimora dei trenta! /Io non ho commesso perfidie! (31) O Signore di Giustizia che appari nel Luogo di Verità e Giustizia! /Io non sono stato un ladro di terre! (32) O tu che cammini all’indietro ed appari a Bubastis! / Io non sono stato una spia! [ lett.: “Colui che ascolta per carpire” ] (33) O tu Ady che appari in Heliopolis! /Io non sono uno che ha parlato a vanvera! (34) O tu, Doppiamente Malvagio, che appari in Andjt! /Io non mi sono adirato senza motivo!

[ Parte inferiore: ] (14) O Uammit che appari nel luogo di immolazione! /Io non ho commesso adulterio con una donna sposata! (15) O Colui che guarda ci• che gli vien portato e che appare nella Dimora di Min! /Io non ho commesso atti impuri! (16) O tu che sei al disopra dei capi, che appari nella Città del Sicomoro ed esci in Djedu! /Io non ho causato terrori! (17) O Signore di Khem che appari in Kauy! /Io non ho trasgredito! (18) O tu che alzi la voce ed appari in Urit! Io non ho tenuto discorsi infuocati! [ Lett.: “bocca di fuoco” ] (19) O fanciullo che appari nel distretto di Heliopolis! /Io non sono stato sordo alle parole di Verità! (20) O kenememti che appari in Kenemit! /Io non ho bestemmiato! (21) O apportatore delle Offerte, che appari in Sais! / Io non ho agito con violenza! (22) O violento di parole, che appari in Unis! /Io non sono stato un violento! (23) O tu Signore dei Volti [ Var.: “dai pi— volti” ] che appari in Nedjet! /Io non sono stato precipitoso di giudizio! (24) O sekhry che appari in Udenit! /Io non ho rubato le pelli dei sacri animali! (25) O Signore dalle due Corna, che appari in Sais! /Io non ho moltiplicato le parole dei miei discorsi! (26) O Nefertum che appari a Menfi! /Io non ho commesso crimini n‚ ho compiuto il male! (27) O Temsepu che appari in Djedu! /Io non ho bestemmiato il re, n‚ ho bestemmiato mio padre! (28) O tu che agisci secondo la tua volontà e che appari in Djedu /Io non ho insudiciato l’acqua! (29) O Ihj [ “agitatore” ] che appari nel Nu! /Io non ho alzato la voce! (30) O tu che fai prosperare i viventi [“rekhit”] e che appari in Sais! /Io non ho bestemmiato in Dio! (31) O Nehebnefru che appari in Heliopolis! /Io non ho ridotto le offerte per gli dei n‚ fatto maltrattare un servo dal suo padrone! (32) O Neheb- Kau che appare [ sic ] nella sua [ sic ] caverna! /Io non ho agito solo secondo i miei piani e le mie preferenze n‚ sono stato imperioso! (33) O tu dal a Testa Onorata che appari nella tua [ lett.: “sua ” ] cappella! /Io non sono stato uno dai grandi progetti, n‚ ho derubato le mummie delle loro bende! (34) O tu che porti il tuo [ lett. “suo ] braccio e che appari nell’Aldilà! /Io non ho offeso il Dio nel mio cuore (variante) nel volto (variante) nelle cose. (35) A dirsi dall’Osiride N etc.: Omaggio a voi, dei che siete nella Sala della Verità e Giustizia, esenti dal male in voi e che vivete in verità in Heliopolis. (36) Si nutrono i loro cuori [“haty” e “jb”] alla presenza di Horo nel suo Disco. Salvatemi da Babai che vive delle interiora dei grandi il giorno del Grande Giudizio. Eccovi l’Osiride N giustificato che viene (37) innanzi a voi! Non vi Š menzogna, n‚ colpe, n‚ peccati, n‚ accusa, n‚ opposizione contro di lui. Egli vive della Verità, si nutre della Verità e ha fatto gioire il cuore. Egli ha fatto ci• che Š prescritto per gli uomini e di cui gioiscono (38) gli dei. Egli ha propiziato il Dio con ci• che ama: ha donato pane all’affamato, acqua all’assetato, vestiti all’ignudo e una imbarcazione a chi ne era privo. Egli ha fatto (39) le offerte agli dei e le “Uscite alla Voce” per i defunti. Salvatelo, quindi! Proteggetelo, quindi! Non agite da accusatori contro di lui alla presenza del Signore dei defunti, poich‚ la sua bocca Š pura, le sue mani sono pure, [ egli ] Š un puro (40) al quale Š detto: “Benvenuto”! (bis) da coloro che lo vedono. Poich‚ ha ascoltato, l’Osiride N giustificato, il grande discorso tra l’Asino e il Gatto nella dimora di <He > ped- ro. Ed egli ha subito la testimonianza [ del Dio ] che porta la sua faccia dietro di s‚ (41) che gli ha dato il verdetto, cosı che pu• contemplare, l’Osiride N giustificato, il Laghetto dell’albero Persea [ Var.: “ci• che i rami di Persea coprono” ] presso di s‚ in mezzo al Ro- stau. Egli Š uno che glorifica gli dei conosciuti nei loro distretti. Egli Š venuto ed attende che la testimonianza sia fatta (42) di verità. Egli Š puro. Egri ha fatto che la bilancia venga rizzata sul suo piedestallo in mezzo agli Esseri eccellenti. O tu che sei esaltato sul tuo stendardo [ lett. “suo”] Signore dell’Atefu, che ha fatto il suo nome “Signore dell’Aria”, libera l’Osiride N giustificato (43) dai tuoi emissari che [ recano ] disastri (variante) spiriti cattivi che causano il male (variante) vulneranti. Non vi Š alcun velo sul [loro ] volto. Poich‚ ha compiuto, l’Osiride N (44) etc., la giustizia per il Signore di Giustizia. Egli Š puro, il suo cuore [ “haty” e ” jb” ] Š puro. La sua parte anteriore Š lavata, la sua parte posteriore Š stata purificata e le sue interiora sono state immerse nel Lago della Verità. Non vi Š membro (45) in lui che sia difettoso [ Var.: “privo di Maat” ]. E` stato purificato, l’Osiride N giustificato nel Lago del Sud e ha riposato nel [Lago] del Nord, nel Campo delle Cavallette. Si purificano in esso gli dei verdeggianti alla (46) quarta ora della notte e alla ottava del giorno insieme alla rappresentazione del cuore degli dei dopo che vi sono passati di notte e di giorno. Che egli venga! Dicono gli dei [ all’] Osiride N etc. (47) che vuoi dunque! Qual Š il tuo nome! Gli chiedono. Io sono l’Osiride N etc. “, Colui che cresce sotto i Fiori e che abita (48) nel suo ulivo” Š il nome dell’Osiride N giustificato. Passa, dunque, gli dicono essi. Io son passato per un luogo a nord dell’Ulivo. Cosa vi hai visto? Una Gamba e una Coscia [ =le costellazioni polari ]. Mi hai visto. E cosa gli hai detto? (49) che ho visto (variante) le lamentazioni in questo paese dei Fenkhu [ Fenici ]. Che cosa ti hanno dato? Un braciere di fuoco e una colonnetta in faience. Che cosa ne hai fatto? Che ho dato sepoltura sul bordo (50)del lago di Mait di notte. Che cosa hai trovato lı sul bordo del lago di Uno scettro di schisto [Interpolaz. ] (51)… l’Osiride N etc.. Cosa Š questo scettro in schisto? “Donatore di soffio” Š il suo nome. Cosa hai fatto del bracere di fuoco e della (52) colonnetta di faience dopo che li hai seppelliti? Si Š lamentato [ sic ] l’Osiride N etc. su di essi, li [ nel testo Š al sing. ] ha presi, ha spento il fuoco (53) ha spezzato la colonnetta [Testo corr. Comparat.: “poi li ha gettati nel lago”. Il testo reca due var. entrambe riferentesi a una “produzione di liquido”] Vieni! Entra [ attraverso la porta ] nella Sala di verità e Giustizia, poich‚ ci conosci. Non ti concedo di passare da me, dice il chiavistello della porta (54) se non dici il mio nome! “Indice [ della bilancia ] del Luogo di Verità e Giustizia” Š il tuo nome! Non ti concedo di passare da me, dice il pannello destro della porta, se non dici il mio nome! “Difensore di Maat” [Var.: “Piatto della Bilancia di colui che innalza la Giustizia” ] Š il tuo nome! (55) Non ti concedo di passare da me, dice il pannello sinistro della porta, se non dici il mio nome! “Difensore del giudizio di cuore” [ Var.: “Piatto della bilancia del Vino” ] Š il tuo nome! Non ti concedo di camminare su di me, dice la soglia della porta, (56) se non dici il mio nome! “Pilastro di Geb” Š il tuo nome! Non ti aprir•! Dice la serratura, se non dici il mio nome! “Corpo (variante) nato da Mut” Š il tuo nome! Non ti aprir•, dice il saliscendi, e non concedo (57) che vi passi la chiave [? ] della porta, se non mi dici il mio nome! “Occhio vivente di Sebek, Signore di Bakau” Š il tuo nome! Non ti lascio camminare e Non ti faccio passare, dice la porta, se non (58) dici il mio nome! “Ginocchio di Shu, che lo ha dato a protezione di Osiride” Š il tuo nome! Non ti concediamo di passare da noi, dicono i montanti, se non dici il nostro nome! “Covata di serpente di [ Rennuty ]”, Š il vostro nome! Tu (59) ci conosci: passa! Non camminerai su di me, dice il suolo della Sala perch‚ io sono pulito e perch‚ non conosco il nome dei tuoi due piedi coi quali vorresti camminare su di me. (60) Dimmi [allora, i nomi ]! “Cintura [? ] di Min” Š il nome del mio piede destro e “Albero di Neftis” Š il nome del mio piede sinistro. Cammina su di noi <pŠ ci conosci? Io non ti annuncer• > (61) dice il Guardiano della Porta, se non dici il mio nome! “Colui che conosce i cuori e che esplora le persone” Š il tuo nome! Allora ti annuncer•! Ma chi Š quel Dio che risiede nella sua stessa ora? (62) Nominalo! “Colui che provvede alle Due Terre”. E chi Š colui che provvede alle Due Terre? E` Thoth! Vieni dunque, dice Thoth, procedi, Osiride N etc. (63) [ Omiss. “ed attendi” ] che ti annunci. Quali sono le tue qualità di uomo? (variante) Io mi sono purificato di ogni colpa, io mi sono purificato di ogni male di coloro che risiedono nel loro stesso giorno (64) perch‚ io non sono pi— tra loro. Allora ti annuncer•! Ma chi Š colui il cui tetto Š di fuoco, i cui muri sono Urei viventi e il suolo della cui dimora Š di acqua che sorre? E` (65) Osiride! Avanza, dunque, poich‚ tu sei stato annunciato! Il tuo pane proviene dal Sacro Occhio, la tua birra Š dall’Occhio sacro e le tue offerte funerarie [ lett. “dell’Uscita alla Voce” ] vengono dall’Occhio sacro. L’Osiride N etc., Š giustificato, per l’eternità.

RUBRICA

(66) Da dirsi da una persona purificata ed addobbata a nuovo, calzata di sandali bianchi, unta con unguento fine [ “Anti” ] ed avendo fatte le offerte di pani, birra, buoi, oche, (67) incenso per la fiamma e vegetali d’ogni genere. Allora tu farai un disegno di ci• tracciato su un mattone di pura argilla estratta da un campo su cui nessun maiale avrà marciato. Se avrà [ scritto ] (68) questo testo su di s‚, esso lo farà prospettare da generazione a generazione, senza disgrazie. Egli aumenterà nell’affetto del re e della sua corte. Gli saranno dati pani Schens(u) e dolci Persen, latte, e gran quantità di carni sull’altare (69) del Dio grande. Non sarà scartato ad alcuna porta dell’Amenti, ma sarà fatto procedere insieme ai re del Sud e del Nord e farà parte degli i seguaci di Osiride, in verità, all’infinito.

CAPITOLO CXXVI

[ Il titolo manca sia nella Recensione Tebana che in quella Saitica] (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: O quattro Cinocefali, che sedete alla prua della Barca di Ra e che convogliate la Giustizia del Signore dell’Universo, [ voi ] Messaggeri (2) della mia sventura e della mia buona sorte [lett. “vittoria” ], che appagate gli dei con la fiamma proveniente dalla vostra bocca, voi che date agli dei le loro provvigioni e ai defunti le offerte funerarie, voi che vivete nella Verità, esenti (3) dal male e che testate l’ingiustizia, ponente una fine a tutte le mie caducità e rimuovete da me ogni iniquità [ che meritava punizione ]. Concedere che io possa penetrare nell’Ammit (4) ed entrare nel Ro- stau e attraversare misteriosi portali dell’Amenti. Fate che mi siano dati pani Shensu e Persen come ai glorificati che appaiono entrando o uscendo dal Rostau. (5) Avanza dunque! Noi poniamo fine alle tue caducità, rimuovendo le tue colpe che hanno meritato punizione sulla terra ed eliminando da te tutto il male che hai. Entra nel Ro- stau (6) e traversa i misteriosi portali dell’Amenti. Esci ed entra a tua volontà come i glorificati e sii invocato quotidianamente in mezzo all’orizzonte.

CAPITOLO CXXVII

[Titolo:] Libro per invocare gli dei del Kerty, che deve essere detto da una persona allorchŠ si avvicina ad essi, per vedere il Dio nel mezzo della Duat. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Omaggio a voi dei del Kerty che siete nell’Amenti! Omaggio a voi, Guardiani delle Porte della Duat, che sorvegliate questo Dio e che portate (2) gli annunci innanzi a Osiride, voi che proteggete coloro che vi adorano e che annientate i nemici di Ra, voi che date luce eliminando le vostre tenebre, che vedete ed onorate (3) il vostro Grande, voi che vivete come egli vive ed invocate colui che Š nel suo Disco: guidatemi sui vissimi cammini e che la mia anima possa penetrare il mistero delle vostre dimore! Io sono uno di voi! Io ho inflitto (4) ferite a Apep e ho abbattuto gli ostacoli nell’Amenti. La tua parola prevale contro i tuoi nemici, Dio grande che risiedi nel tuo Disco! La tua parola prevale [lett.: “Š verità” ] contro i tuoi nemici, o Osiride a Capo dell’Amenti! (5) La tua parola prevale contro i tuoi nemici in cielo e in terra, o Osiride N giustificato a sud, a nord, ad ovest e ad est, egli segue Osiride capo dell’Amenti ed Š favorito alla sua presenza nella Valle. (6) Egli trionfa tra i grandi divini Giudici, trionfa nella Duat come gli astri, la sua anima Š una fiamma che divora i cadaveri dei morti. O Voi che percorrete [ la strada ] al disopra dei morti in ceppi (7) nel luogo d’annientamento, che dare la Giustizia a tutte le Anime dei glorificati perfetti che seguono Ta- Djesert nella sede di ogni vita delle Anime, [ che siete ] come colui che Ra acclama, come colui che Osiride loda, (8) guidate l’Osiride N giustificato! Apritegli i portali della Duat e dividete le sue Kerty [ “Due Caverne” ] per lui! Fate che la sua parola trionfi sui suoi nemici. Che gli siano date le offerte di cibo (9) degli abitanti della Duat, sia adornato con la corona di colui che risiede nella occulta dimora, poich‚ egli Š l’immagine [ testo corr.: “il grande dell’acqua” Compar.: “Hor- Khuti” = “Harmachis” ], anima Gloriosa e perfetta che ha prevalso con le sue stesse mani. I Due Combattenti dicono: (10) E` sommo l’Osiride N giustificato. Essi si elevano per lui, giubilano per lui con le loro braccia, essi lo proteggono ed egli vive, l’Osiride N giustificato. Egli appare (11) come l’anima vivente di Ra in cielo. Gli Š stato ordinato di compiere le sue trasformazioni ed egli Š stato giustificato dai divini Giudici. Egli traversa le porte del cielo, della terra e della Dvat come anima di Ra. L’Osiride N giustificato [dice]: Aprite (12) a me le porte del cielo e della terra, che la [ mia ] anima si unisca a Osiride e che io possa passare nelle sale [ “arrit” ] di coloro che mi acclamano vedendomi. Che io possa entrare lodato ed uscire armato, poich‚ non Š stato trovato esistere male o colpa [ Al di sotto del registro:] alcuna conservata [ ancora ] da me.

