Società (art. Giuramento di Ippocrate)

Giuramento di Ippocrate


Ippocrate, nato il 460 a C. a Coo in Grecia, è considerato il padre della MEDICINA, tanto che il cosiddetto “Giuramento di Ippocrate” (primo testo deontologico della storia della medicina), è l’elenco dei doveri che un medico deve rispettare, tra cui compaiono il rispetto e la dignità per la vita e la dignità del malato.
Ippocrate lasciò una voluminosa serie di scritti nota con il nome di ” Corpus ippocratico” dal quale si traggono i presupposti della sua medicina, e sono:
1 – Salute come stato di equilibrio
2 – importanza delle influenze ambientali
3 – Interdipendenza di anima e corpo
4 – potere guaritore della natura
In uno dei libri più importanti di Ippocrate “Corpus”(Le arie, le acque, i luoghi) viene sottolineata la stretta correlazione tra qualità dell’aria, dell’acqua e del cibo, abitudini di vita e l’insorgere della malattia. La profonda conoscenza di questi effetti ambientali, secondo Ippocrate e secondo l’olismo, è la base fondamentale dell’arte medica. In secondo luogo, dopo i fattori ambientali, agiscono sull’individuo le varie componenti della natura umana, che Ippocrate chiamava “umori e passioni”. Lo squilibrio tra questi due aspetti porta all’insorgere della malattia. Per quando riguarda il processo di guarigione gli scritti di Ippocrate riconoscono l’esistenza nel nostro organismo di forze risanatrici, intrinseche.
Il Giuramento di Ippocrate viene prestato dai medici-chirurghi e odontoiatri prima di iniziare la professione. Prende il nome da Ippocrate a cui il giuramento è attribuito; la data di composizione non è definita, ma pare certo non preceda il IV secolo a.C.
GIURAMENTO ANTICO:
«Giuro per Apollo medico e Asclepio e Igea e Panacea e per tutti gli dei e per tutte le dee, chiamandoli a testimoni, che eseguirò, secondo le forze e il mio giudizio, questo giuramento e questo impegno scritto:
di stimare il mio maestro di questa arte come mio padre e di vivere insieme a lui e di soccorrerlo se ha bisogno e che considererò i suoi figli come fratelli e insegnerò quest’arte, se essi desiderano apprenderla, senza richiedere compensi né patti scritti; di rendere partecipi dei precetti e degli insegnamenti orali e di ogni altra dottrina i miei figli e i figli del mio maestro e gli allievi legati da un contratto e vincolati dal giuramento del medico, ma nessun altro.
Regolerò il tenore di vita per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio; mi asterrò dal recar danno e offesa.
Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo.
Con innocenza e purezza io custodirò la mia vita e la mia arte.
Non opererò coloro che soffrono del male della pietra, ma mi rivolgerò a coloro che sono esperti di questa attività.
In qualsiasi casa andrò, io vi entrerò per il sollievo dei malati, e mi asterrò da ogni offesa e danno volontario, e fra l’altro da ogni azione corruttrice sul corpo delle donne e degli uomini, liberi e schiavi.
Ciò che io possa vedere o sentire durante il mio esercizio o anche fuori dell’esercizio sulla vita degli uomini, tacerò ciò che non è necessario sia divulgato, ritenendo come un segreto cose simili.
E a me, dunque, che adempio un tale giuramento e non lo calpesto, sia concesso di godere della vita e dell’arte, onorato degli uomini tutti per sempre; mi accada il contrario se lo violo e se spergiuro.»

GIURAMENTO MODERNO:
Il giuramento, nella forma qui sotto riportata, è stato deliberato dal comitato centrale della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri il 23 marzo 2007. La versione precedente risaliva al 1998.
«Consapevole dell’importanza e della solennità dell’atto che compio e dell’impegno che assumo, giuro:
di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento rifuggendo da ogni indebito condizionamento;
di perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale;
di curare ogni paziente con eguale scrupolo e impegno, prescindendo da etnia, religione, nazionalità, condizione sociale e ideologia politica e promuovendo l’eliminazione di ogni forma di discriminazione in campo sanitario;
di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di una persona;
di astenermi da ogni accanimento diagnostico e terapeutico;
di promuovere l’alleanza terapeutica con il paziente fondata sulla fiducia e sulla reciproca informazione, nel rispetto e condivisione dei principi a cui si ispira l’arte medica;
di attenermi nella mia attività ai principi etici della solidarietà umana contro i quali, nel rispetto della vita e della persona, non utilizzerò mai le mie conoscenze;
di mettere le mie conoscenze a disposizione del progresso della medicina;
di affidare la mia reputazione professionale esclusivamente alla mia competenza e alle mie doti morali;
di evitare, anche al di fuori dell’esercizio professionale, ogni atto e comportamento che possano ledere il decoro e la dignità della professione;
di rispettare i colleghi anche in caso di contrasto di opinioni;
di rispettare e facilitare il diritto alla libera scelta del medico;
di prestare assistenza d’urgenza a chi ne abbisogni e di mettermi, in caso di pubblica calamità, a disposizione dell’autorità competente;
di osservare il segreto professionale e di tutelare la riservatezza su tutto ciò che mi è confidato, che vedo o che ho veduto, inteso o intuito nell’esercizio della mia professione o in ragione del mio stato;
di prestare, in scienza e coscienza, la mia opera, con diligenza, perizia e prudenza e secondo equità, osservando le norme deontologiche che regolano l’esercizio della medicina e quelle giuridiche che non risultino in contrasto con gli scopi della mia professione.»
Diversi punti del giuramento fanno sorgere dubbi sul fatto che sia stato Ippocrate a dettare il giuramento. Il giuramento inizia con un’invocazione a diverse divinità. Eppure, Ippocrate è considerato il primo ad aver separato la medicina dalla religione e ad aver ricercato le cause delle malattie non nel soprannaturale ma nel razionale. Oltre a ciò, diverse delle cose vietate nel giuramento non erano in conflitto con le pratiche mediche seguite ai tempi di Ippocrate. Inoltre chi pronunciava il giuramento prometteva di non operare nessuno tramite la pratica della litotomia, ma di lasciarlo fare a chi era esperto. Tuttavia le tecniche chirurgiche sono parte integrante del Corpus Hyppocraticum, la collezione delle opere mediche spesso attribuite a Ippocrate e ad altri scrittori dell’antichità. Anche se la questione è ancora dibattuta fra gli studiosi pare piuttosto plausibile che il giuramento di Ippocrate in effetti non sia stato scritto da quest’ultimo. La filosofia espressa nel giuramento sembra armonizzare maggiormente con il pensiero dei pitagorici del IV secolo a.C., che sposavano gli ideali della sacralità della vita ed erano contrari alle procedure chirurgiche.
Sin dalle sue origini, il rapporto tra medico e paziente, così come si è andato configurando nel mondo occidentale con la tradizione ippocratica, si è attenuto ad un ordine preciso: il dovere del medico è fare il bene del paziente, e il dovere del malato è di accettarlo. Un rapporto di tipo paternalistico, in cui la responsabilità morale del medico sta nella certezza che egli operi per il bene assoluto del malato. Il medico greco, infatti, era considerato come un mediatore tra dèi e uomini e, in virtù delle sue conoscenze, era considerato un essere dotato di privilegio, autorità morale e impunità giuridica. Questo modello di medicina corrispondeva ad una visione paternalistica della vita e della società, in cui gli ideali erano ordine, tradizione e obbedienza alle leggi universali. A partire dal XVI secolo, s’assiste a un’emancipazione della persona: le grandi rivoluzioni politico-religiose e i grandi pensatori da Locke a Kant, trasformeranno questa sudditanza in rispetto reciproco in cui ogni persona è un individuo autonomo e indipendente, in grado di servirsi della propria ragione. Tuttavia, bisognerà aspettare il XX secolo per vedere riconosciuta anche all’individuo malato la propria libertà e autonomia di scelta.
LA FINE DEL GIURAMENTO D’IPPOCRATE:
Al momento si tratta di una bozza, ma nel testo messo a punto dal Comitato centrale della Federazione nazionale degli Ordini dei medici e all’attenzione delle varie federazioni locali, vi sono molte novità.
Il giuramento d’Ippocrate, uno dei simboli della professione. Il più antico. Se nel vecchio codice (2006) ancora in vigore si dice in modo chiaro e netto che “il medico deve prestare giuramento professionale”, il nuovo testo recita: “L’iscrizione all’Albo vincola il medico ai principi del giuramento professionale e al rispetto delle norme del presente codice di deontologia medica”. Resta solo il riferimento ai principi, ma non c’è più l’obbligo di formale giuramento, momento fortemente simbolico per i neo camici bianchi. Tra gli articoli incriminati c’è anche il numero 4. Se nel testo del 2006 si dice che “il medico deve attenersi alle conoscenze scientifiche e ispirarsi ai valori etici della professione, assumendo come principio il rispetto della vita, della salute fisica e psichica, della libertà e della dignità della persona”, la nuova formulazione non parla più di “valori etici della professione” ma dice che sul piano tecnico operativo il medico è tenuto “ad adeguarsi alle più aggiornate evidenze scientifiche”. L’articolo del nuovo codice che sta facendo più discutere i medici è il 22, che parla dell’obiezione di coscienza. Se oggi “il medico al quale vengano richieste prestazioni che contrastino con la sua coscienza o con il suo convincimento clinico, può rifiutare la propria opera, a meno che questo comportamento non sia di grave e immediato nocumento per la salute della persona assistita e deve fornire al cittadino ogni utile informazione e chiarimento”, in base al nuovo testo “il rifiuto di prestazione professionale anche al di fuori dei casi previsti dalle leggi vigenti è consentito al medico quando vengano richiesti interventi che contrastino con i suoi convincimenti etici e tecnico-scientifici”. Sparisce pertanto il contrasto con la propria coscienza. Così come scompare pure la formula “grave e immediato” legata al nocumento per la salute della persona assistita. Contestato anche l’articolo 13, che stabilisce i doveri del medico nel campo delle prescrizioni diagnostico-terapeutiche. La nuova formulazione prevede che il camice bianco è tenuto a seguire “le linee guida diagnostico-terapeutiche prodotte e accreditate da fonti autorevoli e indipendenti” e se non lo fa deve motivare le sue scelte. I medici temono una sorta di apertura a possibili sanzioni a danno di chi propone cure innovative ed una limitazione della propria autonomia. Rispetto al vecchio codice nell’articolo sparisce la parola ‘etica’, sostituita con ‘deontologia’.
Forse la domanda da porsi in conclusione è la seguente:
Chi ha tradito Ippocrate?

Tercespot Navi

Annunci

Società (art. Gli effetti sociali della riforma protestante – Martin Lutero)

Gli effetti sociali della riforma protestante (Martin Lutero)

“La medicina crea persone malate, la matematica persone tristi e la teologia peccatori” (Martin Lutero)

Nativo di Eisleben in Germania, Martin Lutero (1483-1546), già frate domenicano, dette il via a quel movimento teologico-politico che va sotto il nome di riforma protestante. Nella sua vita, Lutero ebbe una relazione particolare con due luoghi, il monastero agostiniano e la chiesa di Wittenberg. Ma fu un evento particolare, accaduto nel luglio 1505, ad indirizzare il suo futuro: mentre era in viaggio fu sorpreso da un violento temporale alle porte di Stotterheim, un villaggio sassone. Caduto a terra per gli effetti di un fulmine poco distante, rivolse una promessa a Sant’Anna; se si fosse salvato avrebbe abbracciato la vita monacale. Seguendo un percorso cronologico:

Nel 1508, in seguito alla raccomandazione di Staupitz, a Lutero fu assegnata una cattedra di filosofia morale ed etica aristotelica all’università di Wittenberg, appena fondata nel 1502 dal principe elettore Federico III di Sassonia, detto il Saggio (1486-1525). Da Wittenberg il futuro riformatore si recò nel 1510 a Roma, assieme al suo maestro Johann Nathin, per portare una lettera di protesta in merito ad una diatriba interna all’ordine agostiniano. Lutero ne approfittò per visitare la città, facendo il giro dei luoghi santi, per guadagnare, come era consuetudine, indulgenze. L’arrivo nella città Eterna, ci viene raccontato dallo stesso Lutero: «Quando nell’anno 1510 contemplai per la prima volta l’Urbe, prostrato a terra esclamai: Salve, o santa Roma! Sì, veramente santa, perché è intrisa del sangue dei santi martiri» «Anno 10 cum primum civitatem inspicerem, in terram prostratus dicebam Salve sancta Roma! Ja, vere sancta a sanctis martyribus, quorum sanguine madet» (Tischr. 6059, V, 467). Fra Martino discese la costa della collina e attraversò il Tevere a ponte Milvio; poi per la via Flaminia, che si snodava tra vigneti e case di cardinali, si avvicinò alle mura di Aureliano, fortificazione militare con 361 baluardi e dodici porte, per una delle quali sboccò nella piazza del Popolo. Il primo edificio che incontrò a sinistra, ai piedi del boscoso Pincio, fu la magnifica chiesa di Santa Maria del Popolo, da poco decorata da famosi artisti. Accanto alla chiesa s’ergeva il convento dei frati agostiniani della congregazione lombarda, con cui era in ottime relazioni la Congregazione dell’Osservanza tedesca. Per questo e perché un decreto del capitolo generale del 1497 ordinava che i frati osservanti forestieri cercassero alloggio a Roma a Santa Maria del Popolo, si afferma di solito che Lutero fu ospitato in quel convento. Su questo viaggio a Roma, i biografi differiscono nel giudizio: alcuni riportano che Lutero ne ritornò disgustato dalla corruzione e dal rilassamento dei costumi della corte di Papa Giulio II (1503-1513), altri raccontano che il viaggio non ebbe particolare influenza sulle sue future scelte. Comunque, ritornato in Germania, Lutero completò gli studi di teologia, diventando magister in teologia nell’ottobre del 1512 e priore del convento di Wittenberg. Nel 1513 Lutero assunse la cattedra di esegesi biblica, che conservò fino alla morte. Nel periodo 1513-1519 Lutero tenne lezioni su varie parti della Bibbia, come i Salmi e, in modo particolare, le lettere di San Paolo ai Romani, ai Galati e agli Ebrei. Lutero ebbe profondo amore e rispetto nei confronti della Bibbia, tanto che la prima volta che la lesse, affermò: «Mi piacque moltissimo» e disse «e volevo ritenermi abbastanza fortunato da possedere un giorno quel libro».

Proprio ad iniziare dal 1513 Lutero iniziò a preoccuparsi ed a riflettere sulla salvezza e sull’incapacità dell’uomo di ottenerla: si allontanò deluso dalle teorie di Occam per accostarsi agli scritti del fondatore del suo ordine, Sant’Agostino. In quel periodo Lutero faceva lunghe meditazioni solitamente isolandosi in una torre del convento, dove, in un momento imprecisato tra la fine del 1512 e l’inizio del 1514, Lutero provò “l’esperienza della torre” (Turmerlebnis), un’improvvisa rivelazione, mentre egli leggeva e meditava sulla lettera di San Paolo ai Romani. Per un certo periodo, vale a dire fino al 1517, Lutero poté predicare i suoi concetti con una relativa calma, ma fu in quell’anno che l’occasione dello scontro scaturì dall’episodio della raccolta delle indulgenze in Germania. Questa fu organizzata dall’arcivescovo Alberto di Magonza (1490-1545), diventato arcivescovo di Magdeburgo nel 1513 e di Magonza nel 1514. Poiché nello stesso periodo i papi Giulio II e poi Leone X (1513-1521) avevano indetto una raccolta di indulgenze per finanziare il completamento della basilica di San Pietro, Alberto riuscì a convincere la curia di assegnare a lui, per otto anni, la gestione delle indulgenze in Germania. Il grandioso e articolato programma di indulgenze comprendeva l’assoluzione di peccati di tutti i generi e la remissione delle pene di defunti, secondo un preciso tariffario, denominato Taxa camarae, il cui elenco era un allucinante compendio di delitti e aberrazioni umane, come omicidio (le tariffe variavano se l’omicidio era passato o ancora da compiere e a seconda dell’importanza dell’assassinato), aborto, incesto, fornicazione di laici o di ecclesiastici (con tariffe differenziate nei casi di fornicazioni verso donne, suore, parenti, bambini, bestie, ecc.), concubinato, adulterio, truffa, spergiuro, furto, incendio, eresia, contrabbando, consumo di carne in quaresima, simonia, e quant’altro. Alberto di Magonza mise in campo i migliori predicatori dell’epoca, tra cui il domenicano Johann Tetzel (1465-1519), che fu nominato commissario delle indulgenze per la regione del Magdeburgo. Tetzel iniziò a predicare nel 1516 nella regione e nell’aprile 1517 fece un intervento a Jüterbog.

In quest’ultima occasione diversi cittadini di Wittenberg, a 30 km. da Jüterbog, si recarono a sentire il predicatore e riferirono le varie argomentazioni a Lutero, che si decise di pubblicare il suo pensiero sull’argomento riassunto nelle famose 95 tesi sulle indulgenze. La leggenda racconta che egli affisse le sue 95 tesi il 31 ottobre 1517 sulla porta della chiesa del castello di Wittenberg, ma pare che lo stesso interessato avesse smentito l’episodio. Le tesi, approvate perfino dal suo vescovo, erano meno rivoluzionarie di quanto si vuole far credere: Lutero aveva messo l’accento sulla mancanza della intima penitenza e della piena conversione da parte del fedele, che doveva accettare la pena e non sfuggirla, pagando. In linea di principio, però, Lutero non era contrario alle indulgenze, che comunque non dovevano essere meritorie e sostitutive della penitenza. Johann Tetzel attaccò duramente il Sermone sull’indulgenza e la grazia scritto in tedesco dal teologo di Wittenberg, ma il sermone ebbe subito un notevole successo con ben ventuno ristampe prima del 1520. Il popolo prestò ascolto alla nuova teologia scritta in lingua volgare che si diffuse con rapidità sorprendente. La reazione della curia romana fu abbastanza tardiva, nonostante che già a dicembre 1517, Alberto di Magonza avesse informato Roma sulle nuove dottrine di Lutero. Solo verso marzo 1518 fu iniziato un procedimento contro il monaco tedesco, condotto dal domenicano Silvestro Mazzolini, detto Prieras dal paese natale di Priero (Cuneo) (1456-1523), che, come Sacri Palatii Magister, esaminò gli scritti di Lutero, trovandoli eretici e il 7 agosto 1518 invitò il riformatore a recarsi a Roma per discolparsi. Quest’invito fu variato da un “breve” del papa del 23 agosto, che ordinò a Lutero di recarsi ad Ausgburg (Augusta) per farsi interrogare dal cardinale domenicano Tommaso Caietano (1469-1534).

L’incontro avvenne il 12 ottobre, ma Lutero non ritrattò nulla delle sue affermazioni e Caietano cercò inutilmente di farlo catturare o espellere dai territori del principe di Sassonia. A questo punto il papa inviò il nunzio papale Carl Von Miltitz (1480-1529), che ottenne, dopo un incontro con Lutero il 4 e 5 gennaio 1519, una tregua nelle polemiche fino alla disputa di Lipsia, avvenuta dal 27 giugno al 16 luglio 1519, tra il teologo Johann Eck (1486-1543) e i due amici e colleghi Andreas Bodenstein e Lutero stesso. Quest’ultimo, tirato dentro in una polemica, che inizialmente si riferiva solamente ai primi due contendenti, prese una posizione piuttosto decisa: negò il primato del papa, l’infallibilità dei concili e assunse la Sacra Scrittura come supremo riferimento. Il 1520 fu l’anno della definitiva rottura. Di opinioni del tutto contrarie era invece un altro intellettuale che aderì al movimento riformatore: Andrea Carlostadio. Più anziano di Lutero (fu lui a conferirgli il dottorato) era aperto sostenitore della ribellione armata contro la nobiltà e il clero tedeschi, cosa che infine causerà la rottura tra i due e l’allontanamento forzato di Carlostadio dalla Sassonia elettorale. Le tensioni tra gli intellettuali favorevoli o contrari alle tesi luterane erano giunte a un punto tale che pochi avrebbero potuto sottrarsi al nascente dibattito e non certamente l’umanista Erasmo da Rotterdam che era proprio al culmine della propria fama letteraria. Il doversi per forza schierare e la partigianeria erano contrarie sia al suo carattere sia ai suoi costumi. Nelle sue critiche alle follie clericali e agli abusi della Chiesa egli aveva sempre protestato di non volere attaccare la Chiesa come istituzione e di non essere mosso da inimicizia nei confronti del clero. Erasmo condivideva, in effetti, molti punti della critica luterana alla Chiesa cattolica. Egli aveva il massimo rispetto per Martin Lutero e, rispettivamente, il riformatore manifestò sempre ammirazione per la superiore cultura di Erasmo. Lutero sperava di potere collaborare con Erasmo in un’opera che gli sembrava la continuazione della propria. Lutero radicalizzò sempre più le proprie opinioni, sostenendo che l’unica fonte di verità fosse la Sacra Scrittura, e non i papi o i concili (che a più riprese si erano contraddetti nel corso dei secoli). Contemporaneamente la sua fama continuò a crescere e ad attirare molti curiosi a Wittenberg; tra questi spiccava la figura di Filippo Melantone, che a soli ventuno anni era già uno studioso affermato della lingua greca. Diversamente da Lutero, che era stato un monaco agostiniano e aveva ricevuto l’ordine sacro, Melantone era un laico. Differente da Lutero anche come carattere, Melantone era un umanista di indole pacifica, alla ricerca di soluzioni equilibrate ai problemi che sconvolgevano la vita religiosa europea del tempo. Erasmo, invece, declinò l’invito a impegnarsi, affermando che se egli avesse accettato, avrebbe messo in pericolo la propria posizione di guida di un movimento puramente intellettuale, che egli riteneva essere lo scopo della propria vita. Soltanto da una posizione neutrale, riteneva Erasmo, si poteva influenzare la riforma della religione. Erasmo rifiutò dunque di cambiare confessione, ritenendo che vi fossero possibilità di una riforma anche nell’ambito delle strutture esistenti della Chiesa cattolica. Nel gennaio del 1520 si riunì a Roma il primo concistoro contro Lutero, e in giugno fu emanata la bolla Exsurge Domine che intimava a Lutero di ritrattare ufficialmente le sue posizioni o di comparire a Roma per fare altrettanto, pena la scomunica. Nell’agosto dello stesso anno Lutero replicò pubblicando la lunga lettera An den christlichen Adel deutscher Nation von des christlichen Standes Besserung, con la quale invitò i nobili, i capi, i tutori della Germania alla lotta contro la Chiesa di Roma contestando, il monachesimo e il celibato sacerdotale, e in cui nuovamente stigmatizza i mali di Roma e confessa di aver voluto «assalire violentissimamente il papa, come l’Anticristo». A questo scritto seguì, in ottobre, il trattato teologico De captivitate babylonica ecclesiae praeludium (Preludio alla cattività babilonese della chiesa), nel quale Lutero passa in rassegna i sette sacramenti, accettandone soltanto tre: battesimo, eucaristia e penitenza (ossia la confessione), ma tutti, soprattutto l’ultimo, in forma molto relativizzata (vedi luteranesimo). Ancora nel 1520 Lutero pubblicò un trattato destinato ad avere grande importanza nel pensiero politico dei secoli a venire: Von Freiheit eines Christenmenschen (Della libertà del cristiano), in cui egli stabilisce una ferma scissione tra la vita spirituale, completamente libera, e quella corporale, soggetta all’amore per il prossimo e quindi vincolata.

La situazione era ormai irreversibile, in molte città della Germania i testi di Lutero venivano arsi nelle piazze, mentre in altre aree dell’Impero si alimentavano focolai di rivolta. A questi fatti si aggiungevano i nuovi propositi di alcuni principi tedeschi i quali, accogliendo le teorie riformatrici di Lutero, non erano disposti a vedere condannata e dispersa la sua opera; tra essi vi era anche Federico il Saggio. Nel novembre 1520 il nuovo imperatore Carlo V d’Asburgo pretese dall’elettore di Sassonia che Lutero comparisse dinanzi alla dieta imperiale a Worms. Il 10 dicembre dello stesso anno Lutero fece bruciare nella piazza di Wittenberg i testi del diritto canonico, la bolla papale e alcuni scritti, tra i quali la Summa Theologiae di Tommaso d’Aquino e la Summa Angelica di Angelo da Chivasso, ai quali facevano riferimento i suoi avversari. Il 3 gennaio 1521 con la bolla Decet Romanum Pontificem, Leone X scomunicava Martin Lutero, l’accusa era di eresia hussita. Il principe Federico ottenne che a Lutero non fosse fatto alcun male a Worms e che gli si consentisse di esporre le sue ragioni. Il salvacondotto imperiale che il principe Federico aveva ottenuto per il suo protetto impedì l’immediato arresto di Lutero a Worms. Per salvarlo dalla condanna che ormai era stata emessa, il principe organizzò un falso rapimento di Lutero allo scopo di tenerlo nascosto nel castello di Wartburg, ad Eisenach, dove rimase per dieci mesi, nel corso dei quali si dedicò alla sua più importante opera: la traduzione tedesca del nuovo testamento, partendo dal testo greco redatto pochi anni prima da Erasmo da Rotterdam. Pubblicata anonima nel settembre 1522, divenne nota come il “Nuovo Testamento di Settembre”. Con Lutero assente, la responsabilità di portare avanti il movimento riformatore ricadde su Melantone e Carlostadio mentre sia a Wittenberg che in altri luoghi della Germania iniziarono a scoppiare disordini e si riscontravano comportamenti contrari alla dottrina cattolica da parte dei sacerdoti. L’8 maggio 1521 Carlo V proclamò l’editto di Worms, con il quale le tesi luterane venivano ufficialmente condannate e perseguite in tutti i territori dell’impero. Lutero era considerato un fuorilegge e un nemico pubblico, chiunque poteva ucciderlo impunemente, sicuro dell’approvazione delle autorità. La situazione di Lutero si fece estremamente pericolosa e c’era chi temeva, e chi sperava, che l’intera vicenda si concludesse, come tante altre volte in passato, col rogo. Il 1º dicembre 1521 era intanto morto papa Leone X. Nel marzo 1522 Lutero rientrò a Wittenberg. Nel maggio del 1524 le insurrezioni contadine divennero una vera e propria ribellione, che si diffuse in tutta la Germania meridionale e centrale. Questi moti vennero poi indicati con l’appellativo di guerra dei contadini. I proletari svevi avevano accolto il messaggio religioso luterano come un proclama politico di uguaglianza e liberazione. Nei loro “Dodici articoli”, manifesto del loro movimento di ribellione, essi chiedevano una fiscalità meno oppressiva, l’abolizione del privilegio che permetteva ai nobili di attraversare i campi (seminati o pronti al raccolto) per inseguire la selvaggina, e la restituzione delle terre destinate agli usi comuni dei loro villaggi (che i principi avevano invece inglobate nei possessi espropriati alla Chiesa romana). Nell’aprile del 1525 Lutero pubblicò l’Esortazione alla pace a proposito dei dodici articoli dei contadini di Svevia. In questo scritto, con cui dimostrava di aver scelto ormai definitivamente l’alleanza coi signori feudali, egli prendeva le distanze da quel movimento, esortando i principi tedeschi alla soppressione delle “bande brigantesche ed assassine dei contadini”.

«Che ragione c’è di mostrare clemenza ai contadini? Se ci sono innocenti in mezzo a loro, Dio saprà bene proteggerli e salvarli, Se Dio non li salva vuol dire che sono criminali. Ritengo che sia meglio uccidere dei contadini che i principi e i magistrati, poiché i contadini prendono la spada senza l’autorità divina. Nessuna misericordia, nessuna pazienza verso i contadini, solo ira e indignazione, di Dio e degli uomini. Il momento è talmente eccezionale che un principe può, spargendo sangue, guadagnarsi il cielo. Perciò cari signori sterminate, scannate, strangolate, e chi ha potere lo usi.»

Fu un gesto importante e dalle terribili conseguenze; con esso Lutero aveva garantito la sopravvivenza della Riforma, ponendola al riparo dalle posizioni estremiste e garantendole la protezione di un buon numero di prìncipi tedeschi. Hanns Lilje, vescovo luterano di Hannover, osservò che questa risposta costò a Lutero «la perdita della straordinaria popolarità di cui aveva goduto fino a quel momento tra la gente». Sempre per la necessità di proteggere la sua Riforma, Lutero, che pure aveva proclamato l’inutilità della Chiesa come mediatrice e il principio che ognuno poteva essere “il sacerdote di sé stesso”, acconsentì alla formazione delle Landeskirchen, delle Chiese territoriali tedesche con le quali i principi potranno esercitare la loro autorità anche sulle faccende religiose. Nel giugno 1530 venne presentata la Confessione augustana che rappresenta la definitiva sistemazione dottrinale del luteranesimo. È la prima esposizione ufficiale dei princìpi del protestantesimo che sarà poi detto luterano, redatta da Filippo Melantone per essere presentata alla Dieta di Augusta alla presenza di Carlo V. Nel febbraio del 1531 venne conclusa tra i nobili e le città protestanti la Lega di Smalcalda. Nello stesso anno il monaco riformatore pubblicò l’Avvertimento del dottor M. Lutero ai suoi cari Tedeschi. Nel 1534 uscì la Bibbia completamente tradotta in tedesco da Lutero. Intanto veniva eletto papa Alessandro Farnese, con il nome di Paolo III. Gli anabattisti presero il potere a Münster in Vestfalia, ma nel giugno del 1535 la città fu riconquistata dal vescovo Francesco di Waldeck con l’aiuto di Filippo d’Assia. Lutero dettò le linee generali per l’organizzazione della Chiesa evangelica della Sassonia, fornendo il modello fondamentale alle altre chiese luterane. Negli ultimi anni della sua vita Lutero approfondì la distanza dal cattolicesimo con lo scritto del 1537 Gli Articoli di Smalcalda, difese la propria dottrina sulla presenza di Cristo nell’eucaristia nell’opera Breve confessione intorno al Santissimo Sacramento (1544) ed espresse una condanna violenta e definitiva del cattolicesimo con l’operetta polemica Contro il papato istituito a Roma dal diavolo (1544). Altri scritti di Lutero contro gli ebrei che rifiutavano di convertirsi al cristianesimo, in particolare Degli ebrei e delle loro menzogne (Von den Juden und ihren Lügen) nel quale si espresse con toni acerrimi, hanno indotto molti a tacciarlo di antisemitismo. Oltre a ciò, nel 1541 aveva autorizzato una nuova traduzione in lingua latina del Corano a cura di Theodor Bibliander, che doveva essere indirizzata, come spiegava Lutero nell’introduzione, “a gloria di Gesù, al bene dei cristiani, a danno dei turchi, a irritazione del demonio”. Lutero manifestò un forte disprezzo anche per ogni forma di commercio, da lui giudicato “uno sporco affare”, e condannò l’interesse come usura. Il suo sogno sarebbe stato di perpetuare la società rurale in cui era nato, per questo egli si considerava più un restauratore che un innovatore. Tali eccessi reazionari si erano fatti sempre più marcati man mano che invecchiava. Lo studioso Roland Bainton, pur essendo un suo devoto biografo, riconosce come Lutero fosse diventato «un vecchiaccio irascibile, petulante, maldicente, e talvolta addirittura scurrile».

In definitiva, quindi, alla base della dottrina luterana sono il principio della salvezza per sola fede e l’autorità della “sola Scrittura”. Peccato radicale ed universale è la mancanza di fede, l’incredulità, e da tale stato non si può uscire che mediante la fede. L’uomo non è in grado di liberarsi con le sue forze, nemmeno attraverso il compimento delle opere buone, le quali non servono affatto a renderlo giusto davanti a Dio. Solo chi dà ragione alla parola del Signore, vale a dire solo chi ha fede in lui, può essere considerato giusto. Unica autorità in campo religioso è quindi la sola parola di Dio, la Bibbia (tradotta dallo stesso Lutero in tedesco, in modo da renderla direttamente accessibile a tutti i fedeli), ne consegue il rifiuto dell’autorità del papa, nonché dell’impianto sacramentale cattolico.

Gli effetti sociali sono collegati, come d’altronde quelle culturali, agli effetti politici… ovvero il cambiamento di pensiero da cattolico a protestante (molti fedeli cristiani si unirono nella rivolta capeggiata da Lutero) il cambiamento delle strutture religiose, il cambiamento di edifici pubblici-religiosi, il cambiamento di pensiero, che forse è il più fondamentale, perché fu il fattore che fece aprire gli occhi ai fedeli facendo capire che la chiesa doveva avere solo un ruolo religioso all’interno della società e non politico come stava facendo ormai da secoli… Questo è anche un punto fondamentale delle tesi di Lutero, il quale diceva in una di esse che la chiesa doveva spogliarsi di tutte le ricchezze e i beni che aveva acquisito nei secoli con la falsità e la disonestà!

Ecco come si trasforma l’idea in concetto e successivamente in verosimile realtà.

Tercespot Navi

 

 

Società (art. Ode alla gioia, Friedrich Schiller – Inno d’Europa)

Ode alla gioia (Friedrich Schiller) – Inno d’Europa

immagine-inno-alla-gioia-3

I valori della comunità unita d’Europa rispecchiano gli ideali del proprio inno? Voi vi sentite rappresentati da questo inno? Vi sentite cittadini europei? Provate a porvi tali domande dopo aver letto le parole, cariche d’unità e condivisione espresse dall’Ode alla gioia scritto da Friedrich Schiller (versione lingua originale e traduzione in italiano).

Ode “An die freude” Friedrich Schiller

O Freunde, nicht diese Töne!

sondern lasst uns angenehmere

anstimmen, und freudenvollere!

(batt. 216-236)

Freude, Freude schöner Götterfunken,

Tochter aus Elysium,

wir betreten feuertrunken,

Himmlische dein Heiligthum!

Deine Zauber binden wieder,

was die Mode streng getheilt;

alle Menschen werden Brüder,

wo dein sanfter Flügel weilt.

(batt. 237-264)

Wem der grosse Wurf gelungen,

eines Freundes Freund zu sein,

werein holdes Weib errungen,

mische seinen Jubel ein!

Ja, wer auchnur eine Seele

sein nennt auf dem Erdenrund!

Und wer’s nie gekonnt, der stehle

weinend sich aus diesem Bund.

(batt. 269-292)

Freude trinken alle Wesen

an den Brüsten der Natur;

Alle Guten, alle Bösen

folgen ihrer Rosenspur.

Küsse gab sie uns und Reben,

einen Freund geprüft im Tod;

Wollust ward dem Wurm gegeben

und der Cherub steht vor Gott.

(batt. 296-330)

Froh, froh, wie seine Sonnen, seine

Sonnen fliegen

durch des Himmels prächt’gen Plan,

laufet, Brüder, eure Bahn,

freudig, wie ein Held zum Siegen.

(batt. 375-431)

Freude, Freude schöner Götterfunken,

Tochter aus Elysium,

wir betreten feuertrunken,

Himmlische dein Heiligthum!

Deine Zauber binden wieder,

was die Mode streng getheilt;

alle Menschen werden Brüder,

wo dein sanfter Flügel weilt.

(batt. 543-590)

Seid umschlungen, Millionen!

Diesen Kuss der ganzen Welt!

Brüder! überm Sternenzelt

muss ein lieber Vater wohnen.

Ihr stürzt nieder, Millionen?

Ahnest du den Schöpfer, Welt?

Such ihn überm Sternenzelt!

Über Sternen muss er wohnen.

(batt. 596-655)

Freude, Freude schöner Götterfunken,

Tochter aus Elysium,

wir betreten feuertrunken,

Himmlische dein Heiligthum!

(batt. 656-731)

Seid umschlungen, Millionen!

Diesen Kuss der ganzen Welt!

(batt. 656-731)

Ihr stürzt nieder, Millionen?

Ahnest du den Schöpfer, Welt?

Such ihn überm Sternenzelt!

Über Sternen muss er wohnen.

(ms 732-764)

Freude, Tochter aus Elysium, wir

betreten feuertrunken,

Himmlische dein Heiligthum!

Deine Zauber binden wieder,

was die Mode streng getheilt;

alle Menschen werden Brüder,

wo dein sanfter Flügel weilt.

(batt. 769-844)

Seid umschlungen, Millionen!

Diesen Kuss der ganzen Welt!

Brüder! überm Sternenzelt

muss ein lieber Vater wohnen.

(batt. 857-905)

Freude schöner Götterfunken,

Tochter aus Elysium.