CAPITOLO CXXVIII

[Titolo:] Adorazione di Osiride. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Omaggio a te, Osiride Unnofre, giustificato, figlio di Ut e primogenito di Geb, Dio grande proveniente da Nut, sovrano in Nifur, Capo dell’Amenti, Signore [lett. “Signora” ] (2) di Abydos, Signore delle Potenze, Onnipossente, Signore della Corona Atef a Khenennsut Signore di Nifur, Signore della Grande Dimora delle Potenze in Djedu, Signore [ lett. “Signora” ] delle cose e dei numerosi giubilei in Djedu! (3) Horo esalta suo padre Osiride in ogni luogo associando Iside la divina e Neftis sua sorella. E` Thoth che parla a lui con le potenti formule di glorificazione che sono in lui [ lett.: “nel suo corpo” ] e che provengono dalla sua bocca per rafforzare il cuore di Horo al disopra di tutti gli dei. (4) Sorgi o Horo, figlio di Iside e vendica tuo padre Osiride! Ah! Osiride, Io son venuto a te! Io sono Horo che ti vendica e che ti risuscita in questo giorno con le offerte funerarie e tutte le buone cose per Osiride. Risorgi, o Osiride! (5) Io ho abbattuto per te i tuoi nemici, io ti ho vendicato di loro. Io sono Horo in questo felice giorno nella manifestazione delle tue Potenze, che ti ha alzato con lui in questo giorno tra i tuoi divini Giudici. Ah! Osiride! (6) tu sei venuto e, insieme a te, il tuo Ka che ti si unisce nel tuo nome di Ka. Hotep. Esso ti glorifica nel tuo nome di Glorificato e ti invoca nel tuo nome di Possente [ Var.: “Hekau” ]. Esso ti schiude (7) le strade nel tuo nome di “apritore dei cammini”. Ah! Osiride! Io sono venuto a te perch‚ io possa porre i tuoi avversari sotto di te in ogni luogo e perch‚ tu possa essere trionfante alla presenza della Compagnia degli dei e dei giudici. Ah! Osiride! Tu hai ricevuto il tuo scettro (8) e il tuo stendardo. La tua [ Š ] al di sotto di te. Distribuisci le offerte agli degli e ripartisci le offerte di coloro che sono nelle loro tombe. Dona la tua grandezza agli dei che hai creato, Dio grande ed appari con loro nelle loro mummie. Prendi la tua precedenza (9) su tutti gli dei ed ascolta le parole di verità in questo giorno.

RUBRICA

A dirsi sulle offerte di questo Dio nella Festa di U <a > ga.

CAPITOLO CXXIX

[Titolo:] Libro per rendere perfetta una persona e per farla montare sulla Barca di Ra insieme a coloro che sono al suo seguito. [ Contiene la Formula del Cap. C ]

CAPITOLO CXXX

[Titolo:] Libro per rendere vivente l’Anima per l’eternità, facendola salire sulla Barca di Ra e passare i Capi [ Lett.: “Gli Sheniu” ] della Duat. Fatto nel giorno Natale di Osiride. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Si apra il cielo, si apra la Terra, si apra il Sud, si apra il nord, si apra l’Occidente, si apra l’Oriente, si apra il Santuario del Sud, (2) si apra il Santuario del Nord. Siano aperte per lui le porte della Barca Mesektet, siano spalancati per lui i portali della Barca Mandjet, poich‚ egli aspira (3) Shu e crea Tefnut che seguono coloro che sono al seguito dell’Osiride N giustificato che segue Ra e prende possesso del [ testo corr.: “giavellotto” Var. “braccio” di ferro ] Egli Š incassato [ lett.: “nel sarcofago” ] nell’arca come Horo a cui Š portato (4) il suo nido [? ]. Misteriosa Š la sua dimora nel luogo puro della sua cappella che egli schiude ai suoi prediletti. Eseguisce, l’Osiride N la Giustizia e la fa risalire a lui [ Var.: “Al Signore di Giustizia” ] (5)… Rinforza l’Osiride N giustificato le corde che stringono il tabernacolo. Egli detesta l’uragano di Absu.. (variante).. senza stelle presso di s‚. Che non sia ostacolato (6) da Ra e da Osiride! Che non sia respinto! L’occhio Š sulle sue braccia. Non debba avanzare, l’Osiride N nella Valle delle Tenebre, non debba entrare nel Lago degli immolati. Non (7) sia nelle grinfie del Destino, non debba cadere tra coloro che imprigionano, n‚ sia trascinato dietro ai ceppi delle mannaie del Dio Seped. Salute a voi, degli accoccolati! (8) La divina Lama Š occultata nelle mani [Interpolaz. ] di Geb all’alba, poich‚ egli si diletta nel convogliare a s‚ gli anziani con i fanciulli (9) [al suo momento ]. Ed ora guarda Thoth nel segreto dei suoi misteri. Egli compie purificazioni infinite penetrando il firmamento [ di ferro ] dissipando gli uragani che attorniano l’Osiride N (10)nella sua sede. Egli ha costruito il suo scettro e ha ricevuto la sua corona [ Var.: “oblazioni”] presso di Ra, grande nella sua marcia, splendente e Grande nella sede che ha fatto. [ interpol.: “la Compagnia degli dei” ]. Egli respinge chi Š dietro la sua sede, pone fine (11) alle sue sofferenze e al dolore. L’Osiride N pone fine alle sue sofferenze e rallegra Ra e Osiride apparendo nell’orizzonte di Ra, che ha fatto la sua Barca e vi naviga illuminando (12) il volto di Thoth. Egli adora Ra, Signore della regione ed abbatte gli ostacoli dei suoi avversari. Che non naufraghi, l’Osiride N giustificato [ “Sahu” ] sulla sua bocca che parla a lui [ Testo corr. ed abbrev. ] L’Osiride N (13) non sia respinto all’orizzonte (variante). Egli Š Ra e Osiride. Non sia fatto naufragare nel gran viaggio da colui la cui faccia Š [piegata ] sulle gambe, poich‚ il suo nome Š nella bocca di Ra e nel corpo dell’Osiride N (14) giustificato ed egli ascolta le sue parole. Adorazione a Era, Signore dell’orizzonte e a Osiride, capo dell’Amenti! Omaggio a te che purifichi le generazioni [ gli “henmemet” ] e a cui [ questo gran quarto del Cielo offre omaggio ]. Il bastone di guida [ della barca ] evita le disgrazie. Ecco, l’Osiride (15) N giustificato arriva a proclamare la Verità a causa della cinta di ferro [ Var.: meraviglie ] dell’Amenti, ed egli ha posto una fine all’ira di Apep. Egli stesso Š il Duplice Leone, l’Osiride N giustificato. Egli annuncia la protezione (16) a colui che Š innanzi alla grande Dimora. Ascoltalo! Viene l’Osiride N giustificato tra i divini Giudici. Egli abbatte Apep per Ra, ogni giorno sı che esso non gli si possa avvicinare. (17) l’Osiride N giustificato afferra le offerte. Thoth lo munisce con ci• che deve essere fatto per lui e gli Š concesso che porti Maat in testa alla grande Barca e la giustificazione tra i divini Giudici, venendo reso stabile (18) per i milioni [ di anni ]. Gli Sheniu lo guidano e danno a lui, l’Osiride N giustificato, un viaggio tra giubilazioni. Circolano le divinità dipendenti da Ra al seguito dell’esaltazione di Maat che segue il suo Signore. (19) E gloria viene resa al Signore dell’Universo. Riceve, l’Osiride N giustificato, il bastone con il quale percorre il Cielo [ qui “Nut” in luogo di “pet” ]. Gli Henmemet gli danno gloria come ad uno che si tenga sempre ritto, senza mai riposare. Ra (20) lo esalta con questo: gli concede di disperdere le nubi e di contemplare le sue glorie. Egli rende stabili i suoi remi, affinch‚ la Barca possa circolare nel Cielo ed egli possa apparire in Antu. L’Osiride N (21) giustificato Š grande in mezzo al suo Occhio, seduto nella Barca di Khepra. L’Osiride N diviene un Dio le cui parole si compiono. Egli Š di quelli che circolano per il Cielo verso l’Occidente, mentre le Costellazioni si alzano [ per acclamarlo ] (22) Shu giubila. Essi ricevono il cavo di Ra dai suoi rematori, mentre Ra circola e vede che Osiride ha emesso i suoi decreti. L’Osiride N giustificato Š in pace! (bis) Egli non deve essere respinto (23) egli non deve essere afferrato dalla fiamma del tuo Destino. Che la tempesta della tua bocca non sgorghi contro di lui! Non avanzi, l’Osiride N giustificato sui coccodrilli, poich‚ egli detesta i coccodrilli. Che essi non lo raggiungano! (24) Proceda l’Osiride N giustificato alla tua barca: ti succeda sul trono e riceva le tue dignità [“sahu ” ]. Egli inaugura le strade di Ra e prega affinchŠ sia respinta la Treccia che proviene dalla Fiamma contro (25) la tua Barca sulla Grande Coscia. L’Osiride N giustificato sa ci• e non raggiunge la tua Barca: poich‚ l’Osiride N Š già in essa. E` proprio lui che compie le offerte degli dei e le “uscite alla voce” per i defunti.

RUBRICA

(26) A dirsi sull’immagine del defunto [ora ] perfetto, posta nella barca. La Mesektet deve essere messa alla sua destra e mandjit alla sua sinistra. E si devono fare offerte di pani, birra, buoi, oche e [ gettare ] grani d’incenso sulla fiamma, (27) e tutte le buone cose, il giorno Natale di Osiride. Se egli avrà fatto ci•, la sua anima sarà vivente all’infinito e non morirà una seconda volta, sarà nei misteri della Duat e sarà iniziato nei misteri della Necropoli. E` stato trovato nella (28) Grande Sala del Palazzo reale sotto il re dell’Alto e del Basso Egitto Ses- Hotep giustificato ed Š stato trovato in una caverna fatta da Horo per suo padre Osiride Unnofre, giustificato. E poich‚ Ra ha guardato il defunto nella sua stessa carne egli lo considererà [lett. “guarderà” ] al pari della Compagnia degli dei, (29) Signore del Terrore e lo spavento di lui sarà grande nel cuore degli uomini, degli dei, dei glorificati e dei morti. Egli starà insieme alla sua anima e vivrà in eterno, non morirà una seconda volta nella Necropoli e nessun male gli accadrà il giorno della “pesatura (30) delle parole”. E le sue parole trionferanno [ lett.: “saranno Verità” ] sui suoi nemici, le sue offerte funerarie saranno sull’altare di Ra, quotidianamente, giorno per giorno.

CAPITOLO CXXXI

[Titolo:] Formula per compiere il viaggio in Cielo a fianco di Ra. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: O Ra che splendi questa notte! Se vi Š qualcuno tra i tuoi seguaci, fa che si presenti vivente come un seguace di Thoth che ha fatto apparire Horo questa notte. (2) E` una gioia per Osiride, poich‚ egli Š uno alla loro testa. I suoi avversari sono sconfitti dagli Sheniu dell’Osiride N giustificato, che Š un seguace di Ra e che ha preso il suo braccio [“giavellotto” ] di ferro. Viene (3) [Lacuna: “egli a te, suo padre Ra, seguendo” ] Shu ed invocando la Corona Grande. Si sostituisce a Hu e si riveste della Treccia che Š sul sentiero di Ra e nella sua gloria. (4) Egli raggiunge l’Anziano ai confini dell’orizzonte e la Corona Grande lo attende. La solleva, l’Osiride N etc.. La tua anima Š dietro a te, (5) forte Š la tua anima attraverso il terrore e la potenza che ti appartengono. L’Osiride N giustificato [ eseguisce ] i decreti pronunciati da Ra nel cielo. Omaggio a te, Dio grande all’oriente del cielo che entri nella (6) Barca di Ra come il Falco divinamente giovane che eseguisce gli ordini pronunciati, che colpisce con il suo scettro dalla sua Barca. (variante)… entra l’Osiride N giustificato nella (7) tua Barca e salpa in pace verso la piacevole Amenti mentre Atum gli chiede: Stai forse entrando? La serpe Mehenit Š milioni e milioni in lunghezza da Imy- ur a Nif- ur e il lago (8) nel quale gli dei si muovono Š infinito…. Signore del suo cuore, la sui strada Š sul fuoco e camminano nel fuoco coloro che lo seguono.

CAPITOLO CXXXII

[Titolo:] Formula per consentire a una persona di circolare e di visitare la sua dimora nella Necropoli. (1) A dirsi dall’Osiride N etc.: Io sono il Dio Leone, che proviene dall’Arco che ha saettato. Egli [ sic ] Š l’Occhio di Horo (2) [ Testo corr. ed abbrev. Compar.: “e l’Occhio di Horo Š aperto” ] al momento in cui giunge l’Osiride N etc., al corso d’acqua, avanzando in pace.

CAPITOLO CXXIII

[Titolo:] Libro per rendere perfetto il defunto nel cuore di Ra, scritto [ lett. “fatto” ] il primo giorno del mese.

(1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Ra si manifesta all’orizzonte, seguito dalla Compagnia degli dei all’uscita del Dio nella sua sede occulta. Cadono [ Testo corr.: “le stelle” ] (2) dall’Orizzonte orientale del Cielo alla Voce di Iside [ Var.: “Nut” ] che spiana la strada per Ra, innanzi all’Antico che vi circola. Sii innalzato o Ra che sei nel tuo naos, aspira la brezza (3) inala il vento del nord [ Testo corr.: “ingoia le interiora di Baba…” ] il giorno che tu percepisci [ in senso olfattivo ] Maat. Tu ripartisci i seguaci. [ Tu ] salpi nella Barca di Nut e gli Antichi procedono (4) alla tua voce. Conta le tue ossa! Riunisci le membra! Rivolgi il tuo volto verso la piacevole Amenti [ in cui ] giungendovi, ti rinnovi ogni giorno. Poich‚ la tua immagine Š un’immagine, oro, rivestita (5) del Disco del Cielo e tu vai intorno con [“le stelle” (?) ] ogni giorno rinnovandoti. O! Acclama l’orizzonte, i ti saluta la corda [ dimisura ]. O dei che siete in cielo e che vedete l’Osiride N (6) giustificato porgetegli adorazione come a Ra, poich‚ egli Š il grande alla ricerca della Grande Corona, [ colui ] che amministra le offerte. Osiride Š l’Uno che si integra (7) nel ventre primordiale di coloro che erano alla presenza di Ra (bis). L’Osiride N giustificato Š di bocca integra sulla terra e nella Necropoli. L’Osiride N giustificato Š integro come Ra , (8) Signore del Remo. L’Osiride N giustificato non Š stanco in questa terra dell’Eternità. Felice doppiamente colui che pu• vedere coi propri occhi ed udire con le proprie orecchie! Giustificato (bis) Š l’Osiride N giustificato e il [ suo ] futuro (bis) (9) Š in Heliopolis. Egli Š come Ra, e i suoi remi sono alzati al servizio di Ha. Egli non ha detto cosa ha visto, n‚ ha ripetuto ci• che ha udito nella dimora del Dio dalla faccia misteriosa. Vi sono acclamazioni e grida di benvenuto per l’Osiride N (10) giustificato, il divino corpo di Ra nella tua Barca che traversa il Nu mentre il ka del Dio Š propiziato secondo il suo desiderio. L’Osiride N giustificato Š il Falco, grande di forme.