(batt. 906-922)

Traduzione:

Ode “Alla gioia” Friedrich Schiller

Amici, non questi suoni!

Intoniamo canti

più lieti e festosi!.

(batt. 216-236)

Gioia, radiosa scintilla divina,

figlia dell’Elisio,

ebbri di passione, noi entriamo

nel tuo tempio!

La tua magia ricompone

quel che l’uomo ha diviso;

tutti gli uomini diventano fratelli,

quando la tua morbida ala si posa su di loro.

(batt. 237-264)

Chi ha avuto la fortuna

di essere amico di un vero amico,

chi ha avuto dalla sorte una leggiadra sposa,

unisca la sua gioia alla nostra!

Sì, anche chi può contare

su una sola persona al mondo!

E chi non ci è mai riuscito,

esca piangendo da questa cerchia.

(batt. 269-292)

Ogni essere vivente si rallegra

per i doni della Natura;

buoni e cattivi

percorrono i suoi sentieri fioriti.

Ci ha dato amore, vino e un amico

devoto fino alla morte;

la lascivia fu data ai vermi

e il Cherubino è chiamato al cospetto di Dio!

(batt. 296-330)

Come gli astri che si muovono felici

nello spazio stupendo del cielo,

percorrete, fratelli, il vostro cammino

gioiosamente,

simili ad eroi chiamati alla vittoria.

(batt. 375-431)

Gioia, radiosa scintilla divina,

figlia dell’Elisio,

ebbri di passione, noi entriamo

nel tuo tempio!

La tua magia ricompone

quel che l’uomo ha diviso;

tutti gli uomini diventano fratelli,

quando la tua morbida ala si posa su di loro.

(batt. 543-590)

Stringetevi a milioni

in un unico abbraccio fraterno!

Fratelli! Al di sopra del firmamento

abita di certo un padre affettuoso.

Siete affranti, milioni?

Umanità, avverti la presenza di Dio?

Cercalo al di sopra del firmamento,

Egli certamente vive oltre le regioni celesti.

(batt. 596-655)

Gioia, radiosa scintilla divina,

figlia dell’Elisio,

ebbri di passione, noi entriamo

nel tuo tempio!

(batt. 656-731)

Stringetevi a milioni

in un unico abbraccio fraterno!

(batt. 656-731)

Siete affranti, milioni?

Umanità, avverti la presenza di Dio?

Cercalo al di sopra del firmamento,

Egli certamente vive oltre le regioni celesti.

(ms 732-764)

Gioia, figlia dell’Elisio,

ebbri di passione, noi entriamo

nel tuo tempio!

La tua magia ricompone

quel che l’uomo ha diviso;

tutti gli uomini diventano fratelli,

quando la tua morbida ala si posa su di loro.

(batt. 769-844)

Stringetevi a milioni

in un unico abbraccio fraterno!

Fratelli! Al di sopra del firmamento

abita di certo un padre affettuoso.

(batt. 857-905)

Gioia, radiosa scintilla divina,

figlia dell’Elisio.

(batt. 906-922)

Tercespot Navi

Società (art. Eutanasia, la “dolce morte”)

Eutanasia, la “dolce morte”

immagine-eutanasia3

“Se abbiamo un diritto alla vita, abbiamo anche un diritto alla morte! Sta a noi, deve essere riconosciuto a noi, il poter decidere del quando e del come della nostra morte”. (Indro Montanelli)

Il termine eutanasia viene dal greco e letteralmente sta a significare ‘dolce morte’: con questa parola si intende il procurare intenzionalmente la morte di un paziente la cui vita è ormai definitivamente compromessa da una malattia per la quale non esiste cura alcuna. Il tutto quindi, nell’interesse del paziente stesso che, per i fautori dell’eutanasia, porrebbe fine alle proprie sofferenze dato che per lui non ci sarebbe speranza di guarigione. Il primo ad introdurre il termine “eutanasia” nelle lingue moderne occidentali, fu Francis Bacon nel saggio Progresso della conoscenza (Of the Proficience and Advancement of Learning, 1605. In questo testo, Bacon invitava i medici a non abbandonare i malati inguaribili, e ad aiutarli a soffrire il meno possibile. Non vi era però, nell’idea di Bacon, il concetto esplicito di dare la morte. Allo stesso termine “eutanasia” Bacon attribuiva solo il significato etimologico di “buona morte” (morte non dolorosa); lo scopo del medico doveva essere quello di far sì che la morte (comunque sopraggiunta in modo “naturale”) fosse non dolorosa. Il termine iniziò ad avere corso comune a partire dalla fine del XIX secolo, a indicare un intervento medico tendente a porre fine alle sofferenze di una persona malata. In tale periodo emerse esplicitamente il concetto di “uccisione per pietà” (talora – anche se non sempre – identificabile con la fattispecie dell’omicidio del consenziente) come pratica non riprovevole in linea di principio. La questione della correttezza morale della somministrazione della morte è un tema controverso fin dagli albori della medicina. Nel Giuramento di Ippocrate (circa 420 a.C.) si legge: Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo. D’altra parte, nel mondo classico, in determinate condizioni, il suicidio (e l’assistenza allo stesso) era spesso considerato con rispetto. Simili indicazioni etiche e deontologiche si possono rintracciare nel primo corpus legislativo della storia, il Codice di Hammurabi. Nell’Antico Testamento viene citato il caso di un suicidio assistito: quello di Saul (2 Samuele 1,6-10): un soldato uccide Saul su sua richiesta; ma David in seguito condanna quel soldato a morte per omicidio. Le correnti di pensiero nell’ambito della filosofia morale più diffuse in epoca classica pre-cristiana, cioè l’epicureismo e lo stoicismo, consideravano il suicidio in linea di massima come un atto eticamente accettabile e degno di rispetto, in determinati contesti, senza trattare l’eutanasia medica come tipologia specifica. Un esempio di suicidio citato tra quelli ritenuti ammirevoli era quello di Seneca, assistito dal proprio medico e dai servitori, anche se in realtà fu condannato al suicidio da Nerone, come forma di condanna a morte “onorevole”. Comunque, dipendeva molto dalle idee dell’imperatore regnante o dalla sua simpatia per colui che aveva effettuato l’eutanasia: ad esempio Domiziano condannò il ricco liberto Tiberio Claudio Epafrodito per aver aiutato Nerone a suicidarsi, mentre lecito, in passato, era stato considerato l’aiuto per compiere l’atto dato a Marco Giunio Bruto o Gaio Sempronio Gracco.

Ulteriormente, va ricordato, nella recente storia passata, Il programma eugenetico nazista Aktion T4 fu anche chiamato «programma eutanasia», espressione che venne utilizzata allora da molti di coloro che erano coinvolti in quest’operazione, ma non può essere considerata a tutti gli effetti eutanasia: non prevedeva infatti il consenso dei pazienti, ma la soppressione contro la loro volontà. Il programma non era poi motivato da preoccupazione per il benessere dell’ammalato, come il desiderio di liberarlo dalla sofferenza, l’Aktion T4 veniva invece portato avanti principalmente a scopo eugenetico, per migliorare l’«igiene razziale» secondo l’ottica dell’ideologia nazista allora imperante. Mirava inoltre a diminuire le spese sanitarie ed assistenziali statali, considerando che le priorità economiche erano rivolte ad altre voci come il riarmo militare. Il programma fu definito dai contemporanei come una «eutanasia sociale». A fronte di una grande opposizione interna il programma fu ufficialmente abbandonato nell’estate del 1941. L’idea di ricorrere all’eugenetica si ripropose già all’inizio dell’anno successivo, con l’insuccesso dell’Operazione Barbarossa, questa volta in un contesto militare. Le notevoli difficoltà che la Wehrmacht incontrava durante la campagna sul fronte orientale indusse i comandi a prevedere dei «gruppi di eutanasia» il cui compito era «aiutare i soldati feriti». Anche su questo programma i vertici nazisti cercarono di stendere il velo della segretezza. Nelle ultime fasi del Terzo Reich testimonianze dirette riportano addirittura, che nella propaganda fosse prevista una sorta di eutanasia di stato, chiamata dai burocrati del regime «morte indolore mediante gas», da preferirsi nettamente al cadere in mano sovietica. In Unione Sovietica a partire dalla promulgazione del codice penale del 1922, l’eutanasia e il suicidio assistito erano leciti e depenalizzati, se richiesti esplicitamente da una persona sofferente

Ognuno di noi, chi più chi meno, si è posto nella propria esistenza il quesito dell’eutanasia, cambiando probabilmente spesso idea. Da un lato troviamo lo stato immutabile degli eventi, che portano alla morte con eventi a volte di dolore e sofferenza, con il suo defluire naturale, dall’altra troviamo l’uomo stesso che, per porre rimedio alle proprie sofferenze è disposto a porre fine anticipata e con propria volontà, alla propria esistenza. La seconda si scontra con le visioni dogmatiche delle religioni che richiamano al solo Dio, il compito di scegliere il momento in cui porre fine ad una vita. La Chiesa cattolica è contraria ad ogni forma d’eutanasia, attiva od omissiva, mentre incoraggia il ricorso alle cure palliative e ritiene moralmente accettabile l’uso di analgesici, per trattare il dolore, anche qualora comportino − come effetto secondario e non desiderato − l’accorciamento della vita del paziente. Consente invece di sospendere, dietro richiesta del paziente, procedure mediche che risultino onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi; vale a dire che configurino accanimento terapeutico. La Chiesa insegna inoltre che le cure che d’ordinario sono dovute all’ammalato, come l’idratazione e la nutrizione artificiale, non possono essere sospese qualora si preveda come conseguenza la morte del paziente per fame e per sete. Si configurerebbe, in questo caso, una vera e propria eutanasia per omissione. Le Chiese riformate, anche a causa della loro particolare struttura gerarchica, hanno spesso posizioni interne più variegate ed elastiche.

Ma, vediamo ora come viene affrontato tale questione negli Stati europei e nel resto del mondo. In Europa a parte il Lussemburgo ove troviamo “Eutanasia attiva”, abbiamo per lo più, per gli Stati che lo hanno legiferato, “Eutanasia passiva” o anche suicidio assistito dove è il paziente che agisce direttamente con l’aiuto dei medici per la formulazione dei farmaci, per mettere fine alla propria vita. Sono Belgio e Paesi Bassi gli unici paesi europei che hanno autorizzato l’eutanasia anche sui minori di 18 anni, con i secondi che però l’ammettono solo per i neonati e i maggiori di 12 anni.

OLANDA – La prima legge che legalizza l’eutanasia è stata approvata nell’aprile del 2001 in Olanda, che diventa il primo paese al mondo a consentire eutanasia e suicidio assistito. Nel giugno 2015 l’associazione dei pediatri olandesi ha chiesto di rimuovere il limite dei 12 anni, ma ancora non c’è stata nessuna modifica in questo senso.

PAESI BASSI – Dal 1994 l’eutanasia cessò di essere perseguita penalmente, pur rimanendo un reato. Nel 2000 i Paesi Bassi divennero il primo Paese al mondo a dotarsi di una legge che regolamentava l’eutanasia e dal 1º aprile 2002 la legge è in vigore.

LUSSEMBURGO – Il 19 febbraio 2008 il parlamento del Granducato di Lussemburgo ha approvato una proposta di legge che prevede l’eliminazione delle sanzioni penali contro i medici che mettono fine, su richiesta, alla vita dei malati. In particolare, il provvedimento prevede che l’eutanasia venga autorizzata per i malati terminali e coloro che soffrono di malattie incurabili, solo su richiesta ripetuta e col consenso di due medici e una commissione di esperti. A questa data il Lussemburgo si colloca terzo, dopo Paesi Bassi e Belgio, ad aver legalizzato l’eutanasia. Prevede inoltre che non venga sanzionato penalmente e non possa dar luogo ad un’azione civile per danni «il fatto che un medico risponda ad una richiesta di eutanasia».

SVIZZERA – Nel Paese elvetico la legge consente l’aiuto al suicidio se prestato senza motivi egoistici. Una prestazione garantita anche ai cittadini stranieri.

GERMANIA – Nel 2015 il Parlamento ha ammesso l’eutanasia passiva, a patto che non ci sia dietro “uno scambio commerciale”. Pur non essendoci una legge specifica anche l’eutanasia attiva è ammessa se è chiara la volontà del paziente.

SPAGNA – Sono ammessi eutanasia passiva e suicidio assistito, ma non l’eutanasia attiva.

DANIMARCA – In Danimarca è ammesso solo il testamento biologico: ovvero si lasciano dichiarazioni sulla terapia cui ci si vuole sottoporre nel caso che ci si trovi nella condizione di incapacità di esprimersi.

FRANCIA L’eutanasia attiva è vietata, mentre è parzialmente ammessa quella passiva, in presenza dell’autorizzazione di due medici.

GRAN BRETAGNA Anche l’aiuto al suicidio è perseguito per legge, come ogni forma di eutanasia, ma un giudice può autorizzarlo in casi estremi.

SVEZIA – Nell’aprile 2010 l’autorità nazionale dà il via libera all’eutanasia passiva (con interruzione o omissione di trattamenti medici). L’eutanasia attiva è proibita.

PAESI PIÙ SEVERI Tra i paesi più severi nel punire qualunque forma di assistenza al suicidio ci sono l’Irlanda, che ha pene fino a 14 anni, la Grecia e la Romania, che le hanno di sette.

In ITALIA, ancora non si è proceduto a legiferare su questo tema. Ad oggi l’eutanasia è un reato, sia quella attiva che quella passiva:

  • L’eutanasia attiva è espressione della diretta richiesta del paziente di farla finita. La morte è indotta tramite la somministrazione di farmaci. La legge italiana assimila questa procedura all’omicidio volontario (art. 575 codice penale). In caso di consenso del malato si configura la fattispecie prevista dall’art. 579 c.p. (Omicidio del consenziente), punito con reclusione da 6 a 15 anni. Anche il suicidio assistito è un reato, giusta art. 580 c.p. (Istigazione o aiuto al suicidio), punito con reclusione da 5 a 12 anni, anche per condotta omissiva rispetto ad obblighi di legge. Seguendo la sentenza Cass. Civile Sez. I n. 21748/07, il giudice, su richiesta del tutore legale e sentito un curatore speciale, può autorizzare la disattivazione dei presidi sanitari che tengano artificialmente in vita un paziente ormai in stato vegetativo (nel caso di specie, con sondino naso-gastrico), <> (non è richiesto che si sia espresso esplicitamente contro, ma che sia ricostruibile anche indirettamente la sua volontà contraria), purtuttavia il <> (Cass. civile, sez. III n. 23676/ 2008)

  • L’eutanasia passiva è la mancata somministrazione di cure necessarie per mantenere in vita un paziente. Anche in questo caso ovviamente per la legislazione italiana si parla di reato.

In riferimento a quanto detto sopra, la metà degli italiani che decidono di ricorrere alla dolce morte si recano Svizzera, dove vengono accettati anche stranieri.

Ma cosa accade a quei malati terminali che scelgono l’eutanasia? “La Dignitas (associazione che pratica eutanasia in Svizzera) – spiega Coveri (Presidente Exit Italia) riportando un esempio concreto – ha una graziosa casa immersa nel verde, nelle campagne di Pfaffikon. Qui si arriva solo dopo aver avuto l’ok alla propria richiesta di suicidio assistito e dopo aver stabilito il giorno. A questo punto, si giunge nella struttura e ci si confronta con medici e volontari. I camici bianchi, per legge, sono tenuti a convincerti di non farlo, tentano in ogni modo di farti desistere. Ma se il paziente è deciso a farla finita, dopo varie visite che ne attestano le condizioni, si procede con l’eutanasia”.

“Il posto è confortevole – assicura il presidente di Exit Italia – si sceglie la musica che deve accompagnare alla fine, si sta con i propri cari, si ha il conforto dei medici e dei volontari”. Materialmente, invece, “si prendono due pasticche anti-vomito – prosegue Coveri – Dopo 10 minuti, se si è ancora convinti, viene somministrato un composto chimico contenente un barbiturico e un sonnifero potentissimo che addormenta profondamente. Impiega 3 minuti a far chiudere gli occhi, nei successivi 5 sopraggiunge l’arresto cardiaco. Non si prova alcun dolore naturalmente”, assicura.

Sono circa 200 gli italiani che ogni anno decidono di emigrare verso il territorio elvetico per ottenere il suicidio assistito. A rendere noto tale dato è stata l’associazione Exit Italia che dal 1996 lotta per vedere riconosciuto il diritto a una morte dignitosa. A fronte di questo, sempre secondo i dati Exit, da segnalare che ci sono circa 20mila casi di eutanasia cosiddetta clandestina negli ospedali; e circa 1.000 suicidi ogni anno tra i pazienti terminali che decidono di farla finita. Per quanto riguarda l’accesso all’eutanasia invece, circa il 40% di coloro che fanno richiesta finisce poi per ripensarci. Da un sondaggio dell’aprile 2006, pubblicato anche su Torino medica, l’organo ufficiale dell’Ordine provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Torino, e avente come target infermieri (in maggioranza tra i 30 e i 40 anni, impiegati in reparti di terapia intensiva, lungo-degenza e chirurgia), è emerso che:

  • il 74% degli infermieri interpellati è favorevole alla “dolce morte” passiva di cui l’83% anche a quella attiva

  • il 44% ha avuto diverse esperienze di pazienti che hanno chiesto espressamente e ripetutamente di morire perché venisse posto fine alle loro sofferenze atroci e senza speranza.

  • il 76% invoca il testamento biologico;

  • l’8% si dichiara disposto a praticare l’eutanasia anche illegalmente, senza richiesta esplicita del paziente

  • il 37% si dice disposto ad aiutare i pazienti a mettere fine a un calvario, anche ricorrendo al suicidio assistito.

  • il 76% degli infermieri credenti è favorevole all’eutanasia volontaria.

I risultati del sondaggio torinese confermano quelli emersi da un’indagine del Centro di Bioetica dell’Università cattolica di Milano, e di altri sondaggi:

  • il 4% dei rianimatori interpellati ha ammesso di praticare l'”iniezione letale” (illegalmente, sulla base di quello che dice loro la coscienza).

  • Il 92% degli italiani interpellati ritiene che sia necessario superare l’attuale normativa repressiva;

  • il restante 8% si dice contrario all’eutanasia.

Al riguardo, bisogna dire che vi sono differenze di posizione anche in seno ai favorevoli all’eutanasia: vi è infatti chi ne propone la legalizzazione, altri che invece parlano di depenalizzazione. Cinzia Caporale, del Comitato nazionale di Bioetica e fautrice della depenalizzazione, commentando i risultati dei sondaggi, lamentò il fatto che i medici considerino più importante la legalizzazione – con conseguente regolamentazione – dell’eutanasia piuttosto che la sua depenalizzazione, a motivo del fatto che la legalizzazione darebbe loro una protezione legale, lasciandoli invece esposti in caso di semplice depenalizzazione, laddove essi avrebbero potere discrezionale. In definitiva, secondo Cinzia Caporale, la legalizzazione sarebbe più un paravento per i medici che un aiuto per i malati. Questa riflessione sul caso specifico si spiega meglio chiarendo la posizione più ampia della Caporale in merito alla dicotomia diritto-morale.

Da un sondaggio promosso dal quotidiano “la Repubblica” e condotto dalla rivista “MicroMega” emerse che 64% degli intervistati si dichiarò favorevole all’interruzione delle cure mediche per Piergiorgio Welby, come da lui richiesto, contro il 20% contrari. Anche il 50% dei cattolici praticanti risultò favorevole all’eutanasia, in netta controtendenza rispetto a quanto previsto dal magistero cattolico.

Tra il 24 settembre e il 9 ottobre 2012 l’azienda svizzera Isopublic ha condotto un sondaggio on line per vagliare il consenso ad eutanasia, dichiarazione anticipata di trattamento, assistenza medica e legiferazione in merito alle politiche di fine vita. Dalla ricerca è emerso come la maggioranza degli europei sia favorevole all’autodeterminazione e, in caso di malattia incurabile, di una grave invalidità oppure di dolori non dominabili, prenderebbe in considerazione l’idea di ricorrere all’eutanasia. La maggioranza degli intervistati si è inoltre detta favorevole alla depenalizzazione dell’attività di assistenza professionale nel campo del fine vita.

In altri paesi del mondo invece:

ARGENTINA – L’eutanasia attiva è proibita e punita penalmente al pari dell’omicidio, l’eutanasia passiva è invece ammessa e prevista legalmente nei casi di “malattie irreversibili e incurabili o che sono allo stadio terminale”.

CANADA – Negli Stati di Manitoba e Ontario le direttive anticipate hanno valore legale.

COLOMBIA – Non esiste una legge specifica sull’eutanasia. Tuttavia, in seguito a un pronunciamento della Corte Costituzionale, la pratica è permessa.

STATI UNITI – La normativa varia a seconda degli Stati. Le direttive anticipate hanno generalmente valore legale. Nello Stato dell’Oregon è possibile, da parte del malato, richiedere farmaci letali. Una regolamentazione specifica di tale materia è tuttavia bloccata per opposizione di un tribunale federale.

AUSTRALIA – In alcuni Stati le cosiddette “direttive anticipate” hanno valore legale. Il Territorio del Nord legalizzò (1996) l’eutanasia attiva volontaria, ma il parlamento federale annullò tale provvedimento nel 1998.

CINA – Una legge del 1998 autorizza gli ospedali a praticare l’eutanasia ai malati terminali.

THAILANDIA – E’ legale l’eutanasia passiva ed è permessa a cittadini stranieri.

Ragioni a favore dell’eutanasia volontaria

  • Libera scelta: la scelta è un fondamentale principio democratico. L’idea che il cittadino sia libero nelle sue opinioni e nel suo voto presuppone che egli sia anche sovrano in una sfera privata, dove i suoi valori di coscienza sono insindacabili.

  • Qualità della vita: il dolore e la sofferenza che si sperimentano durante una malattia possono risultare incomprensibili ed insostenibili, anche se viene messa in atto una terapia contro il dolore. Chi non lo ha provato non può capire, e la decisione pertanto non può spettare ad un terzo. Ignorando poi il dolore fisico, può risultare insostenibile per un individuo far fronte alla sofferenza psichica conseguente alla perdita della propria indipendenza. Per questo la società civile non dovrebbe forzare nessuno a sopportare questa condizione.

  • Dignità: la convinzione profonda di sentirsi senza alcuna possibilità di recuperare ciò che rende la vita degna di essere vissuta, ed anzi di dover pesare sui propri cari sempre di più e per tempi lunghissimi, rendendo pure a loro difficile condurre la loro stessa vita come prima.

Ragioni contro l’eutanasia volontaria

  • Giuramento di Ippocrate: ogni medico deve giurare su qualche variante di esso; la versione originale esclude esplicitamente l’eutanasia.

  • Morale: per le convinzioni personali di alcune persone, l’eutanasia di alcuni o di tutti i tipi può essere moralmente inaccettabile. Questa visione morale di solito vede l’eutanasia come un tipo di omicidio e l’eutanasia volontaria come un tipo di suicidio, la moralità del quale è oggetto di vivo dibattito.

  • Teologica: diverse religioni e moderne interpretazioni religiose considerano sia l’eutanasia che il suicidio come atti “peccaminosi” (Eutanasia e religione).

  • Piena consapevolezza: l’eutanasia può essere considerata “volontaria” soltanto se il paziente è in grado di intendere e di volere affinché possa prendere la decisione, ovvero se ha una comprensione adeguata delle opzioni e delle loro conseguenze. In alcuni casi, tale competenza cognitiva può essere difficile da determinare.

  • Necessità: se vi sono ragioni per supporre che la causa della malattia o della sofferenza di un paziente possa essere presto risolvibile, compatibilmente con la sua situazione clinica, una scelta alternativa all’eutanasia potrebbe essere quella di sperimentare nuovi trattamenti o far ricorso alle cure palliative.

  • Desideri della famiglia: i membri della famiglia potrebbero desiderare di passare più tempo possibile col proprio caro prima che muoia; in alcuni casi, però, questo si può tradurre disfunzionalmente in una forma di incapacità di accettazione dell’inevitabilità del decesso.

La domanda che rimane è:

L’essere umano è abbastanza consapevole di sé, della propria vita e della morte da poter decidere di porre fine alla propria esistenza ed al proprio dolore corporeo per grave malattia?

Tercespot Navi

Società (art. Crisi economiche nella storia e mutamenti sociali)

Crisi economiche nella storia e mutamenti sociali 

Immagine crisi2

La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere superato. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. L’inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. E’ la crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla.” (Albert Einstein, “Il mondo come io lo vedo” 1931)

Dall’anno 2008, quante volte abbiamo sentito la parola “crisi”. Un “mantra” che ha pervaso le nostre menti e le nostre esistenze d’ogni giorno nel bene e nel male. Nel gergo comune, una crisi, corrisponde ad un cambiamento traumatico o stressante per un individuo, oppure ad una situazione sociale instabile e pericolosa. Cercheremo di occuparci in senso più ampio di questo fenomeno, non soffermandoci troppo sull’ultima crisi economica, che ormai ben conosciamo, ma guardandoci al passato per farci un’idea sulle crisi economiche che hanno colpito il continente nella storia, nel pre e nel post avvento del capitalismo e le conseguenze, i mutamenti, gli effetti che esse hanno procurato nella società.

I filosofi sono inclini – da sempre – ad adottare una prospettiva di lettura per cui la crisi è essenzialmente crisi di una totalità storica. Si tratta di un orientamento che è tipico di quella che tra la fine del secolo XIX e i primi decenni del secolo XX è stata chiamata la cultura della crisi. Va da sé che in una società individualizzata – come è la società occidentale contemporanea – la percezione della crisi da parte degli attori influenza il percorso e gli effetti della crisi stessa. Così come è altrettanto scontato che la dimensione culturale di una società postmoderna che si propone come società elettiva, fondata cioè su un meccanismo di scelta che governa il mercato, ma forse ancor più il sistema delle relazioni sociali, viene ad essere esposta in modo endemico ai processi di crisi ed anzi li incoraggia con la finalità latente di fare dell’equilibrio instabile uno dei principi costitutivi del suo funzionamento.

Per i sociologi, invece, la crisi altera il sistema della stratificazione sociale in termini di produzione di nuove diseguaglianze e di rafforzamento delle vecchie. In una prospettiva sociologica ma soprattutto nella sua realtà effettiva, infatti, una crisi non è reputabile unicamente a probabili problematiche legate alla finanza, all’economia od al sistema stesso; le sue fonti primarie sono eventualmente altrove, nelle dinamiche culturali, sociali e politiche generali. Al limite la crisi deve essere concepita nel quadro generale dei cambiamenti planetari che riguardano la demografia, il nostro rapporto con l’ambiente, con il clima, le nostre abitudini di consumo e di produzione considerando comunque che le radici politico-istituzionali sono altrettanto rilevanti.

Nelle crisi economiche, prima della nascita del capitalismo, gli spostamenti bruschi nel generale equilibrio economico, le depressioni nel generale stato di benessere economico di una data popolazione, erano spesso determinate da tre fondamentali evenienze: scarsi raccolti, guerre, epidemie. La storia mostra il frequente ripetersi di simili calamità, ma questo ricorso non assume una regolarità di svolgimento e neppure una periodicità approssimativa. In ogni modo le accennate calamità avevano per lo più un ambito territoriale relativamente ristretto. Grandi ineguaglianze esistevano inoltre da luogo a luogo nella generale dinamica economica. Parliamo infatti di mercati e spazi di commercio molto ristretti, quasi chiusi, a causa di barriere politiche e doganali. Ai caratteri economici e tecnici dell’attività produttiva corrispondeva una formazione ristretta di capitale fisso. Scarso era lo sviluppo del credito e spesso mancante il credito mobiliare. La prestazione del lavoro, nella forma dell’artigianato e con l’esteso irregolare lavoro a domicilio, non dava luogo a un mercato della mano d’opera, con definita formazione di prezzi a estesa applicazione e nemmeno a brusche generali variazioni nel grado di occupazione.

Prendiamo come esempio la crisi che colpì nel III secolo (tra il 235 ed il 284 d.C.) l’Impero Romano. Durante tale crisi si manifestarono simultaneamente situazioni estremamente problematiche su diversi fronti: dall’aumento della pressione nemica sui confini (spesso accompagnata da secessioni e disordini interni), la crisi del tradizionale sistema economico e, soprattutto, una grave instabilità politica. Nel III secolo d.C., tutte le energie dello Stato venivano spese non per ampliare, ma per difendere i confini dalle invasioni barbariche. Con l’esaurirsi della spinta espansiva delle conquiste, il peso economico e l’energia politica delle legioni finirono dunque per riversarsi all’interno dell’Impero invece che all’esterno, con il risultato che l’esercito, che era stato il fattore principale della potenza economica, finì per diventare un peso sempre più schiacciante, mentre la sua prepotenza politica diventava una fonte permanente di instabilità. Durante i circa 50 anni della crisi più di una ventina di imperatori si succedettero sul trono, regnando a volte contemporaneamente su parti diverse del territorio. Si trattava in genere di comandanti militari che venivano proclamati imperatori dalle proprie legioni e riuscivano a mantenere il potere per una media di due o tre anni, prima di essere a loro volta assassinati dal loro successore. La crisi si arrestò solo grazie alle drastiche riforme di Diocleziano nel 284 ed alla riunificazione dell’Impero. L’economia dell’impero romano nei primi due secoli si era basata sulla conquista militare di nuovi territori e sullo sfruttamento schiavistico delle campagne: in mancanza di nuove conquiste e dei bottini di guerra le spese dello Stato, sempre più impellenti per poter far fronte alle pressioni esterne, furono coperte con un progressivo aumento delle tassazioni, proprio quando la diminuzione del numero di schiavi minava le possibilità economiche dei cittadini. Gradualmente la ricchezza, l’importanza politica, sociale, istituzionale e culturale si era livellata tra il centro e le province dell’Impero romano, sebbene con disparità ancora evidenti. Per Roma questo ebbe conseguenze negative, poiché ivi la forza lavoro era costituita prevalentemente dagli schiavi, che venivano catturati durante le guerre. Sembra che se la situazione di pace dell’epoca degli Antonini avesse prodotto, per quanto riguarda la Città eterna e molte regioni italiane, una crescita demografica di considerevoli proporzioni, nel contempo vi aveva causato un calo produttivo acuito da una sempre più agguerrita concorrenza delle province. Il reperimento di manodopera servile a basso costo, formata soprattutto da schiavi, non aveva fino ad allora rese necessarie particolari evoluzioni tecniche. La pressione fiscale divenne insostenibile per molti piccoli proprietari, costretti a indebitarsi e quindi a vendere le proprie terre, per andare a lavorare in condizioni di semischiavitù sotto i grandi proprietari. Molte terre furono abbandonate e cessarono di essere produttive. Lo Stato cercò di approntare una serie di meccanismi ed emanò alcune disposizioni legali tese a impedire l’abbandono della terra da parte dei contadini non proprietari che, a vario titolo, la coltivavano. Era nata la servitù della gleba. Mentre per questi fattori l’impero si andava gradualmente impoverendo, le situazioni ai confini si stavano facendo sempre più critiche, con richieste di tributi per sostenere la macchina militare che sempre con maggiori difficoltà venivano coperti. Le aree spopolate vennero in seguito concesse ad alcune popolazioni barbariche che per prime si stabilirono nell’Impero. La crisi economica aveva comportato una diversa suddivisione della società: dalle tre classi tradizionali dei senatori, dei cavalieri e dei plebei: senatori e cavalieri erano confluiti nella classe privilegiata degli honestiores, mentre artigiani e piccoli commercianti, toccati dalle difficoltà economiche e dalla svalutazione della moneta d’argento, erano confluiti nella classe degli humiliores che andava man mano perdendo i propri diritti.

Nelle crisi economiche dopo la nascita del capitalismo (sorto fra il secolo XVII e il XVIII nell’Europa occidentale), abbiamo un andamento (non considerabile prima del suo avvento) fortemente dinamico, specie con movimenti graduali a lungo decorso (secolari) e con movimenti ripetentisi a forma ondulare e a decorso di pochi anni (ciclici). La dinamica economica nell’economia capitalistica non presenta più in genere la prevalenza di occasionali calamità, di catastrofi economico-sociali-politiche inizianti lunghe epoche di depressione e sofferenze, ma mostra degli alti e bassi, delle oscillazioni, dei cicli composti a loro volta di varie fasi. Poiché nella vita umana, anche collettiva, è più evidente la sensazione data dalle pene che quella data dai godimenti, così l’attenzione degli operatori e degli studiosi è specialmente rivolta alla fase di marasma, di scarsità di affari e di disoccupazione operaia che figura in ogni ciclo, e soprattutto alla crisi, la fase di precipitoso passaggio dall’effervescenza alla mancanza d’affari, dalla prosperità al disagio. La crisi è uno spostamento spesso repentino da una data posizione d’equilibrio a un’altra molto diversa; lo spostamento è di solito sussultorio, imprevedibile per molti fra gli operatori, e determina bruscamente gravi diminuzioni di valore e di attività produttiva, minorazioni o cessazioni di remunerazione; è spesso accompagnato da sconcerti, da episodi drammatici. Per quanto la crisi abbia particolarità di caratteri e di manifestazioni, essa fa parte integrante dell’ondulazione ciclica. Il sistema causale della crisi è insito nel sistema causale dello svolgimento ciclico: la teoria delle crisi più propriamente si dovrebbe designare come teoria della ciclicità nel movimento degli affari. Lungo una parte del sec. XIX sembrò delinearsi una certa regolarità nella distanza fra le crisi gravi, distanza che sembrava aggirarsi intorno ai 10 anni. Di fronte a questa regolarità cronologica, taluno ravvisò nei cicli e nella manifestazione più grave di essi, le crisi, un riflesso di fenomeni cosmici. L’approssimativa equidistanza nel ricorso delle crisi iniziò a cambiare nell’ultima parte del sec. XIX. Difatti, sembra manifestarsi una certa tendenza all’abbreviazione dei cicli. Negli Stati Uniti dal 1790 ad oggi i cicli hanno una durata media di 40 mesi, e le più recenti indagini induttive intorno alla dinamica economica assegnano una notevole importanza a quelli che si potrebbero dire i cicli minori, culminanti non già in una grande crisi molto appariscente, ma in un regresso di attività economica, meno vistoso e meno drammatico, denominato dagli autori anglo-americani recession. Fra le circostanze iniziali che hanno addotto a svolgimenti critici si possono ricordare, a titolo d’esempio, la speculazione ferroviaria (crisi del 1847), il riflusso di metalli preziosi in Europa per l’introduzione del corso forzoso negli Stati Uniti (1866), la speculazione sul rame (1907). Talora occasioni possono essere eventi che significano un grande spostamento accidentale nel movimento degli affari; per es., lo scoppio d’una guerra. Possono essere anche eventi o fenomeni che importano uno spostamento nell’indirizzo del movimento secolare. A spiegazione dell’odierna fenomenologia ciclica e critica si adducono alcuni caratteri che distinguono l’economia capitalistica dai sistemi economici anteriori; come ad esempio:

  1. Produzione per il mercato e non per ordinazione. – La produzione di beni avviene infatti generalmente in vista d’una domanda che si prevede si debba formare sul mercato in istanti futuri, talora non prossimi. Si agisce così non in vista di condizioni presenti, ma di future posizioni del mercato e la previsione economica assume nel sistema attuale un’importanza e un’efficacia molto maggiori che in regimi anteriori.

  2. Psicologia degli operatori. – La teoria economica pura ipotizza degli operatori consci delle condizioni del mercato e capaci di adottare una condotta razionale. Gli operatori reali non hanno però simili capacità; essi, molto spesso, hanno cognizioni imprecise, imperfette e anche errate sulla situazione presente e così fanno induzioni infondate sulla situazione futura del mercato. Gli errori economici che così si compiono in un mercato, considerati nella loro massa, non sono distribuiti seconde la legge degli errori accidentali, bensì, di solito, in maniera fortemente asimmetrica. Gli effetti degli errori non sono eliminati dalla scoperta degli errori stessi, dalla correzione; ma da questa derivano spostamenti del mercato in altro senso, non mai un automatico raggiungimento perfetto delle posizioni che si sarebbero realizzate in un ambiente dove avessero agito solo degli esseri razionali. Gli errori si compiono non solo per ignoranza, ma anche per i caratteri psicologici dei singoli operatori, caratteri che adducono a visioni divergenti in vario senso dalla realtà, a opinioni ottimiste o pessimiste sulla posizione attuale o futura del mercato. Queste opinioni, questi caratteri psicologici, non rimangono uniformi nel tempo e non si formano isolatamente presso i singoli operatori, ma mutano e si propagano talora rapidamente ed estesamente poiché l’ambiente economico è mutevole e permeabile.