RUBRICA

(11) A dirsi sopra una barca lunga quattro cubiti, dipinta in verde, con i divini Giudici. E venga dipinto [ lett.: “fatto” ] un cielo stellato, lavato e purificato con natron ed incenso. E dovrai fare un’immagine di Ra sopra una placca (12) nuova, dipinta in giallo da porsi nella Barca. Dovrai anche fare un’immagine del defunto che tu ami [ che desideri rendere perfetto ] in questa Barca e che il viaggio possa essere compiuto nella Barca di Ra e che Ra stesso possa guardare su lui. Non fare ci• (13) per alcuno, eccettuato te stesso, tuo padre o tuo figlio. Che sia sorvegliato grandemente! (bis) Il defunto si rende perfetto nel cuore di Ra, gli viene data potenza tra gli dei, che lo considerano come uno di loro. (14) Nel vederlo i morti cadono sulle loro facce. Egri Š considerato, nella Necropoli, come il Remo di Ra.

CAPITOLO CXXXIV

[Titolo:] Adorazione a Ra, il [ primo ] giorno del mese, andando nella barca. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Omaggio a te, Ra , nel mezzo del suo [sic] naos, splendente del [ suo ] splendore, illuminante di [ sua ] luce e al cui volere uomini a milioni sorgono, allorchŠ rivolge (2) il suo volto verso le generazioni [gli “Henmemet” ]. Khepra nel mezzo della sua Barca abbatte Apep ogni giorno. Ecco la progenie di Geb che rovescia gli avversari di Osiride distruggendoli dalla (3) Barca di Ra. Horo mozza le loro teste [ quando sono] in Cielo nell’aspetto di volatili ed allorchŠ camminano sulla terra nell’aspetto di quadrupedi, ed allorchŠ sono nell’acqua, nell’aspetto di pesci. Tutti gli avversari e tutte le avversarie (4) sono distrutti dall’Osiride N giustificato sia che discendano dal Cielo sia che camminino sulla Terra, sia che provengano dall’Acqua o che viaggino insieme alle Stelle. Thoth li sgozza (5), il figlio della Roccia, proveniente dai due Santuari. Sordo e muto Š l’Osiride giustificato poich‚ Ra [ solo ] Š il Dio grande di violenza, l’onnipotente che si lava nel nostro [ sic ] sangue e sguazza (6) nel vostro coagulo. Li [sic] distrugge l’Osiride N giustificato dalla Barca di suo padre Ra. L’Osiride N giustificato Š Horo, procreato da Iside ed allevato da (7) Neftis, come fecero per Horo, che respinge gli alleati di Set i quali, nel vedere la Grande Corona stabilita sulla fronte, cadono sulle loro facce. Osiride Unnofre trionfa in Cielo e in Terra (8) e tra i divini Giudici di ogni Dio e di ogni dea.

RUBRICA

A dirsi sopra un Falco nella Barca, con la Corona Bianca sulla a testa e le figure di Atum, Shu, Tefnut, Geb, Nut, Osiride, Horo, Iside, Neftis, dipinte in giallo (9) su papiro vergine, poste nella Barca insieme alla figura del defunto, in legno di cedro e con il corpo impregnato dell’unguento con cui si ungono le membra degli dei. Si aggiungeranno (10) a questi dei le offerte con incenso sulla fiamma e volatili arrosto. Chi adora Ra sarà allo stato di essere Giusto, in verità, all’infinito.

CAPITOLO CXXXV

[Titolo:] Altra formula da recitarsi quando la luna si rinnova nel primo giorno del mese. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Sveste (variante) apre Osiride le nubi tempestose [ nel] corpo del cielo: si sveste, ma il buon Horo lo soccorre ogni giorno Grande in immagini, [Interpolaz.: “Offerte al momento” ] (2) egli allontana la bufera dal volto dell’Osiride N giustificato. Ecco che viene: egri Š Ra nel suo viaggio, egli Š i quattro dei che sono nelle regioni superne. L’Osiride N giustificato giunge (3) nel suo giorno e [ Testo corr. Compar: “mediante le sue corde di misurazione Š portato alla luce del giorno” ].

RUBRICA

Se conosce questa Formula egli diventerà un Glorificato nella Necropoli, non morirà una seconda volta nella Necropoli, ma si nutrirà a fianco di Osiride. (4) Se la conoscerà sulla terra, egli diventerà come Thoth, onorato da viventi e non soccomberà vittima dell’ira del re, n‚ della Fiamma di Bastet, ma sarà fatto avanzare sino a buona età avanzata.

CAPITOLO CXXXVI

[Titolo:] Altra Formula composta il giorno della Festa dei sei e per il giorno della navigazione nella Barca di Ra. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Ecco i Luminari in Heliopolis! E gli “Henmemet” in Kher- Aha! [ Testo corr. Qui “Mesti” col deter. divino. Pap. Ha: “Š nato”. Congett.: “piega il suo cavo… (2) gli esecutori del Giudizio delle parole” ] L’Osiride N giustificato Š con loro per il mistero di coloro che sono nelle Caverne degli dei. Libera l’Osiride N giustificato la Barca… (3) con la corda sulla testa e mediante essa viene fuori nel cielo. Navigano [ sic ] in essa insieme a Ra, naviga l’Osiride N giustificato in essa come un [ testo corr.: Compar.: “Cinocefalo Gaf” ]. Egli respinge l’Inondazione alla Gamba (4) di Nut, alla scalinata [ dove ] Geb e Nut lamentano i loro cuori. [ Testo corr. ed interpol. ]… gioia e rinnovamento nel nome, ringiovanimento del nome. Rinnova Unnofre Ra nelle sue Glorie. La sua esistenza (5) Š in ci• che egli dice. Immagine della Inondazione egli Š il Grande degli dei. Il sapore della dolcezza ha aperto una via nel cuore del derelitto. Signore dei ruggiti, che fa essere i remi (6) della Compagnia degli dei. Sii adorata, o Anima equipaggiata pi— di ogni Dio! Libera l’Osiride N giustificato da colui che infligge il colpo della ferita al suo cuore. Concedi (7) che sia forte l’Osiride N giustificato pi— che gli dei, i Glorificati e i morti tutti. L’Osiride N giustificato Š forte ed Š Signore di potere, poich‚ Š Signore della Verità, esecutore di decreti per (8) le sue protezioni e per la protezione di Ra nel cielo. Accorda che l’Osiride N giustificato possa salire sulla tua Barca, o Ra, in pace, compiendo il suo cammino e facendo navigare la tua Barca. Le sue protezioni sono le tue protezioni, poich‚ egli Š colui che respinge (9) il coccodrillo da Ra ogni giorno ed egli arriva come Horo a preparare l’orizzonte, dirigendo Ra verso i portali dell’Orizzonte ed elevando gli dei con i suoi sforzi. Thoth magnifica l’Osiride N giustificato, non lo raggiunge (10) il male, i Guardiani dei portali non lo distruggono. L’Osiride N giustificato Š l’essere dal volto occultato nella Dimora superna del naos. L’Osiride N giustificato fa pervenire le parole (11) di Ra e giunge per trasmettere i messaggi che ha ricevuto. Egli Š coraggioso e compie le sue offerte al momento [ giusto ] tra coloro che compiono le offerte.

RUBRICA

A dirsi da una persona sopra l’immagine del defunto posta nella Barca, dopo essersi (12) lavato e purificato, bruciando l’incenso nel braciere alla presenza di Ra con offerte di pani, birra, e carni di volatili per il viaggio nella Barca di Ra. E il defunto per il quale ci• Š stato fatto esisterà tra i viventi, non soffrirà danno (13) mai. Sarà un Dio venerato e nessuna malvagia cosa potrà distruggerlo, poich‚ sarà tra i Glorificati ben dotati nell’Amenti. Egli non morirà una seconda volta; mangerà e berrà con Osiride ogni giorno. (14) Sarà fatto procedere insieme ai re del Sud e del Cordiali, bevendo acqua alla sorgente ed assaporerà le dolcezze dell’amore. Egli uscirà di giorno come Horo (15) e vivrà. Sarà adorato come un Dio dai viventi e al pari di Ra sarà combattuto in tuo favore [ sic ] grandemente (bis). Che ci• non sia visto da alcuno eccettuato te stesso!

CAPITOLO CXXXVII

[Titolo:] Formula per far salire la Fiamma. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Io sono giusto innanzi a Ra, io son venuto a Ra (variante). Io sono l’occhio di Ra e di Horo e dell’Osiride N giustificato. Io sono messaggero delle tue protezioni (2) e di coloro che ti proteggono, Osiride, reggente dell’Eternità, che illumini la notte dopo il giorno. O Osiride N giustificato, la mano di Horo Š nella mano di Osiride (3) Capo dell’Amenti e l’Occhio di Horo Š per essi. L’Osiride N giustificato abbatte tutti i tuoi nemici, o Osiride, Capo dell’Amenti, l’Osiride N giustificato!

CAPITOLO CXXXVIII

[Titolo:] Formula per entrare in Abydos. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: O voi, dei residenti in Abydos, divini Giudici riuniti insieme e che giungono [ sic] con acclamazioni per incontrarmi. Concedetemi di vedere (2) mio padre Osiride e che io sia considerato come uno proveniente dal suo naos. Io sono Horo di Kemet e l’erede di Deshert che ho conquistato. Non vi Š alcuno che abbia potere su di lui (3) la cui mano Š possente contro i suoi avversari, vendicatore di suo padre e violento nella immersione di sua madre, che colpisce i suoi avversari e pone fine alla [loro] violenza restando (4) silente. O [Tu] dalla Treccia possente, Reggente delle moltitudini, Duce della terra, conquistatore della dimora di suo padre con le sue braccia, Osiride N giustificato!

CAPITOLO CXXXIX

[Titolo:] Adorazione di Atum. [Contiene la formula del Cap. CXXIII ]

CAPITOLO CXL

[Titolo:] Libro letto [ lett.: “fatto” ] l’ultimo giorno del mese di Mechir, quando l’occhio Š pieno, l’ultimo giorno di Mechir. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Si manifesta una Potenza che splende all’orizzonte. Atum sorge facendo sgorgare la sua rugiada e il glorificato splende nel cielo. La dimora dell’Obelisco (2) Š in letizia a causa di coloro che vi sono riuniti al completo. Vi sono grida di gioia in mezzo al santuario ed acclamazioni circolano nella Duat. (3) e Adorazioni nella bocca di Atum e di Horo dai due Orizzonti, poich‚ sua Maestà ha dato ordini alla Compagnia divina che lo segue. Ordin• sua Maestà di elevare lodi all’Occhio ed ecco! (4) [ alla ] mia carne egli ha dato forza e tutte le mie membra sono rinnovate, non appena Š uscito l’ordine dalla bocca di sua Maestà. [ Var.: “di Ra” ]. Il suo glorioso Occhio riposa sulla sua sede, sopra la sua Maestà in quest’ora (5) della notte. Quando si completa la quarta ora, la terra Š felice nell’ultimo giorno del mese di Mechir, poich‚ la maestà dell’Occhio Š alla presenza della compagnia degli dei e Sua maestà sorge come all’epoca primeva allorchŠ l’Occhio (6) fu sulla sua testa come Ra- Atum. L’occhio di Shu, Geb, Osiride, set, Horo, Monthu, il Dio dell’Inondazione, Ra dell’Eternità, Thoh Nai (7) l’Eternità, Nut, Iside, Neftis, Hathor, Nekhet, Mert, Maat, Anubis, la Terra che procura l’Eternità, l’Anima e il Corpo di Ra. (8) Fu ristorato l’Occhio alla presenza del Signore della Terra ed allorchŠ fu completato e riunito, tutti questi dei furono in letizia, in quel giorno con le mani dietro a loro [ Var.: “coloro che erano silenziosi” ] ed ecco, Una festa Š celebrata (9) per ogni Dio. Essi dicono: Acclamazioni a te, lodi a Ra! Che l’equipaggio faccia navigare la Barca e che Apep sia abbattuto! Acclamazioni a te, lodi a Ra che fa esistere (10 ) la forma di Khepra. Acclamazioni a te, lodi a Ra: vi Š gioia per lui poich‚ i suoi avversari sono eliminati. Acclamazioni a te, lodi a Ra che ha respinto i Capi della Progenie (11) della Rivolta! Acclamazioni a te e lodi all’Osiride N giustificato.

RUBRICA

A dirsi sopra un sacro Occhio in puro lapislazulo o malachite rivestita d’oro. Offerte (12) di ogni buona cosa siano fatte innanzi ad esso, quando Ra giunge l’ultimo giorno di Mechir. Venga inoltre fatto un altro Occhio in diaspro da porsi su qualsiasi parte del corpo a piacimento. AllorchŠ si dirà questa formula (13) nella Barca di Ra, egli [ il defunto ] sarà trainato insieme a quegli degli e sarà come uno di loro e sarà fatta la sua resurrezione nella Necropoli. AllorchŠ si Š letta questa Formula e parimenti fatte le offerte (14) quando l’Occhio Š pieno: quattro altari che brucino per Ra – Atum; quattro altari che brucino per l’Occhio sacro; quattro altari che brucino per quegli dei e su ognuno di essi: tre pani, cinque forme di pane a punta, di qualità fine a bianca, (15) cinque forme a punta di dolci, sabbia [? ], cinque “bjak”, incenso, una misura di frutta e una di carni arrosto.

CAPITOLO CXLI

[Titolo:] Libro per rendere perfetto il defunto, attraverso la conoscenza dei nomi degli dei del Cielo del Sud e del Cielo del Nord, degli dei delle Due Caverne, degli dei che sono le guide nella Duat. Deve essere letto (lett.: “fatto ] da una persona [ solo ] per suo padre o sua madre, nella Festività dell’Amenti. Lo rende perfetto al cuore di Ra e al cuore degli dei con i quali si troverà. Detto il giorno della nuova luna dall’Osiride N giustificato con offerte di [ segue la lista sopracitata con qualche variante ] Offerte sono fatte a Osiride in tutti i suoi nomi dall’Osiride [ spazio in bianco] giustificato: [ Questo Capitolo Š diviso, dalle linee (1) a (20), in tre Sezioni: superiore, mediana ed inferiore. ]

[ Sezione superiore: ] (1) A Osiride, Capo dell’Occidente, Signore di Abydos. (2) A Horo dei due Orizzonti. (3) Al Nu padre degli dei. (4) A Maat, figlia di Ra. (5) Alla Barca di Ra. (6) Ad Atum – Khepra. (7) Alla Grande Compagnia degli dei (8). Alla Piccola Compagnia degli dei. (9) A Horo, Signore della Grande Corona. (10) A Shu e a Tefnut. (11) A Geb e a Nut. (12) A Osiride, Iside e a Neftis. (13) Alla Dimora del Ka del Signore dell’Universo (14) All’Uragano del Cielo che solleva il Dio. (15) Alla “Unita alla vita”, la velata. (19) Alla “Potente Š il suo nome in gola” [gerog. errato ]. (20) Al Toro delle Mucche.