L’attività industriale e il mercato finanziario hanno trovato via via una larga base nel movimento creditizio; il collocamento dei titoli in forma definitiva è divenuto più difficile; si è verificato quel fenomeno che gli economisti americani designano come “svolgimento piramidale del credito” (pyramidizing of credit); l’eccessiva produzione di moneta bancaria risulta pericolosa. Una minima circostanza può essere indizio di mutamento nell’indirizzo della dinamica economica e determinare il passaggio alla fase di crisi. Strumento di mutazione dinamica può anche essere il venir meno delle condizioni ambientali che determinarono e diffusero l’ottimismo; i mutamenti psicologici sono facili a delinearsi; basta un dissesto più o meno casuale, qualche delusione d’imprenditori improvvisati e mal preparati. Delle voci sorgono facilmente e diffondono la sensazione che è finita l’epoca dei facili guadagni. Alla fiducia subentra la riservatezza e poi presto il pessimismo, la paura, il panico. La sensazione del mutamento si presenta dapprima agli uomini di banca e di borsa; ciò, non solo per la psicologia loro e la loro posizione in un plesso molto sensibile dell’organizzazione economica, ma più ancora per circostanze obiettive connesse sia con l’accentuarsi nelle esposizioni creditizie (tanto conti correnti scoperti come cambiali scontate), sia con l’impossibilità di procedere indefinitamente all’incremento della massa di moneta bancaria. I fenomeni attinenti alla circolazione della moneta bancaria, così come quelli attinenti al mercato finanziario, al trasferimento interlocale del risparmio, alla tendenza all’espansione del mercato dei prodotti, influiscono grandemente sulla propagazione interlocale delle fasi cicliche e quindi sulla produzione di moneta bancaria. Le banche sia di emissione, sia ordinarie risentono dunque, in varia guisa, la convenienza di restringere le loro esposizioni creditizie, di procedere a contrazioni nei fidi e a liquidazioni, operando una rigorosa selezione della clientela. Il rigore che s’instaura nella condotta bancaria altera le posizioni di molti imprenditori, ne rende alcune pericolose e determina, in seguito a selezioni fondamentalmente benefiche, la caduta delle imprese. Gli spostamenti avvenuti nel mercato del credito, la cessazione della speranza di crescenti dividendi e il timore che i dividendi debbano declinare e cessare, provocano ribassi nelle quotazioni dei titoli e determinano facilmente fenomeni psicologici gravi. Durante la fase della depressione, la domanda dei beni diretti risulta sensibilmente ridotta; è più fortemente diminuita la domanda di beni strumentali a fecondità semplice ed è cessata quasi totalmente la domanda di beni strumentali a fecondità ripetuta; è notevolmente diminuita la domanda di mano d’opera specialmente rispetto alle industrie costruttive; si presenta grave la disoccupazione operaia, con tutte le sue immancabili conseguenze sociali. Alla gradualità nella variazione della domanda dei vari tipi di beni corrisponde la gradualità nella discesa dei rispettivi prezzi; si verifica nella dinamica discendente una vischiosità nei prezzi e nelle merce di analoga a quella constatata durante la fase di ascesa. La fase della depressione economica è lunga. Il pessimismo solo lentamente si attenua; e le condizioni del mercato solo lentamente migliorano, per i descritti caratteri proprî dell’elasticità negativa nell’offerta di molti beni e servizi. Il basso livello dei prezzi dei beni diretti, anche di quelli di consumo popolare, segna saggio relativamente alto dei salari reali per la mano d’opera occupata; ma l’occupazione è ristretta e spesso si svolge con orario ridotto. La lunghezza nella fase di depressione è connessa con la gradualità ascendente o discendente con cui si svolgono i movimenti secolari: è connessa anche col presentarsi di eventi eccezionali (guerre, ecc.), e di circostanze accidentali di dinamica economica. Non sarebbe possibile svolgere qui un esame particolare delle numerosissime teorie formulate intorno alle crisi (o, meglio, intorno ai cicli negli affari). Ricordando rapidamente solo alcune delle analisi teoriche svolte, abbiamo anzitutto dottrine che ravvisano nella ciclicità economica la ripercussione della ciclicità meteorica (e agraria) e vedono in questa l’effetto dei fenomeni cosmici; tali sono la teoria di W. Stanley Jevons, basata sulla periodicità approssimativamente decennale delle variazioni delle macchie solari, e quella di H. L. Moore, basata su periodi di 8 anni attinenti alla rivoluzione del pianeta Venere intorno al sole. L’economista tedesco Werner Sombart ritrova invece la causa fondamentale nella dissimilarità del ritmo secondo cui avvengono le produzioni di materie organiche e di materie inorganiche. Parecchi economisti assegnano poi quale causa prevalente delle fluttuazioni nelle attività economiche, le alternative di ottimismo e pessimismo presso la gente di affari; questo fattore emotivo è messo in primaria evidenza dal Marshall e poi dal più eminente dei seguaci della scuola marshalliana, dal Pigou, che è la migliore trattazione che ora si possegga sulle fluttuazioni industriali. Una ben singolare ipotesi sul fattore emotivo quale causa del ritorno delle crisi, è avanzata dall’americano M. B. Hexter, il quale crede di ravvisare una coincidenza fra le crisi e le fasi di accentuazione della mortalità e riconnette il pessimismo della gente d’affari al dolore determinato dai frequenti decessi. Alle tesi che assegnano decisiva importanza alle alternative nella psicologia presso la gente d’affari, fanno riscontro le dottrine che vedono nelle fluttuazioni cicliche gli effetti di errori di calcolo da parte dei produttori; l’economista tedesco Brentano sin dal 1878 affermava che “i casi di ristagno nello spaccio e le loro conseguenze per gli imprenditori non sono che le meritate pene per gli errori da essi commessi nei calcoli economici”. Altre dottrine attribuiscono la causa dello svolgimento ciclico alle innovazioni tecniche, all’invenzione e adozione di nuovi processi produttivi, i quali determinerebbero espansione nell’attività industriale con ampliamenti nell’impiego di risparmio, rialzi nei saggi d’interesse, nelle mercedi, nei prezzi; seguirebbe poi un periodo di raggiustamento, di crisi e depressione. Il più importante sostenitore di questa tesi è lo Schumpeter. Molte spiegazioni dello svolgimento ciclico s’imperniano anche sulla dinamica nella formazione e nell’impiego del risparmio, ritenendo le fasi d’insufficiente formazione di risparmio causa di limitazioni nell’attività produttiva; il più insigne elaboratore di questo principio è il russo Mentore Tougan-Baranovski. L’inglese Giovanni A. Hobson parte da una tesi opposta: l’eccessiva formazione di risparmio presso le classi ricche in date epoche, adducente a una soverchia formazione di capitale fisso e quindi alla depressione economica. La dinamica nella formazione del risparmio e nel suo impiego breve o lungo ha molta parte nella complessa e oscura teoria della ciclicità, ultimamente formulata dal prof. Dennis H. Robertson. Si afferma anche, genericamente l’esistenza di epoche di sovrapproduzione o di sottoconsumo, cui succedono, per reazione, delle epoche di minore produzione. Più fini analisi sono state recentemente condotte intorno alle circostanze che adducono a questi eccessi o a queste deficienze di produzione. Tra le dottrine più notevoli in questo senso si possono ricordare quelle del francese Alberto Aftalion e del russo Mentore Bouniatian, basate largamente sui particolari caratteri della dinamica nella produzione dei beni strumentali a fecondità ripetuta; tale dinamica ha pure larga parte nei sistemi teorici escogitati dal Robertson e dal Pigou e da parecchi altri economisti. Molto rilevante è infine la parte assegnata da numerosi schemi dottrinali alla fenomenologia relativa alla moneta e al credito. La tesi estrema è affermata dall’economista britannico R. G. Hawtrey, che ravvisa nella ciclicità unicamente l’effetto di alternative nella condotta bancaria. Le variazioni nella massa e nel valore della moneta hanno molta parte nelle teorie formulate dall’americano Irving Fisher, dal Robertson e dal Pigou; il Pigou vede però nelle alternative della politica creditizia essenzialmente una manifestazione di alternative di ottimismo e di pessimismo. Talune dottrine, sempre ponendo in grande evidenza i fenomeni monetarî, trovano l’immediata causa delle fluttuazioni nell’attività industriale, nei ritardi con cui varia il flusso di molti redditi e quindi la domanda di beni diretti; questa tesi è stata ultimamente sostenuta negli Stati Uniti da vari economisti appartenenti alla Pollak Foundation for Economic Research.

La categoria della crisi, se adottiamo una prospettiva riflessiva da europei, ci aiuta a leggere la modernità dall’Illuminismo fino a Marx. Ciò significa almeno due cose: la prima è che la crisi va concepita come processo, cioè va analizzata e compresa nella sua dinamicità che ne forma l’essenza, sia che evolva positivamente e che trovi una soluzione in una chiave di progresso sia, all’opposto, che approdi ad esiti di “tramonto e morte di una civiltà”. La crisi comunque è un motore del mutamento sociale e politico. La filosofia della storia marxiana presenta la crisi come l’effetto di una pratica rivoluzionaria che vede una fase cruciale della lotta tra le classi nel conflitto che la borghesia intraprende contro il vecchio ordine che la escludeva da una posizione di autorità. Naturalmente la dimensione economica della crisi è dominante nell’approccio del materialismo storico. La crisi è un dato strutturale inerente al modo di produzione industriale capitalistico ed è caratterizzata da periodicità. Anche perché è grazie alle crisi periodiche che il capitalismo cresce sfruttando le sue contraddizioni. Ma il punto chiave della teoria marxiana è l’approdo ad una “crisi generale” che liquiderebbe storicamente il capitalismo. La teoria marxiana del crollo basata sulla caduta tendenziale del saggio di profitto coinvolge, illusoriamente, prima la classe operaia e poi la società nella sua globalità. la storia del capitalismo è comunque segnata da tappe critiche di diversa importanza e di diverso impatto sociale. La Grande Crisi degli anni Trenta, punto di riferimento imprescindibile di ogni riflessione comparativa sulla crisi, svela le profonde, irreversibili, trasformazioni del capitalismo e vede un protagonismo delle istanze di pianificazione dello Stato insieme ad un processo di politicizzazione dell’economia che previene gli effetti catastrofici della crisi stessa. Sta di fatto che nella tarda modernità la dimensione critica del mutamento sociale si riflette nel pensiero sociologico, specialmente europeo e si condensa sul piano analitico nell’ipotesi della crisi di legittimazione del capitalismo maturo. Anche perché scompare dalla scena la soggettività politica della classe operaia insieme al suo assottigliamento quantitativo e funzionale. Proliferano le crisi di razionalità, di motivazione e di legittimazione. La crisi di sistema si blocca; ma le crisi si atomizzano e diventano pervasive. Dall’economia la crisi si sposta sul terreno della vita quotidiana. Probabilmente il metodo marxiano che predilige un nesso forte, regolare e prevedibile tra crisi sistemiche (strutturali) e crisi sociali ed identitarie svela oggi, in una società globalizzata, tutti i suoi limiti e la sua natura apodittica ove se ne tenti la trasposizione dalla società capitalistica delle origini alla nostra. Si assiste infatti oggi ad una tendenza dissociativa tra vari tipi di crisi: culturale, economica, ecologica, scientifica e statual-politica. Va da sé che in una società individualizzata – come è la società occidentale contemporanea – la percezione della crisi da parte degli attori rappresenta una dimensione fondamentale che influenza il percorso e gli effetti della crisi stessa. Così come è altrettanto scontato che la dimensione culturale di una società postmoderna che si propone come società elettiva, fondata cioè su un meccanismo di scelta che governa il mercato, ma forse ancor più il sistema delle relazioni sociali, viene ad essere esposta in modo endemico ai processi di crisi ed anzi li incoraggia con la finalità latente di fare dell’equilibrio instabile uno dei principi costitutivi del suo funzionamento.

Il secolo XIX ha rappresentato nella storia europea un’epoca di profonde trasformazioni economiche e sociali, originate in gran parte dagli effetti della rivoluzione industriale, dalla spinta del progresso tecnico e scientifico e dall’affermazione del liberalismo nella gran parte dei paesi del vecchio continente L’applicazione nel settore industriale delle scoperte tecniche e scientifiche provocò profonde conseguenze anche sul piano dell’organizzazione del lavoro e delle strutture economiche, finanziarie e commerciali. Il lavoro non era più legato alla sola mano dell’uomo, all’impegno e alla fantasia dell’artigiano, che controllava il processo produttivo dal principio alla fine e si avvaleva di semplici strumenti. Con l’avvento delle macchine occorreva un capitale per finanziare impianti e attrezzature. Questa esigenza faceva emergere la figura del capitalista, capitano d’industria, organizzatore e pianificatore della produzione, che poteva avvalersi di un esercito di lavoratori, che lasciava le campagne per trasferirsi nei centri urbani industriali, dovendo subire , in molti casi, pesanti condizioni di vita e di lavoro. Il processo di sviluppo capitalistico industriale che visse l’Europa nel XIX secolo influenzò anche l’agricoltura ed il mondo rurale. Non è infatti un caso che proprio negli ultimi anni dell’Ottocento venne a manifestarsi una crisi agraria che si inseriva in un contesto economico e in una congiuntura internazionale che risentiva di una fase di ristagno del ciclo espansivo che aveva segnato i decenni precedenti. La crisi dell’agricoltura, che aveva ancora un ruolo di rilievo nell’economia europea, andò a colpire anche altri settori economici. Il crollo dei prezzi agricoli provocò una riduzione del reddito complessivo, determinando un declino degli investimenti e dei profitti, favorendo una generale tendenza recessiva, che colpì tutti i paesi. Sul piano sociale gli effetti più evidenti di questa crisi vanno individuati nel notevole aumento del flusso migratorio dall’Europa verso altri continenti. Le cronache e la storiografia hanno ampiamente dimostrato, di una sorta di calvario disperato, ove per milioni di uomini, donne e fanciulli, abbrutiti dalla miseria e dalla disperazione, parve ignorato qualsiasi segno di pietà, se si esclude lo sforzo nobile e generoso di uomini di Chiesa o di filantropi, a lungo scontratisi con una realtà troppo spesso sorda ad ogni appello di carità.

Immagine crisi3

La Crisi economica del 1929, meglio conosciuta come la Grande Depressione, verrà ricordata, insieme alle due Guerre Mondiali, come uno dei fatti più sconvolgenti dell’intero Novecento. Nell’ottobre del 1929, con il crollo delle quotazioni azionarie alla borsa di New York, ebbe il via una gravissima crisi economica che sconvolse gli anni antecedenti il Secondo conflitto mondiale e per certi versi ne fu anche causa indiretta. Gli anni che hanno preceduto la Crisi del 1929 sono stati definiti come “anni ruggenti” caratterizzati da una particolare euforia giustificata dal boom economico che gli USA sperimentarono in quegli anni. Proprio la grave crisi economica che in breve tempo si propagò anche in Europa diede origine a fenomeni estremistici come il movimento politico-sociale di Hitler. Lo sviluppo industriale che fu frenetico alimentò le speculazioni avviando così la formazione di una bolla speculativa il cui scoppio ebbe effetti drammatici. Negli anni precedenti la crisi, infatti, la produzione e i profitti erano aumentati considerevolmente mentre i salari rimanevano piuttosto stabili e il sistema creditizio era ancora disorganizzato e inadeguato. Come insegna la storia, ogni bolla speculativa è destinata a sgonfiarsi: il crollo azionario del 1929 ebbe effetti catastrofici sull’economia statunitense soprattutto perché si era in precedenza diffusa la convinzione che l’investimento in borsa avrebbe generato un “arricchimento facile” ed ormai tutti investivano i propri risparmi in azioni. La possibilità di guadagni facili determinò una vera e propria migrazione di capitale dall’Europa verso gli USA e ciò segnò profondamente soprattutto l’economia tedesca. Si arriva così a quello che è ricordato come il “Martedì nero”. Il 24 ottobre del 1929 ha inizio la fase che dà il via alla Grande Depressione: non si riusciva a trovare un acquirente e si rese necessario l’intervento dei principali banchieri statunitensi che assicurarono un’immissione di capitali per sostenere il sistema. La crisi del mercato azionario arrivò nell’autunno del 1929 quando la fiducia degli investitori iniziò ad essere minata dalla preoccupazione che i titoli avrebbero in breve perso parte del loro valore spingendo tutti a vendere. In poco meno di 3 anni il tasso di disoccupazione raggiunse il suo picco, poco sotto il 25%, crescendo di quasi venti punti percentuali nell’arco di un triennio; gli alti tassi di disoccupazione furono la diretta causa della forte contrazione dell’attività produttiva.

A differenza della crisi da sottoconsumo del 1929; nel 1970, si ebbe una crisi da sovrapproduzione. Questa volta il problema non era la mancanza di domanda da parte di lavoratori troppo mal pagati per potersi comprare le automobili che producevano. Al contrario, le paghe operaie crescenti e l’intelligenza di alcuni imprenditori – che avevano cominciato a produrre beni di prezzo accessibili ai loro dipendenti avevano evitato il ripetersi delle dinamiche degli anni ’20. Il problema del 1973 era un altro: dopo alcuni decenni di acquisti di massa le case di molte famiglie occidentali cominciavano ad essere colme e in alcuni casi perfino a strabordare di merci. Inevitabilmente si arrivò a un calo della domanda di nuove merci e di conseguenza le strategie di produzione e di vendita delle imprese dovettero riorientarsi per far sì che le famiglie anziché comprare ex novo un bene che prima non possedevano si limitassero a sostituire i beni che già avevano  con altri, più belli, più grandi, più colorati e pieni di optional. In termini tecnici finiva l’epoca dei  mercato di riempimento e iniziava quella dei mercati di sostituzione.

Così come nella crisi del 1929, anche la Grande crisi del 2008 è stata il frutto dello scoppio di una bolla speculativa che si è gonfiata in maniera esponenziale a partire dagli inizi del nuovo millennio. Attraverso un eccessivo uso della finanza creativa fondata sulle cartolarizzazioni e sui derivati si è attivato un meccanismo perverso di forti speculazioni che le Autorità di vigilanza non sono state in grado di cogliere ed arginare. L’origine della crisi dell’economia reale è stata una crisi finanziaria iniziata negli Stati Uniti nell’estate del 2007, poi diffusasi in Europa e rapidamente nel mondo intero. La crisi finanziaria è iniziata nel cosiddetto mercato dei mutui subprime, un segmento del mercato immobiliare statunitense nel quale si erogano mutui caratterizzati da un alto profilo di rischio. Dal primo decennio di questo secolo quindi i prezzi delle case sono aumentati molto senza che diminuissero i costi di costruzione o che la popolazione crescesse significativamente. Le banche USA, al fine di contenere la rischiosità della loro esposizione in questa tipologia di crediti, cartolarizzavano tali crediti e cedevano al mercato i titoli derivanti da tale processo in modo da trasferire il rischio sul mercato. Il problema si è manifestato nel momento in cui, nel giro di soli due anni, i tassi di interesse sono passati dall’1,5% al 5,25% inducendo, di fatto, molti debitori a non poter pagare più le rate dei mutui; in poco tempo, si sono moltiplicati i pignoramenti di abitazioni a cui erano legati i mutui e l’eccessiva offerta di immobili sul mercato ha generato il crollo del mercato immobiliare. L’apice della crisi si è avuto con il crollo di Wall Street nell’ottobre del 2008 rievocando così il famoso martedì nero del 1929. Quella che era nata come crisi finanziaria, si è trasformata drammaticamente in una crisi economia reale con un forte calo dei consumi, un aumento dei fallimenti, il rialzo del tasso di disoccupazione e, cosa ancor più grave, una riduzione del credito bancario. L’Area Euro non si è ancora ripresa a causa dell’instabilità determinata dalle preoccupazioni legate alla sostenibilità del debito. Nel tempo, complice la cattiva regolamentazione, i non virtuosi comportamenti delle banche si sono diffusi tra tutte le altre istituzioni finanziarie. Finché i prezzi delle case crescevano, le banche potevano fare enormi profitti mantenendo elevata la loro leva finanziaria. Questa situazione però non è durata a lungo e alla fine molte banche si sono ritrovate senza capitale sufficiente per assorbire le loro perdite. Secondo Blanchard, i principali canali attraverso cui la crisi finanziaria ha colpito l’economia reale sono stati: la contrazione del credito da parte delle banche (credit crunch) che ha penalizzato gli investimenti ed il crollo del mercato azionario a cui è conseguita la riduzione del valore della ricchezza delle famiglie e quindi la contrazione dei consumi.

Nel 1873 c’è stata la prima grande crisi economica di portata mondiale, è durata 22 anni e ha preso il nome di Grande Depressione. Nel 1873 si arrivava da una costante crescita economica, durata più di 30 anni e dovuta per lo più alla rivoluzione industriale. Ma anche nei 30 anni prima della crisi del 2008 c’era stata una forte crescita. Come riporta il Prof. Scott Reynolds Nelson, del College of William and Mary di Williamsburgh (Virginia), storico dell’Ottocento, nel 1873 la crisi partì dal settore immobiliare e poi si trasferì al settore finanziario, causando un crollo delle borse. Alcuni anni prima della crisi infatti in Europa c’era stato un boom incontrollato nelle costruzioni, favorito anche da istituti finanziari che concedevano prestiti in maniera troppo azzardata, senza particolari garanzie. Dall’Europa poi c’è stato il contagio globale. Nel 2008 si è verificata esattamente la stessa cosa, solo che questa volta è partito tutto dagli Stati Uniti. Si è verificata una bolla immobiliare e c’è stata la crisi dei cosiddetti mutui subprime, cioè le banche prestavano denaro a clienti a forte rischio debitorio e questi non riuscivano a rimborsare i prestiti facendo andare in crisi il sistema. Si è trattata di una grossa speculazione finanziaria, di cui stiamo pagando ancora il conto. Il panico oggi come ieri ha avuto la meglio. L’8 maggio 1873 crollò la borsa di Vienna e ciò generò il panico, le banche cercarono di salvare il salvabile, creando però una spirale negativa che fece salire enormemente il costo del credito interbancario. Da lì a poco crollo tutto e ci fu il fallimento di una delle maggiori banche statunitensi, la Jay Cooke & Company. Nel 2008 stessa cosa, crollo del mercato immobiliare, crollo del valore del dollaro, ondate di vendite da panico e l’indice S&P500 di Wall Street che tra settembre e ottobre 2008 segna una flessione del 25,9%. Da qui c’è stata la crisi del credito, il forte aumento dei tassi interbancari e la più grande bancarotta della storia degli Stati Uniti: la banca d’investimento Lehman Brothers il 15 settembre 2008 chiude i battenti dopo 158 anni. La crisi iniziata nel 1873 si è poi protratta per un periodo molto lungo, solo nel 1895 c’è stata una vera ripresa. Le misure adottate all’epoca furono grosso modo le stesse adottate oggi: forti interventi statali nell’economia. Anche se con modalità diverse, mentre nell’Ottocento gli Stati aumentavano le commesse pubbliche per aiutare le imprese, oggi gli aiuti si sono concentrati nell’aiutare le banche a non fallire. Altra operazione fatta nell’Ottocento è stata quella di aumentare i dazi doganali, operazione richiesta anche oggi da diversi analisti, ma per adesso la proposta protezionistica non ha trovato terreno fertile. Dalla crisi però era emersa una riconsiderazione sul fare impresa e si arrivò ai monopoli: si pensava che l’eliminazione della concorrenza potesse garantire una maggiore stabilità ed effettivamente in quel periodo nacquero diversi grandi gruppi, alcuni dei quali han dovuto sciogliersi per via delle legge antitrust. Attualmente invece molte imprese stanno reagendo in maniera diversa, anziché combattere la crisi e investire, preferiscono scappare. Andare in altri Paesi dove possono godere di situazioni economiche migliori e poter quindi mantenere un livello di profitti grosso modo identico. È una scelta legittima, ma discutibile, perché chi fa impresa dovrebbe avere anche una certa etica. Come abbiamo visto ci sono diverse analogie, ma non è pensabile, secondo gli esperti, che la crisi attuale possa durare 22 anni come quella dell’Ottocento.

I sociologi, riguardo l’attuale crisi economica, affermano che essa è diretta conseguenza di scelte passate. Basti pensare che a partire dalla metà degli anni Settanta del secolo scorso, si verifica un ritiro progressivo dello Stato e si assiste ad una deregolamentazione associata al declino dei modelli e delle ideologie classiche che prevedevano l’intervento responsabile dello Stato ed un controllo politico nell’economia. In breve è un mutamento complesso, che include una pluralità di crisi, quello che ha generato la grande crisi di cui oggi tutti ci occupiamo. I problemi del mondo contemporaneo sono globali, planetari: la crisi americana dei subprimes e del credito al consumo, per esempio, si estende in una crisi mondiale dell’economia ed è, al contempo, la prima crisi della globalizzazione. La crisi finanziaria che ha ridefinito e travolto il sistema capitalistico in questi anni, ci ha obbligato a riflettere sui rapporti tra la finanza, l’economia e l’etica. La crisi si è manifestata senza che le scienze sociali ne avessero minimamente previsto l’arrivo e così ci ha obbligato a ripensare i fondamenti concettuali ed i metodi dei nostri saperi. Eppure la sociologia non era del tutto sprovvista di strumenti analitici idonei. Fondamentale l’apporto di Max Weber in questo ambito. Die Boersenenquete (1895) è un lavoro profetico: anticipa i problemi dell’oggi creati dalla crisi del credito. I giovani europei costituiscono oggi quella che potrebbe definirsi una generazione in crisi, impedita nel dare un contributo significativo alla nostra epoca. Diversamente non potrebbe essere per una generazione cresciuta in un contesto socio-economico ed istituzionale anch’esso critico, suscettibile di molteplici cambiamenti e caratterizzato da incertezza valoriale ed identitaria. Le dinamiche istituzionali e cognitive che precludono ai giovani un futuro degno di essere vissuto vengono prese in considerazione da Simona Gozzo che analizza l’incidenza che ha sulla crisi la partecipazione politica giovanile in Europa. L’ipotesi che sostiene è che, nell’ambito dell’attuale contesto europeo, l’incapacità di rispondere adeguatamente alle sfide sociali ed economiche che la società contemporanea pone determina un ulteriore declino nel coinvolgimento politico da parte delle nuove generazioni, particolarmente colpite da precarietà occupazionale ed esistenziale.

Tercespot Navi

Società (art. I messaggi subliminali nella comunicazione di massa)

I messaggi subliminali nella comunicazione di massa

Immagine subbli1

Come indica l’etimologia stessa del termine coniato dalla psicofisica classica (dal latino sub limine, ossia «sotto la soglia»), con messaggio subliminale si intende un segnale o una stimolazione destinata a raggiungere la psiche di un soggetto, al di sotto del limite assoluto della propria coscienza. Indica perciò il fenomeno secondo il quale stimoli non avvertibili a livello conscio perché troppo deboli, troppo confusi o perché troppo rapidi, possono influenzare il comportamento di un individuo. Secondo l’opinione di molti ed autorevoli scienziati, tali stimoli sfuggono all’orecchio, agli occhi, ai sensi e penetrano nel profondo subcosciente dell’individuo, che viene così raggiunto a sua insaputa da questa sottile ed insospettabile forma di aggressione. La sua intelligenza cosciente e la sua volontà non sono in stato di allerta, né sono in grado di portare un qualsiasi discernimento, per cui il subcosciente – obiettivo primario di questa scorretta forma di seduzione – capta il messaggio e lo decodifica, per poi trasmetterlo all’io cosciente in forma di suggestione, che tuttavia l’individuo, grazie al libero arbitrio, può sempre rifiutare. A seconda del senso esterno attraverso cui il messaggio subliminale penetra nella mente umana, i messaggi si differenziano in messaggi «visivi» e messaggi «verbali» o «fonetici». Nel primo caso si tratta, di un fotogramma, di un flash o di un’immagine occultata che, dopo essere sfuggiti all’attenzione vigile dell’ignaro spettatore, vanno, con la mediazione della retina e del nervo ottico, ad annidarsi nel suo subcosciente più profondo, rimanendovi in attesa di un possibile utilizzo. Il messaggio subliminale «verbale» o «fonico», viene invece trasmesso sotto forma di parole velate che, tramite il nervo uditivo, penetrano nel subcosciente dell’ascoltatore bypassando le sue difese ed andando ad imprimersi nella sua memoria.

Il potere della musica è stato riconosciuto nel corso dell’intera Storia dell’umanità. Platone (428-348 a. C.) e Aristotele (384-322 a. C.) credevano che le persone potessero essere controllate attraverso la musica. Essa colpisce il vostro corpo, la vostra mente e le vostre emozioni. Il suono causa cambiamenti nella chimica del vostro corpo, nella pressione sanguigna e nella digestione. Anche il suono che non potete sentire vi colpisce. Le basse frequenze «infrasoniche» colpiscono i vostri organi interni e possono provocare mal di testa, nausea, capogiri e senso di affaticamento. La musica veloce può accelerare il funzionamento del sistema nervoso, mentre la musica lenta può rallentarne le funzioni. Tutto il vostro corpo è sensibile al suono. I suoni vibrano in diverse parti del corpo. I toni bassi vibrano nelle parti più basse del vostro corpo, mentre i toni alti vibrano nelle porzioni più alte, e soprattutto nella testa. Negli anni Sessanta, la celebre rockstar Jimi Hendrix (1942-1970) affermò: «Tu puoi ipnotizzare la gente con la musica, e quando essa si trova nel suo punto più debole puoi predicare al loro subconscio qualunque cosa le vuoi dire.» Le vibrazioni prodotte da queste basse frequenze caratteristiche del rock colpiscono la ghiandola pituitaria. Quest’ultima produce gli ormoni che vanno a controllare le risposte sessuali degli uomini e delle donne. La ricerca ha dimostrato che ciò che viene udito reiteratamente, al di là del fatto se è stato cercato o meno, produce accettazione e preferenza. Quando non è possibile udire chiaramente il messaggio, non si può fare una scelta consapevole accettandolo o rifiutandolo. Nel caso in cui non si possa operare una scelta o la possibilità di operare quella scelta ci viene sottratta, il messaggio viene direttamente programmato alla vostra mente subconscia senza che ne abbiate la consapevolezza, circonvenendo così l’analisi e la scelta di accettare o meno il contenuto del messaggio. Questi effetti possono essere fisici, psicologici ed emotivi. La maggior parte delle persone non coglie consapevolmente le cose che la colpiscono in modo subcosciente perché non sa cosa cercare. È stato stabilito dalla ricerca che la mente subconscia è in grado di leggere le parole riflesse allo specchio (mirror reading) o di riconoscere le immagini capovolte. Ciò vale anche per le parole dette o cantate a rovescio. Tale fenomeno è stato chiamato backward masking. I “Beatles” furono esempio d’utilizzo del backward masking nel loro White Album (Apple Records 1978), con la canzone Revolution 9. Una voce dice ripetutamente: «Number nine, number nine, number nine…» (Numero nove, numero nove, numero nove…»). Suonata all’indietro quella frase diviene «turn me on, dead, turn me on, dead man, turn me on, dead man…» («eccitami, uomo morto, «eccitami, uomo morto, «eccitami, uomo morto…»). Qualcuno iniziò a dire «Paul è morto»! Materiale di vario genere sulla «morte» di Paul era già stato precedentemente inserito nell’album Magical Mystery Tour (Parlophone 1967), e in particolare negli ultimi solchi del brano Strawberry Fields. Una voce a basso volume bisbiglia: «I buried Paul» («Ho sepolto Paul»). Abbiamo così appreso dell’enorme potenza della musica e delle sue frequenze sull’uomo. Guardiamo ora nel dettaglio le diverse tecniche utilizzate per trasmettere questi messaggi «verbali» o «fonici»:

  • Preconscious message («messaggio preconscio»), consiste nel registrare una frase ed inserirla al dritto nel master dell’album ad un volume talmente basso da riuscire a stento a distinguere le parole che la compongono. A volte, tali messaggi vengono deliberatamente alterati accelerandone o rallentandone la velocità di circa otto volte rispetto al numero ottimale di giri. All’ascolto si presentano come un cinguettio molto veloce.

  • Backward masking process («procedimento del mascheramento rovesciato»), o più semplicemente backmasking, backmask o backtrack. Come suggerisce lo stesso termine, si tratta di una o più parole registrate in precedenza, che vengono successivamente rovesciate e riversate, usando alte (17.000/20.000 cicli al secondo) o basse frequenze (14/20 cicli al secondo, al momento del missaggio finale nel master in una delle ventiquattro piste dei multitraccia di cui dispongono gli ingegneri del suono negli studi di incisione. Tali parole, indistinguibili e prive di alcun senso se ascoltate al dritto, diventano perfettamente intelligibile solo quando il disco, la musicassetta o il CD-ROM vengono ascoltati in senso inverso, così come le parole scritte rovesciate possono essere lette riflettendole in uno specchio. In generale, l’individuazione di questo tipo di messaggi – detta in gergo tecnico backward unmasking («smascheramento all’indietro») – è facilitata dal fatto che essi si presentano all’ascolto come un groviglio di suoni assolutamente incomprensibili e prive di alcun significato, che un ascoltatore non particolarmente attento potrebbe scambiare per un idioma a lui sconosciuto, ma il cui suono inspirato non sfugge all’orecchio affinato ed allenato a questo genere di ricerche. Per supplire alla vulnerabilità di questo tipo di messaggi, che rischia di facilitarne oltre modo l’individuazione, si provvede in sede di mixaggio a camuffarli ricorrendo a diversi accorgimenti: in certi casi, ad esempio, si provvede ad una sovrapposizione del messaggio con un assolo di chitarra elettrica distorta o di altri strumenti, o a distorcerlo con un’eco che lo renderanno meno distinguibile.

  • Messaggi bifronti. Per definizione, bifronte è una parola o una frase che scritta o letta da sinistra verso destra ha un proprio significato, e scritta o letta da destra verso sinistra ne assume un altro completamente diverso, ma sempre di senso compiuto. Esempi tipici di questo fenomeno – noto da sempre agli enigmisti – sono le parole Eva\Ave, Ossa\Asso, Ocra\Arco, Roma\Amor, Acetone\Enoteca, Egida\Adige, o le frasi E tra di noi si vela\A le visioni d’arte, Era in rotta\Attorniare, ecc… In definitiva, si tratta di una o più parole la cui caratteristica specifica è, come indica l’etimologia stessa di questo vocabolo, quella di sottintendere altre parole, la cui prima lettera diventa l’ultima dell’altra parola e viceversa a seconda da dove si inizia la lettura. Nel caso specifico di parole cantate, si tratta di un testo a cui soggiace un vero e proprio contro-testo di cui l’ascoltatore non sospetta minimamente l’esistenza perché, nell’ascolto al dritto, nulla ne tradisce la presenza.