[Sezione mediana:] (1) Al buon Sorvegliante che schiude il Disco. (2) Al buon Timone del Cielo del Nord. (3) Al Viaggiatore che percorre le Due Terre. (4) Al Buon Timone del Cielo d’Occidente. (5) Al Glorificato in mezzo alla Dimora degli sparvieri mummificati [ lett.: “a immagine divina” ]. (6) Al buon Timone del Cielo d’oriente (7) A colui che risiede nella Dimora dei rossi. (8) Al buon Timone del Cielo del Sud. (9) A mesti, Hapi, Duamutef, Kebsennuf. (10) Al doppio Santuario del Sud. (11) Al doppio santuario del Nord. (12) Alla Barca della Sera e a quella del Mattino. (13) A Hathor. (14) A Thoth, sposo della Verità. (15) A Thoth, Giudice delle parole della Compagnia degli dei. (16) A Thoth, Guida degli dei. (17) agli dei del Sud e a quelli del Nord. (18) Agli dei dell’ovest e dell’Est. (19) Agli degli accoccolati. (20) Agli dei della Grande Dimora e a quelli della Dimora della Fiamma.

[Sezione inferiore:] (1) Agli dei delle residenze mortuarie e a quelli dell’orizzonte. (2) Agli degli dei Campi e e a quelli delle Grotte. (3) Agli dei minori e alle strade del Sud e del Nord. (4) Alle Strade dell’Occidente e a quelle dell’Oriente. (5) Alle guide delle porte della Duat. (6) Ai guardiani delle porte della Duat e ai piloni della Duat. (7) Ai piloni misteriore della Duat. (10) Ai volti misteriosi che sorvegliano le strade. (11) Ai guardiani delle porte di coloro che si lamentano. (12) Ai guardiani delle residenze di coloro il cui volto Š gioioso. (13) A coloro che giustificano l’Akh. (17) Al perfetto nell’Amenti. (18) All’Oriente insieme al suo Ka. (19) [ Tutto ci• ] come donativo dell’Osiride N etc. [ le generalità proseguono alla linea (20)]

CAPITOLO CXLII

[Titolo:] Libro per rendere perfetto il defunto e per consentirgli di camminare a lunghi passi e di uscire al giorno in tutte le forme volute, conoscendo i nomi di Osiride in tutte le sedi in cui egli desidera trovarsi. A dirsi dall’Osiride [ spazio bianco ] giustificato, figlio di [ spazio bianco ] giustificato. [questo Capitolo, dalle linee (1) a (26), Š diviso in sei Sezioni, la cui traduzione Š qui presentata procedendo dalla prima superiore e progressivamente discendendo. Le prime quattro Sezione recano, in ogni linea, il nome di Osiride seguito da un suo attributo. Onde evitare un’iniutile ripetizione, verrà trascritto solo quest’ultimo.]

[Prima sezione:] (1) Unnofre (2) Il Vivente (3) Signore della Vita (4) Signore dell’Universo (5) Divisore del dorso delle Due Terre (6) Residente in Unper (7) Residente negli i grani (8) Orione (9) Venerato tra gli Spiriti di Heliopolis (10) Residente in Tanenit (11) Residente nel Sud (12) Residente nel Nord (13) Signore dei milioni di anni (14) Figlio di Repty (15) Ptah Signore della Vita (16) Residente in Ro- stau (17) Reggente dell’interno di Djedu (18) in mezzo alla Regione (19) Anima venerata in Djedu (20) nel nomo di Andjt (21) in Heset (variante) nella Tenda divina (22) Signore di Ta- Ankhet (23) in Sais (24) in Nedjet (25) nel Sud (variante) tra i Giudici (26 in Pu.

[ Secondo Sezione: ] (1) in Depu (2) in Neter- renp (3) in Sais inferiore (4) in Sais superiore (5) in <A > nrudjef (6) nel Duplice Falco (7) [ in ] Nunnu (8) in Nonen (9) in Aper (10 ) in Keftennu (11) in Sokar (12) in Pedet (13) nella sua dimora nel Ro- stau (14) in Nifur [ o Atefur ] (15) in Andjt (16) nella sua città (17) It [ “Sovrano” ] (18) In Peseg (19) nella sua dimora nella terra meridionale (20) nella sua dimora nella terra settentrionale (21) in Cielo (22) in Terra (23) sul [suo] trono (24) grande. (25) Sokar nella dimora misteriosa (26) Reggente dell’Eternità in Heliopolis.

[Terza Sezione:] (1) Il Generatore (2) nella Barca della Sera (3) in Rertunifu (4) Signore dell’Eternità (5) Signore della Perpetuità (6) in Desher (7) in Seshet (8) nell’Oasi del Sud (9) nell’Oasi del Nord (10) in Keres- urt (11) in Apert (2) in Shennu (13) in Hekennu (variante) Heseret (14) in Sokar (15) in Shau (16) che porta [ “fa” ] Horo. (17) in Uu – peg (18) in Maati (19) in Mena (20) Anime di suo padre (21) Signore delle Regioni, re degli dei (22) In Bener (23) Pilone Day (24) sulle sue sabbie (25) residente nella Dimora delle sue vacche (26) in Si.

[Quarta Sezione:] (1) in Sity (2) in Asher (3) in tutte le Terre (4) residente nel Lago del Grande Duplice Palazzo (5) nella dimora dell’Obelisco (6) in Heliopolis (7) Duplice Capo in Heliopolis (8) in Hemag (9) in Akesh (10) in Pa del Nu (11) nel Palazzo reale (12) Signore della Vita in Abydos (13) Signore di Djedu (14) sul Trono delle sue Sedi (15) Sovrano di Abydos (16) Sovrano nel mistero (17) in vita in Menfi (18) Signore della possanza che distrugge i ribelli (19) Toro in Kemet (20) Ihty (21) La Sacra Tenda (22) Horo dei due Orizzonti (23) [ da questo punto al posto di Osiride appaiono altri nomi ] Atum (24) Apritore dei cammini del Sud, Sovrano delle Due Terre (25) Apritore dei cammini del Nord, Sovrano del Cielo (26) Ptah stabile e venerato, Sede di Ra.

[Quinta Sezione:] (1) Unico, lavato [ lett.: “rinfrescato” ] nella dimora dell’Obelisco. (2) Geb, principe degli dei (3) Horo l’Antico (v) Horo – Khententi (5) Horo figlio di Iside (6) Min re, Horo il forte (7) Pilastro di sua madre [ nel Santuario [e nella ] grande Dimora (8) Khnum Hor- Hotep (9) Horo – Skhai il Toro (10) Horo Khent- Khatti (11) Horo – Thoth (12 Inhur (13) Anubis residente nella Tenda Divina (14) Nut (15) Iside la divina in tutti i suoi nomi (16) Ro- Skhait (17 ) Shentit (18) Hekait (19) Barca Neshemet Signora dell’Eternità (20) Neith – Serket (21) Maat (22) Ahit (23) Le quattro Meskhent in Abydos (24) La grande Meskhent (25) La Meskhent di purificazione [ lett.: “raffreddamento” ] (26) La Meskhent perfetta.

[Sesta Sezione:] (1) La Meskhent eccellente (2) Mesti (3) Hapi (4) Duamutef (5) Kebsennuf (6) L’Ureo nella Dimora divina (7) Gli dei, Guida della Duat (8) Gli dei delle Due Caverne (9) degli Dei e dee di Abydos (10) I due Santuari del Sud e del Nord (11) Gli Imakhu di Osiride (12) Osiride a Capo dell’Amenti (13) Osiride in tutte le sue sedi (14) Osiride nella sua sede nella terra meridionale (15) Osiride in tutte le sue sedi (14) Osiride nella sua sede nella terra meridionale (15) Osiride nella sua sede in terra settentrionale (16) Osiride in tutte le sedi amate dal suo Ka (17) Osiride in tutte le sue Tende (18) Osiride in tutte le sue creazioni (19) Osiride in tutti i suoi nomi (20) Osiride in tutte le sue funzioni (21) Osiride in tutte le sue manifestazioni (22) Osiride in tutti i suoi ornamenti (23) Osiride in tutte le sue tombe (24) Horo vendicatore di suo padre in tutti i suoi nomi (25) Anubis residente nella sua Tenda divina in tutti i suoi nomi (26) Anubis nella nebride degli dei <e delle dee >(?) (27) [ Tutto ci• ] come dato dall’Osiride N etc..

CAPITOLO CXLIII

[ Si compone di una vignetta verticale senza testo, divisa in cinque scene: la superiore rappresenta un a donna in piedi, cui fa riscontro quella inferiore dove un uomo anch’esso in piedi, Š in atto di adorazione. Tre barche sono raffigurate: la superiore con il Falco sullo Stendardo, la seconda con un individuo col braccio alzato innanzi a due sfere di differente grandezza ed infine la terza barca con due falchi sulle insegne e alla prua il simbolo del “seguace” ]

CAPITOLO CXLIV

[Titolo:] Conoscenza dei nomi dei guardiani delle sette “Arrit”. [Sotto le sette vignette descrittive che si susseguono, Š trascritto, in apposito spazio, il nome della specifica Divisione. Ciascuna delle sette “Arrit” comporta cinque linee di testo.]

A) Il Residente nella prima Arrit Š “Colui che ha il volto rovesciato e dalle numerose forme”. Il nome del Guardiano Š “seset”. Il nome dell’araldo Š “colui che ha voce imprecante.”.

B) Il Residente nella seconda Arrit Š “Dun- Hat”. Il nome del Guardiano Š “Colui che fa muovere il suo volto di fuoco”. Il nome dell’Araldo Š “Colui che consuma”.

C) Il Residente nella terza Arrit Š “Colui che trangugia le proprie immondizie”. Il nome del Guardiano Š “Il Vigilante”. Il nome dell’Araldo Š “Il Maledicente”.

D) Il Residente nella Quarta Arrit Š “Colui che si oppone alla moltitudine di parole”. Il nome del Guardiano Š: “L’attento di cuore”. Il nome dell’Araldo Š “Il grande che respinge il coccodrillo”.

E) Il Residente nella quinta Arrit Š “Colui che vive di vermi”. Il nome del Guardiano Š “La Fiamma comburente”. Il nome dell’Araldo Š “Il Volto di Fiamma che colpisce”.

F) Il Residente nella sesta Arrit Š “colui che fa i pani, dalla voce ruggente”. Il nome del Guardiano Š “colui che porta la faccia”. Il nome dell’Araldo Š “La Lama di pietra per il Guardiano del Cielo”.

G) Il Residente nella settima Arrit Š “Il loro Coltello”. Il nome del Guardiano Š “Grande di Voce”. Il nome dell’Araldo Š “Colui che respinge i ribelli.

(1) Scritto [ lett.: “fatto” ] per la Festa dell’Illuminazione della Terra. A dirsi dall’Osiride N giustificato: O voi, sette Arrit, voi che fate le (2) Arrit per Osiride, Guardiani delle loro [ sic ] Arrit! O araldi [ che comunicate ] le questioni delle due porte [ Var.: “Due Terre” ] a Osiride ogni giorno. L’Osiride N (3) vi conosce e conosce i vostri nomi: egli Š nato nel Ro- stau. Gli dei giungono per donargli tutte le glorie (4) dell’orizzonte insieme con la nobilitazione dell’Osiride N giustificato in Pu, come la purificazione di Osiride. Riceve l’Osiride N giustificazione. (5) Gli appellanti nel Rostau, e gli dei – Guida all’orizzonte sono i cortigiani dietro all’Osiride N giustificato. (6) E` uno di loro nella loro guida, l’Osiride N giustificato. Glorificato, Signore dei glorificati, un Glorificato che compie [ i riti ], l’Osiride N giustificato. (7) L’Osiride N giustificato celebra la Festa del primo giorno del mese ed Š l’Araldo nella festa della metà del mese. O tu che giri, l’Osiride N giustificato (8) [ Testo corr.: “l’Occhio di Horo portato a Horo, portato a Thoth”. Var.: “porta la sacra fiamma alla mano di Thoth” ] nella notte in cui salpa attraverso il cielo essendo giustificato e naviga in pace nella Barca. Ecco! l’Osiride (9) N giustificato [ Interpol. e corr. ] Š reso sommo per Maat. Detesta Osiride lavorare la terra. Gli attributi dell’Osiride N giustificato (10) sono gli attributi di Horo primogenito di Ra, che compie la sua volontà. L’Osiride N giustificato Š un buon ordine: egli non sarà respinto all’Arrit. (11) L’Osiride N giustificato Š ben munito, Š il Duplice Leone. L’Osiride N giustificato Š tra i seguaci del Capo dell’Amenti (12) ogni giorno. I suoi possedimenti sono nei campi Hotep, tra coloro che conoscono i riti, tra coloro che compiono le cose [profittevoli] (13) per l’Osiride N giustificato. Egli Š lo scriba per la mano di thoth tra coloro che compiono le offerte. Anubis ha ordinato a coloro che compiono le (14) offerte [di farne per] l’Osiride N giustificato per lui stesso e che non venga strappato a se stesso da coloro che sono imprigionati. Procede (15) l’Osiride N giustificato come [ omiss.: “horo” ] quando adorna l’orizzonte del Cielo e dirige l’Osiride N giustificato verso l’Arrit (16) dell’orizzonte. Gioiscono gli dei allorchŠ incontrano l’Osiride N giustificato. Il divino profumo Š per lui, che non viene raggiunto (17) dal male.

[Nel testo manca il deter. del Dio. Nel Papiro Nu: “il Dio con la Treccia”], n‚ lo rovesceranno i Guardiani dell’Arrit. L’Osiride N giustificato Š uno dal volto occultato (18) all’interno del palazzo in mezzo al naos del Dio, il Signore della Duat e degli abitanti della Duat. [Interp. ] Giunge l’Osiride N giustificato (19) ivi dietro a Hathor. L’Osiride N ha fatto la [ sua ] strada. Fa risalire Maat a Ra (20) respingendo Apep. L’Osiride N giustificato traversa il firmato e respinge l’uragano. Egli fa vivere l’equipaggio (21) di Ra , e fa che siano portate, l’Osiride N giustificato, offerte nel luogo ove egli Š. Concede Osiride che la Barca faccia un viaggio (22) propizio compiendo un buon cammino. L’Osiride N giustificato esce verso di essa. Il volto dell’Osiride N giustificato (23) Š grande come il Grande. Egli Š Signore della forza, Horo per l’Osiride N giustificato… sii giubila (24) all’orizzonte fortemente: Attenzione a voi! Inchinatevi, o vigilanti, preparate un buon cammino per il vostro Signore, l’Osiride N giustificato.

RUBRICA

(25) A dirsi sulla copia di questo libro, scritto in giallo sopra i divini Giudici della Barca di Ra con le offerte (26) [Sino alla linea (30) compresa vi Š la lista delle offerte ormai note e che si reputa inutile ritrascrivere ] (31)… Dopo che questa copia Š stata letta e se la quarta ora (32) esce nel Cielo, attenzione alla durata del tempo [ Var.: “minaccia” ] nel Cielo. Letto (lett.: “fatto” ] questo testo (33) senza averlo fatto vedere ad alcun uomo, esso farà ampliare i passi del defunto in Cielo, (34) in Terra e nella Necropoli poich‚ rende glorificato il defunto pi— che ogni altro rito fatto per lui (35) da questo giorno, in verità, all’infinito.

CAPITOLO CXLV

[Titolo:] Inizio dei piloni dei Campi Iaru della Dimora di Osiride. (1 a) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Omaggio a te, dice Horo, o tu primo pilono dell'”Essere dal cuore immobile”. Io ho compiuto la [ mia ] strada. Io ti conosco e conosco il (2) nome del Dio che ti sorveglia: “Signora dei tremanti le cui mura sono alte, Signora della Distruzione che dirige le parole che dissipano l’uragano, colei che respinge il violento che cammina verso [ di lei ]” Š il tuo nome. () Il nome del Dio Guardiano Š “Il Coraggioso”. Io mi sono purificato nell’acqua in cui Ra si purifica quando lascia la parte orientale del cielo. Io mi sono unto (4) con unguento Hati di cedro e mi sono addobbato con la veste di stoffa Menkh avendo meco il mio scettro di legno Hety. Passa! [dice il pilone ] Tu sei puro! (5 b) [ Questa riga, come la (9 c), (13 d), (17 e), (21 f), (25 g), (29 h), (33 i), (37 k), (41 L), (44 m) , (47 N) , (50o), (53 p), (56q), (59 r), (62 s), (65 t), (68 u) (71 v), ripete la stessa allocuzione già trascritta alla linea (1 a ) variando solo l’indicazione del Pilone: secondo, terzo etc.. Vengono quindi omesse tali ripetizioni.] (6) … “Signora del Cielo e reggente della Terra, terrificante la terra dal tuo fianco” Š il tuo nome. Io mi sono purificato nell’acqua ove si Š purificato Osiride, (7) cui vennero date la Barca Mesektet e quella Mendjet allorchŠ uscı da Mehurit attraversando i Piloni. Io mi sono unto con l’unguento giubilare, (8) mi sono addobbato con l’abito Seshet e ho meco il mio scettro di legno benben. Passa. [ dice il Pilone ] tu sei puro. (9 c) [ v. (1 a) ] (10) … “Signora dei piloni, abbondante di offerte che vengono date e che dirige le offerte piacevoli agli dei, presente il giorno in cui si salpa nella Barca Neshemet per abydos” Š il tuo nome. “L’Olivo” (11) Š il nome del Dio Guardiano. Io mi sono purificato nell’acqua in cui Ptahe si Š purificato allorchŠ salp• per portar via il Dio Hennu il giorno dell'”Apertura della Faccia”. Io mi sono unto (12) di unguento Hekennu e di Tahennu, mi sono addobbato in veste di Lino e ho meco il mio scettro in legno Ahen. Passa. [ dice il Pilone], Tu sei puro! (13 d) gbv. (1 a) ] (4)… “Colei che serra i coltelli, Signora della Terra, colei che distrugge gli avversari dell'”Essere dal Cuore immobile”, colei che libera il derelitto dalle sofferenze” Š il tuo nome. “Colui che colpisce il Toro” Š il nome del Dio (15) Io mi sono purificato nell’acqua in cui si Š purificato Unnofre giustificato quando disput• con Set e quando la vittoria gli venne attribuita. Io mi sono unto (16) con unguento Sunat e Nen. Io sono un Grande e mi sono addobbato in veste di Lino come quella di tuo figlio Horo… e e ho meco il mio scettro in legno Tauatutu.. Passa! [ dice il Pilone ], Tu sei puro! (17 e) (18)… “La fiamma, Signora delle Lodi [Testo corr.: da “hekau” in “lodi”. Comparat.: “dei incantesimi”], Signora dell’Universo, che dà [gioia] a colui che rivolge le sue suppliche a lei, a cui nessuno che Š in terra potrà avvicinarsi” Š il tuo nome. “coercitore degli avversari” Š il nome del Dio (19) Io mi sono purificato nell’acqua in cui Horo si Š purificato quando ha fatto da sacerdote – lettore E Sa. meref [ “suo Figlio amato” ] per suo padre Osiride. Io mi sono unto con l’unguento Iber dei sacri approvvigionamenti e ho (20) su di me la pelle di pantera e ho meco lo scettro per colpire gli esseri malvagi. Passa! [ dice il Pilone ], Tu sei puro! [ 21 f) [v. (1 a) ] (22)… “[ Signora della Luce ] che ruggisce fortemente, la cui lunghezza e larghezza sono ignote e di cui il simile non si Š riscontrato dall’inizio [ dei tempi ], con serpenti in lei, il numero dei quali Š ignoto, (23) nati avanti all'”Essere dal Cuore immobile” Š il tuo nome. “L’Unito” Š il nome del Dio Guardiano. Io mi sono purificato nell’acqua in cui si Š purificato Thoth allorchŠ si Š fatto vizir di Horo. Io (24) mi sono unto con unguento di toro, mi sono addobbato in veste di Thesthess e ho meco il mio scettro in legno Sept. Passa! [ dice il Pilone ], Tu sei puro! (25 g) [ v. (1 a) ] (26)… “Il sudario che avviluppa il morto, lamentatrice su ci• che ama, avviluppante il suo corpo” Š il tuo nome. “Im- Neith” Š il nome del Dio Guardiano, Io mi sono purificato nell’acqua in cui (27) le dee Iside e Neftis si sono purificate quando hanno introdotto il Coccodrillo con i suoi Coccodrilli all’ingresso del Santuario. Io mi sono unto con unguento Hekennu, mi sono addobbato con veste (28) Unekh e ho meco il mio scettro e il mio remo. “passa! [dice il Pilone] Tu sei puro! (29 h) [ v. (1 a) ] (30) “Il Signore [ sic ] che rende possente la dea. La Signora che dà nascita alla il forma del suo Signore” (variante) “Colei che introduce e passa, e ha milioni di cubiti in profondità ed altezza” Š il tuo nome. “Ella Stessa” Š il nome del Dio Io mi sono purificato nell’acqua in cui (31) Anubis si purific• quando Š stato imbalsamatore ed avvolgitore in bende (variante) il sacerdote – lettore di Osiride. Io mi sono unto con unguento Sefet, mi sono addobbato in veste della stoffa di Horo e ho il mio mantello [?] in Nen (variante) Fatto di (32) pelle di gatto. Passa! [ dice il Pilone ] Tu sei puro! (33 i) [v. (1 a)] (34) “Fiamma bruciante di Horo che non pu• essere estinta, munita di lingue di fuoco che si proiettano per distruggere senza pietà. Nessuno si avvicina a lei [ per timore ] del suo danno” Š il tuo nome. “Terrore per (35) i suoi grandi ruggiti, protettore di se stesso” Š il nome del Dio Guardiano. Io mi sono purificato nell’acqua in cui si purific• l’ariete di Mendes, Signore di Djedu, da un capo all’altro del suo corpo. Io mi sono (36) unto con unguento Anti per le membra divine e con Ankh mi sono addobbato con una tunica in Lino bianco e ho meco il mio scettro in Legno Benen. Passa! [dice il Pilone ] Tu sei puro! (37 k) [ v. (1 a) ] (38) “Innalzatrice delle porte, i cui acuti gridi son terribili [ “gonfiano” ] chi si Š avvicinato a lei” (variante) “a coloro che alzano suppliche a lei, la coraggiosa, la terribile che non distrugge ci• che Š in lei” (39) Š il tuo nome. “Sekhen- ur” Š il nome del Dio Guardiano. Io mi sono purificato nell’acqua in cui si purific• Asdes quando Š entrato come protettore di Set nella camera occulta. (40) Io mi sono unto con unguento Teshen e ho meco il mio scettro fatto con l’osso dell’uccello Tesher e con la testa a forma di levriero. Passa! [ dice il Pilone ] Tu sei puro! (41 l) [ v. (1 a) ] (42) “colei che rinnova i suoi coltelli, comburente contro i suoi avversari, Signora di tutti i Piloni, a cui vengono rese acclamazioni il giorno (43) di ascoltare le grandi colpe” Š il tuo nome. Tu hai l’incarico di preparare l’avvolgimento [ dalle bende ] del morto. Passa! [ dice il Pilone ] Tu sei puro! (44 m) [ v. (1 a) ] (45).. “Colei che viaggia per le Due Terre, che distrugge coloro che giungono nel calore del mattino, Signora di splendore che ascolta le parole del suo Signore ogni giorno” Š il tuo nome. (46) [ Uguale alla fine della linea (43) ] (47 n) [ v. (1 a) ] (48)… “Grande in Potenze, rossa di capelli, Iakhabit, che esce di notte ed avvince [ in ceppi ] gli avversari all’intorno, che pone le sue braccia sull'”essere (i2) dal Cuore immobile”, nella sua ora, colei che viene e che va” Š il tuo nome [ il resto uguale alla fine della linea (32) ] (53 p) [ v. (1 a) ] (54) “Signora del Terrore, che distrugge i Rossi e a cui Š celebrata la Festa Haker nel giorno in cui si ascoltano le iniquità” Š il tuo nome. [ il resto Š (55) uguale alla fine della linea (43) [ (56 Q) [ (1 a) ]… “Signora della Vittoria, la cui mano perseguita i ribelli, comburente allorchŠ appare, creatrice dei misteri della terra” Š il tuo nome. [ seg e (58) uguale a (43) ] (59 r) [ v. (1 a) ] (60) … “La grande all’orizzonte, Signora dei rossi, che gozzoviglia nel sangue [ Testo corr. Compar.: “Aahit” ] la Potente, Signora della Fiamma”. [ seg. e (61) uguale a (43) ] (62 s) [ v. (1 a) ] (63)… “L’Amante dalla fiamma, che lava [ Testo corr.: “i suoi coltelli” ] che ama mozzar teste, la Benvenuta, la Signora del Gran Palazzo, (variante) la Distruttrice (64) dei suoi avversari alla sera” Š il tuo nome. [seg. uguale a (43) ] (65 t) [ v. (1 a) ] (66).. “Colei che dirige la luce mattutina, il calore del mezzogiorno, la Signora dei potenti libri scritti da Thoth stesso” Š il tuo nome [ seg. e (67) uguale a (43) ] (68 u) [ v. (1 a) ] (69)… “Colei che Š nella Caverna del suo Signore, Campo dell’ureo, colei che copre [ il suo nome ] e nasconde ci• che ha creato, che prende possesso dei cuori [” haty” e “jb”] [ Testo corr.: “che apre se stessa”. Compar.: “che ingoia” ] [ Seg. e (70) uguale a (43) ]. (71 v) [ v. (1 a) ] (72)… “Coltello che taglia al pronunciare il suo nome, dea dalla faccia rivolta all’indietro, che rovescia colui che si avvicina alla sua fiamma” Š il tuo nome. Tu segui gli occulti consigli del Dio Guardiano: (73) Amam Š il suo nome. Egli fa sı che non cresca il cedro, che non nasca l’acacia e che non si produca rame dalle montagne. I divini Giudici di questi piloni sono i sette dei: Djen (variante) Adj, Š il nome di (74) uno all’ingresso (variante) Hotepmes Š il nome di un altro là, mes. sep Š il nome di un altro, udj- ro Š il nome di un altro, Upuat Š il nome di un altro, Ke <n > eb [“L’ulivo” ] il nome di un altro, Anubis il nome di un altro. (75) Io ho compiuto la [mia] strada, io sono Min- Horo, vendicatore di suo padre ed erede di suo padre Unnofre. Io son venuto e ho fatto sı che fossero rovesciati tutti gli avversari di mio padre Osiride. Io son giunto giorno per giorno giustificato, Signore di Venerazione [ “Imakh” ] (76) nella Dimora del padre di Atum, Signore di Heliopolis. L’Osiride N giustificato Š nel cielo meridionale. Io ho fatto il giusto a chi ha fatto ci•. Io ho celebrato la Festa Haker per il suo Signore e ho guidato le relative Festività. Ho portato pani ai signori dell’altare (77) e ho guidato la donazione delle offerte in pani, birra, buoi, oche, per mio padre Osiride Unnofre. Io sar• sino alla fine con la mia carne e la mia anima facendo uscire il Bennu alle mie parole. Io sono venuto giornalmente nella dimora divina per compiere offerte di incenso. Ho portato (78) vesti di Lino e ho salpato sul Lago nella Barca Neshem. Ho giustificato Osiride, Capo dell’Amenti, sopra i suoi avversari e ho portato via tutti i suoi nemici nel luogo d’immolazione orientale ed essi non potranno sfuggire alla sorveglianza del Dio (79) Geb che Š là. Io sto eretto per lui [insieme ] ai Kefaui di Ra [ “retroguardie” (?) ] per renderlo giustificato. Io son venuto come scriba e mi distendo dando al Dio il possesso delle sue gambe. Io sono venuto nella dimora di “Colui che Š sulla sua Montagna” e ho visto il Reggente della Tenda divina. (80) Io sono entrato nel Ro- stau, mi sono occultato e ho trovato [ il modo di camminare. Io ho viaggiato in Anrudjef. Ho rivestito l’ignudo, (81) ho viaggiato nella barca a Abydos e ho glorificato Hu e Sa. Sono entrato nella dimora di Asdes e ho rivolto implorazioni agli (82) dei khaty e a Sekhmet nel Tempio di Neith (variante) ai capi. Io sono entrato nel Ro- stau [ seg. ripetizione della linea (80)]. Ho preso il mio diadema (84) allorchŠ mi sono manifestato sul mio trono nella sede di mio padre e della prima Compagnia degli dei. Ho fatto adorazione alla Meskha di Ta- djesert e la mia bocca Š elevata a causa (85) della Verità e Giustizia. Io ho annegato il serpente Akhekha. Io sono venuto nella Grande Dimora che rende vigore alla mie membra e mi Š stato concesso di salpare nella Barca di Chay. Esce il profumo dell’Anti (86) dai capelli dei viventi [“Rekhit”]. Io sono entrato nella dimora di Asdes e ho rivolto implorazioni agli dei khaty e a Sekhmet nel Tempio del (87) Capo. [ Il Pilone dice: ] Tu sei venuto come un favorito in Djedu, o Osiride N etc..

CAPITOLO CXLVI

[Titolo:] Inizio dei portali della Dimora di Osiride nei campi Iaru. A dirsi dall’Osiride [spazio bianco] giustificato, figlio di [ spazio bianco ] giustificato. [Trattasi di una versione del Cap. CXLV. Poich‚ non vi Š alcun apporto di interesse, n‚ concettuale n‚ stilistico, si omette la traduzione. Sia il testo che i nomi delle divinità Guardiane dei portali, sono del resto improntati al Cap. CXLV.