Come scovare concretamente questi messaggi ascoltando tecnicamente a ritroso un LP, una musicassetta o un CD-ROM? Tralasciando il vinile è l’audiocassetta in quanto in via di completa estinzione. Per il CD-ROM, essendo attualmente impossibile rovesciarne il suono utilizzando un normale lettore, ci si può avvalere di un campionatore di suoni o molto più semplicemente si può usufruire di uno dei tanti software musicali per PC. Tali programmi danno la possibilità di registrare in un primo tempo un estratto musicale riproducendo il CD-ROM dal lettore del computer, e di manipolare e trattare poi il file audio (formato wav) utilizzando la funzione reverse. Oppure, in modo ancora più semplice, è possibile aprire un file audio già in formato mp3 e ascoltare il messaggio dopo averlo selezionato, tagliato e rovesciato (ed eventualmente rallentato o velocizzato). L’opinione del mondo scientifico in merito all’efficacia delle tecnologie subliminali è tutt’ora oggetto di contesa tra i sostenitori della sua efficacia e quelli invece che non la ritengono sufficientemente provata da dati inoppugnabili. Tra i primi, ricordiamo neurologi o psichiatri di fama internazionale come Joost A. M. Meerlo, professore psicologia alla Columbia University, Lou Ryder, lo psichiatra francese Henry Ey (1900-1977) e Lloyd H. Silverman, professore aggiunto di Psicologia all’Università di New York. Secondo quest’ultimo, la percezione subliminale sarebbe collegata all’asimmetria funzionale degli emisferi celebrali, «nel nostro cervello ci sono due centri: uno è responsabile della registrazione dello stimulus e l’altro lo porta nella mente conscia. Il primo centro è molto sensibile, cosi che anche uno stimolo debole viene percepito (anche se a basso volume o se si tratta di parole registrate al contrario ed inserite sotto la musica) e registrato». Silverman ha inoltre dimostrato che informazioni subliminali possono causare in determinati individui un comportamento psicopatologico o altre malattie. Per Silverman, in definitiva, la percezione di stimoli troppo deboli per essere consciamente riconosciuti è un fenomeno reale che «è stato dimostrato al di là di ogni ragionevole dubbio». Un altro ricercatore, il Dr. Wallace D. LaBenne, professore di psicologia e psicoterapista alla Eastern Michigan University, afferma che almeno mille studi dimostrano l’efficacia dei subliminali: «Ciò che noi oggi sappiamo è che il cervello vede e sente più degli occhi e delle orecchie. Ci è dato anche di conoscere che esso è in grado di cogliere certe frequenze di luce o audio e di trasmetterle alla parte conscia. Noi vogliamo bypassare la censura esercitata dall’emisfero sinistro del cervello (la parte valutativa e razionale) e arrivare all’emisfero destro (la parte che controlla gli atteggiamenti e le abitudini)». Alle stesse conclusioni è giunto lo psicologo inglese Norman F. Dixon, autore del libro Subliminal Perception: The Nature of a Controversy (McGraw-Hill, Londra 1971). Anche il Professor Howard Shevrin, dell’Università del Michigan, intervenuto al processo tenutosi nel 1985 a carico del gruppo heavy metal “Judas Priest” per il suicidio di un ragazzo, sostiene che «i messaggi subliminali diretti e forse anche messaggi registrati con il backward masking potrebbero, in determinate condizioni, influenzare gli ascoltatori.» Tali convinzioni non vengono tuttavia condivise da altri scienziati altrettanto seri che sostengono la parziale o totale inattendibilità delle prove portate a sostegno dell’efficacia del subliminale. Tra essi, ricordiamo Charles W. Eriksen, psicologo presso l’Università dell’Illinois, lo psicologo James V.McConnell (1925-1990), e Joel G.Saegert, psicologo sperimentale all’Università del Texas. Lo studioso di nuovi movimenti religiosi Massimo Introvine, si è più volte mostrato scettico a proposito del reale funzionamento dei backmasking. Nel 1984, un anno dopo la pubblicazione dei libri di Jacob Aranza intitolato Bacward Masking Unmasked (Huntington House 1983) e di Padre Jean-Paul Régimbal dal titolo “Le Rock’n’Roll (Edition Croisade 1983), il Journal of Psychology pubblicò un articolo di Stephen Thorne e Philip Himmelstein intitolato «The Role of Suggestion in the Perception of Satanic Messages in Rock-and-Roll Recordings» («Il ruolo della suggestione nella percezione dei messaggi satanici nelle registrazioni di rock’n’roll»). Commentando questo articolo, Introvine, affermò che i sostenitori del backmasking«sentono» quello che a tutti i costi vogliono sentire» negando così, con ogni possibilità che i messaggi subliminali possano realmente influenzare il comportamento dell’ascoltatore. A conclusioni simili sono giunti John R. Wolkey e J. Don Read, dell’Università di Lethbridge, autori di un articolo pubblicato sulla rivista American Psychologist (11, novembre 1985) e intitolato «Subliminal Messages. Between the Devil and the Media» («Messaggi subliminali. Fra il diavolo e i mass-media»).

La controversia tra chi è a favore dell’efficacia del subliminale e chi invece non lo è sembrava giunta ad un punto morto senza vincitori né vinti fino a che non è intervenuto, in ultima analisi il Dr. Renato Cocchi, un neurologo, psicologo medico, sociologo di San Costanzo (Pesaro), nonché Direttore Sanitario e Primario della Casa di Cura «Villa Silvia» a Senigallia (Ancona), il quale, pur non essendosi direttamente interessato all’argomento del subliminale e partendo da un campo d’indagine estraneo al tema che stiamo trattando, è giunto nel corso delle proprie ricerche personali a conclusioni che sembrano avvalorare l’ipotesi di una reale efficacia del backmasking. Durante lo studio di diversi soggetti affetti da particolari psicopatologie, il Dr. Cocchi ha riscontrato alcuni comportamenti che, partendo dalle scoperte sulle relazioni e sulle competizioni intra ed inter-emisferiche sulla gestione delle informazioni di Flor-Henry, di Strauss e di Kosaka, attribuisce ad una dominanza emisferica imperfetta in soggetti malati o sani, ossia ad una dominanza temporanea, stabile o stabilizzata di strutture, aree o funzioni di quell’emisfero celebrale che abitualmente non è l’emisfero dominante per uno specifico compito. La dominanza dell’emisfero cerebrale destro (sede dell’emotività) sull’emisfero sinistro (sede della razionalità) può dar luogo a comportamenti cognitivi incongrui quali il mirror writing (scrittura a specchio), il mirror reading (lettura a specchio) ed il mirror speaking (linguaggio a specchio). Tali comportamenti, derivanti non solo da patologie specifiche del sistema nervoso centrale, ma anche da traumi accidentali allo stesso, da interventi neurochirurgici o dal consumo di oppiacei o di alcool, hanno alla loro base un meccanismo cerebrale già noto da tempo, che fa sì che stimoli percettivi producano contemporaneamente nei due emisferi cerebrali un anagramma e il suo opposto; quest’ultimo viene normalmente soppresso. In particolari condizioni, questo meccanismo di soppressione viene inibito, per cui l’opposto può farsi presente con un’immagine di solito a specchio. Non solamente la scrittura, la lettura o il linguaggio possono acquisire comportamenti a specchio, ma anche la manipolazione di oggetti può avvenire al contrario. L’esistenza di questo meccanismo cerebrale è provata dal fatto che se si fissa per qualche minuto una superficie rossa e si passa repentinamente ad una superficie bianca (assenza di colore), per qualche istante, prima di venire soppresso dal meccanismo d’inibizione, l’occhio vedrà il colore verde, ovvero l’opposto del rosso. Proietta all’esterno, quindi, il colore che si è formato nell’emisfero non dominante, più lento nell’adattarsi al nuovo stimolo. Ciò che in definitiva il Dr. Cocchi sostiene è che se dunque il nostro cervello è sempre in grado di percepire l’opposto di ogni stimolo, e, in presenza di determinate patologie che inibiscono il meccanismo di soppressione dell’opposto, può produrre in certi soggetti la scrittura, la lettura o il linguaggio al contrario, ne consegue inevitabilmente che la nostra mente è certamente in grado di cogliere anche il contrario di una frase rovesciata, se disposta in sequenza adeguata, e che quindi un messaggio a ritroso è un mezzo idoneo per raggiungere la nostra psiche.

Nel 1996, Lucio Fabio Ranieri, esperto musicale, nonché direttore dello studio di registrazione sonora Yara Record (di Catanzaro) e Consulente fonico dell’Autorità Giudiziaria, ha rilasciato un’intervista inerente i messaggi al contrario nella musica (i cosiddetti backmasking) all’amico saggista Giuseppe Cosco, morto prematuramente nel 2002 a cinquant’anni. Ecco cosa si dissero:

-Giuseppe Cosco: Quali sono le tecniche usate per inserire messaggi subliminali?

-Lucio Ranieri: «Le tecniche adoperate per la registrazione di messaggi subliminali finora riconosciute sono quattro:

Tecnica con registrazione rovesciata.

Tecnica sulle basse o alte frequenze.

Tecnica con basso o alto volume.

Tecnica con velocità variabile.

Prima di spiegare le tecniche appena citate, vorrei fare una piccola introduzione, affinché si possa capire meglio la registrazione di tali messaggi. Dobbiamo sapere che un suono è il prodotto di una serie di frequenze, regolari o irregolari. Queste frequenze possono essere alte o basse. L’unità di misura della frequenza si chiama “hertz”. Ipotizziamo, per meglio capire, una linea orizzontale dove a sinistra viene indicato un numero zero e a destra un numero 20.000; identifichiamo in questa linea il nostro strumento di misura, quindi, da zero a 20.000 hertz. Questo sarà il nostro spettro audio. Quando viene adoperata la tecnica di registrazione sulle basse frequenze la identificheremo sulla sinistra della nostra linea. Quando invece il messaggio si registrerà sulle frequenze alte la identificheremo sulla parte destra della linea; infine quando la registrazione avverrà sulle frequenze medie (in genere frequenza della voce) la identificheremo sulla parte centrale della linea. Quando il messaggio viene registrato a velocità variabile, potrà andare da destra a sinistra o viceversa della nostra linea.

-Giuseppe Cosco: Come si può definire un messaggio subliminale?

-Lucio Ranieri: «Il messaggio subliminale non è altro che il prodotto di una serie di parole, dette a frequenza variabile e registrate all’interno di una composizione musicale, con una delle tecniche suddette».

-Giuseppe Cosco: Qual è la tecnica più usata?

Lucio Ranieri: «Quella più riscontrata in diverse composizioni di livello internazionale è la registrazione rovesciata (“backward”). La procedura è la seguente: in genere un gruppo di artisti ha a disposizione un certo numero di tracce audio dove poter registrare la sua musica. L’operazione finale sarà quella di assemblare queste tracce, che daranno vita alla composizione. Una traccia sarà quella contenente il messaggio subliminale, a sua volta registrato al contrario. Ora, la scelta di come fare ascoltare o no questo messaggio può essere: ascolto a volume basso o alto. Ascoltando un brano a volume basso è chiaro che non si avrà nessun disturbo; al contrario, a volume alto si sentirà uno strano suono indecifrabile, appunto il messaggio subliminale».

-Giuseppe Cosco: L’efficacia del messaggio sull’ascoltatore dipende dal volume col quale è ascoltato il disco?

-Lucio Ranieri: «No. L’efficacia del messaggio stesso non viene influenzata da questo tipo di scelta».

-Giuseppe Cosco: E le altre tecniche per inserire dei messaggi nascosti?

Lucio Ranieri: «Una è quella di registrare il messaggio su una frequenza molto alta, per esempio da 18.000 hertz in su, una frequenza fuori dalla portata di un orecchio umano (tranne rare eccezioni). Allo stesso modo, registrando su una frequenza bassa, il messaggio è facilmente mimetizzabile con, ad esempio, il basso, la chitarra (specialmente se di tipo rock), la cassa della batteria e con quant’altro suoni su questa frequenza. Vorrei a tal proposito spiegare un esperimento da me stesso effettuato: ascoltando un semplice segnale sonoro a circa 32 hertz, con una pressione sonora di circa 105 decibel, ho provato una sensazione di inquietudine, di ansia. Un’altra tecnica di registrazione è la velocità variabile: si effettua una variazione della velocità del messaggio o dell’altezza della frequenza durante il protrarsi di una composizione di tipo ritmico metronomico. Questo tipo di tecnica può assumere, all’interno di una composizione, un carattere ipnotico dato dal variare stesso del messaggio. In questo caso sonoro e non vocale. Per avere un’idea immaginate un suono particolare, variabile come una sirena e facente parte di una musica con un ritmo costante, che martella la testa».

«La manipolazione consapevole e intelligente delle abitudini organizzate e delle opinioni delle masse sono un importante elemento in una società democratica. Coloro che manipolano questo meccanismo nascosto della società costituiscono un governo invisibile che è il vero potere dominante del nostro Paese. Noi siamo dominati, la nostra mente plasmata, i nostri gusti formati, le nostre idee suggerite, da gente di cui non abbiamo mai sentito parlare […]. Sono loro che manovrano i fili». Citazione di Edward Bernays (1892-1995), pubblicitario nel suo libro Propaganda (1928).

Il metodo più efficace per difendersi dalla manipolazione subconscia consiste nell’essere consapevoli del suo funzionamento. Steven Jacobson, autore di “Mind control in the United States è stato per anni un tecnico cinematografico con esperienza nel campo delle tecniche subliminali usate nei mezzi di comunicazione. La percezione subliminale è un processo; un processo intenzionale creato dai tecnici delle comunicazioni, mediante il quale si riceve e si risponde ad informazioni e ad istruzioni senza essere consapevoli di ciò che sta avvenendo. Jacobson spiega in questo libro, ciò sta accadendo in America e in tutto l’Occidente proprio oggi. Mind Control in the United States è un’introduzione alla storia e alla messa in atto della persuasione subliminale. Esso delinea i principi della programmazione mentale, come ad esempio il fatto che una distrazione iniziale dev’essere sempre seguita da comandi ripetitivi, e ci dice come queste idee vengano perfezionate. Inoltre, il libro ci dice quando e dove queste tecniche sono state usate. Gli esempi forniti da Jacobson variano da In Flight Motion Pictures, Inc (1973), a film di successo come Reefer Madness («La pazzia dello spinello»; 1936), L’Esorcista (1973), e My World Dies Screaming («Il mio mondo muore urlando», più conosciuto con il titolo Terror in the Haunted House; 1961). Gli effetti sul pubblico sono descritti graficamente. Il caso del film L’Esorcista è particolarmente interessante. William Peter Blatty, autore del libro e produttore del film, è un ex agente operativo della CIA. Blatty ha alle spalle una lunga carriera di manipolazioni psicologiche governative. Una persona dev’essere abbastanza ingenua per credere che non ci sia un collegamento tra la carriera di Blatty nella CIA e la sua scelta di inserire messaggi subliminali nel film da lui prodotto. Similmente, le tecniche subliminali vengono usate anche alla radio e alla televisione. Alcune recenti ricerche hanno esplorato a fondo la percezione extra-sensoriale (ESP), l’uso della meditazione e della marijuana per generare stati alterati di coscienza. Le esperienze extra-corporee documentano apparentemente come la ricerca sia avanzata ben oltre di quanto creda l’opinione pubblica. Il 22 giugno 1956, la British Broadcasting Corporation (BBC) sperimentò la proiezione di immagini subliminali alla televisione. Alcune figure vennero balenate sullo schermo troppo rapidamente per essere viste consapevolmente, ma rimasero impresse nel subconscio dei telespettatori. Questo esperimento venne eseguito successivamente anche dalla Canadian Broadcasting Corporation, da un’emittente radiotelevisiva commerciale messicana e negli Stati Uniti, dalla stazione televisiva WTWO di Bangor, nel Maine, nel novembre del 1957. Gli esperimenti non furono limitati solo alla televisione. Nel 1958, la stazione radiofonica WAAF di Chicago diffuse delle pubblicità «subudibili». L’emittente KOL di Seattle trasmise alcuni messaggi preregistrati appena udibili nascosti «sotto» la musica suonata dai suoi DJ. Uno di essi chiedeva: «How about a cup of coffee»? («Che ne dici di una tazza di caffè»?), mentre un altro diceva: «Someone’s at the door» («C’è qualcuno alla porta»). Il ricercatore di mercato e psicologo James Mcdonald Vicary sperimentò un paio di annunci subliminali in un cinema del New Jersey. Le scritte «Hungry? Eat Popcorn» («Hai fame? Mangia il popcorn») e «Drink Coca-Cola» («Bevi Coca-Cola») vennero balenate sullo schermo per 1/3000º di secondo ogni cinque secondi per tutta la durata del film. Le vendite aumentarono sia per il popcorn che per la Coca-Cola. L’8 dicembre 1972, il New York Times riportò che la In-Flight Motion Pictures Inc. avrebbe iniziato a vendere pubblicità subliminali inserite nei film che avrebbe distribuito per tutte le principali linee aeree. Diversi supermercati in tutto il Paese hanno ridotto il taccheggio del 30-50% trasmettendo messaggi subliminali come «I will not steal» («Non ruberò»). La ditta Stimutech, di Lansing Est, nel Michigan, ha messo in commercio un elaboratore video che balena messaggi subliminali sul suo schermo mentre si guarda la programmazione normale. Gli inserti subliminali sono stati preparati da una squadra di psicologi per modificare i modelli di pensiero e di comportamento dello spettatore. Ciò era chiamato Precon Process; utilizzarono il ritratto di un teschio e la parola blood («sangue»), che vennero flashati subliminalmente sullo schermo durante la proiezione del già citato film My World Dies Screaming. Esperimenti di laboratorio hanno dimostrato che gli individui reagiscono a parole come «sangue» e ad immagini di teschi con un’accelerazione del battito cardiaco, con un aumento della respirazione, con la sudorazione del palmo della mano e con la comparsa di altri indicatori di intense emozioni. Nel film L’Esorcista venne fatto uso di suoni e di immagini subliminali. In diverse occasioni, durante il film, il volto di Padre Karras diventa (un paio di frames) una maschera di morte a pieno schermo. Durante la proiezione di una pellicola, ogni secondo vengono proiettati sullo schermo ventiquattro frames. La maschera mortuaria balena sullo schermo per 1/48º di secondo. La parola pig («maiale») passa inosservata per diverse volte durante il film ed il grugnito terrificante di maiali che vengono macellati è stato sottilmente mixato nell’audio. Durante la proiezione del film, numerose persone sono realmente svenute, molte di più hanno accusato nausea in gradi diversi, mentre un gran numero di spettatori turbati da ciò che avevano visto ha avuto terribili incubi.

Un anonimo tecnico cinematografico britannico è stato citato in un articolo apparso in prima pagina sul London Tribune, del 5 agosto 1949: «Con un taglio giudizioso e un abile uso degli angoli della macchina fotografica, è semplice prendersi gioco di chiunque. Possiamo distorcere l’enfasi e il significato dei discorsi dei Ministri non solo tagliando alcune asserzioni, ma col semplice uso dello zoom e dei primi piani. Ad ogni asserzione detta in primo piano viene dato maggiore significato sullo schermo che ad un’altra presa da lontano. Non c’è fine ai trucchi che possiamo usare con una semplice apparecchiatura»

Abbiamo capito quindi che il potenziale e la pericolosità del messaggio subliminale era ben conosciuto ed oggetto d’approfondimento e studio da scienziati e governi nel corso della storia. Dai tempi ove Platone, nella sua opera utopistica Repubblica, sottopose la musica popolare ad una censura severa. Alla Germania nazista, dove il ministero della propaganda utilizzò la musica per creare uno stato mentale “voluto” nel popolo tedesco. O ancora nell’ex Unione Sovietica, dove una commissione statale determinava quale genere di musica poteva essere ascolta ed anche l’ayotollah Khomeini (1902-1989), leader storico dell’Iran che controllò scrupolosamente la musica che veniva trasmessa e proibì certi generi musicali come una minaccia al suo dominio. La domanda comunque sorge in modo spontaneo; per evitare tutto ciò dobbiamo spegnere in modo perpetuo il televisore, non guardare più alcun film e non ascoltare più musica? Probabilmente no. Non è questa la soluzione più idonea, anche se è giusto sapere che queste tecniche esistono concretamente e vengono utilizzate in ogni ambito della comunicazione di massa con modalità lecite od illecite di persuasione mentale.