CAPITOLO CXLVII

[Titolo:] Seconda Formula delle Arrit della Dimora di Osiride, capo dell’amenti e degli dei che sono nelle Due Caverne. [Trattasi di una ripetizione leggermente ampliata del Cap. CXLIV, con frasi tolte dai capp. CXVII, CXIX e CXXXVI ]

CAPITOLO CXLVIII

[Le prime 22 linee sono orizzontali] (1) Testo per rendere perfetto il defunto in seno a Ra, dandogli potenza avanti a Atum e magnificandolo innanzi a Osiride, forte innanzi al Capo dell’Amenti, rendendolo invincibile innanzi alla Compagnia degli dei. Fatto nel giorno giubilare dei sei, alla Festa del xv giorno, (2) alla Festa Uka, alla Festa di Thoth, alla Festa Natale di Osiride, alla Festa Min, nella notte giubilare di Heker. E` il mistero della Duat, l’iniziazione nei misteri della Necropoli, l’estirpazione del male, l’ingresso nella Valle misteriosa di cui si ignora l’ingresso e la strada e il rafforzamento del cuore del defunto. (3) [ Esso ] rende pi— ampi i suoi passi e lo fa avanzare facendogli forzare (variante) fare una strada per penetrarvi insieme al Dio. Non farlo vedere da alcuna persona eccettuato il re o il sacerdote – lettore. Non farlo vedere (4) ad un servo che venga e vada. Per ogni defunto al quale sarà stato fatto questo testo, la sua anima uscirà al giorno tra i viventi e sarà potente tra gli dei. Non gli sarà fatta opposizione da alcuno (5) in verità all’infinito. Gli dei si avvicineranno a lui e lo conosceranno ed egli sarà come uno di loro. Gli farà conoscere cosa Š avvenuto a lui sin dall’inizio, questo libro misterioso e vero! (6) (bis) Nessun altro l’ha conosciuto in nessun altro luogo, per l’eternità! Non Š stato pronunciato da alcun uomo, nessun occhio l’ha interpretato, nessun orecchio l’ha udito. Che non sia visto da altri fuor che da lui e da chi glielo ha insegnato. Evita di aggiungere numerose parole date dalla tua (8 immaginazione e dalla tua memoria. Eseguiscilo in mezzo alla Tenda di Imbalsamazione con stoffe costellate di stelle. E` un vero mistero che non deve essere conosciuto da alcun essere inferire in alcun luogo. Esso approvvigiona il defunto (8 ) nella Necropoli e fornisce il sostentamento alla sua anima in terra e gli darà vita per l’eternità. Nulla potrà prevalere contro di lui. A dirsi: Omaggio a te, Ra, che splendi nel tuo disco vivente, che esci (89) all’orizzonte! L’Osiride N giustificato conosce il tuo nome, egli conosce il nome delle sette Giumente insieme il loro Toro. Voi che date (10) pani e birra ai viventi ed alimentate gli Occidentali, date pani e birra all’Osiride N giustificato ed alimentatelo. (11) Dategli le glorificazioni. Egri vi guiderà, l’Osiride N etc. e sarà vostro seguace dietro di voi. Dategli pani e birra (12) e glorificazioni all’Osiride N giustificato. Egli Š un Glorificato nella Necropoli. [ Nomi delle giumente: ] “Dimora del Ka del Signore dell’universo”.” Uragano del cielo che solleva il Dio”.” perfezione nella sua sede”. “Kha – bitj (13) forma mummificata [ del Dio ]”. “La grande amata dai capelli rossi”. “Possente Š il suo nome in gola”. “L’unita alla vita, la velata”. [ Nome del Toro: ] “Il Toro fecondatore delle Giumente”. [ Allocuzione ai timoni: ] (14) O Potente nel cielo, che schiudi il Disco, il buon timone del Cielo settentrionale! O Ra che guidi le Due Terre, il buon timone del Cielo Occidentale! O Glorificato mezzo alla Dimora dei akhema (15) il buon timome del Cielo orientale! O residente in mezzo alla dimora dei Rossi, il buon timone del Cielo meridionale! Date pani, birra, approvvigionamenti, glorificazioni all’Osiride N (16) giustificato che Š un Glorificato in Osiride. O padre degli dei, o Madre degli dei nella Necropoli, salvate l’Osiride N giustificato da ogni cosa funesta, (17) da ogni cosa malvagia e perniciosa, dal crudele cacciatore e dal suo coltello! Dite [ ci• che deve essere fatto ] dagli uomini, dagli dei, dai glorificati, dai morti, in questo giorno e in (18) questa notte, in questa Festa dei quindici, in quest’anno!

RUBRICA

A dirsi dalla persona quando Ra Š posto davanti agli dei, dipinti in verde sopra una tavola di legno, ponendo (19) offerte innanzi a loro in pani, birra, carni, incenso. [ Ci• ] compirà l'”Uscita alla Voce” per il defunto innanzi a Ra ed approvvigionerà il defunto nella Necropoli. (20) Ed inoltre la persona sarà liberata da ogni cosa nefasta. Tu non devi leggere a nessun altro uomo, eccettuato te stesso, questo testo di Unnofre. (21) Per colui al quale ci• Š stato fatto, Ra diventerà il suo timone e la sua protezione e nessun avversario potrà rovesciarlo. Non mancherà di nulla nella Necropoli, in cielo (22), in terra e in ogni luogo. Egli camminerà tra coloro che donano gli approvvigionamenti ai glorificati nella Necropoli in verità, all’infinito. B) (23) La Bella Amenti: le sue braccia sono per riceverti. (24) Osiride, Signore dell’Eternità, Capo e Signore della Perpetuità, Dio grande Reggente della Necropoli. (25) Salute a te, Toro dell’Amenti, Capo e Signore della Perpetuità, Dio grande Reggente della (26) Necropoli, accogli l’Osiride N giustificato nell’Amenti (27) bella, in pace. La Montagna Occidentale tende le sue braccia per riceverti insieme (28) a tua moglie poich‚ non Š stato trovato alcun male in te. [ Le linee da (29) a (36) recano i nomi delle sette Giovenche, del Toro e dei quattro Timoni, già indicati nel testo di questo capitolo. La linea (37) a partire dall’alto reca i seguenti nomi: Mesti, Hapi, Duamutef, Kebsennuf.

CAPITOLO CXLIX

[Senza Titolo] (1) La Prima Residenza. A dirsi dall’Osiride N giustificato: O tu prima Residenza dell’Amenti in cui si vive di pani della pianta Sa- ro. Togliete le vostre acconciature in mia (2) presenza, poich‚ io sono l’immagine del Grande tra di voi, colui che riassembra le ossa e rende stabili le mie membra. Io sono portato da Ihy, signore del cuore, che ha assembrato le mie ossa e stabilito il diadema di Atum che ha fissato (3) sulla testa di Nehebka. Ha soddisfatto l’Osiride N giustificato la bilancia del Reggente tra gli dei. [ Tu ] vivi degli altari nella tua dimora tra gli dei, e Min costituisce il Ka dell’Osiride N giustificato e la sua Anima. (4) Seconda Residenza [ Trattasi di una ripetizione di quanto espresso nella prima parte del cap. CIX ] (10) Terza Residenza:… O questa Residenza degli i Glorificati, che nessuno pu• percorrere e che rende silenti i Glorificati e la cui fiamma Š fuoco comburente! (11) [ O ] Tu residenza degli i Glorificati: i vostri volti guardano basso. Purificate le vostre dimore come vi Š stato ordinato di fare per me dall’Osiride [ spazio bianco ] (12) giustificato da Osiride per sempre. Io ho preso la Corona Rossa che Š sulla fronte del Glorificato che dà vita agli uomini dalla fiamma della sua bocca e che salva Ra da Apep e che vivrà in eterno. (13) Quarta Residenza:… O colui che Š in capo a questa Residenza misteriosa! O questa montagna elevata e grande nella Necropoli sulla quale si posa il Cielo, che Š trecento misure in altezza (14) e trenta [Var.: 1O, 230, etc. ] in larghezza. Vi Š un serpente su di essa: “Dardeggiante di coltelli” Š il suo nome. E` lungo settanta cubiti e vive sgozzando Glorificati e morti nella Necropoli. Io mi tengo (15) nella tua cinta murale navigando nella Barca (variante) per vedere l’Uno [ Var.: “la via” ] contro di te. Io mi sono riassembrato.. Io sono il maschio che pone un velo sulla tua testa: se tu prosperi io prospero e reciprocamente. Io sono il gran mago e Ra mi ha dato (16) i miei due occhi [Var. “i tuoi” ] ed io sono glorificato per questo. Chi Š colui che cammina sul suo ventre? Tu raggiungi con la tua forza (variante) la Tua Montagna. Ecco! Io cammino verso di essa e la tua forza Š in me. Io sono colui che solleva (17) la forza e sono giunto per strappar via Aker. Io mi riposo la sera e circolo per il cielo mentre tu sei nella Valle, come ti Š stato ordinato sulla terra alla presenza <del Dio grande di Heliopolis >(variante) della ] Al di sotto della linea: ] Necropoli. (18) Quinta residenza:… O questa Residenza dei glorificati per la quale nessuno pu• passare! I glorificati che vi sono hanno cosce di sette cubiti e vivono nelle (19) ombre degli immobilizzati. O Residenza dei glorificati! O glorificati che vi siete! Schiudetemi le vostre strade, affinchŠ io passi su di voi mentre mi dirigo verso la felice Amenti cosı come mi Š stato ordinato (20) da Osiride, il Glorificato, Signore della vita, Osiride, tra i suoi Glorificati. Io celebro [ la festa ] del primo giorno del mese e presenzio a quella dei quindici giorni. Io sono andato attorno con l’Occhio di Horo in mio potere, seguendo Thoth. Nessun Dio (21) si oppone a me (variante) [ come ] gli Š stato ordinato per me. E ciascun morto o ciascuna defunta che spalanca la sua bocca contro di me, avversario o nemico che viene contro di me in questo giorno, venga inviato alla mannaia! (22) Sesta Residenza:… O residenza che sei pi— sacra degli dei misteriosi e dei glorificati e che sei terribile per i morti! Il Dio che vi Š: “Colui che rovescia i pesci” Š il suo nome. (23) Omaggio a Te, o residenza Augusta. Io sono venuto per vedere gli dei che vi sono. Schiudete il vostro volto, togliete le vostre acconciature in mia presenza, in pace, con la vostra mano. Io sono venuto (24) per osservare le vostre forme. Io son venuto per farvi le offerte [ Var.: “provvigioni”, ” pani” ]. Che “Colui che rovescia i pesci” non si impadronisca di me! Che gli i dei Khayt non vengano alle mie spalle! (bis) Che io viva in pace tra voi! (25) Settima Residenza:… O questa Residenza, troppo lontana per essere vista e il cui calore Š quello della fiamma per i suoi Glorificati! (variante) Glorificato. E` ivi un serpente: “Rerek” Š il suo nome. E` lungo (26) sette cubiti sulla sua schiena e vive dei glorificati, annientando il loro potere magico [“Akh” ]. Arresta o Rerek! quando mordi con la tua bocca” Colui che rovescia i pesci” [ Interpol. ] (27) ed indebolisci con i tuoi occhi. I tuoi denti (ti) vengono strappati e tu rigetti il tuo veleno. Tu non verrai contro di me e il tuo veleno non penetrerà in me per paralizzarmi, ma giacerà inoffensivo (28) in questa terra. La divisione (variante) le tue labbra sono nel luogo ove cadono sulla sua montagna (variante) sua dimora, come ordinato per l’Eternità. (variante) [ Testo corr. Compar.: “Il serpente bianco ha colpito il suo Ka e reciprocamente” ]. Io sar• protetto. La sua testa Š stata tagliata dal Leone [ Trascritto al disotto del registro. Var. “dalla lince” ]. (29) Ottava Residenza:… O Ha – Hotep, la Grandissima del Canale. Nessuno pu• avere potere sulle sue acque, poich‚ [ sei ] la Grande di cui si ha terrore (30) per gli elevati suoi ruggiti. O Dio grande che (Š) in essa! “Ha – hotep” Š il suo nome ed egli vigila su di essa nella volontà che nessuno si avvicini. Io sono l’Uccello al disopra della Coscia in silenzio. Io ho portato (31) le cose della Terra a Atum [Testo corr.: “per capovolgere” ] l’equipaggio. Io ho mostrato la mia forza ai signori del naos e ho ispirato terrore ai signori delle cose. Io non sar• afferrato (32) verso la mannaia. La mia anima non sarà distrutta da coloro che lo vorrebbero. Io sono ma guida dell’orizzonte settentrionale poich‚ ho conosciuto il Dio grande che Š ivi. (33) Nona Residenza:…. O questa Akset misteriosa agli dei, il nome della quale i Glorificati hanno timore di conoscere! Nessuno pu• uscirne, di coloro che vi Š entrato, [ eccettuato ] questo grande Dio (34) che ispira terrore agli dei (variante) i Glorificati lo temono, i Glorificati (variante) i morti per i suoi ruggiti. La sua [ della Residenza ] apertura Š di fuoco e il suo soffio soffoca (35) le nari. Essa Š stata fatta contro coloro che vi seguono, per desiderio dei glorificati che vi sono, per non farvi respirare i soffi eccettuato al Dio grande e venerato che vi risiede e il cui uovo (36) egli ha fatto per coloro che esistono in lui, [ Testo corr. Compar.: “che viene fuori dal suo uovo. Egli lo ha fatto cos ı, essendo in esso” ] e non pu• avvicinarsi ad esso, a volontà se non chi presiede alle grandi forme. Omaggio a te, Dio grande e venerato nel suo uovo. Io sono venuto a te per essere (37) al tuo seguito. Io esco ed entro in Akenet, io apro le sue porte, io respiro le brezze che vi sono, io vivo delle sue offerte e sono Glorificato in essa. (38) Decima Residenza:… O questa Residenza dei kahu che afferra i Glorificati e trafuga e si impadronisce delle Ombre, che Kahu che afferra i Glorificati e trafuga e si impadronisce delle Ombre, che divora [la corda del timone] (variante) (39) ruggendo oltraggi su coloro… che vedono i loro occhi. [ Ma ] non si impadroniscono delle Ombre degli immobilizzati per i quali agisce l’amuleto in faience sulla terra. Abitanti delle loro residenze (40) gettatevi sul vostro ventre e rendete pi— grati i vostri cattivi effluvi allorchŠ io passo vicino a voi. Che il mio “Akh” non venga afferrato, che non si impadronisca della mia Ombra, poich‚ io sono il Falco divinamente (41) giovane: mi sono strofinato con Anti e ho bruciato l’incenso sul braciere. Sono state fatte a me offerte sacrificali ed io sono stato imbalsamato in terra. Iside e Neftis hanno sostenuto la mia testa. Spianate (42) a me la strada del serpente Hai poich‚ io sono il Toro di Nut e Nehebka. Io sono venuto a voi, o dei, salvatemi e glorificatemi, per [ sotto il registro: ](43) Undicesima Residenza:… O questa Residenza nella Necropoli, cavità [ lett.: “ventre ” ] che si impadronisce dei glorificati. Nessuno esce di coloro che sono entrati dato il grande (44) timore – per coloro che la traversano – del grande in Terrore [ che vi risiede ]. Gli dei che [ lo ] vedono in essa, muoiono per i suoi colpi e per le sue ferite, eccettuati gli dei che vi sono per l’eternità, nascosti (45) ai glorificati. O questa Arekhi [Var. “Atu” ] nella Necropoli: fà che io arrivi [a te ]. Io sono questo Occhio di Horo, il gran Mago col [suo ] coltello uscito da Set. Le mie gambe mi appartengono per l’Eternità (46) Io mi sono manifestato forte come l’Occhio, il mio cuore si Š alzato dopo essersi abbattuto. Io sono Glorificato Cielo e sono forte in terra. Io volo come il Falco e starnazzo come l’Oca Smen. (47) Mi Š stato concesso di trasportarmi (variante) di posarmi sul territorio dei campi Hotep [ Var.: “Sulla corrente del Lago” ]. Io mi avanzo verso i campi degli dei, mi tengo eretto, mi seggo e mi manifesto ivi come un Dio. (48) Sono state aperte a me le porte di Maati e mi nutrisci degli approvvigionamenti prodotti dai campi Hotep. Io mi avanzo verso i possedimenti della Barca Mesektet. Le strade di Maaty (49) io [ le ] penetro. Io ho l’abbondanza, io alzo una scala al cielo tra gli dei: io sono uno di essi. Io parlo con la voce dell’Oca smen e gli dei ascoltano. Io parlo e ripeto [ le parole] di Soped. (50) Dodicesima Residenza:… O questa Residenza di Unnut, questa Residenza dell’ora che Š nel Ro- stau, il cui calore Š di fuoco. Non Š percorsa dagli (51) dei e i Gloriosi non si riuniscono in essa poich‚ gli Urei che sono in essa li distruggerebbero [ Var.: “Il loro nome” ]. O o questa Residenza di Unnut. Io esisto come Falco in (52) essa. Io vi sono come un Grande tra i Glorificati. Io sono tra le Infaticabili Stelle. Il mio nome non sarà distrutto! Effluvio (53) degli dei che sono nella Residenza dell’Ora. Io esister• con voi, io vivr• con voi: io sar• amato da voi pi— che i vostri dei. (54) Tredicesima Residenza:… O questa Residenza dell’Acqua che nessuno dei glorificati pu• possedere, poich‚ la sua acqua Š di fuoco. La sua corrente Š infiammata e il suo calore (55) Š di Fiamma comburente cosı che essi non possono bere la sua acqua e coloro che vi sono non possono spegnere la loro sete, per il grande timore e terrore tra i Glorificati. Guardano gli dei (56) i Glorificati e i morti la sua Acqua da lontano: essi non spengono la loro sete e non riescono a mettere in pace il loro cuore perch‚ non riescono ad avvicinarsi ad essa. Quando il fiume Š pieno e verdeggia [ di papiri ] come il fiume (57) che Š sgorgato dagli effluvi di Osiride, io mi impossesso della sua acqua e mi immergo come il Dio di questa Residenza dell’Acqua che la sorveglia per timore che gli dei possano bere di quest’acqua nella loro marcia, pi— ancora che i (58) Glorificati. Omaggio a te, Dio che sei nella Residenza dell’acqua. Io sono venuto a Te. Concedi che io abbia potere sull’acqua, che io beva di quest’acqua cosı come tu fai per il Dio [ grande ], poich‚ io sono il Dio grande, che viene (59) [ come ] Hapi che fa essere tutte le piante e fa crescere tutte le erbe. Date offerte agli dei che provengono da lui. Non essere contro di me, ma concedi che venga a me Hapi e che io abbia possesso sui Campi e sulle piante poich‚ io sono figlio [Al di sotto del registro: ] tuo per l’Eternità. (60) Quattordicesima Residenza:… O questa Residenza di Kher- Aha che convoglia Hapi verso Djedu (61) Possa giungere Hapi abbondante in grani allorchŠ avanza per la bocca di coloro che si nutrono e Procura offerte agli dei e “Uscite alla Voce” per i Glorificati. Vi Š un serpente (62) in essa, nella Caverna di Kerty all’imboccatura di Hapi ed esso viene con la sua acqua e si tiene sulla Coscia di Kher- Aha vicino ai divini Giudici (63) alla testa del canale. Possa io mangiare del vostro grano, delle vostre offerte, dei vostri approvvigionamenti. Possa io alzarmi e essere grande a immagine del Dio che risiede in Kher- Aha. (64) Io sono in pace [ Var.: “Che offerte vengano fatte a me” ]. Io sono riempito con l’effluvio proveniente da Osiride: io non sar• privato di esso.

CAPITOLO CL

Composto di vignette, senza testo, descrittive delle località menzionate nel precedente Capitolo

CAPITOLO CLI

[Non ha titolo.] E` suddiviso in tre Sezioni incastonate tra due vignette identiche: lo Sciacallo di Anubis tra due immagini antropomorfe mummiformi. La Sezione mediana Š a sua volta ripartita in tre divisioni e reca l’immagine di Iside e Neftis alle estremità del catafalco su cui Š adagiata la mummia del defunto.

[Sezione Superiore:] l’Osiride N etc. Solleva il tuo ciglio e la tua testa, Osiride sulla a sua [sic] Montagna! Il momento nefasto Š respinto! Io sono [ qui ] per respingere la tua ora e per proteggere Osiride. Ho respinto Ra dall’Osiride N giustificato figlio di [ Spazio bianco ] giustificato.

[Sezione Mediana, prima divisione:] Dice Iside: Io giungo con i soffi, io vengo per essere la tua protezione. Io d• i soffi alle tue nari, il vento del Nord che proviene da Atum.

[seconda divisione:] Dice Anubis, residente nella Tenda: Io ti d• la giustificazione, io pongo le mie braccia su di te, Osiride N per il tuo bene e per farti vivere.

[terza divisione:] Dice Neftis: Io veglio su di te, Osiride N etc..

[Sezione Inferiore:] Dice colui che batte la sabbia: Io imploro l’Essere nascosto il cui braccio ostacola chi lo respinge verso la fiamma dell’orizzonte. Io vengo sulla mia strada per proteggere l’Osiride N etc. [ e ci• fatto ] torno sulla mia strada.

CAPITOLO CLII

[Titolo:] Formula per costruire una dimora sulla terra. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Gioisce Geb, poich‚ Osiride Š passato sopra tutti i suoi mali e ha permesso alla progenie di riconoscere loro padre. Essi giubilano alla vista [ Testo corr.: “Ti ha concesso Shu (2) il colpevole”. Compar.: “AllorchŠ si vede che Sehait Š venuta verso Geb” ] e quando Anubis dice all’Osiride N giustificato: Costruisca egli Dina mora sulla terra, le cui fondamenta siano in Heliopolis e la cui cinta sia quella di Kher- Aha e risieda (3) Khem nel suo santuario, secondo gli scritti per il rinnovo e che vi siano [ vittime sacrificali ] portate dai servi. Dice Osiride agli dei che sono al suo seguito: venite in fretta e guardate (4) alla dimora che Š stata costruita per il Glorificato ben munito che quotidianamente giunge a rinnovarsi tra di voi. Abbiate timore di lui e dategli lodi. Che io [ sic ] sia un favorito tra voi. Guardate (5) ci• che ho fatto io stesso. Dice il Dio grande che viene ogni giorno a rinnovarsi tra di voi: Ecco che Osiride mi porta bestiame, il vento del Sud mi porta grano e il vento del Nord mi porta orzo [sino ai confini della terra ]. Io sono stato esaltato di giorno dalla bocca di Osiride, (6) applaudito ed affiancato alla sua sinistra e alla sua destra. Io ho visto gli uomini, gli dei, i Glorificati, i Morti applaudirlo, lodarlo e favorirlo. [ I pronomi sono alla 3 persona plur. ] Dice l’Osiride N giustificato, il grande che (7) si allontana verso l’origine degli scritti [? ]: voi che risiedete nell’acqua, l’Osiride N giustificato Š Tefnut. Dice il Sicomoro, Signore delle offerte, a Osiride: Io giungo e ti reco il nutrimento. A dirsi: O Sicomoro (8) di Nut che rinfreschi i residenti nell’amenti, poni le tue braccia sulle membra, proteggilo dal calore, rinfresca l’Osiride N giustificato sotto il tuo fogliame che reca il vento del Nord all'”Essere dal Cuore immobile” nella sua sede dell’Eternità.

CAPITOLO CLIIII

[Titolo:] Formula per uscire dalla Rete. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: O Essere che guarda indietro, possente [ di cuore ]. O Figli di mio padre [ variante ] loro padre, che pescate chi va in mezzo (2) all’acqua. Voi non mi pescherete (variante) non mi porterete via con le vostre reti con le quali portate via i [ malvagi ] che camminano sulla Terra! La struttura [ delle reti ] giunge al Cielo (3) e il loro peso alla Terra. Poich‚ uscirà col suo corno, l’Osiride N giustificato sfuggirà l’Osiride N giustificato da essa come il Falco. (4) [ il testo Š estremamente corrotto con vocaboli disconnessi. Restituz. comparat.: ] <Io conosco il forcone che gli appartiene: Š il gran dito di Sokar. Io conosco il palo: Š la gamba nel Nemu. Conosco la sua punta che Š la mano di Iside. Conosco il nome della lama: Š il coltello di Iside con cui tagli• la carne per Horo. Conosco il nome della cornice e dei pesi: sono i piedi e le gambe del Leone. Conosco i nomi delle corde con cui si pesca: sono i legami di Atum. Io conosco i nomi dei pescatori che stanno pescando: sono i vermi, antenati dei bevitori di sangue… > [Dall’esempio qui riportato si deduce l’impostazione del testo, basato sulla identificazione, da parte del defunto, delle varie parti di cui si compone la rete. ].

RUBRICA

(8 – fine) A dirsi sull’immagine (9) del defunto posta in una imbarcazione avente alla destra la Barca Mesektet e alla sinistra quella Mandjet. Gli si faranno offerte di pani, birra e di ogni buona cosa, il giorno Natale di Osiride. Ci• fatto la sua anima sarà vivente per l’Eternità e non morirà una seconda volta.

CAPITOLO CLIV

[Titolo:] Formula per non fare decomporre il cadavere. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Omaggio a te, mio padre Osiride (variante) Atum. Io vengo per imbalsamare queste mie [ sic ] membra. Questo mio corpo non si decompone. Io sono intatto (bis) come (2) mio padre Osiride – khepra che Š la [ mia] immagine, colui il cui corpo non si decompone. Vieni, prendi possesso del [ mio ] soffio, Signore del respiro, supremo tra il suo Simile. Rendimi stabile, formami, tu Signore del sarcofago. (3) Concedi che io possa camminare per l’eternià…[ Var.: “discendere verso la terra dell’Eternità” ] come tu fai quando sei con tuo padre Atum (variante), il cui corpo non si corrompe mai, colui che non conosce distruzione. Io non ho fatto (4) ci• che tu detesti, ma ci• che Š amato dal tuo Ka. Io non l’ho trasgredito. Salvami in te affinchŠ io non mi corrompa nello stesso modo che ogni Dio, ogni dea (5) ogni animale, ogni essere strisciante che si corrompe quando l’anima esce dopo la morte e che casca dopo essersi decomposto. Egli Š tutta corruzione (variante) le sue ossa marciscono, [ Nel testo vi Š il vetativo “tem” ] (6) la putrefazione si impadronisce delle sue membra [ interp.: “fa tacere la Compagnia degli dei” ], le sue carni decadono (variante) in liquido fetido, il suo alito Š maleodorante, egri diviene (7) una moltitudine di vermi, ed Š impotente chi perde l’occhio di Shu cosı come ogni Dio, ogni dea, ogni volatile, ogni pesce, ogni rettile, ogni verme, ogni quadrupede, sarebbero parimenti morti completamente (8) senza Shu [ Nel Testo Š solo indicata la piuma senza ulteriore determinativo. Pu• stare quindi tanto per “Shu” che per “prima” o “luce” ] che io pongo nel loro ventre, ed essi mi riconoscono, [ Var.: “Io faccio sı che essi si pongano sul loro ventre quando mi riconoscono” ] e il terrore di me si impadronisce di loro, e ci• Š per tutti gli uomini e i morti, per tutti i rettili. La [ loro ] vita (variante) Š come la loro morte [ vocabolo corr. ] (9) e ci• [Š ] completamente per tutti i quadrupedi, volatili, pesci, rettili, vermi: la vita Š la loro morte. Che non vi sia cibo per i vermi di tutti questi. (Variante) [ Interpol.: “voi dite” ] Che essi non vengano a me nelle (10) loro forme e che io non sia consegnato al distruttore nel [ suo ] rifugio, [ colui ] che distrugge le membra, l’essere occulto che smembra (variante) un gran numero di cadaveri, che vive dalla distruzione. Vive chi compie il (11) suo [ sic ] ordine, ma io non sono stato consegnato nelle sue dita ed egli non ha prevalso su di me che sono sotto il tuo comando, Signore degli dei. Omaggio a te, padre Osiride: le tue membra dureranno con te, non vi Š corruzione per te, non vermi per te, tu non sei ripugnante, tu non dai fetore, tu non imputridisci (12) tu non diventerai vermi, io non perdo l’Occhio di Shu. Io esisto. (bis) Io vivo. (bis) Io germino e quando mi risveglier• in pace, io non sar• in corruzione, non sar• distrutto nelle mie bende (13) [ il mio occhio non sarà corrotto], il mio orecchio non diverrà sordo, la mia testa non sarà staccata dal collo, la mia lingua non sarà strappata, i miei capelli non saranno tagliati, n‚ le mie sopracciglia rasate. (14) Nessuna sciagura avverrà sul mio corpo, non sarà distrutto, non perirà in questa terra, per sempre, in perpetuo!

CAPITOLO CLV

[Titolo:] Formula per il Djed d’oro da porsi al collo del defunto. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Ecco la tua colonna vertebrale, o “Essere dal Cuore immobile”! Che sia posta presso di te? Io ti do l’acqua, inoltre, ecco! Per lui [ sic ] io ti ho portato il Djed perch‚ tu possa rallegrarti con esso.

RUBRICA

(2) A dirsi sopra un DjEd d’oro scolpito nel midollo del sicomoro. Messo al collo del defunto questi potrà entrare attraverso le porte della Duat anche se sordo e muto. Deve essere posto presso di lui (3) il primo giorno dell’anno [ come fatto ai] seguaci di Osiride. Se conosce questa formula egri sarà un Glorificato perfetto nella Necropoli, non sarà respinto alle porte dell’Amenti e gli saranno dati pani (4) dolci e quantità di carni sugli altari di Ra (variante) di Osiride Unnofre giustificato contro i suoi avversari nella Necropoli, in verità, all’infinito.

CAPITOLO CLVI

[Titolo:] Formula per il tat in cornalina da porsi al collo del defunto. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Il sangue di Iside, il potere magico di Osiride, [ Š ] amuleto di protezione per questo grande e per prevenire ogni male a lui.

RUBRICA

Da dirsi su un Tat (2) in cornalina, immerso nell’essenza di fiori Ankhama e cesellato con l’interno del Sicomoro. Da porsi al collo del defunto. Colui al quale Š fatto questo testo, avrà il potere magico di Iside che lo proteggerà e gioirà (3) Horo, figlio di Iside, nel vederlo. Non vi sarà strada sbarrata per lui sia verso il Cielo che verso la Terra. Importante: se conoscerà questo testo egli sarà tra i seguaci di Osiride Unnofre giustificato nella Necropoli, saranno aperte (4) a lui le porte della Necropoli e gli sarà dato grano ed orzo nei campi Iaru. E il suo nome sarà come quello degli dei che vi sono, i seguaci di Horo che mietono [ivi ].

CAPITOLO CLVII

[Titolo:] Formula per l’Avvoltoio d’oro da porsi al collo del defunto. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Iside Š arrivata e volteggia sulle città e ricerca le sedi occulte di Horo dalla sua uscita dal papireto, abbattendo colui la cui faccia Š malvagia. Ella fa sı (2) che [ Horo ] si unisca alla Barca e gli concede la sovranità sulla Terra. Ed allorchŠ ha combattuto una grande battaglia, egli stabilisce ci• che deve essere fatto a suo onore, aumentando il timore di lui e creando il terrore. Sua madre, la grande dea usa i suoi poteri protettivi (3) che ha trasmesso a Horo.

CAPITOLO CLVIII

[Titolo:] Formula per il Collare in oro da porsi al collo del defunto. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: O mio padre! Mio fratello! Mia madre Iside! Io sono svolto dalle bende ed io vedo. Io sono uno di coloro che sono liberi dalle bende e che vedono Geb.

RUBRICA

(2) A dirsi sopra un collare d’oro inscritto con questa Formula e posto al collo del defunto il giorno del funerale.

CAPITOLO CLIX

[Titolo:] Formula della Collana Ha in feldspato verde da porsi al collo del defunto. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: O tu che esci ogni giorno dalla divina dimora! Colei che parla [ con voce ] forte allorchŠ circola alla porta della Duplice Dimora. Essa si impadronisce delle formule di glorificazione di suo padre, la mummia (2) che Š sul Toro [ di ] Renenet.

RUBRICA

A dirsi sopra una Colonnetta in feldspato verde inscritta con questa formula e posta al collo del defunto.

CAPITOLO CLX

[Titolo:] Formula della Colonnetta che Thoth dona ai suoi adoratori. (1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Io sono la Colonnetta di feldspato verde che non pu• essere spezzata e che Thoth dona per sua adorazione, detestando il male. Se essa prospera io prospero, se essa non Š danneggiata io non sono danneggiato (2) e reciprocamente. Se non riceve ferite, io non ricevo ferite. Thoth dice: Benvenuto in pace, O Grande, a Pu. Avanza Shu verso di lui nel suo nome di Neshem. La sua sede Š nella (3) cinta del Dio grande. Atum riposa sul suo Occhio: le membra dell’Osiride N giustificato non saranno mai spezzate.