Tercespot Navi

Società (art. Deficit dell’attenzione ed iperattività nel bambino)

Deficit dell’attenzione ed iperattività nel bambino

psicofarmaci

La sindrome da deficit dell’attenzione ed iperattività (ADHD) è un insieme di comportamenti riscontrabile in molti bambini, ma anche in adulti. Chi ne soffre ha problemi a prestare attenzione e a concentrarsi a scuola, a casa o sul posto di lavoro. Anche se cerca di concentrarsi, può avere molte difficoltà. Alcuni bambini possono essere molto più attivi e/o impulsivi rispetto ai loro coetanei. Questi comportamenti causano problemi significativi nella vita di relazione, nell’apprendimento e nel comportamento. Per questo motivo i bambini che soffrono di ADHD in alcuni casi sono considerati “difficili” oppure si ritiene che abbiano problemi comportamentali. La neuropsichiatra afferma che chi soffre di questa malattia, che ha denominato ADHD, ha molte difficoltà a organizzarsi, ad ascoltare le istruzioni, a ricordare i dettagli e a controllare il proprio comportamento, quindi spesso ha problemi di relazione in casa, a scuola o sul posto di lavoro. Affermando anche che questa sindrome sia probabilmente ereditaria, anche se non si ha la certezza, una volta riconosciuto il disturbo nel bambino, in automatico e di conseguenza, viene diagnosticato anche ad uno dei genitori, previa valutazione psicologica. Chi soffre della sindrome da deficit di attenzione e iperattività non produce una quantità sufficiente di sostanze chimiche nelle zone del cervello responsabili dell’organizzazione del pensiero. Senza una quantità sufficiente di queste sostanze chimiche i centri organizzativi del cervello non riescono a lavorare bene e quindi si verificano i sintomi dell’ADHD. Quando a un bambino viene diagnosticata l’ADHD, i genitori spesso iniziano ad avere sensi di colpa, ma le cause del disturbo probabilmente hanno più a che vedere con fattori ereditari che non con le scelte dei genitori. L’ADHD ha ancora molti lati oscuri, però si ritiene che possa essere causata da diversi fattori:

  • Anomalie della funzionalità e dell’anatomia cerebrali. La causa esatta dell’ADHD rimane un mistero, ma gli esami di scansione del cervello hanno scoperto differenze importanti nella struttura e nell’attività cerebrale dei pazienti colpiti dall’ADHD. Ad esempio sembrerebbe, anche se non si ha la certezza che, in tali pazienti, le aree del cervello deputate al controllo dei livelli di attività e dell’attenzione siano meno attive del normale.
  • Ereditarietà. L’ADHD tende ad essere ereditaria. Attualmente sono in corso ricerche su diversi geni che potrebbero essere connessi a questo disturbo.
  • Fumo durante la gravidanza, uso di droghe ed esposizione alle tossine. Le gestanti che fumano corrono un rischio maggiore di mettere al mondo un figlio affetto dall’ADHD. L’abuso di alcol o di droghe durante la gravidanza probabilmente fa diminuire l’attività dei neuroni (cellule nervose) che producono i neurotrasmettitori. Anche le gestanti esposte alle tossine ambientali potrebbero correre un rischio maggiore di mettere al mondo figli affetti dall’ADHD.
  • Esposizione del bambino alle tossine ambientali. I bambini in età prescolare esposti a determinate tossine presentano un rischio maggiore di soffrire di problemi comportamentali e dello sviluppo. L’esposizione al piombo, che si trova soprattutto nelle vernici e nei tubi degli edifici vecchi è stata connessa ai comportamenti distruttivi e persino violenti e alla diminuzione della capacità di concentrazione.
  • Additivi alimentari. Gli additivi alimentari, come i coloranti ed i conservanti artificiali, probabilmente contribuiscono al comportamento iperattivo. Lo zucchero è da più parti sospettato di causare l’iperattività, ma finora non c’è alcuna prova attendibile a sostegno di questa tesi.

Ma cosa intendiamo quando parliamo di deficit dell’attenzione ed iperattività?

Per rispondere a questa domanda utilizzeremo quel che dice il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali dell’American Psychiatric Association (Diagnostic and statistical manual of mental disorders, indicato con la sigla DSM-IV TR). Questo è il protocollo diagnostico corrente utilizzato come Bibbia in ambito medico per arrivare alla diagnosi della sindrome.

DEFICIT DELL’ATTENZIONE O DISATTENZIONE

  1. Il paziente spesso non presta attenzione ai dettagli o fa errori di sbadataggine a scuola, al lavoro o durante le altre attività.
  2. Spesso ha problemi a prestare attenzione a scuola, al lavoro o durante il gioco.
  3. Sembra distratto quando ci si rivolge direttamente a lui.
  4. Non segue le istruzioni e i comandi e non riesce a portare a termine i lavori a scuola, in casa o sul posto di lavoro (non si tratta di un comportamento opposizionale e il paziente riesce benissimo a capire ciò che gli viene detto o ordinato di fare).
  5. Ha spesso problemi a organizzare le proprie attività.
  6. Spesso evita, non ama o non vuole dedicarsi alle attività che richiedono uno sforzo mentale intenso e prolungato (come i compiti a casa o le attività scolastiche).
  7. Perde spesso ciò che gli serve per portare a termine i compiti e le attività (ad esempio i giocattoli, il diario, le matite, i libri o altri oggetti).
  8. Tende a distrarsi facilmente.
  9. Nella vita di tutti i giorni è spesso distratto.

IPERATTIVITA’

  1. Il paziente gesticola, muove i piedi o si agita sulla sedia quando dovrebbe stare seduto tranquillo.
  2. Si alza anche quando dovrebbe stare seduto.
  3. Corre o si arrampica anche in situazioni non appropriate
  4. Ha problemi a giocare o a divertirsi tranquillamente.
  5. Sembra in perenne movimento o agisce come se fosse in moto perpetuo.
  6. In molti casi parla troppo.

Chi nella propria vita non ha incrociato un bambino che avesse almeno alcune delle caratteristiche riportate qui sopra? Li avreste mai giudicati malati? La disattenzione sembrerebbe riportare la descrizione d’un bambino pigro e sognatore, mentre l’iperattività un bambino forse troppo vivace ed impaziente, che voglia sperimentare e sperimentarsi e che voglia sentirsi al centro dell’attenzione. La maggior parte dei bambini sani è disattenta, iperattiva o impulsiva di tanto in tanto. Ad esempio i genitori potrebbero preoccuparsi se il figlio di tre anni non riesce a prestare attenzione dall’inizio alla fine quando gli si racconta una storia; tuttavia è normale che i bambini in età prescolare si distraggano facilmente e non siano in grado di concentrarsi troppo a lungo su un’attività. Anche nei bambini più grandi e negli adolescenti la capacità di concentrarsi dipende spesso dall’interesse che si prova per l’attività. La maggior parte degli adolescenti è perfettamente in grado di ascoltare la musica o di parlare con gli amici per ore, ma può essere molto meno concentrata sui compiti. Lo stesso discorso vale per l’iperattività. I bambini piccoli normalmente sono pieni di energie e riuscirebbero a esaurire le energie di qualsiasi adulto prima di stancarsi. Inoltre possono diventare ancor più attivi quando sono stanchi, hanno fame, sono ansiosi o si trovano in un ambiente nuovo. Alcuni bambini, infine, sono più attivi dei loro coetanei. Non si dovrebbe mai giungere alla diagnosi di ADHD solo perché un bambino è diverso dagli amici o dai fratelli. I bambini che hanno problemi scolastici ma se la cavano bene sia a casa sia con gli amici probabilmente si trovano ad affrontare un disturbo diverso dall’ADHD. Lo stesso discorso vale per i bambini che hanno problemi di iperattività e disattenzione a casa, ma sono perfettamente a loro agio sia a scuola sia con gli amici. Ricordiamoci che questa patologia viene trattata e curata con psicofarmaci. Alcuni dei farmaci usati per combattere l’ADHD appartengono alla categoria degli psicostimolanti.

Tra di essi figurano: metilfenidato, dextroanfetamina, atomoxetina, clonidina, desipramina, imipramina, bupropione e anche un farmaco che combina la dextroanfetamina e l’anfetamina (miscela racemica di l-anfetamina e d-anfetamina).

È importante ricordare comunque che i farmaci psicostimolanti usati per la cura dell’ADHD sono farmaci sottoposti ad una legislazione restrittiva e severa. Consideriamo anche gli effetti collaterali dei farmaci psicostimolanti, i quali sono come sempre in maggior numero rispetto agli effetti positivi. I psicostimolanti possono far diminuire l’appetito e causare mal di stomaco o mal di testa. La perdita di appetito può causare perdita di peso in alcuni pazienti. Questi effetti collaterali sembrano essere più comuni tra i bambini. Alcuni pazienti iniziano a soffrire di insonnia. Tra gli altri possibili effetti collaterali ricordiamo: accelerazione del battito cardiaco, dolore al torace, vomito.

La cura psicologica nel bambino con farmaci specifici si sta sempre più diffondendo anche in Europa, sul modello statunitense, l’abitudine di prescrivere psicofarmaci a bambini nel pieno dell’infanzia, per i problemi più disparati che vanno da ritardi mentali e disturbi dell’apprendimento a quelli del comportamento e all’iperattività. In Stati Uniti e Canada, e anche in Gran Bretagna per la verità, sono decenni che si usa trattare milioni di bambini con alcuni tipi di psicofarmaci per indurre comportamenti più miti in soggetti difficili e distruttivi all’interno dell’attività scolastica. I risultati disastrosi sono però ormai di dominio pubblico. Molti di questi bambini, una volta divenuti adulti hanno sviluppato alcuni tipi di tossicodipendenza, tentato il suicidio e accumulato una considerevole mole di altri disturbi psiscologici e fisici. Alcune statistiche ufficiali sostengono che in Italia si può parlare di presenza “certa” di 1 bambino con questa tipologia di problemi ogni 25, ossia più o meno uno per ogni classe scolastica. Ma uno psicologo serio sa per esperienza che i bambini che è possibile diagnosticare così duramente sono in realtà pochissimi, e anzi ancor meglio vede nella sua pratica clinica che i bimbi che gli vengono segnalati con queste problematiche non hanno mai raggiunto le percentuali di tali stupefacenti statistiche. Nel campo neuropichiatrico, bisogna dire comunque che sono molti i medici che si dicono contrari a queste tipologie di cure sul bambino. Come ad esempio, Federico Bianchi, dell’équipe dell’Istituto di Ortofonologia di Roma. Egli afferma in un’intervista:

Il problema attuale che fa la differenza è che qui a pagarne le conseguenze sono direttamente i bambini stessi e le loro famiglie, dato che gli effetti collaterali degli psicofarmaci in bimbi che probabilmente, nella maggior parte dei casi, hanno problemi di maleducazione, di allergia o sono naturalmente dei distratti (perché no?), sono devastanti. Quello che mi sembra inquietante è che oggi, soprattutto in ambito psicologico ma anche in quello medico più stretto, a seconda dello specialista cui una persona si rivolge si possono avere diagnosi e terapie completamente diverse, con rischi talora elevati per la salute che si intendeva invece curare.” 

Serve allora sapere che in Canada già negli anni Settanta del secolo scorso è nata una branca della psicologia che si chiama ortomolecolare, i cui aderenti, medici, psichiatri e ricercatori, sono riusciti a dimostrare che è possibile curare e guarire patologie psicologiche anche gravi come la schizofrenia, le allucinazioni, i disturbi del comportamento, i ritardi mentali ecc. semplicemente supplementando l’alimentazione del bambino (e dell’adulto) con potenti dosi di vitamine. Tra questi ricercatori ci sono anche premi Nobel come il biochimico Linus Pauling. L’utilizzo soprattutto di niacina (vitamina B3) e di piridossina (vitamina B6) ha svelato panorami di impensabile efficacia rispetto a patologie che normalmente la medicina ufficiale non riesce a curare e per le quali i pazienti trascinano una vita imbottiti di sostanze che li devastano nel corpo e nella mente. Tra i pionieri di queste tematiche troviamo anche Abram Hoffer che a scritto molti testi sull’argomento. Il dott. Hoffer ritiene infatti che «l’uomo stia attraversando adesso un processo che non lo rende più capace di sintetizzare vitamina B3 dal triptofano. La conseguenza è un aumento esponenziale delle patologie considerate psicologiche e psichiatriche. Man mano che le diete sono diventate meno naturali e più sintetiche, la quantità di vitamina B3 è diminuita, e chi non ha più gli strumenti per convertire abbastanza triptofano in vitamina si ammala. Hoffer è convinto che se aggiungessimo 100 mg di vitamina B3 in forma di niacinamide alla dieta di ognuno, ci sarebbe una grande diminuzione dei casi di schizofrenia e di molte altre malattie, come l’iperattività e i problemi caratteriali e di apprendimento nei bambini. In decenni di pratica clinica il dott. Hoffer ha effettivamente curato con successo migliaia di bambini con questi sintomi patologici.

70 bambini all’anno sottoposti a trattamento sanitario obbligatorio, 6.000 bambini all’anno ricoverati in psichiatria, 40.000 bambini in strutture residenziali per minori, più di 60.000 bambini trattati con psicofarmaci Le recenti notizie di cronaca riguardanti l’unità di Neuropsichiatria Infantile del Polo Ospedaliero degli Ospedali Civili di Brescia sono solo la punta dell’iceberg di un’emergenza minorile nascosta che interessa migliaia di bambini con un giro d’affari miliardario per le case farmaceutiche, gli operatori psichiatrici e le strutture residenziali per minori. In Italia stanno spuntando come funghi dei reparti psichiatrici per minori che una volta aperti dovranno essere riempiti. Invece di puntare verso attività di prevenzione del disagio minorile, la direzione intrapresa è quella del ricovero e dell’istituzionalizzazione, tendenza che fa aumentare esponenzialmente i costi dei servizi sanitari e assistenziali e che, attraverso interventi invasivi e coercitivi nei confronti dei bambini spesso accompagnati da terapie farmacologiche, finisce con il creare dei nuovi pazienti psichiatrici invece di prevenire la malattia.

Chi trae vantaggio da questa schiera di bambini istituzionalizzati?

In un documento del 2009 “Psicofarmaci e minori: tra abuso e disinformazione” pubblicato da Roberta Angelilli, si affermava che in Italia i bambini che assumevano psicofarmaci erano tra i 30.000 e i 60.000. Il numero di bambini che consumano psicofarmaci in età giovanile, secondo Giuseppe Mele, presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri è in costante aumento. Nel suo documento Angelilli, presentata al parlamento italiano denunciava che “accade di frequente che un bambino o un ragazzo in difficoltà venga trattato con psicofarmaci solamente perché non vi sono le necessarie conoscenze pedagogico-educative per aiutarlo a superare le proprie difficoltà comportamentali.” Nel documento Angelilli, riguardo l’ADHD afferma anche: “Non c’è nessuna certezza che questa sia una malattia vera e propria. Nonostante alcuni medici affermino che il disturbo sia di natura genetica e sia legato a fattori morfologici cerebrali, non è stato individuato ancora nessun marcatore biologico e nessuna prova definitiva che questo sia vero.” Ma non solo, lo psichiatra statunitense Leon Eisenberg, padre scientifico dell’ADHD, ha affermato nella sua ultima intervista che: “L’ADHD è il principale esempio di una malattia inventata”. La sua denuncia non è stata presa in considerazione dato che si va verso la medicalizzazione e l’istituzionalizzazione, invece di puntare a un miglioramento delle conoscenze pedagogico-educative. Questa tendenza è sorretta dalle lobby delle case farmaceutiche, della psichiatria istituzionale e organicista e delle strutture residenziali per minori, sostenute, queste ultime, dalle gerarchie ecclesiastiche e dei potentati della sotto politica religiosa. Come ha detto l’onorevole Guidi: «vale più un chilo di eroina che un chilo di bambino». Le lobby psichiatriche e farmaceutiche si incontrano frequentemente, organizzando innumerevoli Congresso Mondiali con a tema”Il disturbo ADHD dall’infanzia all’età adulta”. Questi sono sponsorizzati principalmente dalle grandi catene che fanno affari sulla pelle dei bambini; come Shire AG, Eli Lilly and Company, MEDICE Arzneimittel Pütter GmbH & Co. KG, SensoDetect AB (publ), Vifor Pharma e Wisepress Ltd. La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite, adottata e proclamata il 10 dicembre 1948, stabilisce, all’articolo 3, che «nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti». La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, approvata il 20 novembre 1989, all’articolo 33, ha stabilito che i bambini devono essere protetti dall’uso illecito di sostanze psicotrope. Tuttavia, a causa di eccessive diagnosi psichiatriche di disturbi infantili che riguardano il comportamento e l’apprendimento come, ad esempio, il disturbo da deficit di attenzione ed iperattività (ADHD), a milioni di bambini in tutto il mondo vengono somministrati psicofarmaci che provocano assuefazione.

Nelle scuole, tanti maestri preferiscono insegnare ai bambini a leggere e scrivere, e rifiutano di cedere agli interessi multimiliardari delle case farmaceutiche, ma nelle nostre scuole si è ormai insinuata una schiera di psicologi, psichiatri e consulenti, trasformandole da centri del sapere in centri di controllo e sperimentazione psichiatrica. Sempre più spesso, se un bambino ha problemi, la colpa è dei genitori (e il bambino viene portato via dal tribunale e dai servizi sociali), oppure è del bambino: è malato e va curato con gli psicofarmaci. Se i genitori si oppongono a queste ‘cure’, possono addirittura perdere la patria potestà e il bambino può essere messo in una casa famiglia. Forse è arrivato il momento di ripensare al concetto stesso di scuola; siete convinti che ad ora siano luoghi sicuri per i vostri figli? 

Tercespot Navi