RUBRICA

A dirsi sopra una Colonnetta in feldspato verde inscritta con questo capitolo e posta al collo del defunto.

CAPITOLO CLXI

[ senza titolo. Il Pap. di Nefer – ubenef ha il seg.: “formula per forzare l’ingresso nel Cielo”] [Il Capitolo Š costituito da vignette che raffigurano Thoth in atto di schiudere le porte del Cielo: la prima, rappresentata dal vento del Sud, Š identificata a Ra, la seconda: vento del Adesso, identificata a Osiride; la terza: vento d’ovest identificata a Iside: la quarta: vento d’est, identificata a Neftis, Innanzi a tutte vi Š l’affermazione: “Ra vive, la Tartaruga muore! ]

[Testo delle linee orizzontali:] Per ogni mummia per cui saranno fatte queste raffigurazioni sul suo sarcofago, saranno aperte ad essa le quattro aperture del Cielo una per il Nord, ed Š il vento di Osiride, una per il vento del Sud che Š Ra, una per il vento dell’ovest che Š Iside, una per il vento dell’Est che Š Neftis. Ognuno di questi venti aliterà nelle sue [ del defunto ] nari, al suo passaggio giornaliero. Che nessun estraneo conosca, ci•, poich‚ Š un mistero, che il volgo deve ignorare. Non rivelarlo ad alcuno fuorch‚ a tuo padre, tuo figlio o te stesso. E` un vero mistero sconosciuto da ogni uomo.

CAPITOLO CLXII

[Titolo:] Formula per produrre una Fiamma [ “Bes” ] sotto la testa del Defunto. (1) A dirsi: Omaggio a te, Leone possente, dalle alte piume, Signore della Grande Corona, che agiti il “flagellum”, tu sei il maschio vigoroso per lo splendore dei raggi di luce (2) e la cui radianza Š senza confini. Tu sei il Signore dalle molte forme e dai rivestimenti che si nasconde nel Sacro Occhio per le sue nascite. Tu sei l’invocato in mezzo alla Compagnia (3) degli dei, il veloce corridore dagli svelti passi. Tu sei il Dio invocato che viene a colui che lo invoca e che libera l’oppresso dai suoi affanni. Vieni alla mia voce! Io sono (4) la Vacca sacra. Il tuo nome Š nella mia bocca. Io te lo dico: Hakahakaher Š il tuo nome; Jur- jujakarsa – Iankerba (5) ty Š il tuo nome, Kharserju Š il tuo nome, Kharsati Š il tuo nome. Io adoro i tuoi nomi. Io sono la Sacra Vacca. Ascolta la mia voce il giorno in cui tu metti (6) la fiamma sotto la testa di Ra. Ecco! Egli Š nella Duat, divinamente giovane in Heliopolis. Fà che egli sia come uno che Š sulla terra e [ testo corr. “egli Š la tua anima”. Var. “Egli Š tuo figlio” ] non ignorarlo! Vieni all’Osiride N giustificato! (7) Fà sorgere la fiamma sotto la sua testa, poich‚ egli Š l’anima del grande corpo che riposa in Heliopolis. Akh- kheper – Ur, Š il suo nome, Barkatithua Š il suo nome. Vieni! (8) Fà che egli sia come uno dei tuoi seguaci, poich‚ egli Š chı come sei tu.

RUBRICA

A dirsi sopra l’immagine di una Vacca sacra fatta in oro fino da porsi al collo del defunto e [ la formula ] deve essere scritta (9) sopra un papiro nuovo, che verrà messo sotto la sua testa. Vi saranno molte fiamme in tutto il suo essere come quelle che erano sulla terra. E` una grande protezione, fatta per la Sacra Vacca a suo figlio Ra quando riposava (10) e era nella sua sede, protetto dai guardiani del fuoco. [ Omiss.: “Se tu poni questa dea al collo del Re che Š in Terra, egli sarà come una fiamma nell’inseguire i suoi nemici e i suoi cavalli non conosceranno tregua” ] Il defunto sarà divinizzato e non sarà respinto da alcuna porta della Duat, in verità. (11) E tu devi dire quando tu poni la dea al collo del defunto: O esseri occulti! O Ammon che voli al disopra del Cielo! volgi il tuo volto su questo cadavere di tuo Figlio. Vendilo integro nella Necropoli! (12) Questo testo Š un grandissimo mistero. Non farlo vedere ad alcuno: Š una cosa abbominevole il divulgarlo. Nascondi la sua esistenza. Il “Testo (13) del Tempio occulto” Š il suo nome”.

[Segue la formula di chiusura che si trova alla fine dei libri: “E` FINITO”]

CAPITOLO CLXII

[Questo ed i due seguenti risentono manifestamente l’influenza africana].

[Titolo:] Formule portate da un altro testo in aggiunta al “Libro per Uscire al Giorno”.

[Questo parte del titolo si riferisce a questo capitolo e ai segg.]

Formula per non lasciar corrompere il cadavere di una persona nella Necropoli e di salvarlo dai divoratori di Anime imprigionate nella Duat, di non far sorgere innanzi a lui i suoi peccati [compiuti] sulla terra, di salvare le sue carni e le sue ossa dai vermi e da ogni cattivo dio della Necropoli, s ı che egli possa uscire ed entrare a volontà e fare tutto ci• che vuole, senza limitazioni.

(1) A dirsi dall’Osiride N giustificato: Io sono l’Anima divina del grande corpo divino che risposa in Athabu, e che Š la protezione del corpo di (2) Kharotai [il Signore del moto] che riposa nell’acquitrino di Senharogana. O Anima divina cui non duole sorgere (3) o riposare e che riposa nel suo divino corpo che riposa in Senharogana! Vieni all’Osiride N giustificato, liberalo (4) dai poteri del dio Terribile-di-Volto che prende possesso dei cuoi e afferra le membra: una fiamma esce dalle loro bocche per bruciare le Anime. O colui che giace nel suo cadavere e che fa venire (5) un calore di fuoco che brucia anche nel mezzo dell’acqua [L’acqua si innalza per questo vapore. Vieni, porta il tuo fuoco] (6) riversa il tuo vapore contro colui che alza la sua mano con l’Osiride N giustificato, per sempre. O Osiride N giustificato, la tua durata Š quella del Cielo, (7) la tua durata Š quella degli estremi confini. Il Cielo tiene la tua Anima, la Terra tiene la tua figura. Salva l’Osiride N giustificato. Fa’ che non sia portato via dai Kauy (8) che divorano le anime dei colpevoli. Che la sua anima possa essere nel suo corpo e reciprocamente e che egli sia nascosto nella pupilla dell’Occhio di Sharo-Sharo (bis). Shapuiryka (9) Š il suo nome. Egli riposa a NordOvest nella facciata dell’Apet della Nubia e non si dirige mai ad Est. O Ammon, Toro-Scarabeo! (10) Signore dei due Occhi: “Terribile di Pupilla” Š il tuo nome. L’Osiride N ecc. Š l’emanazione dei tuoi Occhi. Sharo-Sharokhet Š il nome. Fa’ che venga, l’Osiride N giustificato in questa Terra di Verità, non lasciarlo solo, poich‚ egli Š di questa Terra ove non si fa pi— vedere. [Var.: “che nonŠ pi— vista”] An (13) Š il tuo nome. O! che egli sia con un Glorificato perfetto [Var.: “O Formula (“ro”), che egli… ecc.”] (Variante) forte. Egli Š l’anima del Grande Cadavere che Š in Sais di Neith.

RUBRICA

A dirsi sopra un serpente munito di gambe, recante (14) il Disco con due Corna, e su due Occhi sacri con due gambe e con ali. Nella pupilla di uno deve esservi la figura del dio con le braccia alzare con il volto del “Ba” portante la Duplice Piuma e col dorso (15) da Falco. Nella pupilla dell’altro deve esservi l’immagine del dio che alza le braccia, con volto di Neith portante la Duplice piuma e con dorso da Falco. Da scriversi con Anti su Meh mescolato con verde (16) del Sud stemperato nell’acqua di un lago occidentale di Kemet su una striscia di lino nuovo con cui si avvilupperanno tutte le membra della persona. Egli non sarà allora respinto da alcuna porta della Duat,ma potrà mangiare (17) e bere ed evacuare come sulla Terra. Nessun clamore offensivo si leverà contro di lui, ma sarà protetto contro la mano dei malvagi per sempre. Se questo testo Š letto [lett.: “fatto”] sulla Terra, egli non sarà portato via (18) dagli emissari che compiono il male sulla terra. Non sarà ferito nŠ morirà sotto i colpi del re [Var.: “egli sarà libero dal timore di coloro che… ecc.”]

CAPITOLO CLXIV

[Titolo:] Altra Formula.

(1) A dirsi: Omaggio a te, Sekhmet-Bast [figlia di] Ra, Signora degli dei, che sostieni il suo [sic] ventaglio di piume, Signora dalla veste [scarlatta], Dama della Corona Bianca e di quella Rossa, Unica al disopra di suo padre, quando non vi sono dei al disopra di lei, la grande Maga (2) nella Barca dei Milioni di Anni, augusta quando si manifesta nella Dimora del Silenzio, madre degli Shakas, consorte regale del Leone Haka. [Queste] sono le forme (3) della Principessa, Signora della Sala funeraria, madre dell’orizzonte del Cielo, la gioiosa, l’amata, che distrugge i ribelli riuniti nel suo pugno. Tu ti tieni eretta alla prua della Barca di tuo padre (4) per rovesciare i malvagi e per porre Maat alla prua della sua Barca. [Il pron. Š masch., quindi va rifer. a Ra] Neith, dea nel fuoco, nulla sussiste dietro di te. “Colei che Š dietro Kaharo che segue Saroma (5) – Kakaremet” Š il tuo nome. Tu sei la grande fiamma di Sakenakat alla prua della barca di tuo padre Kharopugaka Sharo-Shabau (6) nella lingua dei negli e degli Antiu della Nubia. Adorazione a te, pi— potente degli dei, lodi a te dai Sesennu. Le anime viventi che sono nei loro sarcofaghi (7) sono in adorazione per venerazione che ispiri loro, tu che sei la loro madre, sorgente dalla quale sono sgorgate, [che ] fai per loro un luogo di riposo nell’occulta Duat, [che] rendi integre le loro ossa e li salvi dai pericoli (8) divenendo potenti nella eterna dimora e preservati dalla stanza funesta per le anime dove si trova il dio Terribile-di-Faccia, in mezzo agli dei. “Fanciullo nato dal Terribile-di- Faccia che avviluppa il suo corpo” Š il tuo nome. (9) “Ataro” Š tra gli altri nomi che si sono trovati. “Leone Misterioso” Š il nome di uno, figlio del Duplice Nano. “Occhio di Sekhmet la grande (10) principessa degli dei” Š il tuo nome. “Emanazione… Š il nome di Mut che rende divinamente giovani le Anime rendendo integri i corpi e salvandoli dalla sala dei malvagi che Š nel luogo funesto. (11) Essi non saranno incarcerati, dice la dea con la sua stessa bocca. Io far• come voi dite, o giovani di questo figlio divino, a cui hanno fatto la sepoltura.

RUBRICA

(12) A dirsi sopra un avvoltoio con tre teste: una come quella di Pekhat con la Duplice Piuma, un’altra con faccia umana con la Corona Rossa e Bianca, l’altra deve essere da avvoltoio con la Duplice Piuma, con “phallus”, (13) un paio d’ali e artigli da leone. Deve essere dipinto con Anti e resina, mescolato con colore giallo su di una benda di lino [scarlatto]. Davanti e dietro deve esservi un Nano, [ciascuno] (14) con la Duplice Piuma con braccia alzate e con due teste, una di falco e l’altra umana. Colui il cui corpo Š stato avviluppato in questa [benda] diventerà un dio tra gli dei nella Necropoli, (15) non sarà mai respinto e le sue carni e le sue ossa saranno come di uno mai morto, berrà alla sorgente del fiume celeste, riceverà terre nei Campi (16) Iaru e gli sarà accordato di essere un astro nel Cielo. Sarà salvato dal serpente Nekau e dal leone Tar, che Š nella Duat. La sua anima non sarà imprigionata come un uccello, ma spadroneggerà tra coloro che

sono attorno a lui. Non sarà mangiato [Al disotto del Registro:] da alcun verme.

CAPITOLO CLXV

[Titolo] Formula per approdare, per non essere oscurato e per far prosperare il corpo nel bere l’acqua.

(1) A dirsi: O Bekhennu! (bis) o Capo! (bis) O Ammon! (bis) O Leone Jukasa! [o Kasapa] O divino primogenito degli dei orientali (2) del Cielo! O Ammon dei Takruthi! O ammon! O tu dalle pelli nascoste, misterioso di forme, Signore delle due corna di Nut, “Na” (3) (variante) “Kairik” Š il tuo nome, “Kakasa” Š il tuo nome, “Arthykasathyka” Š il tuo nome, “Amenaonkaentek- sha (4) -ro” (variante) “Thik-sharo-Ammon-dai-Due-Leoni” Š il tuo nome. O Ammon! io ti imploro. Poich‚ io conosco il tuo nome e le tue forme (5) sono nella mia bocca, la tua pelle [Var.: “i tuoi colori”] Š sotto i miei occhi. Vieni verso il tuo erede, la tua forma l’Osiride N. ecc. Che egli possa (6) entrare nella Duat per l’eternità. Che le sue membra possa essere integre nella Necropoli! (variante] nell’Akeret. Che il suo corpo possa essere divinamente giovane. Che egli possa sfuggire dal luogo funesto senza esserne (7) imprigionato. Io invoco il tuo nome: tu hai fatto per me una pelle [“uno scudo”] poich‚ tu credi che io ti conosca. O Grande! (bis) O Nascosto! [“Ammon”] Š il tuo nome, “Rutasasha (8) -Ka”! Tu hai fatto per me la pelle! “Baarkay” Š il tuo nome, “Markathj” Š il tuo nome, “Duplice Leone” Š il tuo nome, “Na (9) sakabubu” Š il nome. “Thinasa” (bis) Š il tuo nome. “Sharshathikathi” Š il tuo nome. “Ammon” (bis) O Dio! (bis) “Ammon”! (10) Io ti invoco nel tuo nome. Ti ho dato da comprendere [che ti conosco], concedimi di riposare in pace nella Duat e che le mie membra siano riunite. Dice l’Anima che Š in Nut: (11) Io sto facendo la protezione, io sto facendo tutto ci• che hai detto.

RUBRICA

A dirsi sopra la figura con le braccia alzate, munita della Duplice Piuma sulla testa, con le gambe aperte e torso di (12) scarabeo. Deve essere dipinto in azzurro con gomma stemperata. E ancora [deve essere fatta] una figura con testa umana, con braccia abbassate (13) e con una testa di ariete sulla spalla desta ed un’altra sulla spalla sinistra. Tu devi dipingere sopra una benda la figura del dio che alza (14) le braccia, da mettersi sul cuore, cosı che le due figure siano sul petto [del defunto]. Non farlo conoscere (variante) al dio Sugudi (15) che Š nela Duat. [Var.: “a colui al quale Š stato fatto ci•, gli esseri impuri della Duat non possono essere nulla contro di lui”]. Egli berrà l’acqua corrente del fiume e splenderà come un astro nel Cielo.

(Formule per uscire al giorno – Il libro dei Morti degli antichi Egizi – Kitab el-Mayytun)